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Ghost in the Shell: il remake anime non userà strumenti generativi
Nel remake anime di Ghost in the Shell firmato Science Saru non verranno usati strumenti generativi. A confermarlo è stato il regista Toma Kimura, conosciuto anche come Mokochan, durante l’Annecy International Animation Festival 2026, dove ha spiegato che la produzione è andata avanti senza fare ricorso a tecnologie di questo tipo.
Per una saga che da sempre ragiona sul rapporto tra coscienza, identità e tecnologia, la scelta ha un valore simbolico difficile da ignorare. In sala, durante il panel, la reazione è stata un applauso. Online, invece, molti fan hanno parlato di una vera boccata d’aria fresca.
Ghost in the Shell remake senza strumenti generativi: l’annuncio ad Annecy
Toma Kimura ha raccontato che l’obiettivo del team era creare “una serie disegnata a mano”, fatta da esseri umani, proprio per mettere in primo piano quell’umanità che sta al centro della storia. Sulla stessa linea si è mosso anche il produttore Kohei Sakita, che ha insistito su un punto molto semplice: il fascino dell’animazione passa anche dalla sensazione di avere davanti qualcosa tracciato da una persona, non da un sistema automatico.
E non è rimasta una frase di principio, buona solo per il palco. Da quanto spiegato dal team, la produzione ha deciso di seguire a mano anche i dettagli più minuti e complicati, inclusi cartelli e scritte volutamente assurde o “simili a vermi”, considerate parte della vitalità visiva dell’opera originale di Masamune Shirow.
Una scelta in controtendenza nell’industria anime
La posizione di Science Saru spicca ancora di più se si guarda a quello che sta succedendo nel settore. Sempre più studi stanno sperimentando forme di automazione in passaggi produttivi come intercalazioni, sfondi e colorazione, con l’idea di accorciare i tempi e abbassare i costi.
Ma è proprio qui che si è aperto il conflitto. Secondo i resoconti sul caso, nel 2026 Wit Studio è finita al centro delle critiche per l’uso di sfondi generati nella quarta stagione di Ascendance of a Bookworm, sfondi che sono poi stati sostituiti dopo le proteste. E, sempre stando agli stessi resoconti, anche Toei Animation ha trovato una forte resistenza da parte del pubblico dopo aver presentato piani di integrazione dello stesso tipo.
Il malumore, tra l’altro, non riguarda soltanto quello che si vede sullo schermo. Secondo i dati circolati nei resoconti sul caso, il 38% dei professionisti giapponesi dell’animazione teme perdite di posti di lavoro legate a queste tecnologie. Sul fronte del pubblico, secondo gli stessi resoconti, il 64% dei fan a livello globale teme invece che design e sequenze assistiti da sistemi automatici possano togliere all’animazione una parte della sua emozione umana.
Perché la decisione pesa ancora di più per Ghost in the Shell
Nel caso di Ghost in the Shell, tutto questo risuona ancora di più. Parliamo di una serie che ha costruito la propria identità narrativa proprio su quel confine instabile tra macchina e persona, tra corpo artificiale e coscienza individuale. Scegliere un processo creativo interamente umano, quindi, non è solo un dettaglio produttivo. È una scelta che resta perfettamente allineata ai temi del franchise.
Forse è anche per questo che l’annuncio ha colpito così tanto. In un momento in cui una parte del pubblico mostra una stanchezza sempre più evidente verso l’automazione spinta, il remake di Science Saru si presenta come un progetto che vuole difendere l’imperfezione, il gesto, la sensibilità di chi disegna. Per molti fan di Ghost in the Shell, in fondo, era esattamente quello che volevano sentirsi dire.
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