Sappiamo già quanto ti costerà finire Fable

La settimana scorsa si è tenuta a Colonia la Gamescom, una delle grandi fiere del mondo dei videogiochi. Hanno partecipato migliaia di sviluppatori per presentare i loro giochi, compresi quelli di Playground Games, sviluppatori del nuovo Fable. E su Polygon hanno potuto parlare con loro e scoprire alcuni nuovi segreti del gioco. Per esempio, quanto durerà il gioco. Che sarà di circa 15-20 ore.

Un gioco breve, ma con contenuti

Lo ha detto il direttore associato Will Kennedy “abbiamo circa 15-20 ore di gioco nella storia principale, oltre ad altre 15-20 ore di esplorazione dell’open world e di missioni secondarie”. Ha chiarito che, anche se può sembrare poco, puoi raddoppiare facilmente quel tempo non appena ti lasci coinvolgere dal gioco e da ciò che propone. Ha aggiunto inoltre che “le possibilità di gioco sono illimitate, quindi puoi giocare letteralmente per sempre se è quello che vuoi”.

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Quindi anche se il gioco può non essere così mastodontico come altri RPG, senza dubbio ci offrirà contenuti più che sufficienti. E non dovremo nemmeno aspettare un’eternità per scoprirlo. Fable uscirà su PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC il 27 febbraio 2027.

Sony avrà a breve uno State of Play

Sony ha annunciato uno State of Play per il prossimo giovedì 3. Annunciato per le 15:00, ora italiana, hanno annunciato che riveleranno sia titoli dei PlayStation Studios sia titoli di studi di terze parti. Inoltre, lo stesso si concluderà con uno sguardo esteso a Final Fantasy VII Revelation, anche se non hanno chiarito che tipo di contenuti avrà.

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Uno State of Play dal sapore giapponese

Inoltre, dopo la conclusione di questo State of Play, ce ne sarà immediatamente dopo un altro, ma di tutt’altro tipo: uno State of Play Japan. Condotto da Yuki Kaji, questo State of Play si concentrerà esclusivamente su titoli sviluppati da studi giapponesi e asiatici, mostrando sia nuovi annunci sia nuovi filmati di gameplay di titoli già annunciati. Con uno spazio particolare dedicato a quest’area.

Tutto questo si potrà vedere sia sull’account di YouTube sia sull’account di Twitch della azienda. Il che conferma le voci secondo cui a settembre ci sarebbe stato uno State of Play ora confermato ufficialmente.

Si svela ufficialmente la dimensione della mappa di GTA6: è enorme!

Se c’è una cosa che Rockstar ha tenuto segreta è la dimensione della mappa di GTA 6. Si è speculato molto su quanto sarebbe stata grande, soprattutto tenendo conto che le dimensioni delle mappe dei suoi giochi non sono sempre andate aumentando: quella di Red Dead Redemption 2 non è più grande di quella di GTA 5. E sorprendentemente, sembra che questo nuovo capitolo ci sorprenderà per l’enormità della sua mappa.

Una mappa gigante

Rob Nelson, capo dello sviluppo di Rockstar, ha parlato con lo youtuber TGG in cui ha svelato quanto è davvero grande la mappa di Vice City e Leonida in GTA 6. Secondo quanto riporta TCG, “la mappa è grande il doppio della mappa di GTA 5, tre volte la dimensione della mappa di Red Dead 2. Vice City di per sé è grande il doppio di Los Santos, e Vice City e i suoi quartieri circostanti sono 11 volte più grandi di Los Santos e dei suoi dintorni”.

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Questo ci fa temere, perché così non coprirebbe nemmeno tutta la mappa. Non per niente, al momento, sono state svelate sei località: Vice City stessa, Port Gellhorn, l’arcipelago delle Leonida Keys, le paludi di Grassrivers, il Parco Nazionale Mount Kalaga e Ambrosia.

Come si incastrerà tutto questo nella mappa resta ancora da vedere, ma essendo grande il doppio della mappa di GTA 5 non sembra che abbiano avuto problemi a farci stare tutto. Quindi sembra che ci troveremo davanti a un gioco non solo pieno di contenuti, ma anche enorme. Esattamente quello che stanno aspettando tutti i suoi fan.

Il nuovo film di ‘Pokémon’ avrà come protagonista… il gioco di carte!

