Il nuovo film di Nicolas Cage lancia il trailer con polemica inclusa: dietro c’è una causa da 105 milioni di dollari

Nicolas Cage torna al cinema insieme a Simon West quasi trent’anni dopo aver lavorato insieme in Con Air, e lo fanno in un film bellico che può far parlare molto di sé. Perché Fortitude è un film incentrato sull’Operazione Fortitude, nella quale i servizi segreti britannici ricorsero a ogni sorta di inganni per nascondere i veri piani per invadere l’Europa da parte degli USA. E, ora, Fortitude riceve il suo primo trailer.

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Con un cast di tutto rispetto, che va oltre Nicolas Cage, abbiamo un sacco di nomi di prestigio che, pur non essendo di primissima fila, sono perfettamente riconoscibili. Con attori così rilevanti come Ben Kingsley, Michael Sheen, Matthew Goode e Ron Perlman, il film promette di essere un autentico duello attoriale.

Un dramma fuori dal cinema

Ma il film è anche al centro di una vicenda spinosa. Lo scorso giugno, il regista del film inviò una copia del film a Netflix perché valutasse l’acquisto dei suoi diritti di distribuzione. In quel periodo, qualcuno rubò vari hard disk dagli uffici hollywoodiani di Netflix, tra i quali c’era la copia di Fortitude, spingendo West a fare causa a Netflix per la bellezza di 105 milioni di dollari sostenendo che nessun acquirente vorrà comprare il film quando potrebbe trapelare in qualsiasi momento su Internet. Intanto, Netflix respinge ogni responsabilità al riguardo.

Per il momento, Fortitude non è trapelato su Internet, non ha un distributore noto e la causa non è arrivata in tribunale. Per cui sembra che dovremo ancora aspettare per vedere come si evolverà la situazione. Ma quello che sembra sicuro è che il film di West e Cage abbia davanti a sé un cammino arduo. Anche se sembra affascinante.

Annunciato il seguito di uno degli Action RPG più folli degli ultimi anni

Lo scorso giovedì 3 settembre abbiamo avuto uno State of Play incentrato principalmente su una panoramica delle le uscite dell’ultima parte dell’anno in arrivo su PlayStation. Con pochi nuovi annunci, quelli che ci sono stati hanno spiccato soprattutto per il loro impatto. Soprattutto perché il primo è arrivato come uno squalo che correva sui muri verso lo schermo. Letteralmente. Perché è così che è stato annunciato Maneater 2, l’inaspettato seguito dell’Action RPG dello squalo in cerca di vendetta per la morte della sua famiglia.

Un gioco non adatto a tutti

In questo seguito torneremo a vestire i panni di uno squalo che dovrà sviluppare le proprie abilità per mangiare, esplorare e uccidere tutto ciò che troverà sul suo cammino, ma non per vendicarsi, bensì per fuggire da un parco tematico di lusso, il Neptune’s Kingdom, dove ci tengono rinchiusi. Tutto questo con l’aiuto di un presentatore televisivo caduto in disgrazia che cerca vendetta.

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Promettendo violenza, scene pirotecniche e una follia persino maggiore dell’originale, perché come abbiamo già detto il trailer inizia con lo squalo che corre sui muri per mangiarsi la gente, il gioco non si tiene nessun asso nella manica: punta a essere una versione ancora più demenziale del primo. Ma per verificarlo dovremo ancora aspettare fino al 2027, quando uscirà per PlayStation 5, Xbox Series X|S, Nintendo Switch 2 e PC.

Xbox conferma che perderai alcuni dei vantaggi del tuo Game Pass a partire da novembre

Microsoft ha annunciato che a partire dal prossimo novembre uno dei grandi vantaggi del Game Pass, il servizio di streaming nel cloud, sarà fortemente ridotto. Gli utenti del servizio avranno una numero limitato di ore per giocare tramite questo servizio, potendo acquistare più ore per poter continuare a giocare nello store se desiderano aumentare il tempo a disposizione. La suddivisione delle ore disponibili è la seguente, a seconda del livello dell’abbonamento:

  • Game Pass Premium: 10 ore
  • Game Pass Ultimate: 15 ore

Un altro cambiamento importante è che, a partire da ora, tutti gli utenti potranno fare uso del servizio di gioco nel cloud di Xbox anche senza un abbonamento attivo a Game Pass. Per farlo dovranno solo acquistare tempo di gioco sull’Xbox Store per poter usufruire di un accesso occasionale al servizio.

