SpaceX: non è un titolo in calo da anni
Le azioni di SpaceX sono sbarcate sul Nasdaq soltanto il 12 giugno 2026. Quindi, quando si parla di titolo in discesa dopo l’IPO, si parla delle settimane successive al debutto, non di anni passati a soffrire in Borsa. Basta guardare i prezzi per capire meglio la sequenza: partenza in piena euforia, rally potentissimo, poi una correzione altrettanto brusca. Nel giro di poche settimane, SpaceX è passata da simbolo della nuova stagione dei mercati a uno dei casi più chiacchierati dell’estate finanziaria.
IPO SpaceX: numeri record e valutazione da capogiro
SpaceX ha debuttato sul Nasdaq con il ticker SPCX a 135 dollari per azione, in un’operazione che, secondo i termini dell’IPO, ha raccolto tra 75 e 86 miliardi di dollari. Al prezzo di collocamento, la valutazione iniziale del gruppo si è così avvicinata a 1.770 miliardi. Anche per gli standard americani, un esordio enorme.
La rincorsa, però, era partita molto prima della quotazione. Sul mercato privato, la valutazione di SpaceX era salita da circa 137 miliardi all’inizio del 2023 a 208 miliardi nella tender offer dell’agosto 2024, per arrivare poi a una stima intorno agli 800 miliardi a dicembre 2025, secondo le valutazioni emerse nelle operazioni private. L’IPO è stato il passaggio finale: da unicorno privato a gigante da listino.
Dal rally iniziale al crollo di un terzo
Nei giorni immediatamente successivi al debutto, il titolo ha corso così tanto da spingere la capitalizzazione oltre i 2 trilioni, sulla base dei prezzi di Borsa. L’entusiasmo è durato poco. Nel giro di un mese, le azioni hanno lasciato sul terreno circa un terzo dai massimi, bruciando quasi 850 miliardi di valore di mercato, sempre calcolati sulla capitalizzazione ai prezzi correnti.
A metà luglio 2026, stando alle quotazioni, SpaceX era tornata a muoversi attorno a 135-139 dollari, cioè più o meno sui livelli del prezzo di collocamento. Per chi ha comprato sui picchi, il colpo è stato pesante. Se invece si guarda soltanto al percorso dall’IPO in avanti, il quadro che esce è quello di un titolo estremamente volatile, più che di un disastro trascinato per mesi o anni.
Wall Street resta ottimista, ma i dubbi sulla valutazione non spariscono
Nonostante la correzione, l’umore degli analisti resta sorprendentemente favorevole: secondo il consensus sul titolo, oltre l’80% di chi segue SpaceX mantiene un giudizio “buy”, con target medi compresi tra 236 e 239 dollari. Tradotto in termini molto semplici, significa un potenziale rialzo superiore al 70% rispetto ai livelli di metà luglio.
Il punto è che questa lettura non convince tutti. I critici sostengono che SpaceX sia arrivata in Borsa con multipli troppo tirati, con un rapporto prezzo/vendite forward sopra quota 30 e utili significativi attesi non prima del 2027, almeno secondo le stime forward circolate sul mercato. Alcuni osservatori hanno parlato di una valutazione “estrema”, difficile da far tornare con la matematica tradizionale.
La scommessa ora va oltre i razzi
Dopo la quotazione, e in base alla composizione dell’indice, SpaceX è stata inserita rapidamente nel Nasdaq-100, rafforzando ancora la domanda passiva sul titolo. Il mercato ha già spostato lo sguardo sui prossimi catalizzatori. Tra questi c’è il progetto “Terafab” nei semiconduttori insieme a Tesla, che una parte degli analisti considera decisivo per sostenere le valutazioni future.
Sul fondo restano anche le speculazioni su un possibile avvicinamento ancora più stretto con Tesla, fino all’ipotesi di una fusione, che per ora resta tutta da provare. Molto meno raccontato, invece, è l’effetto della quotazione sugli ex dipendenti e sugli azionisti storici del mercato privato. Anche quello è un pezzo della vicenda, finora rimasto ai margini.
Qui non c’è una storia di Borsa che delude per anni. C’è il copione, rapidissimo, di un debutto gigantesco che ha acceso aspettative forse troppo alte per essere soddisfatte subito.
Segui su Twitter @LauraCeridono.