Abbiamo già visto il gameplay di GTA 6 di Netflix e possiamo dire che è tutto ciò che ci aspettavamo

Domani potremo mettere qui il link al gameplay di 26 minuti che Rockstar ha lanciato in esclusiva per un periodo limitato su Netflix dell’atteso GTA 6. Nel frattempo, posso dirti solo una cosa: è tutto quello che abbiamo sempre voluto e un po’ di più. Che follia.

Nel corso della quasi mezz’ora di gameplay abbiamo potuto vedere quasi tutte le meccaniche che ci aspettano nel gioco, con missioni complete e scorci di quello che verrà. Senza dubbio, GTA 6 sarà il gioco che simulerà la vita reale, o la cosa più simile mai vista nel mondo dei videogiochi.

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Il gioco, che dicevano girasse su una PlayStation 5 (non su una PS5 Pro), è incredibile da vedere. Sia per risoluzione, modelli, illuminazione e fisica. Senza dubbio, sono stati 15 anni d’attesa che sembrano essere valsi la pena. A proposito, uscirà il 19 novembre 2026 e assicurano che non ci saranno altri rinvii.

Come si vedrà su PS5 Pro? Non lo sappiamo, ma non vediamo l’ora di scoprirlo, perché potrebbe essere un nuovo standard grafico nel settore.

Myspace valuta di tornare per essere l’antidoto contro i social network moderni

Può darsi che i millennial sentano una fitta di nostalgia davanti alla notizia del previsto rilancio di Myspace, ma la realtà è che ritagliarsi uno spazio nell’attuale mondo digitale è davvero difficile.

I suoi proprietari, Tim e Chris Vanderhook, cofondatori di Viant Technology, sono apparsi di recente in un documentario, Myspace, diretto da Tommy Avalone, in cui hanno anticipato un altro rilancio dopo un precedente tentativo fallito nel 2013.

“Myspace è ancora nostro. In questo momento siamo i custodi del marchio Myspace, e rilanceremo Myspace. Stiamo solo aspettando il momento giusto per farlo”, hanno affermato nel documentario. “E se questa volta non funziona, ci riproveremo”.

I proprietari di MySpace dicono che hanno intenzione di di rilanciare la piattaforma social

“Stiamo solo aspettando il momento giusto per farlo. E se quel tentativo non funziona, ci riproveremo” pic.twitter.com/6EXoWILrOH

— Dexerto (@Dexerto) 4 agosto 2026

Myspace, cofondata nel 2003 da Tom Anderson e Chris DeWolfe, è stata acquisita dai fratelli Vanderhook nel 2011. La piattaforma è ricordata per la sua peculiare interfaccia, i suoi profili personalizzabili, il suo design vistoso e l’amico predefinito di tutti: Tom.

Quello che ai suoi tempi fu il social network più popolare del mondo, con 115 milioni di visitatori al mese nel 2008, fu rapidamente superato da Facebook e divenne una reliquia dell’era Y2K.

I fratelli Vanderhook cercarono di «modernizzare» la piattaforma creando un “Myspace completamente nuovo”. Tuttavia, con un continuo andirivieni di proprietari e la perdita di inserzionisti a favore di Facebook, la piattaforma attraversò delle difficoltà. “Si trasformò in una spirale di perdite”, ha affermato Tim Vanderhook nel documentario. “Abbiamo perso poco più di 150 milioni di dollari”, ha aggiunto Chris Vanderhook. Certo, non c’è ancora una data precisa per il ritorno.

Se Myspace venisse rilanciato, entrerebbe in una nuova e complicata era dei social network, in cui gli colossi, come Instagram di Meta, TikTok, Snapchat, YouTube e Reddit, tra gli altri, affrontano un’ondata di azioni legali, oltre a una crescente stanchezza digitale.

Il primo volo completamente elettrico ha speso così poco in elettricità che non ci crederai

Il primo volo del più grande aeromobile elettrico a batteria che abbia solcato i cieli è durato quasi mezz’ora e è costato solo 5 dollari di elettricità. Questa impresa aeronautica arriva in un momento in cui i prezzi del carburante per aerei sono schizzati a causa della conflitto tra Stati Uniti e Iran.

Il volo di prova dell’aereo dimostratore X1 di Heart Aerospace si è svolto all’Aeroporto Internazionale di Plattsburgh, nel nord dello stato di New York, il 12 agosto. L’aereo X1 ha dimensioni paragonabili a quelle di un piccolo aereo regionale e può raggiungere un peso massimo al decollo superiore a 25.000 libbre (11 tonnellate) grazie a quattro motori elettrici montati sulle ali. Il sistema di propulsione elettrica a batteria ha erogato più di un megawatt di potenza durante il volo inaugurale.