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La ragione di questi cambiamenti, secondo Microsoft, è che “il costo di offrire giochi nel cloud aumenta man mano che più persone lo usano e giocano per più tempo. Introdurre limiti mensili ci permette di continuare a offrire il servizio mentre continuiamo a investire nella sua affidabilità e nelle sue prestazioni. Comprendiamo che per alcuni giocatori il risultato pratico è un costo maggiore”.

Un servizio che genera profitti enormi

Tutto questo si scontra con la realtà dei profitti che Microsoft sta ottenendo attualmente con i server di Azure, dove girano i suoi servizi di streaming. Con 29.400 milioni di dollari di vendite nell’ultimo trimestre, resta lontana dai 42.200 di AZS, ma ha superato i 24.800 di Google. Per cui sembra che la sua necessità di rientrare dei costi del cloud non sia necessariamente ciò che sta accadendo. Anche se senza dubbio, il Game Pass, a partire da novembre, sarà peggiore di quanto sia oggi.

Harry Potter: ora sappiamo perché Alfonso Cuarón non è tornato

Alfonso Cuarón ha spiegato, a distanza di anni, perché non è tornato a dirigere Harry Potter e il calice di fuoco dopo aver firmato Harry Potter e il prigioniero di Azkaban: secondo il produttore David Heyman, il motivo era molto semplice. Dopo il terzo film, il regista era completamente esausto.

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Se dovessi scegliere il mio Harry Potter preferito, andrei senza esitazioni su Il prigioniero di Azkaban, il terzo capitolo. È lì che Alfonso Cuarón prese il posto di Chris Columbus, fece crescere davvero i personaggi e si concesse libertà enormi, tirando fuori scene incredibili che il resto della saga, onestamente, si può solo sognare.

Eppure il regista decise di non tornare per Il calice di fuoco, e per anni molti di noi si sono chiesti il perché. Adesso, finalmente, una risposta ce l’abbiamo.

Cuaronus Directorus!

«Bastardo». Fu questa la risposta di Alfonso Cuarón quando, stremato dopo aver realizzato il terzo capitolo, gli proposero di continuare. A raccontarlo è il produttore David Heyman: «Abbiamo chiesto ad Alfonso se voleva fare il quarto, e lui ha detto “Bastardo”. Credo fosse a pezzi. Rivedo le immagini di Alfonso di allora (è uno dei miei migliori amici e il padrino di mio figlio, e lo adoro) ed era esausto».

In effetti, come viene spiegato nello stesso racconto, non c’era davvero modo di convincerlo a tornare: «Chris Columbus era come un bambino, incredibile. Con Alfonso ha dato tutto. Ha detto di no».

Intanto, dato che Chris Columbus aveva lasciato la produzione dopo Harry Potter e la camera dei segreti perché voleva tornare negli Stati Uniti, dovettero trovare un’altra soluzione. Ed è così che Mike Newell finì nella saga.

Il dubbio, semmai, resta tutto per quando arriverà il momento di produrre la stagione 3 della serie HBO: quel film era talmente unico, talmente diverso e speciale, che qualsiasi cosa provino a fare rischierà di sembrare poca cosa. Harry Potter, ma con la bacchetta sgonfia.

Elliot Page dopo ‘La Odisea’: “Non mi sta chiamando nessuno”

Elliot Page ha raccontato nelle ultime ore, ospite del podcast del giornalista Kevin McCarthy, che dopo La Odisea non lo sta cercando nessuno per lavorare.

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E dire che, anche se adesso tanti fanno finta di niente, per mesi abbiamo dovuto sentirci la solita lagna: La Odisea sarebbe stato un flop perché troppo “woke”, colpevole di aver scelto Lupita Nyong’o ed Elliot Page nel cast. Un’attrice nera e un attore trans, figurarsi, come se fosse chissà quale scandalo.

