Imax accelera nel secondo trimestre 2026: “The Odyssey” è un evento spartiacque

Imax: ricavi a 102,8 milioni, “The Odyssey” è un evento spartiacque

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Imax, gruppo specializzato nelle sale premium di grande formato, ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi in aumento del 12% su base annua, a 102,8 milioni di dollari, e con un utile netto salito del 30%, a 15,9 milioni. Nei commenti ai conti, il CEO Rich Gelfond ha descritto “The Odyssey”, il nuovo film di Christopher Nolan, come un “evento trasformativo” per la società.

E l’entusiasmo, stavolta, non sembra solo di facciata. Imax sostiene che nel weekend di debutto il film abbia incassato 52 milioni di dollari a livello globale nel circuito Imax, cioè il 20% del box office complessivo del titolo.

Per l’azienda, è la quota di mercato più alta mai toccata dal marchio in un weekend d’esordio mondiale di queste proporzioni. Il dato pesa ancora di più se si considera un aspetto: nei risultati del secondo trimestre, sempre a detta di Imax, il contributo del film non era ancora entrato.

I risultati finanziari di Imax nel secondo trimestre 2026

Nei conti pubblicati da Imax non ci sono solo ricavi e utile netto in crescita. La società ha anche mostrato un deciso miglioramento della redditività. L’utile per azione rettificato è arrivato, secondo la società, a 0,43 dollari, con un balzo del 65% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La trimestrale, sempre secondo quanto comunicato dalla società, ha battuto anche le attese degli analisti. Un elemento che rafforza l’idea di un gruppo in una fase di forte accelerazione.

A dare una mano ai numeri, secondo Imax, è stata anche la line-up cinematografica del periodo. Tra i titoli che hanno sostenuto la performance del trimestre, la società ha citato successi come “The Super Mario Galaxy Movie” e “Michael”, che hanno spinto gli incassi del circuito premium di grande formato.

Imax ha inoltre confermato di essere in traiettoria per raggiungere nel 2026 un record di box office globale pari a 1,4 miliardi di dollari. Il messaggio, in sostanza, è chiaro: lo slancio non si ferma ai numeri appena messi sul tavolo.

Perché “The Odyssey” può cambiare il percorso di Imax

Per Rich Gelfond, il peso del nuovo film di Christopher Nolan non si misura solo nell’incasso dei primi giorni. Il CEO si aspetta che “The Odyssey” porti più box office, una maggiore visibilità per il marchio Imax, più spettatori disposti a tornare in sala a rivederlo e perfino nuovi accordi per sale e impianti.

Qui si capisce bene il punto della strategia. Quando un titolo premium smette di essere soltanto un’uscita importante e diventa un evento culturale, Imax non monetizza soltanto i biglietti. Consolida anche la propria posizione come formato “da non perdere” agli occhi di registi, esercenti e pubblico.

La domanda per le proiezioni premium, stando alla società, è stata eccezionale. Le sole 41 sale Imax 70mm hanno generato 6,3 milioni di dollari nel weekend d’esordio, sempre secondo Imax, con una media di circa 153.000 dollari per schermo.

Un altro dettaglio dice molto. Molte proiezioni in formato premium risultavano già esaurite, secondo la società, settimane prima dell’uscita.

Un record commerciale e un traguardo tecnologico

Per Imax, “The Odyssey” segna anche una prima assoluta sul piano tecnico: è il primo lungometraggio girato interamente con cineprese Imax.

Sempre secondo la società, il risultato è stato possibile grazie a nuove cineprese più silenziose, sviluppate congiuntamente, e a un sistema di insonorizzazione che ha reso possibile registrare anche scene dialogate in questo formato.

Per Imax è un passaggio pesante. Da una parte conferma la forza commerciale del grande formato. Dall’altra allarga il ventaglio di possibilità creative per i filmmaker.

Se il debutto record del film troverà conferma nelle prossime settimane, la società potrebbe aver messo le mani non solo su un successo estivo, ma su un motore di crescita più profondo e duraturo.

Human Vapor su Netflix: 24,3 milioni di ore già nella seconda settimana

La serie sci-fi thriller Human Vapor ha messo insieme 24,3 milioni di ore viste su Netflix nella sua seconda settimana, stando ai dati diffusi dalla piattaforma, dopo il debutto globale del 2 luglio 2026. Sempre secondo Netflix, Human Vapor si sta già avvicinando ai titoli internazionali più visti del catalogo, un dato che racconta un avvio davvero forte per un progetto che, per impostazione e tono, non aveva nulla di facile o di scontato.

