Come eliminare le fastidiose app preinstallate nei dispositivi Android

Sono lì di fronte ai tuoi occhi, ogni volta che accendi il telefono o il tablet: sono le app preinstallate del tuo Android, giochi o utility che il fabbricante del dispositivo ha deciso per te di installare sul suo terminale. Ecco alcuni consigli su cosa puoi fare per disfartene.

Accendi il tuo telefono e guarda le icone. Molte le riconoscerai perché sono applicazioni che tu stesso hai installato. Altre, invece, quelle che in genere non apri mai, sei solito chiederti chi diamine le abbia installate sul tuo Android. Sono lì sin dagli inizi. Sono le app preinstallate.

Ci sono due tipi di app predefinite su un dispositivo Android: le app di sistema e quelle che il fabbricante del terminale ha deciso di inserirvi di default per accordi commerciali con terze parti. Nella pratica portano le stesse conseguenze: non possono essere disinstallate come il resto delle applicazioni.

Apps preinstaladas en un Samsung

S-Voice, ChatOn, Samsung Apps… Il “bloatware” di qualsiasi Galaxy (fonte)

Potremmo discutere ore e ore se le app predefinite di Samsung, LG, Sony, Huawei o Asus siano utili o meno, ciò che però è fuori discussione è che la loro presenza confonde parecchio e a volte consuma alcune risorse importantissime, come la connessione dati o la batteria.

È per l'”inquinamento visivo” da esse provocato, così come lo spazio occupato, che le app preinstallate di Android vengono soprannominate bloataware, un gioco di parole che riassume alla perfezione i fastidi provocati da questa categoria di software indesiderato.

Le app preinstallate possono essere cancellate?

Sì, ma è complicato. Puoi eliminare le app installate di default solo con permessi da “superutente” o con un root; entrambi si ottengono modificando il sistema. Fare un root è un’operazione azzardata che può arrecare dei danni al dispositivo.

Ciò nonostante, anche se volessi correre volentieri dei rischi ed eliminare le app preinstallate con app come NoBloat o Root App Delete, comunque lo spazio liberato non potrebbe essere riutilizzato per installarvi altre app o salvare documenti.

Perché non serve a nulla disinstallare le app di default?

Le app predefinite di Android si trovano in uno spazio protetto, la partizione di sistema (/system). Puoi pensare a questa partizione come una riserva naturale in cui risiedono Android e le sue app. Quando le cancelli con i permessi root, liberi spazio in /system.

Particiones de Android

Le app preinstallate si trovano nel sistema (arancione), mentre le altre tra i dati (verde)

Se le app preinstallate si trovassero nella partizione dei dati (/data) (che è quella che Android usa per salvare tutti i dati, le app e i giochi che scarichi), cancellandole potresti recuperare dello spazio riutilizzabile per altre app o file. Purtroppo, però, non è così.

Come dobbiamo comportarci con le app preinstallate?

Da alcuni anni Android consente di disattivare le app predefinite e quelle di sistema. Disattivare un’app fa sì che questa sparisca dall’elenco delle applicazioni, pertanto non si caricherà in memoria, né userà risorse del dispositivo.

Per disabilitare un’app vai su Imposta > Applicazioni. Scegli un’app e premi il pulsante Disattiva. Conferma e l’app rimarrà disattivata. Per tornare a attivarla, basta visitare la sua pagina su Google Play o l’elenco delle app disattivate dalle impostazioni del telefono.

È possibile avere un Android senza app predefinite?

Dipende dal fabbricante. Alcuni optano per offrire un Android puro, costruito a partire dall’AOSP (Android Open Source Project), il codice pubblico, senza nessuna aggiunta. Altri, come il Nexus, sono un ottimo compromesso, giacché offre solo app di Google; è un terminale abbastanza pulito.

In altri casi potresti voler sostituire il sistema Android di fabbrica (ROM) con uno diverso. È come accade con il PC, puoi decidere di cambiare il sistema operativo installato. La ROM più popolare e più semplice da installare è CyanogenMod che, oltre a non contenere app preinstallate, ti offre anche il root e altre utili opzioni. Ti raccomandiamo però di provare prima con la disattivazione delle app, poiché cambiare la ROM è un’operazione più complessa e rischiosa.

