Onimusha: Way of the Sword ha una data su PS5: esce il 25 settembre 2026

Capcom ha scelto il 25 settembre 2026 per portare Onimusha: Way of the Sword su PS5. Per la serie è un passaggio pesante: è il primo vero capitolo principale nuovo di zecca dopo più di vent’anni. In pratica torna in scena un marchio che per molto tempo è rimasto fermo ai margini, e lo fa in uno dei mesi più affollati e aggressivi di tutto il calendario PlayStation.

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La concorrenza, sulla carta, è parecchia. Eppure il publisher giapponese non sta dando l’idea di volersi fare da parte.

Akihito Kadowaki, producer di Onimusha: Way of the Sword, ha raccontato che il team è rimasto sorpreso nel vedere quante uscite si siano accumulate proprio a settembre. Sul rischio di venire schiacciati, però, è stato piuttosto netto: Capcom, parole sue, “non è preoccupata” e pensa che Onimusha: Way of the Sword abbia comunque lo spazio per farsi notare.

Basta guardare il calendario per capire da dove nasce il dubbio.

Onimusha: Way of the Sword arriverà accanto a una serie di titoli molto attesi: The Blood of Dawnwalker il 3 settembre, Marvel’s Wolverine il 15 settembre, Dune: Awakening il 22 settembre, Control Resonant il 24 settembre e Silent Hill: Townfall, anche lui in arrivo il 24 settembre.

Tradotto: Capcom si sta infilando in una settimana in cui l’attenzione del pubblico rischia di sparpagliarsi fra diverse uscite pesanti.

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Nonostante questo, in casa Capcom pensano che la posizione di Onimusha: Way of the Sword sia leggibile fin da subito.

La scommessa è abbastanza chiara: il nome Onimusha, insieme a un’identità di gameplay ben marcata, può attirare sia chi la serie la conosce da anni sia chi, come te, sta cercando un action in terza persona che non assomigli ai blockbuster più cinematografici di quel periodo.

Qui il punto è proprio questo.

Onimusha: Way of the Sword non sembra voler competere con i prodotti che si reggono soprattutto sulla messa in scena. Al contrario, dà l’idea di voler spingere su un’identità più netta, più facile da leggere, più sua.

Per Capcom, gli elementi che rendono il gioco riconoscibile al primo colpo sono il combattimento costruito attorno alla spada, il ritorno della storica meccanica Issen e il protagonista Musashi.

Messa così, è una combinazione che punta meno al puro colpo d’occhio e molto di più su tempismo, precisione e duello a corta distanza.

Anche il ritorno dell’Issen è un segnale interessante, perché rimette al centro il colpo assestato al momento giusto e non soltanto l’effetto spettacolare.

Le somiglianze con altri action in terza persona di richiamo si vedono, questo sì, ma Onimusha: Way of the Sword sembra voler andare un po’ oltre nella costruzione di un’identità più tecnica e più legata alla spada come fulcro del gioco.

Anche la macchina promozionale si è mossa presto.

Una demo giocabile di Onimusha: Way of the Sword è già disponibile e i preordini sono già partiti. Sono indizi piuttosto chiari di una campagna marketing avviata con largo anticipo rispetto all’uscita.

In un mese saturo come settembre, far arrivare il pubblico al day one con un’idea precisa di cosa sia Onimusha: Way of the Sword può cambiare davvero le cose. Soprattutto se vuoi evitare che il gioco venga confuso dentro al rumore di fondo di tutte le altre release.

E settembre, in effetti, sta già costringendo altri editori a rivedere i piani.

Valor Mortis è scivolato a ottobre, mentre Lords of the Fallen II è stato rinviato ai primi mesi del 2027.

Sono spostamenti che dicono molto su quanto la finestra autunnale sia diventata delicata per chi non ha intenzione di finire in mezzo al fuoco incrociato dei nomi più grossi.

Per Capcom, comunque, il ritorno di Onimusha non è un caso isolato. Rientra in un piano più ampio.

L’idea è rimettere in circolo IP ferme da anni, aggiornandole e sfruttando la fiducia costruita con le uscite più recenti.

Negli ultimi anni questo metodo ha dato risultati solidi. Adesso viene messo alla prova con una serie che ha un peso nostalgico forte, ma che deve ancora trovare un nuovo posto nel mercato di oggi.