Al pubblico vero, com’era prevedibile, non gliene è importato nulla: numeri alla mano, La Odisea ha già passato il miliardo e mezzo di dollari al box office e ci hanno guadagnato tutti. O quasi.

Non c’è lavoro per Page

Verrebbe spontaneo pensare che, dopo un film girato con Christopher Nolan, il telefono di Elliot Page abbia continuato a squillare senza sosta. Invece no. È stato lui stesso a dirlo, parlando con Kevin McCarthy nel suo podcast.

“Non mi sta chiamando nessuno. Quindi, se qualcuno vuole chiamarmi…”. A quel punto Kevin McCarthy non ha potuto fare altro che mostrarsi sorpreso e chiedergli quali fossero i suoi prossimi progetti, se ci fosse almeno qualcosa in arrivo.

“La verità è che no. Mi piacerebbe fare un buon lavoro, è questo che adoro fare”.

A quanto pare, Elliot Page sta persino pensando di iniziare a chiamare lui i registi: “Prima avevano un’idea diversa di me, ora è diverso. Credo che sia per motivi ovvi: sono canadese”. Certo, magari il problema, in un mondo che continua a osannare J.K. Rowling, fosse davvero essere nati in Canada. Sì, come no.

Una consolazione però resta, per chi vorrebbe vederlo trionfare e magari fare pure un bel gesto dell’ombrello al mondo intero: Elliot Page è convinto di trovarsi nel momento migliore della sua carriera d’attore. “Sento che potrei dare le mie prove migliori adesso”.

Il punto è che l’unica cosa indicata come imminente sulla pagina IMDb di Elliot Page è un ruolo di doppiaggio in un film sui delfini. Davvero nessuno vuole alzare quella cornetta, una buona volta?

Evan Rachel Wood non apparirà in ‘Prácticamente Magia 2’: è furibondissima, e a ragione

Evan Rachel Wood ha raccontato che non tornerà nei panni del suo personaggio in Prácticamente Magia 2, seguito del film del 1998 in cui, da bambina, recitava accanto a Nicole Kidman e Sandra Bullock.

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Mettiamola così: sei sul set nel 1998, sei ancora una bambina, quello è appena il tuo secondo film, e ti ritrovi accanto a Nicole Kidman e Sandra Bullock. Passano quasi trent’anni, nel frattempo diventi una star a tutti gli effetti, e quel ruolo si riaffaccia. Davvero non ti verrebbe voglia di esserci?

E invece è andata diversamente per Evan Rachel Wood, che in Prácticamente Magia 2 non riprenderà il suo personaggio. In molti avevamo pensato alla spiegazione più ovvia, cioè che avesse detto no. A sentire lei, però, la storia è una di quelle faccende hollywoodiane che riescono a lasciare tutti un po’ interdetti.

Evan Rachel Nope

Da quello che ha spiegato l’attrice, nessuno tra le persone coinvolte nel primo film si è fatto vivo durante la preparazione del sequel, e il ruolo è stato semplicemente affidato a Joey King, che ha dieci anni meno di lei.

Anzi, sempre secondo Evan Rachel Wood, l’unica a chiamarla è stata proprio Joey King: “Apprezzo davvero che mi abbia contattata, perché nessuno di quelli che hanno lavorato al primo film l’ha fatto. È un tesoro”. A questo punto forse Nicole Kidman farebbe bene a prenotare una visita dal chirurgo per farsi rimuovere quella coltellata, perché il colpo è arrivato dritto lì.

La regista Susanne Bier aveva già provato a chiarire che dietro questa scelta non c’era alcun astio personale. Nelle sue parole: “Non era una cosa personale. I ragazzi nel film hanno appena finito l’università, quindi non era nemmeno in discussione. Dovevamo rifare il casting”.

Di certo a Evan Rachel Wood il lavoro non manca, visto che l’abbiamo appena vista in The Shards, ma continua a dire quanto le sarebbe piaciuto tornare su quel set dove, da bambina, era stata felice.

Sembra la classica piccola frizione hollywoodiana? Neanche per sogno.