Articolo tratto dal blog di Tools by Softonic

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WhatsApp: come scrivere in grassetto, corsivo e barrato

WhatsApp continua ad arricchire di nuove caratteristiche la sua applicazione per convincerti a non abbracciare la concorrenza. Questa volta tocca al formato del testo delle chat. D’ora in avanti sarà possibile infatti scrivere in grassetto, corsivo e barrato.

Iniziando dalla versione beta di WhatsApp, in cui questa funzionalità è già disponibile, la possibilità di cambiare il formato del testo dei messaggi sarà presto disponibile sulle versioni stabili di iOS e Android.

Ecco come aggiungere grassetto, corsivo e barrato alle tue conversazioni WhatsApp

Per scrivere il testo nel formato desiderato devi semplicemente aggiungere dei simboli prima e dopo le parole o la frase a cui vuoi applicarlo. Ecco qui i simboli che dovrai abituarti a usare:

– Per il grassetto aggiungi degli asterischi. Esempio: *grassetto*

– Per il corsivo aggiungi dei trattini bassi. Esempio: _corsivo_

– Per il testo barrato aggiungi una tilde. Esempio: ~barrato~

È possibile anche combinare i vari simboli tra loro. Ad esempio, per la scrittura in grassetto e allo stesso tempo in corsivo dovrai combinare i simboli in questo modo: *_testo_*.

Ecco il risultato!

Fontescreenshot

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Le migliori app di musica in streaming gratis

Non c’è stato momento migliore di questo nella storia della tecnologia per gli appassionati di musica. Servizi come YouTube Music, Jay-Z’s Tidal, Apple Music e Spotify danno accesso immediato a tutti i brani e gli artisti preferiti. Ma fra tutte le applicazioni di musica in streaming, ce ne sono alcune che si distinguono dal resto. Eccone 5 fra le migliori!

TuneIn (Android|iOS|Windows Phone|Windows)

È il servizio ideale per chi desidera della buona musica di sottofondo. TuneIn è un servizio di radio online che dà accesso alle stazioni radio di tutto il mondo. Devi solo cercare le stazioni secondo il tipo di contenuto, il formato e il genere musicale. Esiste anche la possibilità di seguire determinate stazioni e utenti per avere sempre a portata di mano la musica di tuo gradimento.

Deezer (Android|Windows Phone|Web)

Deezer è un’app di streaming musicale con un modello molto simile al popolare Spotify. Nonostante l’agguerrita competizione tra i due, quest’app francese è ancora ai vertici grazie alle innumerevoli funzionalità offerte. Tra le sue opzioni vi è la possibilità di caricare la tua propria musica, di scoprire playlist e di trovare nuove uscite o grandi successi che corrispondono ai tuoi gusti. E tutto questo gratuitamente! Puoi pagare solo per rimuovere la pubblicità o per eseguire brani salvati offline.

Humm (Android)

Se hai usato YouTube come riproduttore musicale online sullo smartphone/tablet, sai bene che quando lo schermo va in stand-by, si ferma anche la musica. A questo proposito, prova Humm, l’app che offre tutte le funzioni di Youtube in un formato facilmente accessibile. Dopo aver detto a Humm la musica che ti piace, l’app ti suggerisce i brani per te, talvolta curando anche alcune playlist già pronte. A partire dai brani disponibili, puoi anche creare delle stazioni musicali. Per un’esperienza simile su iOS, raccomandiamo l’app Musi (iOS).

VEVO (Android|iOS|Windows Phone)

La musica è ancora più bella con immagini. Se sei un amante dei video musicali, la scelta deve ricadere su VEVO. Grazie ad un accordo di distribuzione con i grandi nomi della musica (Sony, Universal, EMI e Google), VEVO fornisce accesso immediato alle ultime release musicali. Puoi vedere video musicali popolari dove e quando vuoi. Crea playlist, condividi video e goditi ore e ore di musica.

Google Play Music (Android|iOS)

Tutte le app di musica online appena descritte forniscono nel loro formato gratuito musica in streaming. Non è il caso dell’ultima app che ti proponiamo, Google Play Music. Questa, infatti, ti consente di ascoltare musica offline. Dopo aver registrato un account con Google Play Music, infatti, puoi sincronizzare fino a 50 000 brani da tablet, smartphone e PC sulla nube. Quindi puoi facilmente scaricare e condividere questi brani su qualsiasi dispositivo in modalità offline.

