Battlefield 6: il lean contestuale potrebbe tornare nella build di test

Battlefield 6: potrebbe tornare il lean contestuale

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Nelle prossime build di test di Battlefield 6 potrebbe ricomparire il lean contestuale, cioè la possibilità di sporgersi automaticamente da angoli e coperture. L’indicazione arriva da quello che è emerso durante le sessioni di prova e dai commenti pubblicati online da chi vi ha preso parte. Per gli appassionati di sparatutto non sarebbe un’aggiunta qualunque: è una di quelle funzioni richieste da tempo, e stavolta l’idea di rivederla sembra meno lontana del solito.

Da quanto sta circolando dopo i test, Battlefield 6 sarebbe quindi pronto a rimettere in gioco proprio questa meccanica.

In concreto, secondo queste indiscrezioni, il sistema permetterebbe di affacciarsi lateralmente mentre si mira, senza costringere il giocatore a esporre tutto il corpo.

La novità dovrebbe arrivare in uno dei prossimi aggiornamenti della build di prova, almeno a giudicare da quanto raccontato dai partecipanti ai test online, e ha già attirato l’attenzione della community. Anche perché il richiamo più immediato, per molti, è stato quasi automatico: Call of Duty: Ghosts, uno dei capitoli che aveva reso questo sistema particolarmente facile da riconoscere.

Se si guarda alle descrizioni condivise online da chi ha partecipato alle sessioni di prova, il funzionamento sarebbe piuttosto chiaro: quando ci si avvicina a un muro, a una porta o a un altro ostacolo e si punta verso il bordo, il personaggio eseguirebbe da solo un leggero movimento del busto.

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Per chi ha passato ore su Call of Duty: Ghosts è una soluzione già familiare, visto che lì il lean contestuale era stato introdotto per dare più fluidità agli scontri a fuoco e togliere un po’ di rigidità ai movimenti.

In Battlefield 6 una meccanica del genere avrebbe senso soprattutto nelle mappe urbane, nei corridoi stretti e in tutte quelle situazioni in cui le linee di tiro si intrecciano di più e anche pochi centimetri di esposizione possono fare la differenza.

A prima vista può sembrare un dettaglio minimo, ma in uno sparatutto competitivo il modo in cui ci si scopre al fuoco nemico pesa eccome. Un lean realizzato bene può rendere gli scontri più tecnici, dare più valore al gioco di posizione e premiare chi sa leggere meglio le coperture.

Per Battlefield, una serie che ha sempre oscillato tra battaglie su larga scala e combattimenti ravvicinati, il ritorno di questa funzione potrebbe aggiungere un po’ di profondità senza stravolgere la formula. DICE, lo studio che sviluppa la serie per Electronic Arts, sembra del resto alla ricerca di un equilibrio tra immediatezza arcade e sensazione tattica, e il lean automatico si inserirebbe proprio lì.

C’è però anche l’altro lato della questione. Se risultasse troppo invasivo o troppo “incollato” agli angoli, il sistema rischierebbe di diventare legnoso o di favorire fin troppo chi sta difendendo una posizione.

Molto dipenderà dalla sensibilità dei movimenti, dalla velocità dell’animazione e da come il netcode gestirà queste micro-esposizioni nelle partite online.

Le prime reazioni della community, comunque, sembrano in gran parte positive, soprattutto tra i giocatori che da tempo chiedono un Battlefield più rifinito sul piano delle animazioni e dell’interazione con l’ambiente. È quello che si legge anche nei commenti condivisi online da chi ha partecipato alle sessioni di prova.

Allo stesso tempo resta una certa cautela: il ricordo di meccaniche interessanti, poi ridimensionate o addirittura tagliate nelle versioni finali, porta molti a non dare ancora nulla per sicuro.

Per ora, infatti, si parla solo di indiscrezioni non confermate emerse dai test e dai commenti pubblicati online dai partecipanti. Bisognerà aspettare per capire se Battlefield 6 introdurrà davvero il lean contestuale, anche perché Electronic Arts e DICE potrebbero ancora ritoccare, bilanciare o persino scartare del tutto la funzione prima del lancio.

Il segnale, però, sembra abbastanza leggibile: Battlefield 6 vuole guardare anche al passato degli FPS moderni per rafforzare la propria identità oggi, e il ritorno del lean contestuale potrebbe essere uno degli elementi più interessanti del prossimo aggiornamento.