L’attrice voleva esserci davvero, e parecchio, tanto da raccontare di essersi resa disponibile per qualunque cosa, “anche se si trattava di una scena o di una battuta”. E qualcosa mi dice che, dopo aver detto tutto questo così apertamente, per Prácticamente Magia 3 il telefono non squillerà proprio subito.

Andrew Garfield ora insiste: non ha visto ‘Spider-Man: Brand New Day’ né tornerà presto in Marvel

Andrew Garfield, nelle ultime ore, ha detto di non aver ancora visto Spider-Man: Brand New Day e di non essere coinvolto in Avengers: Doomsday. Però ormai sappiamo benissimo come funziona con gli attori dei Marvel Studios: devono giurare in ogni modo possibile che nel prossimo film non ci saranno, e poi puntualmente spuntano davvero, con il pubblico più ingenuo pronto a esclamare: “Oh, che sorpresa! Aveva detto che non ci sarebbe stato!”.

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È un copione già visto un’infinità di volte, e stavolta è toccato al buon Andrew Garfield , che ha provato a far passare l’idea di essere ormai del tutto fuori dal franchise. Sì, certo.

Spider-cosa? Mai sentito

Anche se, a voler essere onesti con lui, va detto che Andrew Garfield non prende posizione neppure nella sfida tra L’Odissea e Spider-Man: Brand New Day, perché dice di non aver visto nemmeno il primo. O almeno, questa è la sua versione:

“Non voglio sembrare falso. Il fatto che un film incassi e che la gente vada in sala a vederlo è una cosa bellissima, però ne parlerò meglio quando avrò visto Spider-Man, che non vedo l’ora di guardare**. E non sono riuscito a vedere neanche L’Odissea. Scriverò a Tom Holland quando avrò visto il lavoro che ha fatto”, ha detto Andrew Garfield.

Potete credergli oppure no, ma a sentire Andrew Garfield non solo non ha visto questi film: a quanto pare non lo rivedremo tanto presto al cinema nemmeno fuori da The Uprising.

“Non ci sono in Avengers: Doomsday”, ha ribadito Andrew Garfield per l’ennesima volta davanti a un pubblico che pensa già una cosa molto semplice: se non sarà questo, allora sarà Secret Wars. Del resto, quella scena post-crediti di Brand New Day qualcosa vorrà pur dire, no?**

Dopo aver scoperto che ai Marvel Studios stanno girando nuove scene di Doomsday per aggiungere, letteralmente, altri cameo… vogliamo davvero pensare che Andrew Garfield abbia detto no a un assegno bello pesante per un solo giorno di riprese?

Questo è il bello e il brutto della Marvel: sanno tenere il mistero così bene che, a forza di farlo, ormai non crediamo più a niente.**

Google lancia Gmail Live: Gemini ora parla in Gmail, Docs e Keep

Google ha presentato Gmail Live, Docs Live e Keep Live, tre nuove funzioni vocali di Gemini pensate per Gmail, Google Docs e Google Keep. Da mesi ormai l’intelligenza artificiale è entrata nell’uso quotidiano di Gmail e Docs; adesso Google aggiunge un altro passaggio: ci lascia parlare con queste app per cercare informazioni, scrivere testi e mettere in ordine le idee.

Gmail Live rende la posta una conversazione, e Docs Live e Keep Live seguono la stessa strada

Con Gmail Live possiamo chiedere a Gemini cosa c’è dentro le nostre email. Per esempio, farci riassumere i dettagli di un viaggio, recuperare un’informazione precisa oppure continuare con altre domande a partire da quello che ci ha appena risposto. Sullo schermo compare anche la trascrizione in tempo reale.

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Come segnala TechCrunch, Google non si è fermata a Gmail. Ha esteso questo tipo di interazione vocale anche a Google Docs e Google Keep.

In Docs Live possiamo dire che cosa vogliamo scrivere, e Gemini prepara una prima bozza usando, se gli diamo il permesso, i dati presi da Gmail, Google Drive, Google Chat e dal web, così da avere il contesto che gli serve. Keep Live, invece, trasforma Google Keep in una specie di taccuino vocale, utile per dare forma a idee, liste o anche ricette.