Ne manca qualcuna in questa top 5? Faccelo sapere nei commenti!

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Le principali notizie di software e tecnologia dal 12 al 18 marzo

Anche questa settimana soddisfiamo la tua curiosità sulle novità del mondo delle app e della tecnologia. Se non sapevi che Papa Francesco ha aperto un profilo Instagram, che Timvision vuole sfidare Netflix o che il prossimo sistema operativo forse si chiamerà Nutella (e molto altro) non perderti questo breve riassunto sulle principali novità della settimana!

Ormai lo sappiamo tutti, e noi di Softonic non facciamo altro che appoggiare quest’idea: la tecnologia spesso migliora le nostre vite e ci aiuta a fare le cose più facilmente e più velocemente. Essere sempre informati sulle novità è fondamentale e, nonostante questo breve post settimanale sia solo una goccia nell’oceano, crediamo che possa contribuire in questo senso.

Bando alle ciance! Ecco qui la nostra selezione di oggi!

Arriva l’app per valutare le persone!

Si chiama Peeple ed è un’app che, proprio come Tripadvisor è per i ristoranti, nasce per recensire le persone. Quante volte avresti voluto dare un feedback, congratularti o insultare costruttivamente qualcuno?

Peeple vuole dare l’opportunità a ognuno di noi di dire la nostra sulle persone con cui abbiamo a che fare per costruire una reputazione online fatta di giudizi reali. Sarà un successo o un flop? L’idea non è male. Staremo a vedere.

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Android N come… Nutella?

Google ha reso pubbliche le caratteristiche del nuovo OS Android in cantiere. Tante sono state le speculazioni sul suo nome e tutto sembra puntare sul nome Nutella, giacché in ordine alfabetico toccherebbe proprio alla lettera N (ricordiamo che l’ordine cronologico è stato Gingerbread, Ice Cream Sandwich, Jelly Bean, KitKat, Lollipop e Marshmallow).

Le speculazioni sono aumentate quando Hiroshi Lockheimer (Head of Android, Chrome OS and Chromecast, il suo titolo presso Google) ha proferito We’re not telling you yet dicendo We’re nut telling you yet. Anche qui… staremo a vedere!

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Boom di e-mail infette

Si chiama Nemucod il nuovo trojan che si sta abbattendo sui servizi di posta elettronica di tutta Italia. Rilevato da Eset con il nome di JS /TrojanDownloader.Nemucod, questo virus si nasconde sotto le vesti di una mail seria riguardante fatture, documenti legali e ufficiali. Questo malware scarica a sua volta dei ransomware che chiedono il riscatto dei dati. Un pericolo da non sottovalutare, visto che è riuscito a infettare il 42% dei suoi obiettivi totali.

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Il Papa cede a Instagram

La tentazione dei social network è forte per tutti e non è stata ancora considerata un peccato! A confermarlo sono state non solo le parole ma anche i fatti di Papa Francesco, sempre più presente in rete e nei social. L’ultima novità è infatti la prossima apertura del suo profilo Instagram. Potrete seguire il Papa sul famoso social fotografico a partire dal 19 marzo 2016.

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La guerra del piccolo schermo tra Timvision e Netflix

Successone di Timvision nel 2015: aumento di utenza del 130% rispetto al 2014 e 8.000 titoli disponibili senza interruzioni pubblicitarie con un abbonamento unico (senza consumo di rete dati per gli abbonati TIM).

Un’offerta allettante che migliorerà sempre più nel corso di quest’anno con un nuovo decoder Android 4k di ultima generazione che darà accesso ad ulteriori contenuti a seconda degli accordi di TIM con altre piattaforme. Inoltre, una nuova e inedita serie in esclusiva sulla piattaforma ogni mese. Cosa avrà da dirci Netflix a questo proposito?