All’inizio è stato l’anime, poi i videogiochi e ora, senza alcun dubbio, il mondo si è fissato con un altro prodotto targato Pokémon: il gioco di carte collezionabili! Molte di esse si vendono per centinaia di migliaia di dollari, c’è gente che spende un sacco di soldi per aprire bustine vintage e, di fatto, il mercato che ci gira intorno ricorda totalmente quello degli NFT: un sacco di soldi per un disegno. Ma certo, visto l’interesse, come potrebbe il resto del franchise restare indietro?

Acchiappali tutti (se hai soldi illimitati)!

Da quando Ash Ketchum ha vinto la Lega Pokémon, i film della saga si sono presi una pausa. L’anime continua, ma i suoi protagonisti non sono neanche lontanamente popolari quanto Ash. Per questo, i fan non dovrebbero aspettarsi di vedere Liko e Roy nel film che uscirà dopo sei anni di assenza dalle sale giapponesi: Pokémon Wild Card. Come puoi immaginare, il film parlerà di un giocatore di carte accompagnato dal suo Mimikyu (il mio pokémon preferito, tra l’altro).

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L’unica cosa che sappiamo è che uscirà nel 2027, e abbiamo un piccolo teaser per stuzzicare la curiosità. Essendo uno spin-off può permettersi di andare completamente per conto suo e, chissà, magari offrirci, pur essendo ovviamente una pubblicità, una storia adulta sufficientemente interessante. Sappiamo che lo studio dietro al progetto è CloverWorks, che ha realizzato film come Spy x Family e Fate/Grand Order, oltre ad avere tra le mani la nuova serie di Evangelion. Ehi, non si sa mai: magari siamo davanti alla rinascita dell’anime di Pokémon!

È l’ultimo di una bella manciata di annunci su Pokémon, inclusi una parodia del Don Chisciotte realizzata da Aardman Studios per Disney+, i nuovi giochi che usciranno l’anno prossimo su Switch 2 o la nuova stagione di La concierge Pokémon. Una cosa è chiara: man mano che il pubblico cresce, la saga ha deciso di non restare indietro. Vedremo mai videogiochi e serie davvero per adulti? Si può solo sognare.

L’attrice che ha realizzato il suo sogno di apparire in un film Marvel… finché non ha visto come avevano tagliato tutte le sue scene

Nei fumetti di Spider-man, Peter Parker ha sempre avuto diverse storie d’amore. Ora Gwen, ora Felicia, ora MJ, ora Silk. Ovviamente, le cose non sono sempre andate bene sotto quell’aspetto (inclusi matrimoni dimenticati, figlie scomparse e fidanzate morte), ma questo valzer è essenziale per capire la storia del supereroe. Per questo era così emozionante e importante ciò che hanno provato a fare in The Amazing Spider-man 2… con un risultato finale tristissimo.

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Mary Jane non vive più qui

Shailene Woodley, oggi nota per la saga Divergente, Motor City, Pretty Little Liars o La vita segreta di una teenager americana, stava per avere la sua grande occasione interpretando Mary Jane Watson. Sì, proprio la Mary Jane Watson che hai in mente, la fidanzata eterna di Peter Parker, nel secondo capitolo di The Amazing Spider-man. Girò le sue scene, rimase in attesa del montaggio finale e… Be’, se hai visto il film sai che non è mai arrivata sullo schermo.

“Era il mio sogno perché Spider-man è il mio supereroe preferito. Mary Jane era il mio personaggio preferito da giovane, e, quando ottenni la parte, mi sembrò una cosa davvero entusiasmante. Abbiamo girato tre scene insieme, Andrew Garfield e io. E poi, un anno dopo, mi dissero ‘Be’, non sei più nel film. Abbiamo introdotto un sacco di personaggi nuovi e aspetteremo di… vedere cosa succede tra Gwen Stacy e Peter”. In altre parole: uccidiamo Gwen e poi vediamo che cosa facciamo con te.