Gli aerei completamente elettrici possono offrire un volo più silenzioso e pulito, senza le emissioni derivanti dalla combustione del carburante per l’aviazione. Possono anche rivelarsi più convenienti e affidabili degli aerei convenzionali, i cui costi del carburante per l’aviazione risentono delle tensioni geopolitiche.

Tuttavia, il successo iniziale del prototipo X1 non significa che Heart Aerospace abbia in programma di commercializzare un aereo completamente elettrico. Gli attuali sistemi elettrici a batteria di solito consentono solo voli brevi tra i 200 e i 500 chilometri, motivo per cui sono stati impiegati solo per servizi di aerotaxi da aziende come Joby e Archer.

Invece, i test dell’X1 e del velivolo X2 previsto in seguito segneranno lo sviluppo della progetto di punta di Heart Aerospace per il trasporto aereo: un aereo regionale ibrido-elettrico da 30 posti noto come ES-30.

Questo aereo di serie pensato per i voli commerciali combinerebbe due motori elettrici integrati con motori turboelica convenzionali che funzionano con carburante per l’aviazione, il che consentirebbe un volo completamente elettrico di 170 km e un’autonomia di 800 km in modalità ibrida.

Mercedes-Benz rischia lo stop negli USA: pesa la legge sulle auto connesse

Mercedes-Benz rischia davvero, oggi, uno stop alle vendite di auto connesse negli Stati Uniti se il Connected Vehicle Security Act of 2026, ora al vaglio del Congresso, venisse approvato così com’è: il disegno di legge prevede infatti che i veicoli connessi venduti negli USA non possano essere commercializzati da società con oltre il 15% di proprietà riconducibile a entità di Paesi come la Cina, una soglia che Mercedes-Benz supera già mettendo insieme le quote di BAIC e di Li Shufu, presidente di Geely.

Qui si incrociano tre piani diversi, e tutti pesanti: geopolitica, sicurezza nazionale e industria dell’auto.

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Per la casa tedesca non è una questione astratta. Se si sommano le quote dei suoi due maggiori singoli azionisti cinesi, Mercedes-Benz è già oltre il limite indicato nel Connected Vehicle Security Act of 2026. Se la legge passasse senza correzioni o eccezioni, il gruppo potrebbe trovarsi davanti a una scelta scomoda: tenersi l’attuale struttura del capitale oppure difendere l’accesso a uno dei mercati più importanti per il marchio.

Mercedes-Benz supera la soglia prevista dal disegno di legge USA

Il provvedimento si chiama Connected Vehicle Security Act of 2026 e, stando al testo, introdurrebbe un divieto per i veicoli connessi venduti negli Stati Uniti da società con oltre il 15% di proprietà riconducibile a entità di Paesi come la Cina. Mercedes-Benz, su questo punto, risulterebbe già sopra la soglia: BAIC possiede il 9,98% del capitale, mentre Li Shufu, presidente di Geely, ne detiene il 9,69%. In tutto, i due azionisti arrivano al 19,67%.

Il punto più delicato è questo: la legge non si fermerebbe al controllo operativo della società, ma guarderebbe direttamente alla partecipazione azionaria. Ed è qui che Mercedes-Benz starebbe provando a muoversi, chiedendo di alzare la soglia al 25% oppure di adottare un criterio basato sul “controllo effettivo”. La linea del gruppo è chiara: questi investitori non guidano le operazioni dell’azienda e non hanno accesso a dati sensibili.

Perché il mercato americano è troppo importante per Mercedes

Per Mercedes-Benz gli Stati Uniti non sono solo un mercato dove vendere auto. Sono anche una base industriale strategica. Il gruppo produce a Tuscaloosa, in Alabama, e negli ultimi anni ha annunciato nel Paese investimenti per miliardi. Per questo un eventuale blocco sulle auto connesse peserebbe molto più di quanto suggerirebbe il solo valore simbolico della vicenda.

C’è poi un altro aspetto, molto pratico: oggi quasi tutta l’offerta premium moderna rientra nella categoria dei veicoli connessi. Software di bordo, aggiornamenti over-the-air, funzioni cloud, sistemi avanzati di assistenza, ormai il prodotto è questo. Una restrizione del genere rischierebbe quindi di colpire il centro del business, non un segmento laterale o marginale.

Tra USA e Cina, Mercedes si regge su un equilibrio sempre più fragile

Anche la Cina resta un pilastro per Mercedes-Benz, sia dal lato delle vendite sia da quello industriale, anche grazie a partnership storiche come quella con BAIC. Allo stesso tempo, però, il mercato cinese è diventato più complicato: la concorrenza locale spinge sempre di più e i risultati non hanno più la brillantezza di qualche anno fa.