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Google integra il ride sharing in Maps

L’app di Google Maps è stata aggiornata, solo in alcuni paesi, con una nuova tab. Si tratta di una sezione in cui puoi consultare la disponibilità di Uber e di altri servizi di ride sharing per la zona che stai guardando. Non si ancora, purtroppo, quando e se arriverà anche in Italia.

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Leggi le notizie della settimana scorsa

Come recuperare le chat di WhatsApp su Android

Ti potrebbe capitare di dover trasferire o ripristinare le chat di WhatsApp. In quale caso? Immagina tu abbia installato WhatsApp su un nuovo dispositivo Android, o su un telefono sul quale hai appena effettuato un reset. Oppure, per un motivo qualsiasi potresti aver avuto bisogno di eliminare e installare di nuovo l’app di WhatsApp. In questi casi può risultarti utile recuperare i tuoi messaggi WhatsApp precedenti a queste operazioni.

Ripristinare le chat di WhatsApp è molto semplice. Ecco come si fa.

Quando avrai installato WhatsApp su un dispositivo nuovo o formattato, e verificato il tuo numero, ti apparirà l’opzione Restore. Puoi accedere a quest’opzione anche disinstallando e reinstallando l’app.

Se per qualsiasi motivo non dovessi riuscire a disinstallare WhatsApp, vai nelle impostazioni del dispositivo, quindi su Applications > WhatsApp. Qui troverai l’opzione Clear Data. Se ci fai click, quando riavvierai l’app di WhatsApp, sarà come se l’avessi installata nuovamente da zero. È a questo punto che avrai disponibile l’opzione Restore.
WhatsApp recupererà dapprima le chat, poi i tuoi file multimediali.

Recuperare chat whatsapp

Se WhatsApp non ti dovesse fornire le opzioni di recupero, potrebbero esserci 4 possibili motivi:

1. Non sei collegato al tuo account Google o hai effettuato l’accesso da un altro account.

2. Stai usando un numero di telefono diverso da quello utilizzato quando hai creato il backup (quest’aspetto è molto importante, giacché solo potrai ripristinare un backup dallo stesso numero da cui l’hai creato).

3. I tuoi dati di backup sono danneggiati.

4. Non esiste nessun backup salvato sul tuo account Google o scheda SD.

Se stai avendo problemi nell’effettuare il ripristino, puoi pensare di recuperare un backup precedente, meno recente. Infatti, mentre Google Drive memorizza solo il backup più recente (leggi Come fare il backup di WhatsApp su Android), il tuo telefono può memorizzare fino a 7 giorni di backup dei file. Se vuoi ripristinare un backup più vecchio, hai bisogno di un’app di file management.

Una volta scaricata l’app, aprila e vai su sdcard, quindi su WhatsApp e su Databases. Se non usi una scheda SD, dovrai entrare nell’opzione relativa alla memoria interna del telefono. I backup più vecchi avranno un nome come questo: msgstore-YYYY-MM-DD.1.db.crypt8

Apri quello che vuoi ripristinare e rinominalo come msgstore.db.crypt8. Quindi disinstalla e reinstalla WhatsApp. Quando riaprirai l’applicazione, dovresti finalmente avere l’opzione Restore disponibile.

Missione compiuta! Le tue chat sono di nuovo con te!

Per recuperare le chat di WhatsApp, bisogna averne una copia di backup.

Leggi: Come fare il backup di WhatsApp su Android

Lo sapevi che WhatsApp ora è disponibile anche per Windows e Mac? Scarica da qui WhatsApp per PC

Come fare il backup di WhatsApp su Android

Se hai un nuovo telefono Android o hai cancellato per sbaglio lo storico delle chat di WhatsApp, quello che può “salvarti la vita” è aver fatto un backup di tutti i contenuti di WhatsApp.

Avere un backup ti sarà utile in molte altre occasioni ed è sempre bene essere scrupolosi e prevenuti quando di mezzo ci vanno i nostri dati. Perché, anche se apparentemente i messaggini, le foto e via dicendo che ci inviamo per WhatsApp possano sembrare di poca importanza, WhatsApp resta pur sempre il nostro mezzo di comunicazione principale, pertanto i dati inviati non sono da sottovalutare. Siamo certi che ci saranno sempre delle info che è bene non perdere, o semplicemente dei video o delle foto che è un peccato non conservare o passare sul tuo nuovo smartphone.