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Anche su base regionale la risposta si è fatta notare subito. Nella prima settimana la serie è entrata nella top 10 di Netflix in sei Paesi, tra cui Hong Kong, Corea del Sud e Thailandia, arrivando addirittura al primo posto in Giappone, ancora una volta secondo i dati della piattaforma. Per una produzione sci-fi adulta dai toni cupi, non è un dettaglio da poco.

Human Vapor su Netflix: di cosa parla e perché sta attirando pubblico

La premessa, da sola, basta a incuriosire parecchia gente: un omicidio in diretta, compiuto da una figura in grado di trasformarsi in vapore. Da lì si apre un’indagine che mette insieme detective story, body horror e fantascienza, con un tono molto più scuro rispetto a tante uscite mainstream che Netflix propone di solito.

Non siamo dalle parti del classico thriller pensato per farsi divorare in un weekend. Human Vapor sceglie una formula più strana, più rischiosa, e mescola ingredienti diversi ma subito riconoscibili per chi ama il genere: il mistero criminale, un’estetica disturbante, una componente soprannaturale che non rinuncia mai all’impatto visivo.

Le somiglianze con il thriller investigativo e con certo horror contemporaneo ci sono, si vedono. Però Human Vapor dà l’impressione di voler tirare quella miscela un po’ più in là. Se cerchi qualcosa di più estremo del solito titolo da maratona, qui la proposta è nettamente più ruvida.

Un cult Toho degli anni Sessanta trasformato in una storia di serial killer

Human Vapor non spunta dal nulla. La serie riprende infatti l’omonimo cult Toho del 1960 e lo rilegge in chiave moderna. Il film originale al centro c’era un rapinatore di banche; questa nuova versione prende lo stesso punto di partenza e lo sposta dentro una storia molto più cupa, più attuale, costruita attorno a un assassino.

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Il cambio di direzione è netto, ma il legame con l’identità tokusatsu dell’opera originale resta ben visibile, cioè con quella tradizione giapponese che ha sempre messo in primo piano effetti speciali e immaginario fantastico. C’è poi un altro elemento che pesa: è il primo progetto nato dalla collaborazione tra Netflix e Toho, e questo basta già a farne un titolo da tenere d’occhio.

Collaborazione Giappone-Corea e un team creativo di peso

Human Vapor è una co-produzione tra Giappone e Corea del Sud, e questa doppia anima si sente sia nel concept sia nel ritmo con cui la storia si muove.

Scrittura e produzione esecutiva sono affidate a Yeon Sang-ho, un nome che per molti appassionati dice già parecchio, visto il suo lavoro su Train to Busan e Hellbound. Alla regia, per tutti e otto gli episodi, c’è invece Shinzo Katayama, già passato da Gannibal.

Nel cast spiccano Shun Oguri e Yu Aoi, due facce immediatamente riconoscibili per il pubblico giapponese.

Anche il lato produttivo racconta bene quanto in alto voglia puntare la serie. Secondo Netflix, Human Vapor è stata girata in 120 location sparse per il Giappone e può contare sugli effetti visivi di Shirogumi, lo studio che ha vinto l’Oscar per Godzilla Minus One.

Recensioni positive, con qualche riserva sul ritmo

Fin qui l’accoglienza critica di Human Vapor è stata in larga parte positiva. Molte recensioni hanno messo in evidenza l’ambizione del progetto, lo stile visivo e i temi sociali che attraversano la serie, in particolare quelli legati alla disuguaglianza e all’abuso di potere. Sono aspetti che le danno qualcosa in più rispetto a un semplice esercizio di genere.

Le perplessità, semmai, riguardano soprattutto il ritmo. Per alcuni critici Human Vapor alterna sequenze molto riuscite ad altre più lente, o meno regolari. Eppure proprio questa sua natura ibrida, un po’ aspra, sembra essere una parte del richiamo.

Con numeri del genere già nelle prime settimane, Netflix potrebbe essersi ritrovata tra le mani uno dei thriller internazionali più discussi della stagione.

Dark Knights of Steel II #1: muore Ace il Bat-Hound, e il trauma divide già i fan

In Dark Knights of Steel II #1, il primo capitolo del sequel Elseworlds fantasy-medievale di DC uscito a luglio 2026, Bruce Wayne si porta addosso un altro trauma di quelli che faranno discutere parecchio i fan di Batman: da ragazzino assiste alla morte del suo cucciolo, Ace il Bat-Hound.