Ecco perché l’equilibrio si fa ancora più instabile. Da una parte c’è il legame industriale e azionario con la Cina. Dall’altra c’è la necessità di non incrinare la presenza negli Stati Uniti.

Il disegno di legge avanza, ma c’è tempo per adeguarsi

La proposta ha già incassato il via libera della Commissione Commercio del Senato USA, come riportato dalla stessa Commissione, anche se il percorso legislativo non è ancora finito. Quindi, al momento, non esiste ancora un verdetto definitivo. Però il testo del Connected Vehicle Security Act of 2026, insieme ai numeri dell’azionariato Mercedes-Benz, fa capire bene perché il gruppo sia già esposto a questo rischio.

Il provvedimento, in ogni caso, lascia un margine temporale per rientrare nei requisiti: sempre secondo il testo del Connected Vehicle Security Act of 2026, le aziende coinvolte avrebbero tempo fino al 2030 per adeguarsi, con la possibilità di ottenere eventuali deroghe.

Sul piano politico, intanto, le reazioni restano divise. Alcuni parlamentari sostengono la misura in nome della sicurezza nazionale e della politica industriale. Altri, tra cui il senatore Ted Cruz, leggono la norma in modo diverso: a loro giudizio sembra quasi costruita su misura contro Mercedes-Benz e riflette anche la pressione competitiva delle case automobilistiche statunitensi.

Per ora una decisione finale non c’è. Il segnale, però, Mercedes-Benz l’ha già ricevuto: nel nuovo clima politico americano, la struttura dell’azionariato può pesare quanto il prodotto che si vende. E la domanda, a quel punto, diventa politica ed etica insieme: fino a che punto la composizione del capitale può bastare per tenere un costruttore fuori da uno dei mercati più importanti del mondo?

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Ford integra Apple Maps dal 2027: debutto sul pickup elettrico da 30.000 dollari

Ford e Apple hanno confermato che, dal 2027, Apple Maps entrerà in modo nativo nei futuri veicoli elettrici Ford costruiti sulla piattaforma Universal Electric Vehicle, UEV. Il tutto passerà dal MapKit for Automotive SDK di Apple. Tradotto: la navigazione parlerà direttamente con l’auto, non si limiterà più a passare dallo smartphone.

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Per chi guiderà questi modelli, il cambiamento è molto concreto. Sui prossimi EV Ford, il navigatore non sarà solo quello del telefono proiettato sullo schermo, ma un sistema integrato che scambia dati con il veicolo in tempo reale.

Il debutto è fissato per il 2027 e arriverà su un pickup elettrico di medie dimensioni, il primo modello Ford sviluppato sulla nuova architettura UEV, come ha confermato la stessa casa americana.

Secondo il CEO di Ford, Jim Farley, il prezzo d’attacco dovrebbe stare intorno ai 30.000 dollari. Un’indicazione piuttosto chiara della direzione scelta da Ford: portare sul mercato elettriche più accessibili.

Apple Maps integrato direttamente nell’auto

Qui sta il punto vero: quanto sarà profonda l’integrazione.

Non si parla del classico Apple CarPlay. In questo caso Apple Maps sarà incorporato nei sistemi dell’auto e potrà usare i dati del veicolo per offrire qualcosa di molto più ricco della semplice proiezione da iPhone.

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Ford, comunque, ha chiarito che Apple CarPlay resterà disponibile come opzione per i clienti.

Per chi usa il navigatore tutti i giorni, la differenza è questa: l’integrazione nativa di Apple Maps potrà leggere in tempo reale le informazioni dell’auto e sfruttarle per funzioni che con il normale Apple CarPlay non arrivano allo stesso livello.

Fra le funzioni previste, stando a quanto illustrato da Ford e Apple, ci sono le indicazioni passo passo con dati aggiornati in tempo reale, il routing pensato per i veicoli elettrici che considera il livello della batteria, i suggerimenti automatici per le soste di ricarica e altre funzioni legate alla gestione dell’energia.

C’è poi un aspetto interessante, il precondizionamento della batteria. Sempre secondo quanto spiegato da Ford e Apple, questa funzione prepara la batteria prima dell’arrivo alla colonnina, così da migliorare tempi e prestazioni della ricarica.

Il primo modello UEV sarà un pickup elettrico più abbordabile

Il nuovo pickup di medie dimensioni non conta solo per l’arrivo di Apple Maps.

Sarà anche il modello che darà il via alla piattaforma UEV, quella su cui Ford sta costruendo una parte decisiva del proprio rilancio elettrico.

Se si guarda alla strategia del marchio, il disegno è abbastanza chiaro: tagliare la complessità produttiva e i costi, alzare la redditività degli EV e rendere la piattaforma adatta anche a una diffusione globale, compresi i mercati con guida a destra come Regno Unito e Australia.