Ti descriviamo due metodi molto semplici per fare il backup dei messaggi WhatsApp: via Google Drive e via salvataggio su memoria interna o SD card.

Metodo 1: backup di WhatsApp con Google Drive

Il modo più facile per fare il backup di WhatsApp è usare Google Drive. Prima di iniziare, però, ci sono un paio di cose da controllare. Fai in modo che:

1) Il tuo Android sia sincronizzato con Google Drive

2) Tu abbia installato sul telefono il Google Play Services

3) Il tuo account Google Drive abbia abbastanza spazio libero per il salvataggio dello storico di WhatsApp

4) Ci sia abbastanza spazio sul tuo dispositivo per creare il backup

Se soddisfi tutti questi requisiti, allora fare il backup di WhatsApp è facilissimo. Innanzitutto apri l’app di WhatsApp, quindi vai al menu delle opzioni e fai click su Impostazioni. Qui fai tap su Chat e chiamate e su Backup delle chat. In questa sezione troverai l’opzione Backup su Google Drive.

Se entri in Backup su Google Drive, potrai scegliere la frequenza dei tuoi backup automatici. Puoi anche scegliere di eseguire il backup subito, semplicemente facendo tap su Esegui BackUp (dalla schermata precedente).

A questo punto devi scegliere l’account di Google su cui fare il backup dei messaggi. Se non ne hai ancora uno, fai tap su Aggiungi un account. Ricorda sempre quale account stai usando per il backup, perché ti servirà semmai vorrai ripristinare lo storico di WhatsApp.

Come ultimo passaggio, hai bisogno di indicare all’applicazione la rete da usare per eseguire i backup. È importante sapere che servirti della tua rete dati per la copia di sicurezza può essere dispendioso poiché l’operazione richiede il consumo di un alto numero di dati.

Non preoccuparti del numero infinito di backup che partiranno in automatico. Ogni volta, infatti, il vecchio backup verrà sovrascritto.

Metodo 2: backup di WhatsApp su telefono o SD

WhatsApp creerà in automatico un backup ogni giorno e lo salverà nella memoria interna del tuo telefono o su quella della scheda SD.

La ragione per cui ti raccomandiamo di usare Google Drive in aggiunta a questo metodo è il salvataggio on the cloud. Con il metodo nº2, infatti, i backup saranno affidati all’hardware e se dovessi perdere il telefono o l’SD, avrai perso anche i tuoi dati. Se usi un account Google, invece, questo non succederà.

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10 giochi gratis per… Excel!

Sei un gamer hardcore, sai tutto di videogiochi e ne hai provati un sacco… ma quest’oggi vogliamo provare a stupirti. Hai mai sentito parlare dei giochi per Excel?

Il fantastico, e maledetto, mondo di Excel… Excel è uno di quei programmi che o si amano o si odiano. Non ci sono dubbi, però, che è uno dei software di produttività più utilizzati in ambito lavorativo. Ammettilo, tutto avresti pensato fuorché che con Excel avresti anche potuto giocarci!

Non sono impazzito, te l’assicuro. Esistono persone su questo pianeta che si sono impegnate nel creare o adattare giochi a Excel. Eccone 10 da non perderti assolutamente, dal primo all’ultimo!

2048, un classico

2048, todo un clásico

Il famoso gioco gratuito 2048 per Android e iOS è arrivato anche su Excel, con la funzione di salvataggio della partita. Puoi scaricare la versione originale qui o una versione migliorata qui.

Monopoly

Monopoly

Monopoly, un gioco di finanza, calza a pennello con uno strumento per far di conto. Lo puoi scaricare a questo link.

EXLCOM

EXLCOM
Una versione del complesso e divertente gioco di strategia XCOM per Excel. Puoi trovarne varie versioni qui.

Candy Number Crunch Saga

Candy Number Crunch Saga

Non si tratta di una versione di Candy Crush, bensì uno spin-off non ufficiale con il quale possiamo controllare l’uscita in borsa di King.com, l’azienda creatrice del famoso giochino. È possibile scaricarlo a questo link.

Champ Manager

Champ Manager

Gioca con Excel a questa speciale versione di Championship Manager con dati di fino a 3000 utenti su vari campionati. Provalo qui.