“E vissero tutti infelici e scontenti.”

Quello che doveva essere un regalo d’infanzia diventa una ferita emotiva vera, e pesante.

La scena arriva in una storia che, per Bruce, è già piena di dolore. Questa versione di Bruce Wayne ha già conosciuto altre perdite in famiglia, e forse è proprio per questo che il momento ha colpito tanti lettori più di quanto ci si aspetterebbe dal solito flashback sulle origini.

Per qualcuno, l’impatto emotivo arriva persino dalle parti della morte di Jason Todd nel 1988.

Dark Knights of Steel II #1: cosa succede ad Ace il Bat-Hound

La scena si vede in Dark Knights of Steel II, seguito dell’Elseworlds fantasy-medievale di DC ambientato in un mondo fatto di regni, magia e tensioni politiche.

In questa realtà alternativa, i personaggi classici dell’universo DC vengono riscritti in chiave dinastica e cavalleresca, ma il peso delle tragedie personali resta lì, al centro di tutto.

Nel primo numero, scritto da Tom Taylor e disegnato da Yasmine Putri, un flashback mostra Bruce Wayne ancora bambino mentre riceve un cucciolo dalla famiglia Falcone, ospite dei Wayne.

Quel cane è Ace il Bat-Hound, e in quel momento rappresenta affetto, innocenza, qualcosa di semplice e pulito.

Poi la scena gira di colpo: Victor Falcone uccide il cucciolo, e quello che sembrava un gesto gentile si trasforma nel trauma che segna Bruce Wayne all’origine.

Perché questa scena pesa così tanto per Bruce Wayne

La morte di Ace il Bat-Hound non sembra messa lì solo per scioccare il lettore.

Dentro la logica del racconto, serve a mostrare quanto sia duro il mondo di Dark Knights of Steel e a piantare un conflitto che finirà per pesare nei rapporti tra la Casa di Wayne e i Falcone.

Più di tutto, però, questo lutto diventa una chiave per leggere il personaggio. Vedere morire un animale indifeso dopo aver già attraversato altri dolori personali rafforza l’idea di un bambino costretto troppo presto a fare i conti con la crudeltà e con la perdita.

Se vuoi capire da dove nascerà, un domani, il suo impulso a proteggere gli innocenti, questo momento conta eccome.

Il paragone con Jason Todd divide già i fan

Il paragone con Jason Todd viene quasi da sé.

Una morte in famiglia, con la morte del secondo Robin, resta uno dei momenti più traumatici nella storia editoriale di Batman. Le somiglianze ci sono, è chiaro, ma qui il dolore passa da un’altra parte: non dalla perdita di un compagno di battaglia, ma dalla distruzione dell’innocenza infantile e del legame con un animale domestico.

Per questo diversi commentatori e lettori stanno già parlando di uno dei momenti più tristi in assoluto, o almeno di una scena emotivamente devastante quanto quella di Jason Todd.

Va detto, però, che questa è una lettura del pubblico: né DC né il team creativo l’hanno confermata in modo ufficiale.

Una cosa, invece, è chiara: Dark Knights of Steel II ha cominciato il suo percorso con una scena che difficilmente passerà inosservata.

E se l’idea era ricordare quanto possa essere spietato questo universo alternativo, il messaggio è arrivato forte e chiaro.

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Spider-Man: Brand New Day, Wolverine gli ruba già la scena

La seconda stagione della serie animata X-Men ’97 potrebbe arrivare prima del film Marvel Studios e Sony Spider-Man: Brand New Day quando si parla di omaggi visivi alle copertine più celebri dei fumetti. È quello che lasciano intendere diverse indiscrezioni circolate online nelle ultime ore.

Sono anni che i fan aspettano richiami così diretti alle cover più iconiche, e adesso la sensazione è che a muoversi per prima possa essere X-Men ’97, non Spider-Man: Brand New Day.

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Stando a quanto riportato da varie voci circolate in rete, la seconda stagione di X-Men ’97 dovrebbe includere scene pensate proprio come tributo a celebri copertine dedicate a Wolverine. Il paragone che sta prendendo piede online nasce da lì.

In senso puramente simbolico, quindi, Wolverine avrebbe “battuto” Spider-Man con due settimane di anticipo.