Effettivamente, la sceneggiatura era lunghissima e un po’ sciocca, ma non è un motivo per mettere da parte un personaggio così importante… soprattutto quando non hanno mai fatto The Amazing Spider-man 3 e siamo rimasti con la voglia di vedere Woodley come MJ. Forse un giorno? Il multiverso è, in fin dei conti, molto, molto vasto…

Tom Cruise farà ‘Giorni di tuono 2’. Uno dei protagonisti della prima parte avverte già che Anne Hathaway è “woke”

Ti ricordi di Giorni di tuono? Nessuno te ne farebbe una colpa se la risposta fosse “La verità è che no”. Sono passati 34 anni da quando Tom Cruise è salito su un’auto da corsa insieme a Nicole Kidman, Cary Elwes, Robert Duvall e Randy Quaid. In fondo è una specie di remake sotto copertura di Top Gun che ha funzionato bene al botteghino (senza fare faville), ma visto il successo di Top Gun: Maverick… Perché non riprovarci?

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Scaldando i motori

Anche se si vociferava che questo nuovo capitolo di Giorni di tuono sarebbe stato un crossover con F1 e che ci sarebbe stato Brad Pitt, per il momento l’unica cosa che sappiamo per certo è che avremo Anne Hathaway. Questo è il suo grande anno al botteghino, e non c’è da stupirsi che le offrano progetti di grande richiamo come questo, che ha addirittura una data d’uscita: il 2 giugno 2028.

Tuttavia, non tutti sono contenti di questo sequel: Randy Quaid, che a quanto pare a 75 anni non chiameranno per fare un cameo, è molto contrariato. Il motivo? Che Anne Hathaway è “woke”. Nel 2026, e siamo ancora a questa stupidaggine. Ve lo dico: i suoi tweet sono pieni di assurdità come “Dobbiamo riavere Nicole Kidman. Non fare il vigliacco, Tom. Ti serve la protagonista originale. Non è personale, è cinema. Anne è sexy, perché se non te ne sei accorto, è incinta”. E già lo sai, le donne incinte non possono essere sexy. Come invecchiano male certi.

Giorni di tuono. Estate 2028. pic.twitter.com/rD3QLXfUyi

— Tom Cruise (@TomCruise) 29 agosto 2026

Naturalmente, qui non si tratta di gravidanze né di preoccuparsi per il sequel, ma di parlare di sé, da attore immerso fino al collo nel mondo MAGA qual è: “Anne Hathaway è di sinistra, woke e una scelta terribile per il pubblico MAGA di Giorni di tuono. È strano, sembra che vogliano farlo uscire per farlo fallire”. Vi ricordate del flop che doveva essere L’Odissea perché era “woke” e tutte quelle sciocchezze? Ecco, la stessa cosa, ma su quattro ruote.

‘I Simpson’ hanno appena rilasciato un nuovo episodio. È diverso da tutto quello che hai visto finora e vuole cambiare completamente la serie

È ormai da tempo che persino noi fan oltranzisti deI Simpson siamo stanchi. Abbiamo visto gli stessi episodi mille volte e continuiamo a trovarci nuovi gag, ma la serie è rimasta arenata, nei suoi episodi moderni, in un mare di mediocrità da cui si salvano solo pochi episodi come Pixelati e timorosi o Un Flanders serio (se non li hai visti, hai già dei compiti). La serie ha scoperto di essere migliore quando si riferisce a se stessa o quando fruga nel passato per sorprendere gli unici spettatori che restano: quelli di sempre. E su questa linea, l’ultimo speciale esclusivo per Disney+ ha proposto una piccola storia che farà la gioia di tutti i fan che da decenni seguiamo le sue avventure.

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Così non eravamo

Nel mezzo della stagione 2 dei Simpson, in un 1991 appena cominciato, Homer e Marge raccontarono la storia di come si conobbero al liceo nel 1974. L’episodio si intitolava Come eravamo, fu un successo e gettò le basi della storia d’amore dei genitori della famiglia, che molte persone non capivano. Sono passati 35 anni dalla sua messa in onda, e I Simpson non solo sono ancora in piedi, ma sono tornati al loro stile di animazione classico per raccontare un universo alternativo in cui Marge non esisteva, Homer non si sposava mai e diventava milionario suo malgrado.