Destiny 2, stop ai nuovi contenuti: la “matematica crudele” sarebbe il vero motivo

Secondo un report firmato da Paul Tassi su Forbes, la scelta di Bungie di interrompere i nuovi contenuti di Destiny 2 avrebbe a che fare prima di tutto con i soldi, non con una presunta “vendetta” di Sony. In questa lettura, il gioco non porterebbe più entrate tali da giustificare i costi necessari per tenerlo in piedi come live service.

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La teoria della “vendetta” di Sony, circolata parecchio negli ultimi giorni, rischia già di perdere consistenza.

Messa in modo più diretto, la questione sarebbe questa: niente punizione legata ai problemi più ampi del piano live service di Sony. A pesare sarebbe una valutazione molto più fredda, quella che alcune fonti citate da Paul Tassi nel reportage di Forbes descrivono come la realtà più semplice e più dura di tutte, la sostenibilità economica.

Perché Bungie ha fermato i nuovi contenuti di Destiny 2

La lettura che sta guadagnando terreno arriva proprio dal report di Paul Tassi su Forbes e dalle fonti interne a Bungie richiamate nell’articolo. Il nodo, in sostanza, è questo: Destiny 2 resta un nome enorme, con un peso ancora evidente nel settore, ma non garantirebbe più margini abbastanza forti da assorbire il lavoro costante richiesto da espansioni, stagioni, aggiornamenti e gestione della piattaforma.

Bungie, del resto, lo aveva già annunciato a maggio 2026: Monument of Triumph, uscito il 9 giugno 2026, sarebbe stato l’ultimo aggiornamento di contenuti per Destiny 2. Il gioco dovrebbe rimanere comunque online e continuare a essere giocabile, solo senza altri nuovi contenuti live service in arrivo.

La teoria della “vendetta” di Sony perde terreno

Negli ultimi giorni aveva preso piede l’idea che questo stop fosse una risposta di Sony ai risultati sotto le attese della propria strategia sui giochi come servizio. Eppure, stando a quanto riportato da Paul Tassi su Forbes e alle fonti vicine a Bungie citate nel reportage, dentro lo studio questa interpretazione non verrebbe considerata convincente.

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La spiegazione che oggi appare più plausibile è molto meno romanzesca. Destiny 2 non sarebbe stato messo da parte per ripicca. Semplicemente, i conti non tornerebbero più.

I conti di Bungie e il peso dell’acquisizione da 3,6 miliardi

Se si guardano i numeri emersi negli ultimi mesi, il quadro diventa più leggibile. Già alla fine del 2023 erano uscite indiscrezioni, riprese anche nel reportage di Forbes, secondo cui i ricavi di Bungie erano scesi del 45% sull’anno fiscale. Nella stessa ricostruzione compaiono anche alcune stime di analisti che collocavano il fatturato annuo dello studio attorno ai 200 milioni di dollari, un dato che rende bene l’idea della pressione sotto cui si troverebbe la società.

Su tutto questo grava anche l’acquisizione di Bungie da parte di Sony nel 2022, costata 3,6 miliardi. Secondo alcune ricostruzioni richiamate da Paul Tassi su Forbes, quell’operazione avrebbe avuto anche il valore di una mossa d’emergenza, utile a dare stabilità a Bungie in una fase economica già complicata.

Il picco di giocatori non è bastato a cambiare l’esito finale

Se ci si ferma ai dati di Steam citati nel reportage, il finale della storia ha quasi qualcosa di paradossale. L’addio di Destiny 2, infatti, è arrivato insieme a un ritorno d’interesse: in base ai numeri riportati, l’ultimo aggiornamento avrebbe spinto il gioco fino a circa 167.000 giocatori contemporanei di picco su Steam, il risultato migliore dai tempi di The Final Shape nel 2024.

Eppure non è bastato. Nemmeno questa fiammata, a quanto pare, sarebbe riuscita a cambiare la direzione presa. Se la decisione è stata davvero presa guardando alla sostenibilità sul lungo periodo, un singolo picco di attività difficilmente avrebbe potuto spostare gli equilibri più di tanto.

Pressioni più ampie su Bungie e un futuro ancora incerto

A rendere il quadro ancora più pesante ci sarebbero poi i risultati degli altri progetti dello studio. Marathon, l’altra grande scommessa di Bungie, avrebbe deluso sul piano commerciale secondo le ricostruzioni citate da Paul Tassi su Forbes, aggiungendo altra pressione a una situazione finanziaria già delicata. Sullo sfondo continuano inoltre a circolare voci su nuovi e pesanti tagli al personale.

