Volkswagen: fino a 100.000 posti di lavoro a rischio con il Future Plan
Nelle ultime ore sono circolate diverse indiscrezioni sulla stampa: il gruppo Volkswagen potrebbe arrivare a mettere a rischio fino a 100.000 posti con il suo Future Plan, il piano con cui la casa di Wolfsburg punta a recuperare redditività e a snellire una struttura che nel tempo è diventata troppo costosa, in un mercato dell’auto sempre più duro, soprattutto sull’elettrico.
Se queste voci fossero confermate, si parlerebbe di circa il 15% dell’intera forza lavoro globale del gruppo Volkswagen. E sarebbe un taglio pari al doppio rispetto a un precedente obiettivo che si fermava a 50.000 uscite.
Il punto è proprio questo: il Future Plan nascerebbe per rimettere in ordine i conti e alleggerire un’organizzazione che oggi pesa troppo, mentre la concorrenza si fa più aggressiva e il settore corre a ritmi che molti costruttori tradizionali fanno fatica a seguire.
Volkswagen taglia modelli, capacità e costi per rilanciare i margini
Stando a quanto riportato finora, al centro del piano ci sarebbe una revisione profonda dell’offerta.
Volkswagen, secondo i report citati, starebbe pensando di ridurre la propria gamma fino al 50% e di sforbiciare la complessità degli optional fino al 75%, con l’obiettivo di abbassare i costi industriali e rendere la produzione più efficiente.
Anche la capacità produttiva finirebbe sotto la scure, sempre sulla base delle ricostruzioni circolate sulla stampa.
Il traguardo indicato sarebbe quello di scendere a 9 milioni di veicoli l’anno, contro i 12 milioni dell’epoca pre-pandemia. Tradotto: secondo queste ricostruzioni, il gruppo Volkswagen non considererebbe più sostenibile tenere in piedi impianti e linee progettati per volumi che oggi il mercato non assicura più.
E poi ci sono i conti.
Dai dati trimestrali del gruppo Volkswagen emerge che, nel primo trimestre, il margine operativo è sceso al 3,3%, una quota ritenuta troppo bassa per un costruttore di queste dimensioni. A pesare, secondo quanto riferito dalla stampa, ci sarebbero i costi elevati della produzione in Germania, una domanda che non tiene il passo della capacità installata e una concorrenza sempre più aggressiva, soprattutto da parte dei produttori cinesi di auto elettriche.
Cina più debole e fabbriche tedesche sotto osservazione
C’è poi il nodo Cina, per anni un mercato decisivo per Volkswagen, e ora molto meno solido secondo le indiscrezioni emerse.
Il rallentamento delle vendite nel Paese avrebbe indebolito uno dei pilastri storici della crescita del gruppo Volkswagen, facendo salire ancora di più la pressione per rivedere assetto industriale e priorità commerciali.
Tra le ipotesi più delicate, sempre stando ai report di stampa, ci sarebbero anche chiusure di stabilimenti in Germania entro il 2034.
I siti che compaiono nelle ricostruzioni sono Zwickau, Emden, Hanover e l’impianto Audi di Neckarsulm, con Audi che fa parte del gruppo Volkswagen. Nel complesso, secondo i report, l’impatto potenziale riguarderebbe circa 40.000 lavoratori.
Nel frattempo, sempre secondo le indiscrezioni, il gruppo Volkswagen starebbe valutando di spostare una parte della produzione verso l’Europa orientale, dove i costi sono più bassi. Negli Stati Uniti, invece, Volkswagen ha già deciso, secondo fonti di stampa, di interrompere la produzione della Volkswagen ID.4 a Chattanooga, in Tennessee, per concentrarsi sui SUV con motore termico, che al momento continuano a mostrare una domanda più solida.
Sindacati pronti allo scontro
Portare fino in fondo un piano di queste dimensioni, però, sarà tutto tranne che semplice.
IG Metall, il potente sindacato tedesco, ha già fatto sapere, secondo quanto riportato dalla stampa, di essere pronto a rispondere con una forte mobilitazione. In più c’è il peso dei rappresentanti dei lavoratori e quello del Land della Bassa Sassonia nel consiglio di sorveglianza di Volkswagen: un equilibrio che rende politicamente molto delicata qualsiasi decisione su tagli occupazionali e chiusure di impianti.
Per chi compra un’auto, questa trasformazione potrebbe voler dire una gamma più stretta e meno personalizzabile.
Per il gruppo Volkswagen, invece, la partita è molto più pesante: tornare a fare margini in un’industria che sta cambiando più in fretta di quanto molti costruttori europei avessero messo in conto.
Per ora, comunque, restano indiscrezioni di stampa non confermate.
Bisognerà aspettare per capire se Volkswagen spingerà davvero i tagli fino a questo punto.