Google: multa da 890 milioni di euro con il Digital Markets Act
La Commissione europea ha inflitto oggi a Google una multa da 890 milioni di euro nell’ambito del Digital Markets Act (DMA). Per l’azienda è la prima sanzione legata alla nuova legge e, finora, anche la più pesante decisa da Bruxelles sulla base del DMA. Nel mirino ci sono due pezzi centrali del business di Google: Google Search e il Google Play Store.
Dei 890 milioni complessivi, 460 milioni riguardano, secondo la Commissione europea, il modo in cui Google avrebbe dato più spazio ai propri servizi, come shopping, hotel, trasporti e risultati sportivi, rispetto a quelli dei concorrenti.
Gli altri 430 milioni, sempre secondo la Commissione europea, sono collegati alle regole di Google Play, che avrebbero limitato la possibilità per gli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso opzioni di acquisto esterne, spesso più convenienti.
In base alla decisione della Commissione europea, Google ha ora 60 giorni per fermare entrambe le pratiche.
Se non lo farà, potrà andare incontro a sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato medio giornaliero mondiale di Alphabet, la società madre di Google.
Perché l’Ue ha multato Google con il Digital Markets Act
Il punto, per Bruxelles, è il rispetto degli obblighi imposti ai cosiddetti gatekeeper, cioè alle grandi piattaforme considerate snodi essenziali per entrare nel mercato digitale.
La Commissione europea aveva designato Google come gatekeeper nel 2023 per servizi come Search, Android, Chrome e Google Play. Poco dopo, gli obblighi previsti dal DMA sono diventati vincolanti.
L’indagine era partita nel marzo 2024. Secondo la Commissione europea, nei risultati di ricerca Google non avrebbe garantito ai servizi rivali “condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie”.
Detto in modo più semplice, per Bruxelles i prodotti di Google sarebbero comparsi in posizioni più favorevoli o con una presentazione più accattivante rispetto alle alternative di terze parti.
Sul versante del Play Store, la contestazione riguarda invece l’anti-steering. Secondo la Commissione europea, gli sviluppatori non avrebbero potuto informare gli utenti in modo libero e lineare dell’esistenza di metodi di pagamento esterni, spesso meno costosi di quelli gestiti direttamente da Google.
Cosa rischia ora Google
Nel quadro del DMA, la cifra è molto alta, anche se resta sotto il massimo consentito dalla legge.
Per una prima violazione, infatti, il regolamento prevede multe fino al 10% del fatturato annuo globale. In caso di recidiva, la soglia può arrivare fino al 20%.
Il messaggio politico, però, è chiarissimo. Bruxelles vuole far vedere che il DMA non è una cornice scritta sulla carta, ma uno strumento da usare davvero contro i grandi operatori quando ritiene che stiano frenando la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori.
Un giro di vite più ampio sulle Big Tech
La decisione su Google si inserisce in una stretta più ampia sulle piattaforme digitali.
Ad aprile 2025, la Commissione europea aveva già sanzionato Apple e Meta con multe, rispettivamente, da 500 milioni e 200 milioni di euro.
E con Google la partita non finisce qui. La Commissione europea continua a fare pressione anche su altri fronti, per esempio su una maggiore apertura di Android ai servizi rivali.
Google, dal canto suo, ha definito la decisione ingiusta e sostiene che i cambiamenti richiesti finirebbero per peggiorare l’esperienza d’uso dei suoi prodotti.
Intanto, in Europa, l’azienda aveva già testato nuovi layout per i risultati di ricerca e modificato alcune condizioni legate allo steering su Google Play.
La stessa Commissione europea ha parlato di “progressi sostanziali” verso la conformità, ma a quanto pare non ancora abbastanza per evitare la sanzione.
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