Non si sta parlando di una vera rivalità tra Wolverine e Spider-Man nell’MCU. Il punto è un altro: una scelta visiva molto precisa, di quelle che tra i fan Marvel fanno subito rumore.

Fra i dettagli emersi dalle indiscrezioni c’è anche la possibile ricostruzione dell’immagine di Wolverine #1 del 1982, la storica cover firmata da Frank Miller.

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Per chi legge fumetti da anni è un richiamo pesantissimo. E online, cose del genere, diventano virali in un attimo.

È da qui che nasce il confronto con Spider-Man: Brand New Day, che molti aspettano anche per questo: la speranza di vedere un film capace di pescare dallo stesso immaginario visivo dei comics, con pose e richiami ispirati a tavole e copertine amatissime.

Le somiglianze con ciò che una parte del pubblico si aspetta dal prossimo Spider-Man ci sono, eccome. Se però X-Men ’97 dovesse arrivare davvero prima con un omaggio così facile da riconoscere, darebbe l’impressione di essersi portata un passo avanti.

Da qui anche quella sensazione, molto mediatica più che narrativa, per cui Wolverine avrebbe già “rubato la scena” a Peter Parker sul terreno dell’immaginario pop.

Una cosa, però, va chiarita bene: non c’è nessun conflitto di trama tra i personaggi, e non si parla neppure di un sorpasso ufficiale dentro la continuity Marvel.

È piuttosto un modo per raccontare quanto in fretta certi riferimenti ai fumetti riescano a spostare la conversazione fra i fan.

Per quanto riguarda Spider-Man: Brand New Day, le informazioni diffuse da Marvel dicono che sarà il quarto film solista di Spider-Man nell’MCU. Al momento l’uscita è fissata al 31 luglio 2026.

Secondo quanto trapelato online sulla trama, la storia ripartirà circa quattro anni dopo Spider-Man: No Way Home. Peter Parker, ormai cancellato dalla memoria del mondo, sarà costretto a vivere come un eroe anonimo, molto più vicino alla strada che agli Avengers.

L’idea, sempre stando alle indiscrezioni, è quella di uno Spider-Man più isolato, alle prese con la vita adulta a New York senza la rete di supporto su cui poteva contare prima.

Un’impostazione che combacia con le parole del regista Destin Daniel Cretton. In dichiarazioni rilanciate online, ha descritto il film come un capitolo più realistico, più emotivo e più concentrato sulla solitudine, sulle difficoltà del diventare adulti e sul bisogno di connessioni umane.

Tra gli aspetti più curiosi del progetto c’è poi una possibile evoluzione più pericolosa dei poteri di Peter Parker.

Le indiscrezioni parlano di ragnatele organiche e di istinti più animaleschi, segnali di un cambiamento sia fisico sia tonale che potrebbe spingere il personaggio verso zone più cupe del solito.

La sinossi ufficiale di Spider-Man: Brand New Day cita anche una minaccia potente, che però non è stata ancora svelata.

Sul fronte dei villain, tra i nomi riportati o ipotizzati da diverse fonti online compaiono Scorpion, Tarantula, Boomerang e The Hand.

Le teorie dei fan, invece, tirano dentro anche il simbionte di Venom, una possibile deriva Man-Spider e perfino agganci al mondo dei mutanti.

Per ora, comunque, restano indiscrezioni senza conferma.

Non resta che aspettare e vedere se X-Men ’97 arriverà davvero prima di Spider-Man: Brand New Day nella corsa agli omaggi più iconici presi dai fumetti, oppure se Peter Parker riuscirà comunque a prendersi il centro della scena tra nostalgia, iconografia e hype.

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Citizen Sleeper 2 arriva su PS Plus il 28 luglio: nuovo RPG sci-fi per PS5

Citizen Sleeper 2: Starward Vector, il nuovo RPG sci-fi di Jump Over the Age, sarà disponibile su PS5 per gli abbonati PlayStation Plus dal 28 luglio negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Giappone. Se ami i giochi di ruolo più ragionati, è facilmente una delle uscite più interessanti di fine mese. Sta attirando attenzione per un motivo abbastanza evidente: ricorda Cyberpunk 2077 per atmosfera e temi, ma sembra spingere ancora di più su quel lato ruolistico, narrativo e basato sui dadi che ha reso Baldur’s Gate 3 un fenomeno.

