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Electronic Arts: nuovo giro di licenziamenti mentre prende corpo la vendita da 55 miliardi
Electronic Arts ha avviato almeno il terzo giro di licenziamenti dall’inizio del 2026. Per ora non c’è ancora un numero ufficiale, ma i tagli avrebbero già toccato dipendenti di diverse aree dell’azienda. Le informazioni emerse finora parlano di interventi in reclutamento, assistenza clienti, trust & safety e IT. Tutto questo succede mentre, stando alle indiscrezioni circolate nelle ultime settimane, EA si avvicina a una possibile cessione a un consorzio guidato dal Public Investment Fund dell’Arabia Saudita, in un’operazione da circa 55 miliardi di dollari.
Più dei numeri, stavolta conta il momento. Questi licenziamenti arrivano proprio mentre prende forma una possibile vendita di EA al consorzio guidato dal fondo saudita, un’operazione da circa 55 miliardi che ha già attirato critiche dure, sia sul piano politico sia su quello sindacale.
Nuovi licenziamenti in EA: quali team sono stati colpiti
Da quanto è stato ricostruito finora, le riduzioni avrebbero coinvolto anche personale da remoto, sia negli Stati Uniti sia in altri Paesi. Tra i dipendenti interessati ci sarebbero pure lavoratori dell’ufficio EA di Hyderabad, in India. Alcune testimonianze parlano anche di persone in azienda da oltre dieci anni.
In una email interna inviata al team Fan Care, Electronic Arts avrebbe spiegato che i cambiamenti servono ad “adattare il nostro modo di lavorare per rispondere meglio alle esigenze in continua evoluzione dei fan”. Tradotto: alcune posizioni vengono modificate, nascono nuovi ruoli e una parte del lavoro passa ad altri team o a partner esterni.
EA, almeno per ora, non ha comunicato in modo ufficiale la portata complessiva dei tagli. Resta però l’impressione di una riorganizzazione che non si ferma mai e che, guardando a quanto è successo nell’ultimo anno, ha già colpito più volte le funzioni di supporto e quelle operative.
La vendita da 55 miliardi e il peso del debito
Qui il contesto pesa parecchio. Dalle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane emerge che l’acquisizione in preparazione coinvolgerebbe il Public Investment Fund, Silver Lake e Affinity Partners. Se l’operazione andasse davvero in porto, sempre secondo le stesse fonti, il fondo saudita finirebbe per controllare circa il 93,4% di EA.
C’è poi un altro punto, forse il più delicato. Le indiscrezioni descrivono l’operazione come un leveraged buyout, quindi un’acquisizione finanziata in larga parte a debito. Un meccanismo del genere potrebbe caricare sul bilancio di EA oltre 20 miliardi di dollari di debiti. E si parla già, sempre sulla base delle ricostruzioni emerse, di una delle operazioni di questo tipo più grandi mai viste nel settore.
Per i dipendenti, e per chi guarda da vicino il mercato, la preoccupazione si capisce senza troppe spiegazioni. Quando un’acquisizione di queste dimensioni si intreccia con una ristrutturazione interna, il rischio di altri tagli e di una revisione dei progetti sale parecchio.
Crescono pressioni politiche, sindacali e regolatorie
Anche il fronte regolatorio resta caldo. In base alle informazioni circolate finora, una decisione dell’antitrust europeo è attesa entro il 23 luglio. Negli Stati Uniti, intanto, 46 deputati democratici della Camera hanno chiesto alla Federal Trade Commission di approfondire l’operazione per i possibili effetti sulla concorrenza e sul mercato del lavoro.
La vendita ha già incontrato l’opposizione dei sindacati del settore videoludico e di diverse organizzazioni per i diritti umani. Tra i soggetti più attivi c’è il Communications Workers of America, che insieme ad altri gruppi teme licenziamenti di massa, cancellazioni di progetti e un indebolimento delle tutele per i lavoratori.
In attesa delle decisioni definitive, questo nuovo giro di licenziamenti aggiunge altra tensione attorno a una delle operazioni più discusse dell’industria videoludica. Se segui da vicino EA, il segnale è abbastanza netto: la fase di transizione è già cominciata.
E a questo punto il nodo non è solo industriale o finanziario. È anche etico: fino a che punto un’acquisizione miliardaria costruita sul debito può scaricare il proprio costo sui lavoratori?
Laura Ceridono è su X, @LauraCeridono.