Anthropic: negli USA una class action punta ai limiti degli abbonamenti Claude Max
Anthropic si ritrova in queste ore al centro di una richiesta di class action negli Stati Uniti che riguarda i limiti previsti dagli abbonamenti premium Claude Max. Nella causa, depositata presso il tribunale federale del Northern District of California, si sostiene che l’azienda abbia dato ai clienti un quadro fuorviante dei livelli di utilizzo davvero compresi nei piani più costosi.
La contestazione riguarda soprattutto Claude Max 5x e Claude Max 20x, che Anthropic presenta come formule con una capacità molto più alta rispetto al piano Claude Pro.
Secondo i ricorrenti, però, una volta passati dall’annuncio all’uso concreto, il divario sarebbe molto meno ampio di quello suggerito dalla comunicazione commerciale di Anthropic.
Anthropic sotto accusa per i piani Claude Max
Anthropic offre Claude Pro a circa 17-20 dollari al mese. Claude Max 5x costa 100 dollari mensili, mentre Claude Max 20x sale fino a 200 dollari al mese.
Nelle pagine promozionali dell’azienda, questi due piani vengono descritti come opzioni che garantiscono, rispettivamente, 5 volte e 20 volte l’utilizzo del piano Claude Pro.
Secondo la denuncia, però, i numeri non tornano.
Stando alla causa, il piano Claude Max 20x assicurerebbe in realtà solo circa 6-8 volte l’utilizzo del piano Claude Pro, quindi molto meno di quanto lasciato intendere.
E anche Claude Max 5x, sempre secondo quanto riportato negli atti, arriverebbe più o meno a 3,5 volte il livello del piano Claude Pro, non a 5 volte.
Il caso del cliente che avrebbe finito il limite troppo presto
Il principale querelante, Karl Kahn, viene presentato nella causa come un utente che usa Claude soprattutto per programmare.
Dopo il passaggio al piano Claude Max 20x, Kahn racconta di aver raggiunto i limiti settimanali in tempi molto rapidi, parecchio prima di quanto ci si aspetterebbe leggendo il marketing del servizio.
Tra gli episodi citati nella causa ce n’è uno molto preciso: una singola sessione di circa cinque ore avrebbe consumato il 15% del tetto settimanale.
Per il ricorrente, basta questo per mettere in dubbio la promessa commerciale del piano da 200 dollari al mese, che a suo dire non offrirebbe affatto il margine d’uso che il nome del prodotto e il modo in cui viene promosso fanno immaginare.
Il nodo della trasparenza sui consumi
C’è poi un altro punto, ed è centrale: il modo in cui Anthropic calcolerebbe l’utilizzo. Secondo la causa, l’azienda non spiega con chiarezza come vengono conteggiati i consumi. Per gli abbonati, quindi, diventa difficile capire quanto durerà davvero il proprio plafond o verificarlo in modo affidabile.
Ed è qui che, secondo i legali dei ricorrenti, la questione diventa particolarmente delicata sul piano della tutela dei consumatori. In sostanza, chi paga di più non avrebbe strumenti sufficienti per capire che cosa stia comprando davvero.
La causa chiede rimborsi per gli utenti dei piani Claude Max 5x e Claude Max 20x a partire da aprile 2025. Inoltre mira a ottenere una pronuncia che qualifichi il marketing di Anthropic come fraudolento secondo le norme a tutela dei consumatori.
Per ora, Anthropic non ha rilasciato commenti pubblici sulla vicenda.
Perché questa causa potrebbe avere effetti più ampi
Il caso arriva in un momento in cui l’attenzione sui limiti d’uso poco chiari nei servizi in abbonamento sta crescendo.
Negli Stati Uniti, per esempio, il Connecticut ha già approvato una legge che entrerà in vigore il 1° ottobre e obbligherà le aziende a dichiarare i limiti di utilizzo prima della sottoscrizione.
Se la causa contro Anthropic dovesse andare avanti, potrebbe trasformarsi in un banco di prova importante per capire fino a che punto le piattaforme possano spingersi nel vendere piani “potenziati” senza spiegare con precisione come vengono misurati i consumi reali.
La domanda, a quel punto, non riguarda più soltanto l’aspetto tecnico: fino a che punto è accettabile far pagare di più un servizio se il cliente non ha un modo chiaro per capire quanto sta comprando davvero?