Secondo Google, queste funzioni sono disponibili in inglese su iOS e Android, ma non per tutti allo stesso modo: Gmail Live arriva con Google AI Plus, Google AI Pro, che gli studenti possono ottenere gratis, e Google AI Ultra; Docs Live e Keep Live, invece, richiedono un abbonamento Pro o Ultra. Per Google, il punto è portare l’IA dentro gli strumenti che usiamo già tutti i giorni. E qui il senso è semplice: se preferiamo parlare, invece di perdere tempo tra menu e sezioni, ora possiamo farlo.

GPT-6 Astra è già qui: per OpenAI è l’inizio dell’AGI

OpenAI ha presentato GPT-6 Astra, il nuovo modello dell’azienda, a un anno preciso dall’arrivo di GPT-5. Per OpenAI è il modello più intelligente e meglio allineato che abbiano rilasciato finora. Il salto, dicono, si noterà soprattutto nei lavori professionali più impegnativi: programmazione, ricerca scientifica e utilizzo autonomo del computer.

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Un modello talmente avanzato che si parla già di AGI

Stando ai dati diffusi da OpenAI, GPT-6 Astra arriva al 98% in FrontierMath Tier 4, al 99,9% in ARC-AGI-3 e al 100% in ExploitBench. Rispetto a GPT-5.6 Sol, Terra e Luna, usciti appena due mesi fa, il passo avanti è evidente.

Su computer, sempre secondo OpenAI, ChatGPT con GPT-6 Astra può gestire applicazioni, muoversi sul web ed eseguire flussi di lavoro composti da più passaggi, per esempio creare documenti, fogli di calcolo e presentazioni, il tutto con molta disinvoltura. OpenAI sostiene anche che GPT-6 Astra sia quasi due volte più veloce nella maggior parte delle attività.

Greg Brockman, che è presidente di OpenAI, sostiene che stiamo iniziando a entrare nell’era dell’intelligenza artificiale generale. A suo dire, e in base ad altri test citati dall’azienda, le prestazioni di GPT-6 Astra nei test di cybersicurezza arrivano al livello “Critical” secondo la scala interna di OpenAI. Proprio per questo, dopo l’incidente di Hugging Face, l’azienda ha dovuto introdurre nuove misure di sicurezza.

Sempre secondo OpenAI, il rilascio è partito ieri con un primo gruppo di organizzazioni selezionate. Nei prossimi giorni GPT-6 Astra arriverà anche agli altri utenti di ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise, oltre che all’API e ad AWS.

Happinet e Wit One annunciano un nuovo gioco della sceneggiatrice di Another Code e Hotel Dusk: Room 215

Happinet e Wit One hanno annunciato Lost Museum: Echoes of Chromageist, un’avventura scritta da Rika Suzuki. Conosciuta per essere la sceneggiatrice di Another Code e Hotel Dusk: Room 215, due dei giochi più celebrati e singolari del Nintendo DS, ha una lunga carriera nel mondo del videogioco, lavorando alla sceneggiatura di giochi celebri come J.B. Harold: Blue Chicago Blues, e come assistente nei primi tre Dragon Quest.

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Un gioco innamorato dell’arte

Lost Museum: Echoes of Chromageist ci metterà nei panni di Vince, un ragazzo in cerca di suo fratello maggiore che si ritroverà improvvisamente nel Museo Perduto. Una galleria che esiste tra dimensioni separate della realtà chiamata lo Spazio Perduto. Lì sono riuniti dipinti famosi, che danno forma a esseri conosciuti come Chromageists, esseri nati dai pensieri, dalle emozioni e dalle ricordi contenuti nei dipinti. Il loro aspetto richiama famose opere d’arte come la Gioconda, la Grande Onda di Kanagawa o i Girasoli.

Con uno stile point-and-click, il gioco promette un’esperienza classica che punti tutto sulla narrativa e sulla deduzione investigativa, puntando sugli aspetti in cui la sua sceneggiatrice spicca di più. Con un’uscita prevista per Nintendo Switch 2 e PC, dovremo attendere il 2027 per giocarlo. Ma non vediamo l’ora di immergerci in questo titolo singolare.