CellSweeper

CellSweeper

Il famoso gioco di mine non è scomparso: è tornato sotto forma di gioco di ruolo un po’ speciale per Excel. Lo troverai a questo link.

Battleship 2

Battleship 2

Le eterne battaglie fra navi ora su Excel. Non c’è molto da aggiungere se non che si tratta dell’adattamento della battaglia navale ad Excel. Lo trovi qui.

Brain Trainer

Brain Trainer

Ti eri scordato per caso dei giochi di logica? Qual miglior strumento che Excel? Scherzi a parte, allena le tue capacità mentali con questo gioco di brain training.

MySudoku

MySudoku

Se sei come me, passerai delle ore cercando di risolvere questo degno rivale dei cruciverba. Lo puoi scaricare qui.

MyTetris

MyTetris

Ho lasciato il classico dei classici per il finale. Gioca a Tetris su Excel da questo link!

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Le principali notizie di software e tecnologia dal 5 all’11 marzo

Udite, udite! Ritorna anche quest’oggi l’appuntamento settimanale con le news del venerdì. Un breve post ci racconta le ultime novità di Google, Facebook e tanto altro.

È arrivata l’integrazione fra Facebook Messenger e Spotify

Le notizie su Messenger non finiscono qui. È divenuta realtà, infatti, l’integrazione fra Messenger e Spotify. Cosa vuol dire? Beh, in poche parole, che potrai condividere canzoni e playlist via chat. Cliccando su Apri una volta ricevuto il messaggio, potrai ascoltare già il brano ricevuto.

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Leggeremo le notizie con Facebook Messenger

Pensavi che Facebook Messenger volesse rimanere rilegato ad un semplice strumento di chat e comunicazione? Ti sbagliavi. Secondo alcune indiscrezioni trapelate a poche settimane dalla conferenza degli sviluppatori di Facebook (che si terrà a San Francisco in aprile), Facebook starebbe pensando di aprire la piattaforma della sua chat al settore giornalistico. Ricevere notizie via chat potrebbe essere molto comodo… staremo a vedere gli sviluppi.

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Anche il Mac vulnerabile ai virus ransomware

Si chiama Keranger ed è un nuovo ransomware che attacca i computer Mac. Sappiamo che i Mac sono di solito esonerati da queste minacce, ma questa volta pare che Keranger sia riuscito a colpire. Il rischio è che i tuoi dati vengano bloccati e, per liberarli, il virus chieda in cambio un riscatto. I ransomware, la nuova frontiera dei virus, sono soliti mettere a rischio i dati degli utenti, che sono messi alle strette e spesso costretti a pagare per riaverli indietro.

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L’Italia si aggiorna: arriva lo SPID

Lo SPID è un PIN per accedere ai servizi della pubblica amministrazione. Una grande novità visto che con un solo PIN potremo accedere a tutti i servizi pubblici e gestire con un’unica password la nostra identità digitale: Agenzia dell Entrate, Inps, Inail e Agenzia per l’Italia Digitale. Le regioni coinvolte sono per ora Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Marche. La rivoluzione digitale dell’Italia è iniziata!

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Google introduce Destinazioni nel suo motore di ricerca mobile

Destinazioni è la nuova opzione per aiutarti nella pianificazione delle tue vacanze direttamente del tuo smartphone. Non bisogna scaricare nulla. Sarà presto disponibile con un “aggiornamento silenzioso”. Cerca una città, clicca su un’immagine e ti apparirà l’opzione di pianificazione delle tue vacanze, con costi, hotel, ecc. Molto pratica per farti un’idea sulle vacanze in mobilità.

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Leggi le notizie della settimana scorsa

Tutto sul 5G: cos’è il 5G e perché è necessario

Ultimamente avrai sentito tanto parlare del 5G e immagino che, proprio come è successo a me, ti sarai chiesto tante cose… Cos’è esattamente il 5G? Perché si parla già di 5G se il 4G non è ancora nemmeno arrivato in tanti paesi? È realmente necessario?

Quest’anno la visita al Mobile World Congress in compagnia di alcuni miei colleghi di Softonic aveva un chiaro obiettivo: capire cosa fosse esattamente la tecnologia 5G e perché fosse così importante per l’industria della telefonia mobile e i giganti del WWW.