Qualche incognita, in ogni caso, resta.

Finora gran parte della discussione si è concentrata soprattutto sui mercati occidentali. Si sa ancora poco, invece, su come Capcom immagini la ricezione in Giappone e nel resto dell’Asia, su quali effetti commerciali possa avere un lancio così vicino ad altri titoli grossi e su alcuni dettagli legati alla localizzazione.

Capcom, però, ha già lasciato intendere di voler pubblicare una versione globale unica e non censurata di Onimusha: Way of the Sword. E per la parte di community che guarda con attenzione a questi aspetti, non è un messaggio da poco.

The Super Mario Galaxy Movie arriva il 30 luglio su Peacock: data ufficiale per lo streaming

The Super Mario Galaxy Movie: dal 30 luglio arriva in streaming su Peacock

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The Super Mario Galaxy Movie sbarcherà su Peacock il 30 luglio 2026, completando così il classico percorso di distribuzione: prima il cinema, poi il noleggio e l’acquisto digitale, infine lo streaming incluso nell’abbonamento.

L’uscita sarà in esclusiva su Peacock, seguendo lo stesso schema già usato per The Super Mario Bros. Movie.

Se stavi aspettando di guardarlo da casa senza passare dall’acquisto digitale, la data da tenere a mente è il 30 luglio 2026.

Anche questa volta, dunque, la finestra streaming del franchise passa da Peacock, come già accaduto con il precedente film di Universal dedicato al celebre idraulico di Nintendo.

A quel punto, per il film si chiude di fatto il normale ciclo distributivo.

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Per The Super Mario Galaxy Movie il tragitto è stato quello che ormai conoscono bene tutti i blockbuster: uscita in sala, arrivo sulle piattaforme digitali a pagamento e, solo dopo, disponibilità in abbonamento.

È il percorso tipico dei grandi film d’animazione. Nel caso di Mario, però, l’attesa era più alta del solito, sia per il peso del marchio sia per i numeri messi insieme al botteghino.

E i numeri, infatti, sono stati enormi.

The Super Mario Galaxy Movie è stato uno dei maggiori fenomeni commerciali dell’anno, con un incasso globale di circa 1,008 miliardi di dollari a fronte di un budget di 110 milioni.

Di quella cifra, circa 430 milioni sono arrivati dal mercato domestico, mentre 578 milioni sono arrivati dai mercati internazionali.

Quel risultato ha portato The Super Mario Galaxy Movie in cima alla classifica del film con i maggiori incassi del 2026, ribadendo ancora una volta quanto il brand Nintendo riesca a imporsi anche lontano dai videogiochi.

Tra i mercati internazionali che hanno risposto meglio ci sono stati Messico, Regno Unito, Francia e Germania, segno di un richiamo ampio e tutt’altro che locale.

Sul versante del cast vocale, il film ha rimesso insieme parecchi nomi già familiari ai fan: Chris Pratt, Anya Taylor-Joy, Charlie Day e Jack Black.

Tra le novità più visibili ci sono Brie Larson nel ruolo di Rosalina e Donald Glover come Yoshi.

La trama porta Mario e i suoi alleati in una missione intergalattica per salvare Princess Rosalina da Bowser Jr., spostando la serie verso toni più cosmici e più spettacolari rispetto al capitolo precedente.

Sull’accoglienza, invece, il quadro è stato molto meno compatto.

Secondo Rotten Tomatoes, il film si è fermato al 43% da parte della critica, dato che riflette recensioni miste o negative. Il pubblico, al contrario, l’ha premiato con un ben più solido 89%.

Lo scarto tra critici e spettatori dice parecchio: il fascino del personaggio e la componente di puro intrattenimento hanno contato più delle obiezioni legate alla scrittura o al ritmo.

Per Nintendo, un risultato del genere dà ancora più peso ai piani cinematografici già in movimento.

C’è il live-action di The Legend of Zelda già annunciato, e in più l’ingresso di nuovi personaggi insieme ai cameo sparsi nei film di Mario continua ad alimentare le ipotesi su un possibile crossover in stile Super Smash Bros..

Intanto il prossimo passaggio è molto più concreto: dal 30 luglio 2026, il viaggio galattico di Mario sarà disponibile anche per chi aspetta lo streaming.