Secondo le indiscrezioni e le informazioni circolate finora, il pickup dovrebbe offrire circa 300 miglia di autonomia, cioè poco meno di 480 km, e adottare una porta NACS, North American Charging Standard, per accedere alla rete Supercharger di Tesla.

La produzione, in base alle informazioni emerse finora, sarebbe destinata allo stabilimento Ford di Louisville.

Apple Maps aiuterà anche BlueCruise

La collaborazione con Apple non si ferma al navigatore.

Ford vuole usare i dati stradali di Apple Maps, fino al livello di corsia e carreggiata, per migliorare BlueCruise, il suo sistema di guida assistita hands-free.

L’obiettivo dichiarato è rendere più fluida tutta l’esperienza, dall’ingresso in autostrada fino all’uscita, con un comportamento più naturale e più preciso sulle tratte compatibili.

A portare avanti questo lavoro c’è Latitude AI, la divisione interna di Ford dedicata ai sistemi di guida automatizzata. Secondo Ford, il team conta circa 600 specialisti.

Per Ford, quindi, questo pickup da 30.000 dollari non sarà soltanto un nuovo EV dal prezzo più basso.

Sarà il primo vero banco di prova per una piattaforma software e hardware pensata per cambiare il modo in cui Ford progetta, vende e aggiorna le sue auto elettriche.

Google, arriva la maxi multa Ue da 890 milioni: prima sanzione con il DMA

Google: multa da 890 milioni di euro con il Digital Markets Act

La Commissione europea ha inflitto oggi a Google una multa da 890 milioni di euro nell’ambito del Digital Markets Act (DMA). Per l’azienda è la prima sanzione legata alla nuova legge e, finora, anche la più pesante decisa da Bruxelles sulla base del DMA. Nel mirino ci sono due pezzi centrali del business di Google: Google Search e il Google Play Store.

Dei 890 milioni complessivi, 460 milioni riguardano, secondo la Commissione europea, il modo in cui Google avrebbe dato più spazio ai propri servizi, come shopping, hotel, trasporti e risultati sportivi, rispetto a quelli dei concorrenti.

Gli altri 430 milioni, sempre secondo la Commissione europea, sono collegati alle regole di Google Play, che avrebbero limitato la possibilità per gli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso opzioni di acquisto esterne, spesso più convenienti.

In base alla decisione della Commissione europea, Google ha ora 60 giorni per fermare entrambe le pratiche.

Se non lo farà, potrà andare incontro a sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato medio giornaliero mondiale di Alphabet, la società madre di Google.

Perché l’Ue ha multato Google con il Digital Markets Act

Il punto, per Bruxelles, è il rispetto degli obblighi imposti ai cosiddetti gatekeeper, cioè alle grandi piattaforme considerate snodi essenziali per entrare nel mercato digitale.

La Commissione europea aveva designato Google come gatekeeper nel 2023 per servizi come Search, Android, Chrome e Google Play. Poco dopo, gli obblighi previsti dal DMA sono diventati vincolanti.

L’indagine era partita nel marzo 2024. Secondo la Commissione europea, nei risultati di ricerca Google non avrebbe garantito ai servizi rivali “condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie”.

Detto in modo più semplice, per Bruxelles i prodotti di Google sarebbero comparsi in posizioni più favorevoli o con una presentazione più accattivante rispetto alle alternative di terze parti.

Sul versante del Play Store, la contestazione riguarda invece l’anti-steering. Secondo la Commissione europea, gli sviluppatori non avrebbero potuto informare gli utenti in modo libero e lineare dell’esistenza di metodi di pagamento esterni, spesso meno costosi di quelli gestiti direttamente da Google.

Cosa rischia ora Google

Nel quadro del DMA, la cifra è molto alta, anche se resta sotto il massimo consentito dalla legge.

Per una prima violazione, infatti, il regolamento prevede multe fino al 10% del fatturato annuo globale. In caso di recidiva, la soglia può arrivare fino al 20%.

Il messaggio politico, però, è chiarissimo. Bruxelles vuole far vedere che il DMA non è una cornice scritta sulla carta, ma uno strumento da usare davvero contro i grandi operatori quando ritiene che stiano frenando la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori.

Un giro di vite più ampio sulle Big Tech

La decisione su Google si inserisce in una stretta più ampia sulle piattaforme digitali.

Ad aprile 2025, la Commissione europea aveva già sanzionato Apple e Meta con multe, rispettivamente, da 500 milioni e 200 milioni di euro.

E con Google la partita non finisce qui. La Commissione europea continua a fare pressione anche su altri fronti, per esempio su una maggiore apertura di Android ai servizi rivali.