Citizen Sleeper 2 su PS Plus: cos’è e quando arriva

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Citizen Sleeper 2: Starward Vector è il nuovo capitolo della serie RPG sci-fi firmata Jump Over the Age. Anche qui vestiamo i panni di uno sleeper, cioè un corpo artificiale che ospita una coscienza umana digitalizzata.

Il protagonista fugge da una potente corporazione, dentro un mondo fatto di controllo, debiti e sopravvivenza ai margini della società. Il fatto che Citizen Sleeper 2: Starward Vector arrivi su PlayStation Plus dal 28 luglio lo mette subito tra i giochi più curiosi da provare, soprattutto se ti piacciono i GDR meno concentrati sull’azione pura e più attenti alla scrittura e alle scelte.

Non è il classico action RPG. Qui il centro di tutto sta nella narrazione, nei rapporti con gli altri personaggi e nelle conseguenze delle decisioni che prendi.

Perché viene paragonato a Cyberpunk 2077 e Baldur’s Gate 3

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Il paragone con Cyberpunk 2077 nasce prima di tutto dall’ambientazione. Citizen Sleeper 2: Starward Vector si muove in un futuro sporco, precario, dominato da grandi poteri economici, dove l’identità umana si intreccia con la tecnologia e la libertà si paga sempre.

Il richiamo a Baldur’s Gate 3, invece, riguarda il modo in cui Citizen Sleeper 2: Starward Vector gestisce il tuo ruolo nella storia. Le scelte pesano, gli esiti non sono mai del tutto sicuri e molte situazioni si risolvono con lanci di dadi e gestione delle probabilità.

L’impostazione è chiaramente debitrice dei giochi da tavolo, con una struttura che premia la pianificazione, l’adattamento e anche la capacità di accettare il fallimento come parte del racconto.

Più grande del primo gioco, con nave, equipaggio e contratti

Rispetto al primo Citizen Sleeper, questo seguito allarga parecchio il raggio dell’avventura. Stavolta non resti confinato alla sopravvivenza in una singola stazione: puoi metterti al comando di una nave, attraversare la Starward Belt e costruire un rapporto più profondo con il tuo equipaggio.

Interessante anche la meccanica Contracts, che ti permette di affrontare missioni distribuite su più cicli e aggiunge un lato più strategico alla gestione di risorse, tempo e rischi.

Poi c’è il nuovo sistema di Stress: quando le azioni vanno male, lo stress sale e può compromettere i tiri successivi, creando una tensione costante tra recupero e azzardo.

Le prime recensioni sono state per lo più positive e hanno lodato soprattutto la scrittura, l’atmosfera e la maggiore profondità dei sistemi.

Va detto però che Citizen Sleeper 2: Starward Vector sembra pensato più per chi ama leggere molto, fermarsi a riflettere sulle scelte e godersi un ritmo lento, che per chi cerca combattimenti spettacolari o un RPG immediato.

Per una parte del pubblico, però, è proprio questo il suo punto di forza.

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SpaceX dopo l’IPO: cosa c’è dietro il calo del titolo

SpaceX: non è un titolo in calo da anni

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Le azioni di SpaceX sono sbarcate sul Nasdaq soltanto il 12 giugno 2026. Quindi, quando si parla di titolo in discesa dopo l’IPO, si parla delle settimane successive al debutto, non di anni passati a soffrire in Borsa. Basta guardare i prezzi per capire meglio la sequenza: partenza in piena euforia, rally potentissimo, poi una correzione altrettanto brusca. Nel giro di poche settimane, SpaceX è passata da simbolo della nuova stagione dei mercati a uno dei casi più chiacchierati dell’estate finanziaria.

IPO SpaceX: numeri record e valutazione da capogiro

SpaceX ha debuttato sul Nasdaq con il ticker SPCX a 135 dollari per azione, in un’operazione che, secondo i termini dell’IPO, ha raccolto tra 75 e 86 miliardi di dollari. Al prezzo di collocamento, la valutazione iniziale del gruppo si è così avvicinata a 1.770 miliardi. Anche per gli standard americani, un esordio enorme.

La rincorsa, però, era partita molto prima della quotazione. Sul mercato privato, la valutazione di SpaceX era salita da circa 137 miliardi all’inizio del 2023 a 208 miliardi nella tender offer dell’agosto 2024, per arrivare poi a una stima intorno agli 800 miliardi a dicembre 2025, secondo le valutazioni emerse nelle operazioni private. L’IPO è stato il passaggio finale: da unicorno privato a gigante da listino.