GTA 6 su PS5 Pro: i 60 fps restano improbabili

GTA 6 su PS5 Pro: i 60 fps sembrano ancora lontani

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Per Digital Foundry, vedere Grand Theft Auto 6 (GTA 6) girare a 60 fotogrammi al secondo su PlayStation 5 Pro (PS5 Pro) resta, almeno per ora, uno scenario poco credibile. E il discorso, a quanto pare, non riguarderebbe solo la console mid-gen di Sony, ma anche le altre macchine current-gen.

È una delle speranze che si trascinano da anni attorno al gioco. Però la possibilità di avere GTA 6 a 60 fps su console potrebbe tranquillamente non arrivare al lancio.

Il punto, spiegano gli analisti di Digital Foundry, è semplice: per un open world delle dimensioni e della complessità che ci si aspetta da Rockstar, i 60 fps sarebbero “un obiettivo fuori portata”. A pesare di più non sarebbe neppure la grafica in sé. Il vero nodo sarebbe la CPU.

Nella loro analisi, Digital Foundry riconosce a PS5 Pro miglioramenti importanti sul lato GPU, ray tracing e upscaling tramite PSSR. Il salto del processore rispetto alla PlayStation 5 standard, invece, viene giudicato piuttosto contenuto. Ed è proprio lì che la questione si fa delicata per un gioco come GTA 6.

Perché un titolo del genere non deve limitarsi a mostrare un mondo enorme. Deve farlo vivere, istante per istante. Città piene di NPC, traffico, fisica dei veicoli, intelligenza artificiale più avanzata, sistemi dinamici e, con ogni probabilità, anche effetti in ray tracing: per Digital Foundry sono tutti elementi che finiscono per gravare soprattutto sulla CPU.

E se il collo di bottiglia è quello, una GPU molto più potente da sola non basta a far comparire magicamente i 60 fps.

Da qui l’ipotesi che Digital Foundry considera più realistica: un debutto a 30 fps, almeno come modalità principale. C’è però un’altra possibilità che ritengono plausibile, cioè una modalità a 40 fps su PS5 Pro. Avrebbe senso soprattutto per chi gioca su un display a 120 Hz.

Una soluzione del genere darebbe una sensazione di fluidità migliore rispetto ai 30 fps classici, con un frame pacing più regolare, senza dover puntare al salto ben più pesante verso i 60 fps. Sarebbe anche una via di mezzo coerente con il tipo di ambizione tecnica che Rockstar Games sembra avere in mente.

Lo scetticismo, poi, non nasce certo dal nulla. Digital Foundry ricorda che Rockstar Games ha già pubblicato Grand Theft Auto IV, Grand Theft Auto V e Red Dead Redemption 2 a 30 fps su console. I 60 fps sono arrivati solo dopo, grazie a hardware più potente, nuove edizioni o aggiornamenti specifici.

Anche per questo è difficile immaginare un cambio di direzione così netto proprio con GTA 6, soprattutto se il gioco dovesse davvero spingere ancora più in alto la simulazione dell’open world.

Ci sono anche un paio di indizi più concreti che stanno alimentando la discussione. Sul PlayStation Store, per esempio, Grand Theft Auto 6 compare già con il marchio “PS5 Pro Enhanced”.

Questo fa capire che il gioco sfrutterà in qualche forma la console mid-gen di Sony, ma non dice nulla, almeno per ora, sulla presenza effettiva di una modalità a 60 fps. Nelle ultime settimane, inoltre, sono circolate indiscrezioni su una possibile modalità prestazioni, tra fonti giornalistiche non ufficiali e inserzioni di retailer che parlavano di “fps più alti” o di frame rate più stabili.

Per ora, però, restano segnali piuttosto fragili. Potrebbero basarsi su informazioni non confermate o, più banalmente, su descrizioni generiche legate al semplice bollino PS5 Pro.

Al momento, insomma, siamo ancora nel campo delle voci. Non resta che aspettare per capire se Grand Theft Auto 6 offrirà davvero una modalità a 60 fps su PS5 Pro o sulle altre console current-gen.

Finché Rockstar Games non mostrerà nel dettaglio le modalità grafiche del gioco, qualsiasi valutazione resterà provvisoria. Una cosa, però, si può dire già adesso: se GTA 6 arrivasse davvero a 60 fps su console, sarebbe una svolta tecnica di peso anche per gli standard abituali dello studio.

