PRIMA ottiene il marchio CE: via libera alla vendita in 30 Paesi europei

Science Corp. ha ottenuto oggi da DEKRA il marchio CE per PRIMA, il suo sistema di protesi retinica pensato per chi ha perso la visione centrale a causa della degenerazione maculare legata all’età. L’autorizzazione apre la strada alla vendita commerciale in 30 Paesi europei e, secondo l’azienda, i primi impianti commerciali dovrebbero partire in Germania nell’agosto 2026. Per un settore che da anni prova a trovare soluzioni capaci non solo di rallentare il danno visivo, ma anche di restituire almeno una parte della funzione perduta, il passaggio conta parecchio.

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PRIMA ottiene il marchio CE: cosa cambia in Europa

PRIMA è rivolto ai pazienti con atrofia geografica, la forma più avanzata della degenerazione maculare secca legata all’età.

È una malattia che colpisce la visione centrale, quella che serve per leggere, riconoscere i volti e fare molte delle cose più comuni della giornata.

Nel mondo interessa più di 5 milioni di persone e, fino a oggi, i trattamenti approvati hanno avuto soprattutto un altro obiettivo: rallentare la progressione della malattia, non riportare indietro la vista.

PRIMA va in una direzione diversa. L’idea è recuperare funzione visiva.

Per questo il via libera europeo ha un peso particolare: consente la commercializzazione di uno dei primi prodotti distribuiti su larga scala sviluppati da Science Corp., azienda statunitense specializzata in impianti neurali.

Non siamo ancora davanti a una cura definitiva. Siamo però davanti a un passo concreto verso una visione artificiale centrale che possa essere usata davvero nella vita di tutti i giorni.

Come funziona il chip retinico

Il sistema PRIMA mette insieme due elementi: un minuscolo chip fotovoltaico wireless impiantato sotto la retina e un paio di occhiali speciali con videocamera e proiettore.

Gli occhiali riprendono la scena e inviano luce nel vicino infrarosso al chip. A quel punto il chip la trasforma in segnali elettrici che stimolano le cellule retiniche ancora funzionanti.

Tradotto: il dispositivo crea una forma di visione artificiale centrale.

C’è poi un aspetto interessante, la funzione zoom, che permette di ingrandire testi e dettagli. Per attività come la lettura può fare la differenza.

I risultati clinici e i limiti reali

Nel principale studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, 38 pazienti trattati in 17 centri distribuiti in 5 Paesi hanno guadagnato in media 25,5 lettere all’esame dell’acuità visiva.

Nello stesso studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, l’84% dei partecipanti ha recuperato la capacità di leggere lettere, numeri e parole.

Sono dati che fanno impressione, ma vanno maneggiati con cautela.

La visione che PRIMA riesce oggi a ripristinare resta limitata. Gli esperti parlano di “form vision”, cioè una percezione utile di forme e caratteri, non di vista normale.

Secondo i dati clinici riportati nello studio, il livello si aggira intorno a 20/400, molto lontano dalla piena acuità visiva.

E infatti alcuni specialisti hanno fatto notare anche questo: per molti pazienti i miglioramenti nella qualità della vita non sono stati così netti come i numeri clinici potrebbero far immaginare.

Costi, rischi e prossimi passi

Poi c’è il tema più pratico. Il trattamento dovrebbe costare nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro e in Europa sono ancora aperte le discussioni sui rimborsi.

L’intervento di impianto, inoltre, è complesso e porta con sé rischi chirurgici.

Sul piano industriale, il debutto di PRIMA è anche un test importante per Science Corp., società fondata da Max Hodak, ex presidente di Neuralink, valutata intorno a 1,5 miliardi di dollari e capace di raccogliere circa 489 milioni di dollari.

Negli Stati Uniti l’azienda sta lavorando con la FDA e punta a entrare sul mercato nel 2027.

Il dispositivo PRIMA ha già ottenuto le designazioni di Breakthrough Device e Humanitarian Use Device. Gli sviluppatori, quindi, stanno già guardando al passo successivo, con l’obiettivo di portare PRIMA anche sul mercato americano.

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Author: Monique Irish Casingal

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