Dal rally iniziale al crollo di un terzo

Nei giorni immediatamente successivi al debutto, il titolo ha corso così tanto da spingere la capitalizzazione oltre i 2 trilioni, sulla base dei prezzi di Borsa. L’entusiasmo è durato poco. Nel giro di un mese, le azioni hanno lasciato sul terreno circa un terzo dai massimi, bruciando quasi 850 miliardi di valore di mercato, sempre calcolati sulla capitalizzazione ai prezzi correnti.

A metà luglio 2026, stando alle quotazioni, SpaceX era tornata a muoversi attorno a 135-139 dollari, cioè più o meno sui livelli del prezzo di collocamento. Per chi ha comprato sui picchi, il colpo è stato pesante. Se invece si guarda soltanto al percorso dall’IPO in avanti, il quadro che esce è quello di un titolo estremamente volatile, più che di un disastro trascinato per mesi o anni.

Wall Street resta ottimista, ma i dubbi sulla valutazione non spariscono

Nonostante la correzione, l’umore degli analisti resta sorprendentemente favorevole: secondo il consensus sul titolo, oltre l’80% di chi segue SpaceX mantiene un giudizio “buy”, con target medi compresi tra 236 e 239 dollari. Tradotto in termini molto semplici, significa un potenziale rialzo superiore al 70% rispetto ai livelli di metà luglio.

Il punto è che questa lettura non convince tutti. I critici sostengono che SpaceX sia arrivata in Borsa con multipli troppo tirati, con un rapporto prezzo/vendite forward sopra quota 30 e utili significativi attesi non prima del 2027, almeno secondo le stime forward circolate sul mercato. Alcuni osservatori hanno parlato di una valutazione “estrema”, difficile da far tornare con la matematica tradizionale.

La scommessa ora va oltre i razzi

Dopo la quotazione, e in base alla composizione dell’indice, SpaceX è stata inserita rapidamente nel Nasdaq-100, rafforzando ancora la domanda passiva sul titolo. Il mercato ha già spostato lo sguardo sui prossimi catalizzatori. Tra questi c’è il progetto “Terafab” nei semiconduttori insieme a Tesla, che una parte degli analisti considera decisivo per sostenere le valutazioni future.

Sul fondo restano anche le speculazioni su un possibile avvicinamento ancora più stretto con Tesla, fino all’ipotesi di una fusione, che per ora resta tutta da provare. Molto meno raccontato, invece, è l’effetto della quotazione sugli ex dipendenti e sugli azionisti storici del mercato privato. Anche quello è un pezzo della vicenda, finora rimasto ai margini.

Qui non c’è una storia di Borsa che delude per anni. C’è il copione, rapidissimo, di un debutto gigantesco che ha acceso aspettative forse troppo alte per essere soddisfatte subito.

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Sam Neill è morto: addio a 78 anni all’attore di Jurassic Park

Sam Neill: morto a 78 anni l’attore di Jurassic Park

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Sam Neill, attore neozelandese conosciuto soprattutto per Jurassic Park, è morto a 78 anni. La famiglia ha confermato la notizia con un comunicato e, per ora, non è stata diffusa una causa ufficiale della morte.

Neill è morto a Sydney, in Australia, e i familiari hanno parlato di un decesso “improvviso e inaspettato”.

Sam Neill morto: cosa sappiamo finora

Con la scomparsa di Sam Neill si chiude una carriera durata più di cinquant’anni, nel corso della quale l’attore è diventato uno dei volti più familiari e riconoscibili del cinema internazionale.

Per milioni di spettatori resterà soprattutto Alan Grant, il paleontologo di Jurassic Park del 1993, ruolo che lo ha accompagnato anche in vari capitoli successivi della saga.

Negli ultimi anni si era tornato a parlare molto delle sue condizioni di salute.

Nel 2022 a Sam Neill era stato diagnosticato un angioimmunoblastic T-cell lymphoma, una rara forma di tumore del sangue.

La famiglia, però, ha precisato nel comunicato che al momento della morte l’attore era in remissione.

In passato era stato lo stesso Neill a raccontare di essere entrato in remissione nel 2026 grazie a una terapia sperimentale con cellule CAR-T.

Una carriera tra cinema, TV e grandi franchise

Se Jurassic Park è il film che lo ha fissato nell’immaginario pop di tutto il mondo, il percorso di Sam Neill è stato molto più vasto di un solo titolo.

