{"id":66090,"date":"2014-09-16T18:22:24","date_gmt":"2014-09-16T16:22:24","guid":{"rendered":"http:\/\/onsoftware.softonic.it\/?p=66090"},"modified":"2024-03-08T00:56:25","modified_gmt":"2024-03-07T23:56:25","slug":"icloud-cosa-accetti-con-condizioni-servizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cms-articles.softonic.io\/it\/icloud-cosa-accetti-con-condizioni-servizio\/","title":{"rendered":"iCloud: il tuo spazio non \u00e8 tuo. Ecco cosa hai accettato attivando il servizio"},"content":{"rendered":"<p>I termini e condizioni che accetti quando attivi iCloud <strong>nascondono un bel po&#8217; di insidie<\/strong>. Eccone alcune di cui \u00e8 meglio essere consapevoli.<\/p>\n<p>Pochi giorni fa 500 milioni di utenti iTunes si sono improvvisamente ritrovati <strong>Songs of Innocence, il nuovo album degli U2<\/strong>, nel proprio spazio di archiviazione. \u00c8 stato un <strong>regalo <\/strong>di Apple, annunciato durante la <a title=\"Leggi la notizia\" href=\"http:\/\/news.softonic.it\/ios-8-uscita-17-settembre\" target=\"_self\" rel=\"noopener noreferrer\">keynote del 9 settembre<\/a>. Ma non tutti lo hanno gradito.<\/p>\n<p>Il problema, per\u00f2, non \u00e8 stato musicale, o almeno non \u00e8 stato quello il principale. Quello che in molti non hanno digerito \u00e8 di <strong>non aver potuto scegliere<\/strong> se accettare o no il regalo. E ancor pi\u00f9, di averlo percepito come una violazione di uno spazio che credevano privato, e che di fatto ha dimostrato di non esserlo: <a title=\"Leggi l'articolo\" href=\"http:\/\/articoli.softonic.it\/icloud-come-ripristinare-backup-iphone\" target=\"_self\" rel=\"noopener noreferrer\">iCloud<\/a>.<\/p>\n<p>Ovviamente una grande azienda non farebbe nulla del genere se non fosse autorizzata dagli stessi utenti a farlo. E questa autorizzazione \u00e8 contenuta in quel lungo, noioso e complicato documento che racchiude i <strong>termini e condizioni d\u2019uso<\/strong> dei servizi che decidiamo di usare.<\/p>\n<p>La questione dei contratti, che un utente accetta di solito <strong>senza leggere<\/strong>, \u00e8 da sempre spinosa. E negli ultimi anni <a title=\"Leggi l'articolo\" href=\"http:\/\/articoli.softonic.it\/6-condizioni-uso-inquietanti-facebook-google-apple\" target=\"_self\" rel=\"noopener noreferrer\">tutti i grossi nomi di internet<\/a>, Apple compresa, si sono trovati pi\u00f9 di una volta a dover fronteggiare orde di utenti e di associazioni dei consumatori furibonde.<\/p>\n<p>Ecco alcuni esempi particolarmente torbidi di \u201cabuso di potere\u201d autorizzati da noi consumatori inconsapevoli.<\/p>\n<h3>C\u2019\u00e8 chi dice no. La Norvegia, per esempio<\/h3>\n<p>Quando un utente accetta le condizioni d\u2019uso di iCloud, accetta anche il fatto che Apple possa cambiarle <strong>senza darne alcuna comunicazione<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019agenzia governativa norvegese a protezione dei consumatori <em>Consumer Council of Norway<\/em> ha pubblicato, a maggio di quest\u2019anno, una <strong>denuncia ufficiale<\/strong> in cui condanna proprio i termini contrattuali previsti da Apple per iCloud.<\/p>\n<p>Il <a title=\"Leggi i termini e condizioni di iCloud\" href=\"https:\/\/www.apple.com\/legal\/internet-services\/icloud\/it\/terms.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">documento con i termini e le condizioni,<\/a> che gli utenti devono firmare per accedere al servizio, \u00e8 <strong>troppo lungo<\/strong> (8.600 parole) e troppo <strong>complicato <\/strong>da comprendere. <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-66113\" title=\"Termini e condizioni\" src=\"https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/sft\/articles\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/terms.jpg\" alt=\"Termini e condizioni\" width=\"290\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/terms.jpg 290w, https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/terms-196x256.jpg 196w\" sizes=\"auto, (max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/>In altre parole, chi \u201cfirma\u201d cliccando sul tasto <em>Agree<\/em> non \u00e8 messo nelle condizioni di sapere davvero ci\u00f2 che sta accettando.<\/p>\n<p>Non solo: Apple, si legge nel documento, <strong>viola anche la legge norvegese<\/strong>, e pi\u00f9 precisamente la sezione 22 del <em>Norway\u2019s Marketing Act<\/em>.