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GTA 6 domina già il PlayStation Store: l’Ultimate Edition guida i preordini

I preordini di Grand Theft Auto 6 sono partiti il 25 giugno 2026 e il gioco ha già preso possesso di buona parte del PlayStation Store. Le classifiche pubblicate nelle varie regioni mostrano GTA 6, il nuovo colosso firmato Rockstar Games, in testa negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone, in Corea del Sud e in diversi mercati europei.

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Basta guardare le top chart regionali del PlayStation Store per capire l’aria che tira: la domanda iniziale è fuori scala, persino per una serie che di numeri enormi vive da anni.

GTA 6 è in vetta al PlayStation Store globale

Il punto non è soltanto vedere GTA 6 comparire nelle classifiche. Quello colpisce fino a un certo punto. A impressionare davvero è quanto il gioco sia sparso ovunque, quasi senza eccezioni. Nei Paesi monitorati da diversi osservatori, il primo posto è suo praticamente in ogni store.

Le eccezioni ci sono, ma sono poche. Tra queste compaiono mercati come Kuwait e Taiwan, dove il titolo risulta non disponibile oppure potrebbe essere soggetto a restrizioni di vendita, almeno stando a quanto si vede negli store locali. C’è poi un altro aspetto da tenere presente: le classifiche del PlayStation Store si basano sui ricavi, non sul semplice numero di copie vendute. Ed è proprio questo dettaglio che aiuta a leggere meglio un altro segnale emerso nelle ultime ore.

L’Ultimate Edition sembra essere la vera macchina da soldi

In diversi store regionali, la versione messa meglio non è l’edizione standard, ma la Ultimate Edition, proposta attorno ai 100 euro. Non è un dettaglio da poco, perché lascia pensare non soltanto a un volume altissimo di preordini, ma anche a una disponibilità molto forte, da parte del pubblico, a spendere di più subito.

Certo, un sistema basato sul fatturato tende per sua natura a spingere in alto le edizioni premium. Quindi il primato dell’Ultimate Edition non si può tradurre automaticamente in un numero di copie superiore rispetto alla standard. Però il quadro, nel complesso, resta piuttosto nitido: Rockstar Games sta già incassando cifre enormi nella fase di prevendita.

La scelta dell’“edizione fisica senza disco” può aver spinto il digitale

Tra i fattori che possono aver accelerato i preordini digitali c’è anche la gestione, parecchio discussa, dell’edizione retail di GTA 6. Secondo le informazioni circolate nelle ultime settimane, la versione venduta nei negozi includebbe soltanto un codice per il download, senza disco.

Se il prezzo è allineato a quello del digitale e in più sparisce qualsiasi vero margine di rivendita, è facile capire perché molti utenti possano aver scelto di comprare direttamente dal PlayStation Store. Sul piano commerciale, per Rockstar Games questa strategia significa più controllo sulla distribuzione, sulla comunicazione e anche sulla prevenzione delle fughe di notizie. In più, limita il peso del mercato dell’usato.

Non sorprende, quindi, che la decisione abbia attirato critiche da parte dei consumatori e che, secondo alcune segnalazioni, abbia spinto perfino alcuni rivenditori a non mettere in vendita il boxed code.

Numeri enormi, ma con prudenza

Sul fronte della domanda stanno circolando cifre che fanno girare la testa: oltre 39 milioni di preordini e circa 3 miliardi di incassi nel primo giorno. Per ora, però, restano numeri non verificati in modo indipendente. Se venissero confermati, supererebbero persino le stime più alte sui costi complessivi di sviluppo e marketing del gioco, che in alcune valutazioni arrivano fino a 2 miliardi.

Resta aperta anche la discussione sul divario tra PlayStation 5 e Xbox. Alcuni report hanno parlato di vendite su PS5 circa otto volte superiori rispetto a quelle su Xbox, ma Microsoft ha contestato questa interpretazione, sostenendo di aver registrato ordini record anche sulla propria piattaforma.