L’episodio in questione si chiama Yellow Mirror, e usa il pretesto di Black Mirror per raccontare due storie “strane” sulla famiglia, nello stile degli speciali di Halloween. Il secondo è una ribellione dei tablet contro la città guidata da una Maggie Simpson che decisamente non ha capito che i bambini dovrebbero stare lontani dagli schermi e che, francamente, soffre di moltissimi dei problemi della serie moderna. Ma il primo, ah il primo, è una goduria assoluta. In esso abbiamo un universo alternativo in cui Homer, stufo di sentire ancora una volta la storia di come si conobbero, si mette a fissare molto da vicino una lampada fino a scoprire, nel pieno del flashback, che è andato a sbattere contro il muro (gag che, effettivamente, c’è nell’episodio originale)… e al risveglio, aveva immaginato tutta la sua vita.

Tutte le trame dei Simpson, compresa quella in cui Bart ha un elefante, erano avvenute nella sua immaginazione, e, come un Matt Groening fuori di sé, crea una serie su quella famiglia con cui ha convissuto, nella sua mente, per anni: i Sadson. È, allo stesso tempo, una celebrazione dell’eredità dei Simpson, una storia triste, una riflessione sulla fama e un episodio pieno di gag come non ne vedevamo da tempo. Alla fine, Homer diventa una specie di creatore assoluto, pazzo, fuori di sé, disposto a tutto pur di tornare alla sua vita normale, quella che ha soltanto sognato. O forse no?

Non è la prima volta che la serie gioca con se stessa (c’è il famoso “episodio finale”, o quella volta in cui Anonymous “hackerò” il segnale), ma è anche vero che, nel mare di mediocrità a cui ci ha abituati stagione dopo stagione, è piacevole vedere che I Simpson possono offrire qualcosa di più di episodi ripetitivi con battute mediocri. Ai loro tempi erano i re, e questo capitolo dimostra che potrebbe ancora essere così. Hanno solo bisogno di un po’ di impegno e di ricordare che il cuore della serie non sono mai state le gag di violenza fisica, ma una famiglia che, nonostante tutto, si vuole bene. Non serve sbattere la testa e riscrivere il passato per saperlo, ma magari servirà a farli riflettere.

Arriva OpenClaw 2.0: L’aggiornamento che cambierà per sempre il nostro modo di lavorare

OpenClaw 2.0 è già disponibile. Il più grande aggiornamento della breve ma appariscente storia dello strumento di IA apre, secondo i suoi creatori, una nuova fase. OpenClaw 2 è stato possibile grazie a 933 collaboratori, 569 dei quali partecipanti per la prima volta, e a più di 16.000 pull request al progetto. Ci troviamo di fronte a un salto enorme nella portata e nella flessibilità di uno strumento chiave per chi, come noi, vuole che l’IA passi dal rispondere a domande ad aiutarci nelle attività di tutti i giorni.

Un’installazione più semplice e un browser protagonista dell’aggiornamento

OpenClaw 2 rileva durante l’installazione gli abbonamenti a ChatGPT o Claude, le nostre chiavi API e i modelli locali disponibili. Con pochissima configurazione extra, possiamo iniziare a usarlo molto prima e perfino completare la procedura già parlando con il nostro Claw. Un approccio che abbiamo già visto in altri strumenti, inclusa l’integrazione di ChatGPT con le app del Mac.

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Dopo la configurazione iniziale, la novità principale è l’applicazione web. Da lì possiamo conversare, continuare con le attività che abbiamo in corso e seguire il lavoro attivamente. Sulla scia di Claude che controlla il computer, la cosa più interessante è che qui partiamo da un semplice compito o da un’automazione e la facciamo crescere.

Possiamo, per esempio, monitorare le nostre email, recuperare informazioni dai nostri servizi o rispondere ai messaggi che ci arrivano da diversi canali. Ed ecco la terza grande novità, perché in OpenClaw 2.0 le sessioni ci permettono di aggiungere altre persone e condividere le nostre attività conservando il contesto.

È un approccio che si adatta ai sistemi multiagente come Astra, di OpenAI, dove ci sono più soggetti coinvolti, in questo caso esseri umani o agenti di IA, nel completare un compito. Un modo di lavorare totalmente nuovo che vorremmo esplorare, dato il suo enorme potenziale, molto a fondo.

Steve Jobs si strapperebbe i capelli: questo è l’accessorio proibito che Apple ha provato per l’iPhone Ultra

Apple sta per aprire una nuova categoria di prodotto con l’iPhone Ultra, il primo iPhone pieghevole della storia. Con l’evento di lancio già annunciato per il 9 settembre e con il suo nome ufficiale ancora da confermare, sono molte le cose che crediamo di sapere su questo nuovo dispositivo. E ora, a poco più di una settimana dal suo lancio, i rumor ci dicono che a Cupertino stanno testando internamente una Apple Pencil per l’iPhone Ultra. Un’idea quasi impensabile sull’iPhone che Steve Jobs presentò nel 2007.

