Privacy, l’Europa indaga su Google

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Il Garante per la privacy italiano ha aperto un’istruttoria nei confronti di Google Inc. per verificare il rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali e, in particolare, la conformità dei trattamenti effettuati dalla società di Mountain View ai principi di pertinenza, necessità e non eccedenza dei dati trattati nonché agli obblighi riguardanti l’informativa agli utenti e l’acquisizione del loro consenso.
Così si legge sul comunicato emesso dal Garante per la Privacy. L’istruttoria aperta è il risultato di un’azione europea, in coordinazione con le Autorità di protezione dati di altri 5 paesi europei: Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna.

L’Europa indaga su Google, quindi. E cosa risponde il gigante delle ricerche?

La nostra normativa sulla privacy rispetta la legge europea e ci permette di creare servizi più semplici e più efficaci. Siamo stati costantemente in contatto con le diverse Autorità garanti della Privacy coinvolte nel corso di questa vicenda e continueremo a esserlo in futuro“. Questa la risposta di Google alle accuse di non rispettare la Direttiva 95/46/CE del Parlamento Europeo sulla protezione dei dati personali. Ma tanta sicumera stona con le recenti dimissioni di Alma Whitten, Direttore della Privacy, che ha lasciato Google dopo 10 anni di servizio.

Inoltre, la presa di posizione di Big G potrebbe non essere sufficiente per la task force europea che punta a fare rispettare la privacy dei cittadini del vecchio continente. Il gruppo, composto dalle Autorità per la protezione dei dati di Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna, ha analizzato la privacy policy di Google tra marzo e ottobre 2012 per stabilire se fosse in linea con i requisiti fissati nella Direttiva europea sulla protezione dei dati.

Le nuove regole sulla privacy adottate da Google consentirebbero alla società californiana, secondo i risultati dell’analisi svolta dalla task force, di incrociare in via generalizzata i dati degli utenti che utilizzano i servizi di Google, come per esempio da Gmail a YouTube.

Il Presidente dell’Autorità Garante, Antonello Soro, ha dichiarato:

Google non può raccogliere e trattare i dati personali dei cittadini europei senza tenere conto del fatto che nell’Unione Europea vigono norme precise a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini dell’Ue. L’azione congiunta dei Garanti europei mira a riaffermare questo principio e a far sì che questi diritti vengano garantiti”.

La commissione di inchiesta potrebbe quindi imporre a Google una multa di 150 mila euro che, se moltiplicata per ogni singolo paese, arriverebbe alla cifra di 600 mila euro. Non troppi, per Google, ma neanche troppo pochi.

Le voci allarmistiche sui pericoli corsi dalla privacy non mancano mai, e spesso sono gridi apocalittici basati più su impressioni che su dati di fatto. Ma, allo stesso tempo, studiare le implicazioni concrete per la privacy portate dall’interconnessione dei servizi on the cloud appare una scelta giusta, e necessaria. E lo studio riguarda tutti gli attori della scena internet, ovviamente, non solo Google.

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