GTA 6 uscirà il 19 novembre 2026 su PS5 e Xbox Series X/S. Nel frattempo continua a muoversi anche il fronte interno all’azienda: secondo quanto riportato nelle ultime settimane, alcuni dipendenti di Rockstar Games stanno cercando il riconoscimento sindacale, dopo le precedenti controversie sui licenziamenti che i critici hanno definito anti-sindacali e che la società ha invece ricondotto a casi di gravi comportamenti scorretti.

Kingdom Hearts 2 torna al centro del dibattito: per il director di Clair Obscur è ancora uno dei migliori action RPG di sempre

Per Guillaume Broche, director di Clair Obscur: Expedition 33, Kingdom Hearts 2 resta ancora oggi uno dei migliori action RPG mai creati.

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Kingdom Hearts 2, l’action RPG di Square Enix, continua a tornare fuori ogni volta che si parla di giochi di ruolo d’azione fatti bene. Guillaume Broche, director di Clair Obscur: Expedition 33, lo ha definito “uno dei migliori action RPG mai creati” e ha ammesso che c’è “qualcosa in quel gameplay” che prova a rincorrere “da allora”. Quando il discorso si sposta su Kingdom Hearts 3, il tono cambia: Broche è molto più cauto e, in sostanza, dice che il terzo capitolo non è riuscito a riprendersi tutto quello che Kingdom Hearts 2 aveva costruito sul fronte del combat system.

Su Kingdom Hearts 3, appunto, Guillaume Broche pesa di più le parole. “Non è male”, il senso è quello, ma per lui il terzo capitolo non ha recuperato fino in fondo ciò che Kingdom Hearts 2 aveva già centrato nel sistema di combattimento. Se la serie la segui da anni, è un’opinione che hai già sentito parecchie volte. Detto da uno dei nomi più chiacchierati dell’RPG di oggi, però, fa un altro effetto.

Perché Kingdom Hearts 2 resta un riferimento per gli action RPG

Kingdom Hearts 2 viene citato ancora così spesso per un motivo molto concreto: tanti giocatori ricordano il suo combat come veloce, fluido e allo stesso tempo più profondo di quanto sembrasse a un primo sguardo. Era spettacolare, sì, ma senza perdere precisione nei controlli. E soprattutto aveva sistemi capaci di premiare sia chi voleva semplicemente divertirsi, sia chi preferiva studiarlo a fondo e tirarne fuori ogni possibilità.

Tra le cose che i fan continuano a ricordare ci sono le Drive Form, che cambiavano davvero il passo e l’approccio agli scontri. C’era poi la funzione Reaction Command, utile per aggiungere varietà e dinamismo senza rompere il ritmo dell’azione. Per molti è lì che Kingdom Hearts 2 ha trovato la sua forza: un equilibrio raro tra accessibilità e profondità meccanica, abbastanza solido da reggere ancora oggi.

Cosa non ha convinto di Kingdom Hearts 3

Kingdom Hearts 3 ha alzato parecchio il livello della spettacolarità, dell’ampiezza degli scontri e, più in generale, della messa in scena. Eppure una parte della community ha sempre avuto la sensazione che il combattimento fosse meno stretto, meno reattivo, meno preciso rispetto a quello di Kingdom Hearts 2.

Una delle critiche tornate più spesso riguarda Attraction Flow. Per alcuni era un sistema troppo semplice e, in certi momenti, persino invasivo. La sensazione diffusa era questa: mosse molto scenografiche, certo, ma anche capaci di spezzare il ritmo dello scontro invece di esaltarlo. E così si finiva per perdere proprio quella tensione costante che aveva reso memorabile il secondo capitolo.

Perché il parere di Broche conta oggi

Le parole di Guillaume Broche non arrivano nel vuoto. Clair Obscur: Expedition 33 è stato uno dei giochi più celebrati degli ultimi mesi e il suo successo critico, con tanto di Game of the Year ai Game Awards 2025 secondo quanto riportato, rende la sua opinione parecchio rilevante quando si discute di come stanno cambiando gli RPG moderni.

Si intravede anche una linea di influenza abbastanza chiara. Guillaume Broche ha già citato Final Fantasy e Hironobu Sakaguchi tra le sue ispirazioni, quindi questa ammirazione per Kingdom Hearts 2 aiuta anche a leggere meglio da dove venga la sua idea di un combat system elegante, leggibile e coinvolgente.

