Sony ha già messo in moto la riconversione dello stabilimento di Thalgau, in Austria. Oggi lì si producono dischi per PlayStation, ma l’impianto è destinato a cambiare pelle e a diventare una fabbrica di microlenti ottiche. L’investimento annunciato dal gruppo giapponese è di 30 milioni di euro.
La scelta non riguarda soltanto un sito produttivo europeo. Dice anche, in modo piuttosto netto, dove si sta spostando il business PlayStation di Sony: sempre meno supporti fisici, sempre più digitale e, in parallelo, un allargamento verso mercati tecnologici in crescita che vanno oltre il gaming.
Sony trasforma la fabbrica austriaca dei dischi PlayStation
Il sito di Thalgau produce oggi circa 600.000 dischi al giorno e, stando ai numeri diffusi da Sony nel piano di riconversione, i titoli PlayStation valgono più o meno la metà del volume complessivo. Il punto è che, secondo le stime interne dell’azienda, gli ordini potrebbero scendere fino a circa il 10% dei livelli attuali entro il 2028. A quel punto ripensare l’impianto non sarebbe più una possibilità, ma una necessità.
Il calendario, del resto, è già stato tracciato. Nel piano annunciato da Sony si parla dello stop alla produzione di giochi fisici per le sue console entro gennaio 2028. La decisione conferma un cambiamento che il mercato sta mostrando da anni: download e acquisti via store digitale hanno preso sempre più spazio, mentre scatole e dischi sugli scaffali contano molto meno di prima.
C’è poi il nodo dell’occupazione. I circa 300 dipendenti del sito, almeno secondo le previsioni attuali, non dovrebbero finire dentro un piano di licenziamenti collettivi: Sony punta a riqualificare il personale per la nuova attività produttiva e conta di avviare la produzione su larga scala delle microlenti già nel 2027.
Perché il fisico arretra
La conversione del sito austriaco non è un caso isolato e non parla solo di Sony. Riflette una tendenza più ampia. Le vendite digitali di videogiochi, secondo le stime di settore, sono salite in fretta negli ultimi anni: dal 13% del 2013 a quasi l’80% nel 2025. Per i publisher vuol dire margini più alti, meno spese per produzione, logistica, distribuzione e retail, oltre a una gestione più diretta delle vendite.
Sul piano industriale, continuare a tenere in piedi una grande capacità produttiva per i dischi ha sempre meno logica se la domanda si restringe anno dopo anno. La riconversione consente quindi a Sony di difendere la redditività del business, e insieme, di spostare risorse verso settori che oggi appaiono più interessanti.
Le microlenti ottiche spalancano altri mercati
Qui i videogiochi tradizionali non c’entrano. Le microlenti ottiche che usciranno da Thalgau saranno destinate a sistemi automotive, comprese le funzioni avanzate di assistenza alla guida, gli ADAS, e le proiezioni luminose. Ma non solo: potranno trovare spazio anche in dispositivi consumer come i visori per realtà aumentata e realtà virtuale, quindi AR e VR.
Per Sony è anche una scommessa sulla crescita dell’optoelettronica, un mercato che, secondo gli analisti, potrebbe toccare quota 64 miliardi entro il 2030. Tradotto: la fabbrica che per anni ha stampato supporti per console potrebbe ritrovarsi a occupare un posto nella strategia del gruppo in aree molto più larghe del solo gaming.
Cosa cambia per te e per il futuro di PlayStation
Una mossa del genere, inevitabilmente, riaccende le speculazioni su una futura PlayStation 6 solo digitale. Non sarebbe affatto un colpo di scena. Per molti utenti, però, resta un passaggio delicato: meno libertà di scelta se preferisci il formato fisico, niente rivendita dei nuovi titoli e altri dubbi su come verranno conservati i giochi nel lungo periodo.
Per ora Sony non ha ancora reso noti dettagli ufficiali sull’hardware di nuova generazione. Però la riconversione della fabbrica austriaca manda un segnale difficile da mettere da parte: nel futuro di PlayStation, per i dischi, sembra esserci sempre meno posto.