Cos’è il 5G?

È ancora difficile definire il 5G. Siamo in una fase in cui ancora nessuno sa cosa sia con certezza, nonostante ci siano in ballo tante idee. Com’è possibile? Beh ciò che è chiaro ora sono gli obiettivi. Ciò nonostante, seppur con obiettivi chiari, il 5G è ancora un concetto amorfo, ha bisogno ancora di tempo soprattutto a livello di standardizzazione dei protocolli. Si pensa che attorno alla metà del 2017 si potrà arrivare a definire bene il 5G, assieme agli operatori, i fabbricanti e le aziende del settore che cominceranno a lavorarci per implementarlo seguendo uno standard comune.

In teoria il 5G sarà una tecnologia di connessione che permetterà di assicurare una maggiore copertura mobile, più affidabile e più veloce. Pare che consentirà una velocità dati fino a 1GB al secondo per vari utenti allo stesso tempo, e un numero di utenti sempre maggiore a mano a mano che verrà sviluppata.

L’idea non è solo migliorare la copertura, ma anche l’intensità del segnale, che sarà molto più efficiente grazie ad uno spettro migliorato e segnali di frequenza più elevata che arriveranno a centinaia di migliaia di persone, anche a livello singolo. Alcuni rappresentanti di Intel, infatti, ci hanno parlato di “corsie di dati” riservate esclusivamente ad ogni utente, con tecnologie come la MIMO. Per intenderci, il 5G consentirà di scaricare film 4K in pochi secondi.

In poche parole, più affidabilità, più velocità, più copertura e per molti più dispositivi e persone.

Perché già 5G se ancora non ho nemmeno il 4G?

Bisogna tener presente che il 3G si iniziò a diffondere nel 2000 e il 4G nel 2010, quando la maggior parte di noi aveva ancora cellulari con i tasti ed eravamo ancora agli inizi dei download mediante dati mobili, che, tra l’altro, erano anche molto cari.  Nessuno poteva immaginare che gli smartphone avrebbero rivoluzionato il consumo dei contenuti. È possibile che il 5G diventi realtà per la maggior parte degli utenti solo nel 2030, quando molti sicuramente si staranno già lamentando dei suoi limiti e sognando il 6G.

La questione qui è che l’industria della telefonia mobile ha sempre iniziato a lavorare con previsione di futuro, anche se in questo caso non sarà sola: praticamente tutti i settori avranno bisogno di connessioni 5G e questo per un solo e unico motivo: il famoso Internet delle cose (IoT).

L’internet delle cose (o Internet of Things)

Il mondo che si profila sempre più dinanzi ai nostri occhi, congresso dopo congresso, pubblicità dopo pubblicità, è un mondo in cui non solo l’uomo parlerà con le macchine, ma in cui tutte le macchine e dispositivi parleranno tra di loro. Questo è già visibile su piccola scala, con gli smartwatch che si collegano al telefono e luci che si possono spegnere dal telefonino, o ancora videocamere di vigilanza che ci inviano immagini in diretta. Nel futuro ci sarà molto di più: auto connesse che si guidano da sole, semafori, frigo, letti, guanti, calzini, maniglie… tutto!

Gli esperti parlano di milioni di dispositivi che saranno connessi a partire dal 2018. Anche se la banda necessaria non sia poi così tanta, ne avremo sicuramente bisogno di più rispetto a quella di cui disponiamo ora. Tra l’altro bisogna considerare che i video e i tipi di interazione a distanza che consumeremo in un futuro sono in definizione 4K, 8K e persino a 360º (realtà virtuale). È chiaro che la tecnologia 4G non riuscirà a sostenere tutto ciò.

È finita l’epoca della latenza

La quantità di oggetti che controlleremo a distanza aumenterà in numero, ma anche in importanza. Servizi sempre più imprescindibili dipenderanno da una connessione a internet. La latenza, cioè il tempo che tarda un’informazione per viaggiare da un punto A (il tuo telefono) a un punto B (la porta di casa), è un lasso che non potremo permetterci.

Potremo tollerare una certa latenza in un gioco o in servizi come l’invio dei messaggi di testo.

