Fino a ora, sembrava impossibile che un biopic musicale riuscisse a sfondare la barriera del miliardo di dollari. Se non c’era riuscito neppure Bohemian Rhapsody prima della pandemia, come poteva succedere adesso, quando la frequentazione delle sale è cambiata in modo drammatico? Questo era quello che pensavano in molti finché il biopic su Michael Jackson non è arrivato nei cinema ad aprile, dimostrando che, per quanto ci ostiniamo, un «Hee-hee!» continua a smuovere montagne.
Smooth winner
Nonostante i suoi gravi problemi di produzione (il che è logico, vista la vita che stavano raccontando), Michael ha appena superato il miliardo di dollari al botteghino mondiale, una cifra simbolica che conferma gli incassi che macinava praticamente dal primo weekend: dopotutto, è costato 200 milioni di dollari, quindi in Lionsgate devono festeggiando.
Quest’anno, solo Super Mario Galaxy (e fra poco Toy Story 5) è riuscito a superare la cifra magica, e anche se per Michael non è stato facile è innegabile che se lo sia guadagnato con le unghie e con i denti, con cali molto piccoli al botteghino di settimana in settimana e senza lasciare che le polemiche lo toccassero. Anzi: ha raggiunto il suo vero obiettivo e riportato la musica di Michael Jackson nelle playlist di tutto il mondo.
Naturalmente, il suo secondo capitolo è più che confermato, e resta solo il dubbio su come tratteranno le accuse contro di lui. Sì, sappiamo tutti quali. Per il momento, sappiamo che hanno girato parte di quella fase della sua vita ma l’hanno tagliata e messa in un cassetto per chiudere il film col botto, nel suo momento d’oro. Con metà del sequel già girata, la sua produzione è qualcosa che dovremmo dare per scontata fra capriole, urla e grandi hit.