<\/p>\n<p>La clausola incriminata \u00e8 quella che prevede il diritto dell\u2019azienda di <strong>modificare senza avvisare <\/strong>i termini che gli utenti sottoscrivono. In questo modo, i consumatori vengono sostanzialmente lasciati senza diritti, mentre Apple se ne riserva invece una grande quantit\u00e0.<\/p>\n<p>Si legge nello studio: \u201cRicevere una notifica quando le condizioni contrattuali vengono modificate dovrebbe essere considerato un <strong>diritto minimo irrinunciabile<\/strong>. Il fatto che questo possa essere fatto senza informare gli utenti \u00e8 inaccettabile\u201d.<\/p>\n<p>Difficile non essere d\u2019accordo. Se vuoi leggere lo studio completo del <em>Consumer Council of Norway<\/em> sui contratti del cloud computing, <a title=\"Vai al sito ec.europa.eu\" href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/justice\/contract\/cloud-computing\/expert-group\/index_en.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">lo trovi qui<\/a>.<\/p>\n<h3>Apple? Non si prende responsabilit\u00e0<\/h3>\n<p>Nel 2012 <strong>due avvocati statunitensi<\/strong> specializzati in questioni legali legate alla tecnologia, Sharon D. Nelson e John W. Simek, della <a title=\"Vai al sito della Sensei Enterprises\" href=\"http:\/\/senseient.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Sensei Enterprises<\/a> decisero di studiare con attenzione <a title=\"Leggi le condizioni del servizio iCloud\" href=\"https:\/\/www.apple.com\/legal\/internet-services\/icloud\/it\/terms.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">le condizioni<\/a> che devono accettare gli utenti di iCloud quando attivano il servizio, <strong>sottolineando alcune cose sgradevoli<\/strong> (<a title=\"Leggi l'articolo su Americanbar.org\" href=\"http:\/\/www.americanbar.org\/publications\/law_practice_today_home\/law_practice_today_archive\/april12\/have-attorneys-read-the-icloud-terms-and-conditions.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a> trovi l&#8217;articolo pubblicato su americanbar.org).<\/p>\n<p>Tra tutte, due ci sembrano particolarmente degne di nota.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-66119 alignleft\" title=\"Geolocalizzazione\" src=\"https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/sft\/articles\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/Geolocalizzazione.png\" alt=\"Geolocalizzazione\" width=\"256\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/Geolocalizzazione.png 256w, https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/Geolocalizzazione-173x256.png 173w\" sizes=\"auto, (max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/>Innanzitutto ci viene fatto presente che i dati che le applicazioni basate sulla <strong>geolocalizzazione<\/strong> raccolgono possono essere usati da Apple e dai suoi partner, ma senza specificare come, n\u00e9 per quanto tempo le conservino. Il che vuol dire che <strong>lasciamo loro carta bianca<\/strong>.<\/p>\n<p>Tra questi dati ci sono i movimenti tracciati col GPS, l\u2019ID del tuo dispositivo e l\u2019Apple ID. Se aggiungiamo il fatto che gli iPhone pi\u00f9 recenti hanno anche un lettore di impronte digitali, \u00e8 facile capire come la vita di ogni possessore di smartphone Apple sia <strong>tracciabile fin nei dettagli<\/strong>.<\/p>\n<p>In pratica \u00e8 facilissimo per Apple e per i suoi partner sapere che Tizio abita a tal indirizzo, che fa jogging 3 volte alla settimana, che frequenta spesso ristoranti vegetariani, che ama l\u2019opera, che frequenta solo i cinema che trasmettono i film in lingua originale.<\/p>\n<p>Sono informazioni, queste, che per questi fantomatici partner di Apple valgono una fortuna. E siamo noi, cliccando su <em>Agree,<\/em> ad autorizzarli a metterli insieme e ad usarli per scopi commerciali.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che i dati relativi ai tuoi comportamenti vengono tenuti in gran cura e considerazione, non altrettanto si pu\u00f2 dire dei dati che interessano a te, cio\u00e8 i tuoi file. Apple infatti non si prende alcuna responsabilit\u00e0 per l\u2019integrit\u00e0 di ci\u00f2 che metti in iCloud.<\/p>\n<p>Si legge infatti, <strong>tutto in lettere maiuscole<\/strong>, che \u201cAPPLE NON GARANTISCE CHE I CONTENUTI CHE LEI PU\u00d2 MEMORIZZARE O A CUI PU\u00d2 ACCEDERE ATTRAVERSO IL SERVIZIO NON SARANNO SOGGETTI A DANNO INVOLONTARIO, ALTERAZIONE, PERDITA O RIMOZIONE IN CONFORMIT\u00c0 CON I TERMINI DEL PRESENTE CONTRATTO, E APPLE NON SAR\u00c0 RESPONSABILE QUALORA TALE DANNO, ALTERAZIONE, PERDITA O RIMOZIONE DOVESSE VERIFICARSI\u201d.