La reazione dei giocatori è stata di forte delusione. C’è preoccupazione per il futuro del franchise, e si è riacceso anche il sostegno a iniziative come la petizione per chiedere Destiny 3. Resta però un punto da tenere ben presente: gran parte del quadro che circola oggi poggia su fonti interne e su reportage indiretti, mentre da Sony non sono arrivati commenti pubblici davvero dettagliati né analisi finanziarie indipendenti capaci di chiudere una volta per tutte la discussione.

Per ora, quindi, siamo ancora nel campo delle indiscrezioni non confermate. Bisognerà aspettare per capire se Bungie o Sony diranno apertamente che Destiny 2 è stato fermato davvero per una questione puramente economica, cioè di sostenibilità.

The Witcher: spunta un multiplayer free-to-play per PC e mobile

The Witcher: sarebbe in sviluppo un secondo multiplayer free-to-play

Secondo MP1st, CD Projekt starebbe lavorando a un action RPG cooperativo free-to-play ambientato nell’universo di The Witcher, in arrivo su PC e dispositivi mobile. Di un multiplayer legato a The Witcher si parla da anni; stavolta, però, la voce sembra avere contorni più precisi, anche se per il momento resta pur sempre un rumor.

Ad oggi non c’è nulla di ufficiale. CD Projekt non ha annunciato il gioco e non ha condiviso né un titolo, né una possibile finestra di lancio, né il nome del team coinvolto, né dettagli davvero concreti sul gameplay.

Se il report di MP1st dovesse rivelarsi corretto, per CD Projekt sarebbe un passaggio importante nella sua espansione sul fronte multiplayer e live service. Con una formula, però, molto diversa da quella dei capitoli principali della saga.

C’è anche un punto da chiarire subito: non andrebbe confuso con Project Sirius. Project Sirius è già stato presentato come un titolo più ampio per PC e console, con anche una componente single-player, ed è rientrato in carreggiata dopo il reboot del 2023. Qui si parlerebbe invece di un progetto separato, pensato soprattutto per la cooperativa online e con un’attenzione particolare anche al mercato mobile.

Secondo le informazioni circolate finora, il gioco sarebbe ambientato nel 1230, quando Geralt di Rivia era ancora un giovane witcher.

I giocatori dovrebbero affrontare contratti di caccia ai mostri in diversi scenari, con un sistema di combattimento descritto come basato sull’abilità del giocatore. Nel report di MP1st vengono citate parate, schivate, parry, uso dei Segni, pozioni e abilità legate alle varie scuole dei witcher: elementi che richiamano in modo molto diretto l’identità classica della serie, ma inseriti questa volta dentro una struttura cooperativa.

Uno degli aspetti più curiosi dell’indiscrezione riguarda il protagonista.

Secondo MP1st, invece di mettere al centro un personaggio già definito come Geralt o Ciri, il gioco permetterebbe di creare e personalizzare il proprio witcher. Per il franchise sarebbe un cambiamento non da poco, visto quanto The Witcher sia sempre rimasto legato a figure narrative ben precise. E potrebbe lasciare più spazio sia alla progressione del personaggio sia al modo in cui ciascuno costruisce il proprio stile di gioco.

Più nebulosa resta invece la questione dello studio coinvolto.

Il report di MP1st non indica uno sviluppatore preciso, ma il contesto porta a guardare agli accordi più recenti firmati da CD Projekt. Nel 2024 l’azienda ha stretto un’intesa con Scopely per sviluppare un gioco basato su una delle sue proprietà intellettuali, e in passato aveva già preso in considerazione la possibilità di concedere in licenza i marchi The Witcher e Cyberpunk per progetti mobile.

Al momento, però, non ci sono conferme che il titolo citato da MP1st sia collegato direttamente a quell’accordo.

Se l’idea di un Witcher cooperativo, free-to-play e multipiattaforma suona insolita, il motivo è semplice: per la serie lo sarebbe davvero. Tutto ciò che è emerso finora arriva infatti da un’unica fonte, MP1st, e finché CD Projekt non interverrà pubblicamente, anche l’esistenza stessa del progetto resta confinata nel terreno dei rumor.

Per ora siamo quindi ancora nel campo delle indiscrezioni non confermate. Bisognerà aspettare per capire se questo secondo multiplayer di The Witcher diventerà davvero realtà. Se dovesse succedere, potrebbe essere uno dei progetti più insoliti e ambiziosi mai immaginati per la serie.

Fonte e immagini: MP1st