Rockstar Games: primo faccia a faccia ufficiale con il sindacato, ma crunch e licenziamenti restano sul tavolo
A luglio 2026 il Rockstar Game Workers Union (RGWU), affiliato all’Independent Workers’ Union of Great Britain, ha avuto il suo primo incontro formale con il management di Rockstar Games. Intanto il sindacato continua a chiedere all’azienda il riconoscimento volontario nel Regno Unito, mentre restano ancora senza soluzione i punti più delicati: crunch, lavoro da remoto e licenziamenti.
Il passaggio più rilevante è arrivato proprio a luglio 2026, con questo primo confronto ufficiale tra il Rockstar Game Workers Union e i vertici di Rockstar Games.
Per il RGWU è stato “un passo nella giusta direzione”, l’inizio di un percorso che, nelle intenzioni del sindacato, dovrebbe portare in tempi brevi ad aprire negoziati su una serie di richieste che i lavoratori considerano centrali.
Rockstar e sindacato, cosa chiedono i dipendenti
La piattaforma del RGWU ruota attorno a cinque richieste molto nette: stop al crunch, trasparenza sugli stipendi inclusi i bonus, più flessibilità nell’organizzazione del lavoro con la possibilità di lavorare da remoto, l’impegno a non rimpiazzare il personale con tecnologie automatizzate e una tutela contro i licenziamenti.
Il punto più delicato, però, resta il crunch. Parliamo dei periodi di lavoro intensissimo, con orari che si allungano per settimane, una pratica che da anni accompagna il dibattito sull’industria dei videogiochi e che, in modo particolare, riguarda Rockstar Games.
Il Rockstar Game Workers Union chiede regole più solide per evitare questi picchi di lavoro e sostiene che ogni singola ora di straordinario debba essere pagata.
Per Rockstar Games, alle prese con uno dei lanci più attesi del decennio, questo tema ha un peso enorme, sia sul piano pratico sia su quello simbolico.
Le accuse di superlavoro hanno segnato per anni l’immagine del settore. I dipendenti di Rockstar Games vogliono evitare che il prossimo capitolo di Grand Theft Auto finisca legato alle stesse controversie.
Smart working e licenziamenti: i nodi più tesi
C’è poi un altro fronte che resta molto caldo: quello del lavoro da remoto.
I dipendenti di Rockstar Games chiedono di riavere le opzioni di smart working utilizzate negli ultimi anni, ma all’inizio del 2024 Rockstar Games aveva chiuso questa possibilità, spiegando la scelta con motivi di sicurezza.
Il clima si è fatto ancora più duro dopo i licenziamenti dell’ottobre 2025, quando oltre 30 dipendenti di Rockstar Games nel Regno Unito, in Canada e in India sono stati mandati via.
Da una parte i lavoratori e l’Independent Workers’ Union of Great Britain hanno parlato di comportamento antisindacale. Dall’altra Rockstar Games ha sostenuto che quei provvedimenti fossero collegati a gravi violazioni relative a informazioni riservate.
Cosa può succedere adesso
Per ora il Rockstar Game Workers Union continua a puntare sul riconoscimento volontario, ma ha già chiarito di ritenersi abbastanza solido da andare avanti anche con una richiesta formale o con la procedura prevista dalla legge, se dai colloqui con Rockstar Games non dovessero arrivare risultati concreti.
In precedenti ricostruzioni giornalistiche era stata perfino tirata in ballo l’ipotesi di uno sciopero prima dell’uscita di Grand Theft Auto VI.
Il confronto apertosi nelle ultime settimane tra Rockstar Games e il Rockstar Game Workers Union, quindi, non riguarda soltanto uno dei nomi più pesanti dell’industria. Potrebbe anche trasformarsi in un precedente osservato da vicino da tutto il settore.
Il caso Rockstar Games, infatti, si inserisce dentro una tendenza più ampia: il sostegno alla sindacalizzazione nel mondo dei videogiochi sta crescendo, dopo anni segnati da ristrutturazioni e tagli.