<\/p>\n<p>Leggendo tutto ci\u00f2, quindi, si ha l\u2019impressione che, quando si tratta di usare i nostri dati per scopi economici, la cura con cui veniamo trattati \u00e8 massima, mentre sui dati che interessano solo noi (i nostri documenti, le nostre foto, i nostri contatti e tutto il resto) nessuno si prende responsabilit\u00e0. E se qualcosa va storto, peggio per noi.<\/p>\n<h3>La storiaccia delle email censurate<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-66120\" title=\"Censura\" src=\"https:\/\/articles-img.sftcdn.net\/sft\/articles\/auto-mapping-folder\/sites\/4\/2014\/09\/censored_red_stamp_label-r7c23fa915acb457ba25dca0566597722_v113i_8byvr_512.jpg\" alt=\"Censura\" width=\"200\" height=\"68\" \/>La vicenda che segue non  riguarda strettamente le condizioni d\u2019uso di un servizio, ma in generale  il potere di stabilire per esso, senza che l\u2019utente ne sia consapevole,  delle <strong>limitazioni<\/strong>. In questo caso parliamo di posta elettronica.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 2013, Macworld pubblicava <a title=\"Leggi l'articolo su Macworld UK\" href=\"http:\/\/www.macworld.com\/article\/2029570\/silent-email-filtering-makes-icloud-an-unreliable-option.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">un articolo<\/a> in cui rivelava che le email di iCloud (quelle @icloud.com, che ci  vengono assegnate nel momento in cui sottoscriviamo il contratto di  clouding di Apple) <strong>sono sottoposte a censura<\/strong>.<\/p>\n<p>In sostanza, se a  questo indirizzo ti viene inviato un messaggio di posta che contenga una  frase \u201cproibita\u201d, non ti arriva. E di questa mancata consegna <strong>non resta  traccia<\/strong>.<\/p>\n<p>E non \u00e8 necessario che la frase sia nel corpo del  messaggio. Pu\u00f2 essere anche contenuta in un allegato, ad esempio un file  PDF. Neppure i file zippati si salvano dal controllo.<\/p>\n<p>Si  potrebbe obiettare che si tratta del normale funzionamento di un filtro  antispam. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Gli strumenti contro la posta indesiderata gi\u00e0  ci sono, sia in iCloud che in Mail, e fanno in modo che tutta la  spazzatura finisca nella cartella <em>Junk<\/em>.<\/p>\n<p>Dei messaggi con frasi  proibite, invece, non resta traccia da nessuna parte. Nell\u2019esempio  riportato da Macworld, a cadere sotto la mannaia della censura \u00e8 la  frase \u201cbarely legal teens\u201d, che fa riferimento a pagine internet non proprio  immacolate, ma che pu\u00f2 essere usata anche senza alcuna malizia, in  contesti del tutto leciti.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che <strong>la lista di frasi  proscritte non \u00e8 nota<\/strong>, e questo rende il servizio <strong>inaffidabile<\/strong>,  soprattutto se lo si intende usare come indirizzo email professionale.<\/p>\n<h3>Nessuno \u00e8 al sicuro<\/h3>\n<p>Insomma, la morale della favola \u00e8 che \u00e8 importante <strong>leggere <\/strong>e capire ci\u00f2 che accettiamo quando sottoscriviamo un servizio. Se non lo facciamo, trovarsi d&#8217;un tratto un disco degli U2 on the cloud \u00e8 il minimo dei problemi che possiamo aspettarci.<\/p>\n<p>Ovviamente<strong> Apple non \u00e8 la sola<\/strong> a farci firmare documenti di questo tenore. Quindi, anche chi vive in un ambiente Apple-free stia bene all\u2019erta. E per aiutarsi c\u2019\u00e8 uno strumento validissimo: il sito <a title=\"Vai al sito tosdr.org\" href=\"https:\/\/tosdr.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">tosdr.org<\/a>, che offre un add-on per il browser che ti aiuta davvero a capire, ogni volta che clicchi su <em>Accetto<\/em>, cosa ci\u00f2 comporti.<\/p>\n<p><strong>Se vuoi scoprire cos&#8217;altro hai accettato quasi sicuramente senza rendertene conto, leggi <a title=\"Leggi l'articolo\" href=\"http:\/\/articoli.softonic.it\/6-condizioni-uso-inquietanti-facebook-google-apple\" target=\"_self\" rel=\"noopener noreferrer\">questo articolo di Samuel<\/a>.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I termini e condizioni che accetti quando attivi iCloud nascondono un bel po&#8217; di insidie. Eccone alcune di cui \u00e8 meglio essere consapevoli. 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