Google, dal canto suo, ha definito la decisione ingiusta e sostiene che i cambiamenti richiesti finirebbero per peggiorare l’esperienza d’uso dei suoi prodotti.

Intanto, in Europa, l’azienda aveva già testato nuovi layout per i risultati di ricerca e modificato alcune condizioni legate allo steering su Google Play.

La stessa Commissione europea ha parlato di “progressi sostanziali” verso la conformità, ma a quanto pare non ancora abbastanza per evitare la sanzione.

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Tesla e SpaceX: Musk riaccende l’ipotesi di fusione

Nella call sui conti del secondo trimestre 2026 di Tesla, Elon Musk ha detto che tra Tesla e SpaceX ci sono “sempre più sovrapposizioni” e che un’eventuale fusione dovrebbe passare attraverso un “iter adeguato”. Tanto è bastato per riportare al centro le voci su una possibile integrazione tra Tesla e SpaceX, uno scenario di cui a Wall Street e nella Silicon Valley si discute da anni.

Tesla Scarica

A Wall Street e nella Silicon Valley l’idea gira da tempo: prima o poi Tesla e SpaceX potrebbero finire sotto lo stesso tetto.

Le parole di Elon Musk sono state sufficienti a riaccendere una storia che non si era mai davvero spenta.

Per adesso siamo ancora nel campo delle ipotesi. Però le collaborazioni operative tra Tesla e SpaceX pesano sempre di più, e le dimensioni raggiunte da entrambe le aziende sono ormai tali che liquidare tutto come l’ennesima provocazione comincia a essere difficile.

Perché l’idea di una fusione Tesla-SpaceX torna d’attualità

Il punto, oggi, è semplice: Tesla e SpaceX non sembrano più mondi separati come lo erano qualche anno fa.

Oltre ad avere in comune la guida di Elon Musk, secondo quanto circola sul mercato le due società lavorano sempre più spesso su filiere industriali e tecnologie condivise.

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Tra i casi citati più di frequente nelle indiscrezioni c’è Terafab, la joint venture con Intel per costruire in Texas una fabbrica di semiconduttori destinati ai veicoli Tesla, alle navicelle SpaceX e ai robot Optimus di Tesla.

Sempre stando alle ricostruzioni emerse fin qui, Tesla fornirebbe anche batterie per alcuni progetti di SpaceX, mentre la connettività Starlink di SpaceX è già entrata nelle auto Tesla.

Per chi vede bene l’operazione, una fusione darebbe vita a un gruppo ancora più compatto, in grado di mettere insieme veicoli, robotica, energia, manifattura avanzata e infrastrutture spaziali dentro un’unica struttura societaria.

Ci sarebbe anche un altro effetto: rendere più lineare l’universo industriale che Elon Musk ha costruito negli ultimi anni.

Numeri enormi: quanto varrebbero insieme

Le cifre in ballo sono enormi.

Secondo le ricostruzioni di mercato, l’Ipo di SpaceX del giugno 2026 ha raccolto circa 75 miliardi, con una valutazione iniziale vicina a 1.770 miliardi.

Sempre secondo quanto viene ricostruito dal mercato, il titolo SpaceX avrebbe toccato una capitalizzazione di circa 2.100 miliardi già nella prima giornata di scambi.

Tesla, invece, a luglio 2026 veniva valutata dal mercato tra circa 1.230 e 1.480 miliardi di capitalizzazione.

Se si mettono insieme questi numeri, una fusione tra Tesla e SpaceX porterebbe alla nascita di uno dei gruppi quotati più grandi del pianeta.

Non stupisce, allora, che dopo le parole di Elon Musk alcuni analisti siano diventati ancora più ottimisti.

Gene Munster, per esempio, secondo le ricostruzioni di mercato avrebbe alzato dall’80% al 90% la probabilità di vedere un accordo nei prossimi anni.

Gli ostacoli veri: Cina, governance e azionisti

Il nodo è che un’operazione del genere non dipenderebbe solo da ciò che vuole Elon Musk.

Sul fronte regolatorio, per gli osservatori il dossier sarebbe molto delicato, soprattutto in Cina.

Tesla è fortemente esposta al mercato cinese, mentre SpaceX opera anche con contratti governativi statunitensi. Un intreccio che, secondo gli analisti, potrebbe far partire controlli molto severi.

Poi c’è la questione della governance.

Secondo le ricostruzioni circolate sul mercato, Elon Musk controllerebbe circa l’85% dei diritti di voto in SpaceX, ma solo intorno al 20% in Tesla.

Uno squilibrio del genere renderebbe inevitabili domande pesanti da parte degli azionisti di Tesla, che dovrebbero capire se l’operazione sarebbe davvero nel loro interesse.