E il momento non potrebbe essere più adatto. La discussione sulla serie Square Enix si è riaccesa dopo il recente trailer di Kingdom Hearts 4 che, avrebbe confermato uscite su PS5, Xbox Series X|S, PC e Nintendo Switch 2.

Nel frattempo, Square Enix ha annunciato anche la cancellazione del gioco mobile Kingdom Hearts Missing-Link. Con tutto questo sullo sfondo, il confronto con Kingdom Hearts 2 sembra destinato a tornare, ancora una volta, al centro della discussione.

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Call of Duty: Modern Warfare 4: niente Game Pass al lancio, è ufficiale

Call of Duty: Modern Warfare 4: niente Xbox Game Pass al day one

Call of Duty: Modern Warfare 4 non sarà su Xbox Game Pass al day one, il 23 ottobre giorno in cui il nuovo capitolo uscirà su PS5, Xbox Series X|S, PC e Switch 2. Nelle inserzioni promozionali usate per il reveal compare infatti una nota chiarissima: il gioco è “non disponibile su Xbox Game Pass quest’anno”.

Ed è un dettaglio che pesa. Soprattutto perché arriva dopo due anni in cui Microsoft aveva abituato il pubblico a vedere i capitoli più grossi di Call of Duty inclusi nell’abbonamento fin dal lancio.

Modern Warfare 4 su Game Pass: cosa sappiamo

Il punto, alla fine, è molto semplice: se vuoi giocare a Call of Duty: Modern Warfare 4 appena esce, dovrai comprarlo.

Per ora, almeno stando alla formula scelta nelle pubblicità del reveal, non c’è alcun debutto immediato nel catalogo Xbox Game Pass. Anzi, quella dicitura lascia pensare che Call of Duty: Modern Warfare 4 non entrerà nel servizio per tutto il 2025.

Per Microsoft è una sterzata piuttosto netta.

Call of Duty: Black Ops 6 nel 2024 e Call of Duty: Black Ops 7 nel 2025 erano stati presentati come uscite di primo piano disponibili su Game Pass dal giorno uno. Il messaggio passato, negli ultimi tempi, era chiaro: i first-party Xbox sarebbero arrivati subito anche in abbonamento.

Adesso quell’aspettativa sembra meno solida. I nuovi Call of Duty potrebbero approdare su Game Pass circa un anno dopo l’uscita, non più al day one.

Uscita il 23 ottobre su PS5, Xbox, PC e Switch 2

Sul lancio, invece, il quadro annunciato con il reveal resta molto lineare. Call of Duty: Modern Warfare 4 uscirà il 23 ottobre su PS5, Xbox Series X|S e PC, con debutto nello stesso giorno anche su Switch 2.

Il fatto che Call of Duty: Modern Warfare 4 arrivi contemporaneamente su tutte le principali piattaforme rende ancora più evidente l’assenza da Game Pass. Qui Microsoft non sta usando l’abbonamento come spinta promozionale. La campagna, almeno per ora, va dritta sulle vendite classiche.

Perché Microsoft sta cambiando strategia

Dietro questa scelta ci sarebbe prima di tutto una questione di soldi. Secondo diverse ricostruzioni, il debutto di Call of Duty: Black Ops 6 su Game Pass nel 2024 sarebbe costato a Microsoft centinaia di milioni di dollari in ricavi potenziali. Da lì, la decisione di rivedere l’equilibrio tra crescita del servizio e incassi da vendita diretta.

Non sorprende quindi che la comunicazione attorno a Call of Duty: Modern Warfare 4 insista parecchio sui bonus preordine, compresi incentivi come l’accesso anticipato alla campagna. È il classico meccanismo pensato per spingerti a comprare subito, invece di aspettare un eventuale arrivo nel catalogo.

Un messaggio che crea confusione

La scritta “non su Game Pass” nelle pubblicità ha già acceso la discussione.

Per alcuni osservatori è una formula maldestra, perché finisce per ricordare ai giocatori una promessa implicita che Microsoft stessa aveva contribuito a costruire negli ultimi anni: vedere i grandi first-party disponibili nel servizio fin dal lancio.

Il punto, semmai, è capire che effetto avrà questa scelta più avanti.

