Secondo le segnalazioni arrivate dagli utenti della beta di Android, Google ha cominciato a mostrare nel 2026, per ora solo a un gruppo ristretto, una nuova impostazione che permette di scegliere quali app salvare nel cloud e quali lasciare fuori. È una funzione che molti chiedono da anni, e la possibilità di decidere davvero cosa far entrare nei backup di Android potrebbe quindi arrivare a breve.
Sembra un ritocco minimo. Non lo è.
Per anni il backup delle app su Android ha seguito una logica quasi interamente automatica, e anche piuttosto rigida: o ti tenevi il pacchetto completo, oppure rinunciavi in blocco.
Backup delle app su Android: cosa cambia nella beta
La novità che Google sta testando, almeno stando alle segnalazioni circolate tra gli utenti della beta di Android, aggiunge controlli per singola app. In altre parole, gli utenti possono escludere dai backup software specifici, caso per caso.
Tradotto: non c’è più soltanto un interruttore generale, ma una lista che puoi gestire con molta più precisione.
Se usi app che contengono dati particolarmente delicati, il vantaggio si capisce subito. Puoi evitare che certe informazioni finiscano nel cloud, ridurre la tua traccia digitale e avere un po’ più di voce in capitolo su quello che resta conservato online.
Non è male, come compromesso, se in cambio ti porti a casa un po’ di privacy in più.
Per adesso, però, la funzione non è disponibile su larga scala.
Era già stata avvistata in sviluppo verso la fine del 2025 e, sempre secondo le segnalazioni emerse tra gli utenti della beta di Android, ha iniziato a comparire nel 2026 soltanto su un numero limitato di dispositivi in test.
Google, almeno finora, non ha spiegato quanti device siano coinvolti né quando questo rollout potrebbe allargarsi a tutti.
Come funzionano oggi i backup delle app su Android
L’attuale sistema di Auto Backup, disponibile da Android 6.0 in avanti secondo la documentazione di Google, salva automaticamente i dati delle app in una cartella privata del tuo account Google Drive.
Ogni app può usare fino a 25 MB di spazio per il backup, sempre in base alla documentazione di Google, e quei dati non vengono conteggiati nella quota complessiva di Google Drive.
Sulla carta è comodo. Nella pratica, però, ha spesso lasciato la sensazione di essere poco trasparente.
Quando cambi telefono non è sempre chiaro che cosa venga davvero ripristinato, e la parte di gestione lasciata all’utente è rimasta fin qui piuttosto ridotta.
Privacy, sicurezza e confronto con iPhone
Sul piano della sicurezza, Google protegge i dati di backup con crittografia end-to-end sui dispositivi con Android 9 o versioni successive, usando il blocco schermo del device, secondo quanto riportato nelle informazioni ufficiali di Google.
Sui telefoni più datati, oppure quando la crittografia end-to-end non è attiva, le chiavi possono invece restare nelle mani di Google. Anche questo, sempre secondo Google.
Ed è anche per questo che la nuova opzione viene letta come una risposta a critiche che vanno avanti da tempo.
Il paragone con iCloud su iPhone viene abbastanza naturale. Le somiglianze ci sono, ma il sistema di backup e ripristino di Android è stato spesso percepito come meno affidabile, meno completo e anche meno intuitivo.
Nel frattempo Google starebbe lavorando pure ad altri miglioramenti, sempre secondo le segnalazioni emerse nella beta di Android, compresa la possibilità di includere nei backup i file presenti nella cartella Download.
Alcune segnalazioni raccontano inoltre che, sui Google Pixel più recenti, il ripristino stia diventando più scorrevole.
Restano comunque parecchie domande aperte: non sappiamo quanto spazio possa far risparmiare un backup selettivo, quale impatto potrebbe avere se usi connessioni dati costose, né in che modo gli sviluppatori dovranno gestire i ripristini quando un utente decide di disattivare il backup per una determinata app.
Per ora restano indiscrezioni, e per di più non confermate.
Bisogna aspettare per capire se il backup selettivo delle app Android arriverà davvero a tutti.
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