A rendere lo scenario un po’ più plausibile c’è anche un precedente recente: secondo le ricostruzioni di mercato, nel 2026 SpaceX ha già assorbito un’altra società dell’ecosistema Musk in un’operazione valutata nel complesso circa 1.250 miliardi, una mossa che molti hanno letto come possibile anticipo di un consolidamento più ampio.

Per ora, comunque, non c’è nessun annuncio concreto.

Dopo le dichiarazioni pubbliche di Elon Musk, però, una fusione tra Tesla e SpaceX non sembra più fantafinanza. È un’ipotesi che il mercato ha iniziato a prendere sul serio.

Al momento restano indiscrezioni non confermate.

Ora bisogna solo vedere se a queste voci seguiranno dei fatti, e se Tesla e SpaceX finiranno davvero unite sotto un’unica struttura societaria.

Galaxy Z Fold 8 e Z Flip 8 sono ufficiali: debutta Gemini Nano 4

Samsung ha svelato il 22 luglio 2026, durante l’Unpacked di Londra, i nuovi Galaxy Z Fold 8, Galaxy Z Fold 8 Ultra e Galaxy Z Flip 8. Secondo l’azienda, sono i primi smartphone a integrare Gemini Nano 4, il modello AI on-device su cui si appoggiano le nuove funzioni raccolte sotto il nome di Gemini Intelligence.

La vera novità di questa generazione sta lì. Samsung vuole portare molte più operazioni direttamente sul telefono, senza farle passare soprattutto dal cloud.

L’idea è semplice: risposte più rapide, meno latenza e più dati che restano sul dispositivo.

Gemini Nano 4 è il motore di tutto questo. Samsung lo presenta come il centro delle esperienze più avanzate dei suoi pieghevoli 2026: editing di foto e video eseguito sul telefono, traduzione in tempo reale, riassunti di testo più evoluti e azioni distribuite su più passaggi tra app diverse.

Tra gli esempi mostrati da Samsung ce n’è uno molto concreto, e rende bene l’idea: puoi partire da una foto, identificare un luogo e poi andare avanti fino alla prenotazione di un hotel tramite Expedia, senza dover passare a mano da un’app all’altra.

C’è anche una funzione che permette di concatenare più azioni tra applicazioni diverse. È il genere di cosa che prova a spostare il pieghevole da semplice telefono premium a strumento davvero utile nelle cose di tutti i giorni.

Sulla carta, il vantaggio si capisce subito.

Se tutto viene elaborato in locale, le risposte possono arrivare prima e alcune operazioni possono offrire maggiori garanzie sul piano della privacy. È un’impostazione diversa da quella di un’AI che si regge soprattutto sul cloud, ed è proprio qui che Samsung e Google stanno cercando di marcare la distanza con questa nuova generazione.

I nuovi modelli sono già in preordine in diversi mercati, fra cui Stati Uniti, Regno Unito, Europa, India e Singapore, sempre secondo Samsung. La disponibilità è fissata al 7 agosto 2026.

Poi c’è il prezzo. E qui la soglia d’ingresso sale ancora.

Negli Stati Uniti il Galaxy Z Flip 8 parte da 1.199 dollari, mentre il Galaxy Z Fold 8 Ultra parte da 2.099 dollari, stando ai listini comunicati da Samsung. L’azienda lega l’aumento di 100 dollari alla carenza globale di chip di memoria, ma per molti consumatori resta comunque un rincaro difficile da far finta di non vedere.

Non c’è solo il software, comunque. C’è anche un cambiamento fisico che pesa.

Il Galaxy Z Fold 8 adotta un formato più largo e meno slanciato in verticale, una scelta che sembra pensata per farlo sembrare più familiare anche a chi, finora, ha sempre trovato i pieghevoli troppo stretti o poco comodi da usare quando sono chiusi.

È una mossa che può aiutare Samsung a blindare la propria posizione proprio mentre il mercato dei pieghevoli si prepara a ricevere nuova concorrenza.

Avvicinare il Galaxy Z Fold 8 all’esperienza quotidiana di uno smartphone tradizionale potrebbe essere uno dei modi più efficaci per convincere chi ancora non si è deciso.

Restano però diverse incognite.

Gemini Nano 4 può diventare un elemento davvero distintivo per i top di gamma Samsung, ma il suo peso reale dipenderà da una cosa molto concreta: le nuove funzioni dovranno sembrarti abbastanza utili, forse persino indispensabili, da giustificare prezzi così alti.

E poi c’è il tema dell’accesso.

Esperienze di questo livello richiedono componenti di fascia altissima, e questo finisce inevitabilmente per limitarne la diffusione.

