Microsoft Teams ora blocca i bot sospetti: finiscono in sala d’attesa

Microsoft ha iniziato a distribuire a metà maggio 2026 , come ha comunicato la stessa azienda, una nuova funzione di Microsoft Teams pensata per rendere molto più complicato l’ingresso dei bot non autorizzati nelle riunioni. In pratica, Microsoft Teams prova a individuare i partecipanti sospetti già nel momento in cui chiedono di entrare e li sposta automaticamente nella lobby. Da lì non passano finché un organizzatore in carne e ossa non li approva in modo esplicito. Lo scopo, sempre stando a Microsoft, è evitare che bot usati per trascrivere, prendere appunti o assistere le riunioni continuino a comparire negli incontri successivi senza che gli utenti se ne rendano davvero conto.

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La funzione arriva per rendere complicato l’ingresso dei bot non autorizzati nelle riunioni.

Microsoft Teams rafforza la protezione contro i bot nelle riunioni

Per Microsoft il punto è bloccare accessi involontari o non autorizzati da parte di servizi esterni. Tradotto: se Microsoft Teams sospetta che il nuovo partecipante sia un bot e non una persona, non lo fa entrare subito nella chiamata. Lo ferma in sala d’attesa, dove resta finché un organizzatore non decide consapevolmente di ammetterlo.

Il nodo è tutto qui: l’ammissione deve diventare una scelta voluta , non qualcosa che succede per sbaglio con un clic dato senza pensarci. Microsoft spiega infatti che l’ingresso di un bot dovrebbe richiedere più passaggi ben visibili oppure un’approvazione esplicita da parte dell’organizzatore.

Sui dettagli del riconoscimento, però, Microsoft non si è sbilanciata. Dice di usare una combinazione di segnali comportamentali e infrastrutturali per distinguere i bot dai partecipanti umani con un alto grado di accuratezza.

Una cautela che si capisce facilmente: dire troppo aiuterebbe chi sta cercando di aggirare il sistema.

Perché Microsoft sta intervenendo adesso

Qui non c’entra solo la comodità d’uso. C’entra anche la sicurezza. Microsoft sostiene che alcuni bot di terze parti dedicati alle trascrizioni automatiche o agli appunti delle riunioni, una volta autorizzati , abbiano continuato a unirsi in automatico alle riunioni successive. E questo può esporre conversazioni, documenti condivisi e dati sensibili a soggetti che gli utenti non volevano coinvolgere ogni volta.

Un piccolo attrito in più, in cambio di un po’ più di privacy: la logica della stretta decisa da Microsoft è questa. E il contesto generale aiuta a capire perché l’azienda si stia muovendo ora. Un sondaggio di Mimecast ha rilevato che il 44% delle organizzazioni ha registrato un aumento degli attacchi ai tool di collaborazione nell’ultimo anno. Nel report Cost of a Data Breach di IBM, invece, il costo medio di una violazione dei dati è arrivato al livello record di 4,88 milioni di dollari .

Arriva anche una procedura ufficiale per i bot approvati

In parallelo, Microsoft ha aperto una procedura di registrazione per gli sviluppatori software indipendenti. L’idea è fare in modo che Microsoft Teams possa riconoscere alcuni bot come partecipanti noti e approvati, invece di considerarli automaticamente sospetti.

Per il momento la procedura è in anteprima e coinvolge un numero limitato di ISV (independent software vendor), ma in seguito dovrebbe essere estesa, almeno secondo quanto ha indicato Microsoft. C’è poi un altro passaggio interessante: una futura impostazione amministrativa a livello tenant di Microsoft Teams che consentirà ai reparti IT di bloccare automaticamente tutti i bot esterni identificati, senza lasciare la decisione ai singoli organizzatori.

Il rollout della protezione è partito a metà maggio 2026 e, in base ai piani comunicati da Microsoft, avrebbe dovuto arrivare alla disponibilità generale entro metà giugno 2026 per la maggior parte dei clienti aziendali e governativi di Microsoft Teams.

Microsoft ha già indicato anche il passo successivo. Da agosto 2026 dovrebbe arrivare, sempre secondo l’azienda, un’impostazione amministrativa a livello tenant per bloccare automaticamente tutti i bot esterni identificati. A quel punto il controllo passerebbe dai singoli organizzatori ai reparti IT, con una politica più rigida e più centralizzata.

Author: Mark Conrad Pinton

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