NEO, dalla Cina il primo intervento con una interfaccia cervello-computer commerciale
Neuracle Medical Technology ha impiantato all’ospedale Huashan di Shanghai NEO, un’interfaccia cervello-computer già autorizzata per l’uso commerciale in Cina, in un paziente che aveva perso la funzionalità della mano dopo una lesione del midollo spinale provocata da un incidente d’auto di circa 10 anni fa. La notizia sta soprattutto qui: NEO non è più soltanto un prototipo o un dispositivo confinato ai trial clinici. In Cina è già prescrivibile.
Finora le interfacce cervello-computer sono rimaste, nella maggior parte dei casi, dentro il perimetro delle sperimentazioni cliniche e dei prototipi.
Ed è questo che rende il caso interessante.
La parte più significativa della notizia non riguarda solo la tecnologia in sé.
Il dispositivo impiantato è già un prodotto che può essere prescritto in Cina, non qualcosa di ancora puramente sperimentale. Il segnale che arriva da Shanghai è proprio questo.
Il primo BCI commerciale passa dalla Cina
L’approvazione di NEO è arrivata a marzo 2026 dalla National Medical Products Administration, la NMPA cinese.
Nel giro di circa quattro mesi il sistema è passato dal via libera regolatorio alla produzione, poi all’ingresso in ospedale, alla selezione dei pazienti e perfino all’inclusione in programmi locali di assicurazione sanitaria commerciale.
Per un settore che in altri Paesi avanza ancora soprattutto tra studi clinici e prototipi, una velocità del genere si nota subito.
NEO, infatti, non viene raccontato come un esperimento da laboratorio. Viene presentato come un dispositivo destinato a entrare nella pratica clinica ordinaria.
Come funziona NEO e perché è diverso da Neuralink
NEO è un impianto grande più o meno quanto una moneta e utilizza 8 elettrodi posizionati sulla dura madre, la membrana protettiva che riveste il cervello.
Se ti stai chiedendo perché il punto in cui si trovano gli elettrodi faccia tanta differenza, la risposta è abbastanza diretta: invece di penetrare nel tessuto cerebrale come accade con i sistemi intracorticali, questo dispositivo sceglie un approccio epidurale, quindi meno invasivo.
Il vantaggio principale riguarda la sicurezza.
Ridurre la penetrazione nel cervello può abbassare rischi come emorragie e degrado del segnale nel lungo periodo. Di contro, i segnali raccolti sono meno dettagliati di quelli ottenuti con elettrodi inseriti direttamente nella corteccia.
Il paragone con Neuralink, l’azienda di Elon Musk, viene quasi automatico, e qualche somiglianza c’è. Però NEO sembra già più avanti sul piano regolatorio e su quello commerciale.
L’impianto di Neuralink punta su segnali ad alta risoluzione e quindi, almeno sulla carta, su controlli più complessi. NEO prende un’altra strada: meno invasiva e, soprattutto, già arrivata all’uso clinico in Cina. Neuralink invece è ancora nella fase di sperimentazione clinica e non ha una piena approvazione commerciale da parte della FDA.
A cosa serve oggi: recuperare il movimento della mano
L’obiettivo clinico, almeno per ora, è molto concreto: leggere l’intenzione di movimento del paziente e trasformarla in comandi per dispositivi assistivi esterni, come guanti robotici o pneumatici che aiutano ad aprire e chiudere la mano, afferrare oggetti e sostenere i gesti di tutti i giorni.
C’è poi la funzione di decodifica dell’intenzione di movimento, che consente di convertire l’attività cerebrale in segnali utili per questi sistemi di assistenza esterna.
Secondo i resoconti diffusi dopo l’intervento, l’impianto ha registrato segnali cerebrali stabili e il paziente è in recupero, con parametri vitali regolari.
Non è, ovviamente, una soluzione immediata. È un primo passo. Il beneficio reale passerà anche da un percorso di riabilitazione.
Il vero vantaggio competitivo: regolazione, ospedali e mercato
Chi osserva questo debutto ci legge dentro qualcosa di più ampio: un segnale della strategia cinese sulle neurotecnologie.
Le interfacce cervello-computer sono state inserite tra i settori prioritari, con obiettivi nazionali di avanzamento fissati entro il 2027.
Poi c’è il mercato interno, che pesa parecchio.
In Cina si stima che circa 3,7 milioni di persone vivano con lesioni del midollo spinale. Per dispositivi pensati per recuperare funzioni della mano o del movimento, il numero potenziale di pazienti non è affatto marginale.
Restano comunque molte domande aperte.
Servono dati più ampi sull’efficacia nel lungo periodo, sulla durata dell’impianto, sui possibili effetti collaterali, sui costi e sulla copertura assicurativa effettiva. Secondo un preprint, in un paziente sarebbero emersi risultati positivi a 9 mesi, ma il settore è ancora all’inizio e le prove su larga scala restano limitate.
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