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Microsoft ha scelto di allungare la vita di Windows 10 anche per chi lo usa a casa: il programma Extended Security Updates (ESU) resterà disponibile fino al 12 ottobre 2027 e, in certi casi, si potrà attivare senza pagare.
È un anno in più di quello che molti si aspettavano per il supporto extra di Windows 10 dopo la fine del ciclo di vita del sistema operativo.
E non è affatto un dettaglio, soprattutto se si considera quanti PC sono ancora fermi lì.
Perché, mentre Microsoft continua a spingere Windows 11, nel mondo ci sono ancora centinaia di milioni di dispositivi che girano con Windows 10.
Windows 10, aggiornamenti di sicurezza gratuiti fino al 2027
Con l’estensione del programma Extended Security Updates (ESU) ai consumatori, sarà possibile continuare a ricevere aggiornamenti di sicurezza anche dopo la fine del supporto standard di Windows 10.
Per molti utenti, però, la parte più interessante è un’altra: in alcune situazioni entrare nel programma Extended Security Updates (ESU) non costa nulla.
Microsoft ha previsto tre modi per attivare l’Extended Security Updates (ESU) su Windows 10.
Il primo è gratis e richiede solo l’accesso al PC con un account Microsoft, insieme alla sincronizzazione delle impostazioni. In alternativa, si può pagare una quota una tantum di 30 dollari oppure usare 1.000 punti Microsoft Rewards.
La novità, tra l’altro, non è stata annunciata in modo particolarmente vistoso.
Si è scoperta soprattutto attraverso alcuni aggiornamenti comparsi nella documentazione di supporto di Microsoft. Un modo piuttosto silenzioso per comunicare una decisione che tocca una base utenti così ampia.
Perché Microsoft sta concedendo più tempo
La lettura più diffusa è abbastanza semplice: è una scelta pragmatica.
Windows 11 cresce, sì, ma non abbastanza in fretta da mandare davvero in pensione il parco macchine che usa ancora Windows 10. A maggio 2026, Windows 10 valeva ancora il 26,21% del mercato desktop Windows nel mondo, contro il 71,84% di Windows 11, secondo Statcounter.
I motivi di questo passo lento si conoscono da tempo: i requisiti hardware di Windows 11, compreso il Trusted Platform Module (TPM) 2.0; il fatto che molti utenti continuino a preferire l’interfaccia di Windows 10; e, più di tutto, il costo di sostituire PC più vecchi ma ancora perfettamente in grado di fare il loro lavoro.
Per parecchi utenti, quindi, quest’anno aggiuntivo vale parecchio.
Significa poter rimandare l’acquisto di un computer nuovo e togliere, almeno un po’, la pressione di un ricambio quasi forzato. Con un possibile effetto positivo anche sul fronte dei rifiuti elettronici.
Un tema di cybersicurezza, non solo di comodità
Sul piano della sicurezza, questa scelta ha effetti molto concreti.
Lasciare senza patch una fetta così grande di dispositivi vorrebbe dire esporre i PC con Windows 10 molto di più a malware, ransomware e campagne di attacco che spesso prendono di mira proprio i sistemi non aggiornati.
Continuare a distribuire correzioni abbassa il rischio complessivo per gli utenti domestici e, di riflesso, anche per l’intero ambiente Windows.
In uno scenario in cui le minacce non si fermano, un anno in più di aggiornamenti può segnare la differenza tra un PC semplicemente datato e un PC davvero esposto.
C’è poi da ricordare un altro punto: il programma per i consumatori è separato dall’Extended Security Updates (ESU) riservato alle aziende.
Per il mondo business, infatti, Microsoft continua a proporre un modello a pagamento con prezzi a scaglioni che salgono anno dopo anno. Una logica molto diversa rispetto alle opzioni più accessibili che ora vengono offerte agli utenti privati.
Microsoft, insomma, non sta cambiando rotta su Windows 11. Sta semplicemente riconoscendo una realtà fin troppo evidente: Windows 10 è ancora dappertutto, e tenerlo protetto più a lungo conviene a tutti.