Nel corso della sua carriera ha recitato in film come The Piano, Caccia a Ottobre Rosso e in serie televisive molto seguite, tra cui Peaky Blinders.

Aveva una qualità non così comune: sapeva passare dal grande blockbuster hollywoodiano al cinema d’autore senza perdere presenza, e senza restare incastrato per sempre in un unico personaggio. Lo riconoscevi subito, ma non era mai soltanto quello.

Nato in Irlanda del Nord, si trasferì da bambino in Nuova Zelanda, paese al quale sarebbe rimasto profondamente legato per tutta la vita.

Aveva iniziato a recitare negli anni Settanta, per poi diventare uno degli attori neozelandesi più noti e apprezzati a livello internazionale.

Gli ultimi progetti e la vita fuori dal set

Prima della morte, Sam Neill aveva già completato diversi lavori.

Tra questi ci sono The Last Resort con Daisy Ridley, un ruolo in Godzilla x Kong: Supernova e l’apparizione, nel 2024, nella serie Apples Never Fall accanto ad Annette Bening.

Lontano dal set, Neill era anche il proprietario della cantina Two Paddocks, a Central Otago, e aveva ricevuto il titolo di Companion of the New Zealand Order of Merit per i suoi meriti artistici.

Il cordoglio del mondo dello spettacolo e della politica

Dopo il comunicato della famiglia sono arrivati molti messaggi di cordoglio da colleghi, amici e rappresentanti istituzionali della Nuova Zelanda e dell’Australia.

Nei ricordi pubblici, Sam Neill è stato descritto come un tesoro nazionale, una figura di primo piano nel mondo artistico e una voce rispettata anche per il suo impegno in favore dell’ambiente e della recitazione.

La sua morte lascia un vuoto pesante nel cinema e nella TV. E lascia anche un’eredità culturale destinata a restare, quella di un interprete elegante, ironico, capace di farsi seguire da generazioni diverse di spettatori.

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Xbox Game Pass inizia luglio con due extra gratis: non sono nuovi giochi

Xbox Game Pass apre il mese di luglio con due “download gratis” per gli abbonati, ma conviene non farsi un’idea sbagliata: non sono giochi completi da aggiungere alla libreria di Xbox Game Pass, bensì vantaggi all’interno di titoli che erano già lì. Anche così, a chi gioca spesso a free-to-play molto popolari possono interessare. In più, arrivano proprio in un mese piuttosto intenso per il catalogo del servizio.

Il primo vantaggio di luglio è legato a League of Legends. I membri di Xbox Game Pass possono sbloccare il nuovo campione Locke, the Ashen Exorcist.

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Il secondo è per Wuthering Waves e include Morphable Echos, Premium Tuners, Shell Credits e un emblema esclusivo di Xbox.

Quindi sì, il gancio di quei “due download gratis” esiste, ma quando si guarda che cosa viene davvero offerto, quello che c’è è contenuto aggiuntivo e non due nuovi titoli completi. Il pezzo forte di luglio è da un’altra parte: Gears of War: Reloaded, Tony Hawk’s Pro Skater 1 + 2 e Palworld 1.0. Tra uscite di peso, rimasterizzazioni molto riconoscibili e fenomeni recenti, Xbox Game Pass torna ad appoggiarsi a una delle sue carte migliori. Per molti utenti, il valore reale del servizio continua a stare in queste aggiunte al catalogo, molto più che in ricompense cosmetiche o extra di progressione.

E, come succede tutti i mesi, gli arrivi portano con sé anche gli addii. Il 15 luglio lasceranno Xbox Game Pass PowerWash Simulator, Stellaris e Shadow of the Tomb Raider Definitive Edition, quindi c’è ancora un’ultima occasione per giocarli o per comprarli con il consueto sconto da abbonato.

Tutto questo arriva, inoltre, in un momento delicato per il business degli abbonamenti di Xbox. Secondo vari rapporti recenti, Xbox Game Pass sarebbe passato da circa 34 milioni di abbonati nel 2024 a intorno ai 30 milioni, una cifra che resta molto lontana dall’obiettivo interno di 77 milioni previsto per il 2026.