Nel breve periodo la situazione confonde i fan. Nel medio, però, le domande vere sono altre: che impatto avrà sulla crescita degli abbonati Xbox Game Pass, sul valore percepito del servizio e sulla risposta dei mercati globali? Per ora c’è una sola certezza: a ottobre Call of Duty: Modern Warfare 4 si compra.

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Super Meat Boy 3D arriva oggi in formato fisico in Europa: su Switch 2 e PS5

Super Meat Boy 3D arriva finalmente anche in edizione fisica in Europa. Da oggi, 30 giugno 2026, il nuovo capitolo 3D della serie è disponibile su Nintendo Switch 2 e PlayStation 5, con distribuzione affidata a Meridiem, a qualche mese di distanza dall’uscita digitale del 31 marzo 2026.

Per il debutto europeo nei negozi sono previste due versioni: Standard Edition e Special Edition. Due proposte pensate soprattutto per chi, oltre alla copia del gioco, vuole portarsi a casa anche qualche extra da collezione.

In Nord America i preordini di Super Meat Boy 3D sono già partiti. Per i mercati asiatici, invece, al momento non si vedono annunci ufficiali diffusi su larga scala per un’edizione fisica.

Super Meat Boy 3D: cosa include l’edizione fisica e dove è disponibile

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La Standard Edition di Super Meat Boy 3D contiene il gioco completo, un set di adesivi e una copertina reversibile. La Special Edition mette sul tavolo qualcosa in più: una sleeve speciale, una cartolina lenticolare, una patch in tessuto e un artbook.

L’edizione fisica arriva diversi mesi dopo la pubblicazione digitale, uscita il 31 marzo 2026. Chi voleva giocare a Super Meat Boy 3D, insomma, ha già avuto tutto il tempo per farlo in formato digitale; queste versioni sembrano rivolgersi soprattutto ai collezionisti e a chi segue la serie da anni.

il passaggio dal 2D al 3D è il vero punto chiave

Più ancora del formato, a far discutere attorno a Super Meat Boy 3D è stata la scelta di cambiare struttura al gioco.

Super Meat Boy si è costruito un nome con un platforming precisissimo, quasi chirurgico, e con una difficoltà durissima ma spesso percepita come corretta. Qui quel DNA resta, però passa dal 2D alla terza dimensione.

Ed è un cambiamento grosso.

Per una serie con un’identità così riconoscibile, non è un dettaglio da poco. Nelle recensioni di Super Meat Boy 3D, parecchi hanno apprezzato il fatto che il gioco riesca comunque a tenere controlli veloci e reattivi, un aspetto decisivo in un titolo fatto di salti al millimetro, trappole e morti quasi istantanee.

Non sono mancati, però, i rilievi più critici. Alcune recensioni hanno segnalato problemi con la telecamera e con la lettura della profondità, due fattori che in un platform tanto punitivo possono trasformare un errore comprensibile in una morte frustrante. Gran parte della discussione è girata proprio attorno a questo punto: il 3D dà aria nuova alla formula, ma mette anche sotto pressione quell’equilibrio delicatissimo tra sfida e sensazione di controllo che ha reso celebre la saga.

Chi c’è dietro al nuovo capitolo

Super Meat Boy 3D è stato sviluppato da Sluggerfly insieme a Team Meat. La pubblicazione digitale è stata seguita da Headup, mentre questa nuova uscita fisica nei negozi europei porta la firma di Meridiem.

Anche per la serie, in sé, è un passaggio che pesa.

L’originale Super Meat Boy, uscito nel 2010, si era ritagliato in fretta una reputazione enorme grazie alla sua difficoltà estrema e al ritmo immediato. Entro gennaio 2012 aveva già superato il milione di copie vendute, mentre alcune stime riferite alla sola versione PC parlano di circa 2,97 milioni di copie.

Con questo nuovo capitolo in 3D, Super Meat Boy prova ad allargare i confini della propria identità senza perdere la sua natura brutale.

Adesso, con l’arrivo delle edizioni fisiche, Super Meat Boy 3D ha anche un modo in più per parlare direttamente ai fan di lunga data.