Infine, anche se Samsung e Google presentano l’elaborazione sul dispositivo come una scelta più riservata, restano aperte diverse domande su consenso, gestione dei dati e trasparenza nell’uso quotidiano. Un piccolo prezzo da pagare per avere un po’ più di privacy, forse, ma solo a patto che Samsung e Google sappiano spiegare con chiarezza che cosa resta davvero sul telefono e che cosa invece no.

Per ora il messaggio di Samsung è netto: il futuro dei pieghevoli passa sempre di più da quello che riescono a fare da soli.

Steam ora ti lascia comprare giochi senza account: arriva il checkout ospite

Valve ha pubblicato oggi un aggiornamento per Steam, la piattaforma PC dell’azienda, e dentro c’è una novità che tocca una cosa molto concreta: fare regali. Da adesso l’acquisto come ospite, finora usato soprattutto per gift card e hardware, si estende a tutti i giochi del catalogo. Tornano anche i regali inviati direttamente via email. E le wishlist diventano più pratiche, con categorie personalizzate, filtri e link da condividere.

Steam Scarica

Tradotto: se qualcuno ti manda il link della propria wishlist, puoi comprare un gioco da regalare su Steam senza creare un account Steam.

Sulla carta sembra poco. Nella pratica, per compleanni, feste e occasioni del genere, toglie di mezzo parecchi passaggi inutili.

Steam semplifica i regali: checkout ospite e invio diretto via email

L’altra grossa novità riguarda il ritorno dell’invio diretto via email.

Valve dice che ora si possono di nuovo spedire giochi e gift card a un indirizzo email senza dover conoscere il nome utente Steam di chi li riceverà.

Se il regalo non viene riscattato, Steam lo rimborsa automaticamente dopo 30 giorni, almeno stando a quanto spiegato da Valve.

C’è però una limitazione da tenere presente: il destinatario deve trovarsi nello stesso Paese del mittente.

Quindi no, non è ancora un sistema davvero globale. Però fa sparire uno degli attriti più seccanti del meccanismo precedente.

Valve ha anche snellito una parte delle complicazioni legate ai regali tra regioni diverse.

Se la persona a cui vuoi inviare il gioco è già nella tua lista amici, Steam adesso si occupa in automatico della conversione del prezzo locale al momento del checkout, sempre secondo Valve.

Resta comunque lontana una liberalizzazione completa. Diversi utenti segnalano infatti che in alcune aree ci sono ancora restrizioni, comprese parti della Turchia e dell’America Latina.

Wishlist più utili: categorie personalizzate, filtri e notifiche mirate

Sul lato wishlist, l’aggiornamento è più sostanzioso di quanto sembri a prima vista.

Valve spiega che ora puoi creare categorie personalizzate, filtrare e ordinare i giochi con un clic e aggiungere un titolo a una categoria direttamente dalla pagina dello store.

Cambia anche il sistema delle notifiche. Invece di ricevere avvisi generici su tutto, puoi scegliere di essere avvisato solo per categorie precise, sempre secondo Valve.

Per chi usa la wishlist come una lista acquisti ragionata, o magari separa indie, multiplayer e giochi in uscita, questa è molto più di una ritoccata estetica.

Valve ha messo mano anche alla ricerca dei titoli salvati.

La ricerca dentro la wishlist è più veloce e adesso include l’autocompletamento, stando a quanto comunicato dall’azienda.

C’è poi una piccola aggiunta interessante: Steam segnala quando uno dei giochi che desideri ha una demo disponibile. E passando il cursore sulla sua immagine compare un microtrailer, sempre secondo Valve.

Link condivisibili e impatto su utenti e sviluppatori

Anche condividere le wishlist diventa più semplice.

Valve dice che si possono generare link pubblici per l’intera lista oppure per singole categorie filtrate. Chi apre quei link può comprare un regalo anche senza account Steam, sfruttando il nuovo checkout ospite.

L’effetto di questi cambiamenti va oltre la semplice comodità.

Su una piattaforma che, secondo le stime di settore circolate a inizio 2026, raccoglie circa 132 milioni di utenti attivi al mese e supera i 42 milioni di picco di utenti contemporanei, ogni ostacolo rimosso può pesare parecchio.

E non c’entrano solo i consumatori.

Su Steam le wishlist vengono lette anche come un segnale chiave dell’interesse pre-lancio verso un gioco, e possono influire sulla sua visibilità.

Dopo i cambiamenti alla sezione “Popular Upcoming”, che secondo vari report avrebbero reso più difficile emergere ai titoli con meno di circa 80.000 wishlist, avere strumenti migliori per organizzare, condividere e trasformare quelle liste in acquisti può fare una differenza reale, soprattutto per gli studi più piccoli.

