I preordini di Grand Theft Auto 6 sono partiti il 25 giugno 2026 e il gioco ha già preso possesso di buona parte del PlayStation Store. Le classifiche pubblicate nelle varie regioni mostrano GTA 6, il nuovo colosso firmato Rockstar Games, in testa negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Giappone, in Corea del Sud e in diversi mercati europei.
Basta guardare le top chart regionali del PlayStation Store per capire l’aria che tira: la domanda iniziale è fuori scala, persino per una serie che di numeri enormi vive da anni.
GTA 6 è in vetta al PlayStation Store globale
Il punto non è soltanto vedere GTA 6 comparire nelle classifiche. Quello colpisce fino a un certo punto. A impressionare davvero è quanto il gioco sia sparso ovunque, quasi senza eccezioni. Nei Paesi monitorati da diversi osservatori, il primo posto è suo praticamente in ogni store.
Le eccezioni ci sono, ma sono poche. Tra queste compaiono mercati come Kuwait e Taiwan, dove il titolo risulta non disponibile oppure potrebbe essere soggetto a restrizioni di vendita, almeno stando a quanto si vede negli store locali. C’è poi un altro aspetto da tenere presente: le classifiche del PlayStation Store si basano sui ricavi, non sul semplice numero di copie vendute. Ed è proprio questo dettaglio che aiuta a leggere meglio un altro segnale emerso nelle ultime ore.
L’Ultimate Edition sembra essere la vera macchina da soldi
In diversi store regionali, la versione messa meglio non è l’edizione standard, ma la Ultimate Edition, proposta attorno ai 100 euro. Non è un dettaglio da poco, perché lascia pensare non soltanto a un volume altissimo di preordini, ma anche a una disponibilità molto forte, da parte del pubblico, a spendere di più subito.
Certo, un sistema basato sul fatturato tende per sua natura a spingere in alto le edizioni premium. Quindi il primato dell’Ultimate Edition non si può tradurre automaticamente in un numero di copie superiore rispetto alla standard. Però il quadro, nel complesso, resta piuttosto nitido: Rockstar Games sta già incassando cifre enormi nella fase di prevendita.
La scelta dell’“edizione fisica senza disco” può aver spinto il digitale
Tra i fattori che possono aver accelerato i preordini digitali c’è anche la gestione, parecchio discussa, dell’edizione retail di GTA 6. Secondo le informazioni circolate nelle ultime settimane, la versione venduta nei negozi includebbe soltanto un codice per il download, senza disco.
Se il prezzo è allineato a quello del digitale e in più sparisce qualsiasi vero margine di rivendita, è facile capire perché molti utenti possano aver scelto di comprare direttamente dal PlayStation Store. Sul piano commerciale, per Rockstar Games questa strategia significa più controllo sulla distribuzione, sulla comunicazione e anche sulla prevenzione delle fughe di notizie. In più, limita il peso del mercato dell’usato.
Non sorprende, quindi, che la decisione abbia attirato critiche da parte dei consumatori e che, secondo alcune segnalazioni, abbia spinto perfino alcuni rivenditori a non mettere in vendita il boxed code.
Numeri enormi, ma con prudenza
Sul fronte della domanda stanno circolando cifre che fanno girare la testa: oltre 39 milioni di preordini e circa 3 miliardi di incassi nel primo giorno. Per ora, però, restano numeri non verificati in modo indipendente. Se venissero confermati, supererebbero persino le stime più alte sui costi complessivi di sviluppo e marketing del gioco, che in alcune valutazioni arrivano fino a 2 miliardi.
Resta aperta anche la discussione sul divario tra PlayStation 5 e Xbox. Alcuni report hanno parlato di vendite su PS5 circa otto volte superiori rispetto a quelle su Xbox, ma Microsoft ha contestato questa interpretazione, sostenendo di aver registrato ordini record anche sulla propria piattaforma.
GTA 6 uscirà il 19 novembre 2026 su PS5 e Xbox Series X/S. Nel frattempo continua a muoversi anche il fronte interno all’azienda: secondo quanto riportato nelle ultime settimane, alcuni dipendenti di Rockstar Games stanno cercando il riconoscimento sindacale, dopo le precedenti controversie sui licenziamenti che i critici hanno definito anti-sindacali e che la società ha invece ricondotto a casi di gravi comportamenti scorretti.