Quei medesimi rapporti indicano diverse cause per spiegare il rallentamento: licenziamenti, il disinvestimento in cinque studi e cambi di strategia. A questo si sarebbe aggiunto un aumento di prezzo alla fine del 2025 che, sempre secondo quelle fonti, avrebbe fatto andare via milioni di utenti. Più tardi Microsoft avrebbe ritoccato le tariffe e la crescita sarebbe tornata. Ci sono anche analisti del settore che credono che il modello abbia limiti piuttosto chiari: molti giocatori comprano uno o due giochi all’anno, altri concentrano quasi tutto il loro tempo in titoli “buco nero” come Fortnite e non tutti sfruttano un’ampia rotazione di catalogo. Per questo, anche in mesi così carichi come luglio, Xbox Game Pass deve ancora dimostrare che conviene sul lungo periodo.

Xbox Game Pass a luglio: due bonus extra, ma non sono giochi completi

A luglio Xbox Game Pass porta agli abbonati due extra, ma non parliamo di giochi completi. Nell’aggiornamento mensile pubblicato da Microsoft, i perk del mese sono contenuti in-game per League of Legends e Wuthering Waves. Quindi niente nuovi titoli inclusi con questo annuncio: sono bonus riservati a chi ha l’abbonamento attivo. Il mese, comunque, resta pieno anche sul versante più classico del servizio, con arrivi di peso nel catalogo e diversi giochi pronti a uscire dalla piattaforma a metà luglio.

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Xbox Game Pass a luglio: i 2 bonus extra non sono giochi completi

Il primo bonus di luglio riguarda League of Legends di Riot Games. Chi ha Xbox Game Pass può sbloccare Locke, the Ashen Exorcist, il nuovo Champion proposto come perk del mese.

Per chi segue il gioco di Riot, è uno dei bonus che si nota di più in questo periodo, soprattutto perché lega l’abbonamento a un contenuto che puoi usare subito, senza passaggi intermedi.

L’altro perk è dedicato a Wuthering Waves. Qui si può riscattare un bundle con Morphable Echos, Premium Tuners, Shell Credits e anche un sigillo in-game esclusivo Xbox.

Più che aggiungere nuovi pezzi narrativi o vere espansioni, questo pacchetto serve a dare una spinta alle risorse di gioco. C’è poi il sigillo in-game esclusivo Xbox, dettaglio interessante perché mette nelle mani degli abbonati un elemento riservato all’interno del gioco.

Le aggiunte più importanti al catalogo di luglio

Tolti i perk, la parte più corposa del mese resta comunque l’aggiornamento della libreria Xbox Game Pass.

Tra le uscite più attese ci sono Gears of War: Reloaded, Tony Hawk’s Pro Skater 1 + 2 e la versione completa 1.0 di Palworld. Tre nomi molto diversi tra loro, e proprio per questo capaci di richiamare pubblici altrettanto diversi.

Luglio, in fondo, si muove su due fronti. Da una parte ci sono i bonus extra pensati per i giochi live service. Dall’altra restano i nuovi ingressi nel catalogo, che per la maggior parte degli utenti continuano a essere il centro vero dell’offerta.

I giochi che lasciano Game Pass il 15 luglio

Come succede ogni mese, ai nuovi arrivi si affiancano anche alcune uscite. Tra i titoli che lasceranno il servizio il 15 luglio figurano PowerWash Simulator, Stellaris e Shadow of the Tomb Raider Definitive Edition.

Se hai intenzione di recuperarli, le strade sono quelle di sempre: giocarli prima che vengano rimosse oppure sfruttare l’eventuale sconto riservato agli abbonati per comprarli in modo definitivo.

Un mese importante anche per la situazione di Xbox

L’aggiornamento di luglio arriva in un momento delicato per Xbox Game Pass.

Secondo report recenti, il servizio sarebbe passato da circa 34 milioni di abbonati nel 2024 a circa 30 milioni, un numero molto lontano dal traguardo interno di 77 milioni fissato per il 2026.

Gli stessi report collegano questo rallentamento a un riassetto strategico più ampio di Xbox. In mezzo ci sono licenziamenti, la cessione di cinque studi e cambiamenti di prezzo.

Dopo l’aumento di prezzo di fine 2025, che secondo le indiscrezioni avrebbe fatto perdere milioni di utenti, il servizio sarebbe stato poi riposizionato su una fascia più bassa, iniziando gradualmente a crescere di nuovo.

Dentro questo quadro, i perk di luglio aiutano a rendere l’offerta un po’ più ricca. Resta però una domanda aperta: quanto pesano davvero bonus in-game come questi per il pubblico più ampio di Xbox Game Pass, che storicamente guarda soprattutto ai giochi completi inclusi nell’abbonamento?