Un Apple Pencil pensato per l’iPhone Ultra

Secondo quanto pubblica Mark Gurman su Bloomberg, Apple ha creato una Apple Pencil più corta delle versioni per l’iPad. Grazie alle sue dimensioni, questa non sporgerebbe dal dispositivo chiuso e, come già fanno le altre matite dell’azienda, si aggancerebbe magneticamente al lato per conservarla e trasportarla, oltre che per connetterla e ricaricarla.

I rumor collocano le dimensioni dello schermo interno dell’iPhone Ultra simili a quelle di un iPad mini e, per questo, dovremmo vedere applicazioni da iPad quando useremo il dispositivo aperto. Qui, l’Apple Pencil avrebbe senso, anche se c’è parecchio da precisare.

Steve Jobs aveva un’opinione molto chiara sugli stylus

Durante la presentazione del primo iPhone, Jobs si riferì alla scarsissima qualità degli stylus dell’epoca e puntò sulle nostre dita per controllare il nuovo dispositivo. Ora, quasi due decenni dopo, Apple sta valutando questa combinazione per un dispositivo che porta lo stesso nome, ma che è molto diverso dall’iPhone originale.

Per ora, tutto fa pensare che questa Apple Pencil resterà un esperimento interno. Il formato pieghevole dell’iPhone Ultra cambia sostanzialmente l’uso della matita a dispositivo aperto, mentre il suo schermo interno richiede una cura particolare con una punta rigida.

Ciononostante, che Apple sia arrivata a progettare e testare questo accessorio dimostra quanto stia esplorando le possibilità dell’iPhone Ultra. Senza dubbio, Apple sta portando il concetto di iPhone oltre ogni precedente e si avvicina rapidamente, seguendo con l’Ultra una strada diversa, a quell’iPhone che Steve Jobs ha sempre sognato.

Joe Dante odiava così tanto ‘Space Jam’ che fece il suo film dei Looney Tunes dei sogni. Fu un fiasco (ma è molto meglio)

Con l’uscita alle porte di Coyote vs ACME, vale la pena ricordare che i Looney Tunes hanno già avuto un’epoca in cui il cinema sembrava, con loro come protagonisti, un futuro promettente: nel 1996, Space Jam fu un successo generazionale, e gettò le basi per il futuro del franchise… che nel 2003 finì nel nulla con Looney Tunes: Back in Action, un film molto migliore sotto tutti i punti di vista ma che non riuscì mai davvero a riprendersi al botteghino. Ah

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È tutto, amici!

Il suo regista fu Joe Dante, più noto per Gremlins, e aveva un solo motivo per farla: cancellare Space Jam. Da un lato, alla Warner volevano un altro sequel (come Spy Jam o Skate Jam, che finirono nel nulla), ma Dante voleva fare qualcosa di diverso: “I personaggi di Space Jam non corrispondono all’idea che ho di loro. Volevo fare l’anti-Space Jam”, ha ricordato recentemente.

Anche se il regista non credeva che la sceneggiatura fosse molto buona, la sua logica nel dirigerla è incontestabile: “Se non l’avessi fatto io, qualcun altro avrebbe seguito i dettami della Warner Bros, e sarebbe stato un altro film come Space Jam. Il mio obiettivo era fare qualcosa che sarebbe piaciuto a Chuck Russell (mitico regista dei Looney Tunes)”. Il film non venne male nonostante ci fossero addirittura 29! sceneggiatori a riscrivere le battute. Tanto, perché poi la prima versione era la migliore.

Nel risultato finale si può vedere l’affetto di Dante per i personaggi, ma certo, questa non era la versione che gli sarebbe piaciuto far uscire. Il budget schizzò alle stelle, alla Warner tutti controllavano tutto da vicino, cercando di proteggere una proprietà intellettuale che non capivano… E il risultato fu, inevitabilmente e dopo aver speso un patrimonio per farla, deludente. Non avrebbe potuto essere altrimenti: ci sono cose che sono destinate a fallire.