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Tesla avvia il Summer Release 2026: build 2026.26 con Grok più utile

Tesla ha confermato l’arrivo del Summer Release 2026, la build 2026.26, e prevede di portarla su larga parte della flotta entro la fine di luglio 2026. A conti fatti, le novità più pesanti sono tre: un Grok più utile nella vita di tutti i giorni, una navigazione che inizia a memorizzare le abitudini di chi guida e una serie di funzioni pensate per rendere l’esperienza in abitacolo più personale.

Non è il classico aggiornamento di contorno. Il cuore della release sta proprio lì: Grok usato in modo più concreto, il navigatore che impara le routine e una vettura che prova ad adattarsi meglio a chi la usa ogni giorno.

La novità che si nota subito riguarda proprio Grok. Non resta più soltanto un assistente con cui parlare, ma diventa una vera interfaccia vocale per alcune azioni pratiche. Tesla dice che si potranno usare comandi in linguaggio naturale per avviare chiamate, cercare e riprodurre musica, regolare il climatizzatore o persino aprire il vano portaoggetti, così da toccare meno il touchscreen mentre si guida.

Tesla Summer Release 2026: le novità principali della build 2026.26

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Con questa release Tesla vuole rendere l’auto più pronta a seguire le tue abitudini. Sempre stando a quanto comunicato dall’azienda, la navigazione non si fermerà più ai soliti suggerimenti per Casa, Lavoro o agli appuntamenti nel calendario. Il sistema inizierà a riconoscere gli spostamenti ricorrenti, a proporre destinazioni abituali e anche a favorire strade già familiari, invece di puntare ogni volta e basta sul tragitto più rapido.

Qui il cambio di approccio si vede bene. Vuol dire meno tocchi sullo schermo e una guida che si avvicina di più alle routine reali di ogni giorno. Per chi fa percorsi ripetitivi, questa potrebbe contare più di una semplice limatura dei tempi di percorrenza.

Grok in auto: più comandi vocali, meno tocchi sul display

L’espansione di Grok va letta soprattutto sul piano dell’usabilità. Gestire chiamate, musica, clima e comandi rapidi con la voce può aiutare a tenere gli occhi sulla strada più spesso. Le somiglianze con altri assistenti vocali di bordo ci sono, ma Tesla sembra voler spingere un po’ oltre sulla gestione dei controlli essenziali.

Detto questo, il settore continua a investire parecchio anche su intrattenimento e funzioni interattive dentro l’abitacolo. Per questo, secondo vari osservatori, il tema della distrazione del conducente resta aperto. Tesla prova a tenere insieme le due cose: rendere più semplici i controlli che servono davvero e, nello stesso tempo, allargare il pacchetto di funzioni ludiche e di personalizzazione.

Caraoke con punteggio, app Tesla più ricca e funzioni per la famiglia

Tra le aggiunte più leggere c’è il nuovo sistema di punteggio per Caraoke, utilizzabile a veicolo parcheggiato. Tesla lo presenta come un modo per trasformare il karaoke in una piccola sfida, con la possibilità di salvare nel profilo Tesla del conducente i punteggi migliori o anche le esibizioni riuscite meglio.

L’app mobile Tesla, invece, si arricchisce di strumenti molto più pratici. In base a quanto spiegato dall’azienda, sarà possibile visualizzare e condividere le statistiche della guida assistita o della Full Self-Driving (FSD), impostare da remoto l’Arrival Energy desiderata e inviare grafiche personalizzate per il wrap direttamente all’auto, senza dover passare da una chiavetta USB.

C’è poi Rear Display Lock, una funzione che Tesla descrive come un controllo parentale per il display posteriore. Sul lato pratico arrivano anche altre aggiunte: la ricerca dei Supercharger per nome, la gestione della coda su Apple Music dalla pagina di un artista, lo zoom regolabile nelle visualizzazioni della guida assistita, l’accesso del browser a fotocamera e microfono e una nuova animazione di avvio per Tesla Model 3 e Tesla Model Y.

Un aggiornamento che guarda anche oltre gli Stati Uniti

L’estensione di Grok in auto fa parte di una corsa più ampia che coinvolge gli assistenti vocali a bordo. Secondo le indiscrezioni, il servizio si sta allargando anche in Europa e in vari mercati asiatici, anche se per ora si sa ancora poco sia sul supporto delle lingue locali sia su come verrà accolto dagli utenti nelle diverse aree. Lo stesso discorso vale per funzioni più particolari come Caraoke, la cui ricezione potrebbe cambiare parecchio da un mercato all’altro.

Per Tesla il messaggio, comunque, è piuttosto netto: il software resta uno dei terreni principali su cui distinguere l’esperienza d’uso dell’auto, anche molto tempo dopo la consegna.

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