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Tempesta tropicale Arthur e tornado in arrivo: le app meteo da usare ora

In queste ore la tempesta tropicale Arthur, primo sistema con nome della stagione atlantica 2026, si sta avvicinando alla costa del Golfo degli Stati Uniti. Intanto tra Midwest e Grandi Pianure si prepara una fase di maltempo che potrebbe farsi pesante, con temporali intensi e possibili tornado. Se vuoi seguire Arthur e i temporali estivi senza perdere tempo, avere un’app meteo fatta bene cambia parecchio.

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Per milioni di utenti, oggi, il primo posto dove si guarda non è più il sito del servizio meteorologico nazionale. È il telefono.

E quando il quadro cambia in fretta, è lì che si vede se un’app regge oppure no: radar, allerte, precisione sul breve periodo, interfaccia leggibile al volo.

Le migliori app meteo per seguire Arthur e i temporali estivi

Se l’app meteo già installata su iPhone o Android ti sta stretta, le alternative di terze parti che continuano a circolare di più sono The Weather Channel, AccuWeather, Weather Underground, MyRadar e RadarScope. RadarScope, in particolare, piace molto agli utenti più esperti perché mette a disposizione radar ad alta risoluzione, dati NEXRAD e un livello di personalizzazione piuttosto alto.

Non vince sempre l’app che mostra “più dati”. Spesso queste piattaforme pescano dalle stesse fonti pubbliche, come il National Weather Service negli Stati Uniti. La differenza la fanno altre cose: la rapidità con cui si aggiorna tutto, facile leggere le informazioni, la qualità delle mappe radar, il rilevamento dei fulmini, le previsioni delle precipitazioni minuto per minuto e notifiche di allerta che arrivano in tempo.

C’è anche il rilevamento dei fulmini, che torna utile per capire più in fretta quanto un temporale stia chiudendo le distanze.

Alla fine, per chi guarda l’app in un momento del genere, conta soprattutto questo: capire in pochi secondi se stanno arrivando grandine, vento forte o un nubifragio.

Stagione atlantica sotto la media, ma non senza pericoli

Secondo le previsioni della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e della Colorado State University, il 2026 potrebbe chiudersi con una stagione atlantica probabilmente sotto la norma, con 8-14 tempeste con nome. La spiegazione più probabile è un episodio di El Niño da moderato a forte, che tende ad aumentare il wind shear e a rendere più difficile la formazione dei cicloni nell’Atlantico.

Ma da qui a parlare di stagione tranquilla ce ne passa. Gli esperti lo ripetono da anni: basta un solo uragano in landfall per trasformare un’annata modesta sulla carta in una stagione devastante per le comunità colpite.

Il pericolo immediato potrebbe non essere tropicale

Nel breve periodo, per molte zone degli Stati Uniti la minaccia più concreta potrebbe arrivare altrove, non dagli uragani ma da una configurazione atmosferica nota come ring of fire. All’inizio dell’estate questo schema può favorire venti distruttivi, grandine di grosse dimensioni, tornado e ondate di calore pericolose nel centro del Paese e nel Midwest.

Vale la pena tenerlo presente anche se non vivi lungo la costa. Oggi seguire il meteo significa stare dietro a fenomeni estremi che vanno ben oltre le classiche aree degli uragani.

Privacy: il lato meno visibile delle app meteo

Poi c’è un altro punto, meno evidente ma tutt’altro che secondario: la privacy. Molte app meteo raccolgono e condividono dati degli utenti, soprattutto quelli legati alla posizione. Sono dati necessari per offrire previsioni locali, certo, ma dal punto di vista commerciale restano molto sensibili.

Prima di installare un servizio, conviene dare un’occhiata alle autorizzazioni che chiede, capire se la geolocalizzazione resta sempre attiva e verificare con chi vengono condivisi i dati. È un piccolo costo in termini di attenzione, ma può voler dire un po’ più di privacy, specie in un mercato che, secondo le stime, potrebbe arrivare a 1,4 miliardi entro il 2028.

La comodità resta al centro. Però la trasparenza pesa sempre di più.

Se vuoi arrivare all’estate delle allerte improvvise un po’ meno scoperto, la scelta giusta non è semplicemente avere un’app meteo. È averne una con un radar chiaro, notifiche affidabili e politiche sui dati che si capiscano senza doverle decifrare.

A quel punto entra in gioco anche una questione etica: quanta della tua posizione sei disposto a condividere per sapere con qualche minuto di anticipo se sta arrivando grandine, vento forte o un nubifragio?

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