Ma un’auto con guida automatica dovrà rispondere in millesimi di secondo.

Una sessione di realtà virtuale con i tuoi amici australiani non sarà la stessa cosa se abbiamo un ritardo nella connessione. Un chirurgo mentre opera a distanza ha bisogno di informazione precisa e in tempo reale. La tecnologia 5G farà tutta questa immediatezza realtà.

I dubbi etici sul 5G

Ci scommetto che dopo aver letto queste informazioni sul perché, il come e il quando del 5G, sarai anche tu entusiasta di questa tecnologia. Il futuro promette molto divertimento e tanta libertà sia di movimento che di accesso all’informazione, un livello mai immaginato prima. Ciò nonostante, come qualsiasi progresso tecnologico, sorgono anche dei dubbi di carattere etico, che la società in quanto tale dovrà affrontare:

  • Divario tecnologico

Il mondo è pieno di divari di ogni tipo. Crediamo di aver progredito in tanti aspetti, ma in realtà abbiamo divari di genere, di razza, di potere acquisitivo… e anche di tecnologia. Se da un lato nei paesi più sviluppati disponiamo di migliore e maggiore copertura, ci sono paesi e continenti che non possono garantire una connessione sicura ai propri abitanti.

È proprio una delle lotte di Mark Zuckerberg con la sua fondazione internet.org. Anche se molti esperti sostengono che alcuni paesi salteranno di generazione dal 3G al 5G direttamente, per il momento non possiamo evitare questa differenza tecnologica. Come potremo assicurare che chiunque un giorno possa accedere ad internet da qualsiasi luogo del pianeta? Esiste consapevolezza sociale su questo problema?

  • Big Data

L’Internet of Things non solo ci vedrà collegati a tutto e a tutti. Sarà anche un immenso generatore di milioni di petabytes di video in streaming e dati su usi, costumi e movimenti. Chi regolerà il controllo e la gestione di questi dati conosciuti come Big Data? Chi lotterà per la privacy quando già nel presente sembra quasi una battaglia persa? Quali aziende si avvantaggeranno rispetto ad altre per l’uso di questi dati e in che modo? Quali sfide si lanceranno l’uno contro l’altro Facebook, Apple, Microsoft, Google per accaparrarsi il maggior numero di dati possibili?

  • Un pianeta totalmente esposto

Tutto e tutti connessi. Internet dentro e fuori casa, persino nei nostri vestiti. Quali misure di sicurezza saranno necessarie per garantire che nessuno si approfitti di qualsiasi vulnerabilità? Siamo pronti per questa sfida? Qualcuno ha mai giocato a Watch Dogs?

Forse è prematuro andare troppo in là, ma ciò che è già abbastanza chiaro per tutti noi è che i prossimi 5 anni saranno veramente appassionanti e che quello che si profila oggi sono solo i primi passi verso una vera rivoluzione tecnologica.

Tu cosa ne pensi?

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Mastercard introduce l’autenticazione mediante selfie

Novità sul fronte dei pagamenti con carta! Se l’introduzione del PIN o l’avvento del contactless ci sembrava sufficiente per realizzare pagamenti sicuri con il nostro bancomat, l’ultima novità arriva da Mastercard ed è stata annunciata durante il Mobile World Congress di quest’anno. L’idea è nientepopodimeno di iniziare a verificare l’identità del consumatore mediante un suo selfie.

Questa funzionalità è stata testata l’anno scorso negli USA e in Olanda, e pare con buonissimi risultati: il 92% degli utenti che l’hanno provata hanno ammesso di preferire questa forma di autenticazione a quelle abituali.

Ovviamente per i pagamenti online è ancora necessario inserire i dati della carta manualmente, tuttavia durante il processo di conferma della propria identità verrà richiesto di farsi un selfie e di aprire e chiudere gli occhi (per dimostrare di non star mostrando una foto già fatta in precedenza).

Gli utenti che non desiderano utilizzare questo metodo, possono optare per l’impronta dattilare.

L’azienda ha annunciato che questa funzionalità sarà presto introdotta in Regno Unito, canada, Olanda, Belgio, Italia, Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca nell’estate del 2016.

Non vediamo l’ora di provarla!

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