OpenAI: 5,7 miliardi di ricavi nel trimestre, ma consuma 3,7 miliardi di cassa
Stando a quanto riportato da The Information, che cita documenti condivisi con gli azionisti, OpenAI avrebbe chiuso il primo trimestre del 2026 con 5,7 miliardi di dollari di ricavi e un cash burn di 3,7 miliardi. Sullo sfondo, intanto, si fanno sempre più insistenti le voci su una possibile quotazione negli Stati Uniti.
Dell’Ipo di OpenAI si parla da mesi. Ora, però, l’ipotesi sembra un po’ meno lontana.
Nei documenti richiamati dal report compaiono numeri pesanti: più della metà di quanto incassato nel trimestre sarebbe stata assorbita dalle uscite di cassa.
E il dato sul cash burn pesa ancora di più perché arriverebbe proprio mentre OpenAI sembrerebbe avvicinarsi al mercato azionario, con una quotazione negli Stati Uniti che, secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi, potrebbe arrivare già a settembre.
Il punto, comunque, non riguarda solo la dimensione delle perdite.
Sempre secondo The Information, sia i ricavi sia i costi sarebbero triplicati rispetto a un anno fa.
Per un’azienda che sta correndo a questa velocità, è un segnale che si presta a due letture. Da un lato conferma che la domanda è fortissima. Dall’altro suggerisce che la crescita non stia ancora producendo quei guadagni di efficienza che di solito gli investitori si aspettano quando un business comincia a entrare in una fase più matura.
Il nodo sarebbe proprio nel cuore del modello operativo.
A differenza di molti software tradizionali, ogni nuovo utente e ogni nuova richiesta porterebbero con sé costi computazionali elevati.
Se l’utilizzo sale, sale anche la spesa per infrastruttura, potenza di calcolo e gestione dei sistemi.
Tradotto: almeno per ora, avere più successo non vorrebbe dire automaticamente avere margini migliori.
Sul fronte della liquidità, però, OpenAI resterebbe in una posizione molto solida.
Secondo The Information, a fine marzo la società avrebbe avuto oltre 73 miliardi di dollari tra cassa e titoli negoziabili, in forte aumento rispetto ai circa 40 miliardi registrati a fine dicembre.
Quel salto, però, sempre stando alla ricostruzione di The Information, sarebbe dipeso soprattutto da un maxi round di finanziamento chiuso alla fine di marzo, che avrebbe portato la valutazione del gruppo a 852 miliardi di dollari, più che da cassa generata internamente.
Ed è proprio questo round a preparare il terreno per una fase ancora più delicata.
Secondo The Information, OpenAI avrebbe infatti presentato in via confidenziale i documenti per l’Ipo negli Stati Uniti, con una valutazione potenziale che potrebbe arrivare fino a 1.000 miliardi di dollari.
Un traguardo del genere cambierebbe parecchio le cose. Le perdite smetterebbero di essere un tema interno e diventerebbero una questione da mercato pubblico, con investitori e regolatori pronti a passare al setaccio conti, margini e prospettive di rendimento.
Tutto questo si inserirebbe in una strategia di investimenti enormi, peraltro nota da tempo.
Secondo i documenti citati da The Information, OpenAI avrebbe indicato di aspettarsi spese per decine di miliardi di dollari all’anno tra ricerca, calcolo e infrastruttura, senza mettere in conto la redditività prima della fine del decennio.
Nel 2025, secondo le ricostruzioni emerse negli ultimi mesi, la spesa sarebbe salita a 34 miliardi di dollari, con una perdita netta intorno ai 39 miliardi.
Circa 30 miliardi, però, sarebbero riconducibili a una voce straordinaria di ristrutturazione, non monetaria.
A complicare ancora di più il percorso verso profitti più solidi ci sarebbe anche la concorrenza.
Secondo indiscrezioni emerse dalle ricerche di settore, OpenAI starebbe valutando tagli aggressivi ai prezzi dei modelli per difendere le proprie quote di mercato da rivali come Anthropic.
Se questa strategia venisse confermata, i ricavi potrebbero continuare a crescere, ma con margini sotto pressione per ancora più tempo.
Per ora va detto con chiarezza: questi numeri non sono stati confermati pubblicamente dalla società.
OpenAI non ha commentato nel dettaglio le cifre riportate da The Information.
Quindi, al momento, siamo ancora nel campo delle indiscrezioni.
Adesso resta da capire se OpenAI arriverà davvero all’Ipo negli Stati Uniti con conti di questo tipo e se una corsa così rapida riuscirà poi a diventare un business davvero sostenibile.
Fonte e immagini: The Information