Gmail: i Flows arrivano per più utenti, ma c’è un tetto di 2.000 esecuzioni al mese

Gmail: arrivano i Flows di Google Workspace Studio, ma c’è un tetto di 2.000 esecuzioni al mese

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Nelle ultime ore Google ha cominciato a mostrare in Gmail i Flows di Google Workspace Studio, una funzione pensata per automatizzare i compiti ripetitivi con semplici istruzioni in linguaggio naturale. C’è però un limite che pesa subito, e nel caso migliore si arriva a 2.000 esecuzioni al mese. L’idea sulla carta è grossa: trasformare la gestione della posta, degli allegati e delle incombenze quotidiane in routine automatiche, senza scrivere neppure una riga di codice.

Poi c’è la parte meno entusiasmante, ed è molto terra terra. Anche nell’ipotesi più favorevole, gli utenti si fermano a 2.000 esecuzioni mensili: ogni volta che un Flow di Google Workspace Studio parte, il contatore scende di uno. Se Gmail è il tuo strumento di lavoro principale, o se hai a che fare con una casella piena tutto il giorno, quel margine può bruciarsi abbastanza in fretta.

Gmail Flows: cosa sono e chi può usarli

Il nome ufficiale della piattaforma è Google Workspace Studio. Le automazioni che si creano al suo interno si chiamano Flows. In concreto, Google dà la possibilità di costruire flussi no-code che collegano Gmail alle altre app dell’universo Google Workspace.

Dentro Gmail, i Flows possono smistare i messaggi in arrivo, salvare gli allegati su Google Drive, riassumere i contenuti, creare attività e mandare i risultati ad altri servizi come Google Chat, Google Docs o Google Meet. C’è anche una funzione interessante per i riepiloghi: puoi generare ogni giorno un sommario delle notizie e farlo recapitare direttamente in Google Chat.

Non siamo davanti ai soliti filtri della posta. Qui il livello di automazione sale parecchio, e il risultato assomiglia più a un assistente operativo che alla classica regola del tipo “se arriva questo messaggio, spostalo qui”.

Secondo le segnalazioni circolate nelle ultime ore, la funzione sta comparendo per gli utenti premium di Google, compresi i piani Google AI Pro da 20 dollari al mese e Google AI Ultra da 100 dollari al mese. Fino a poco tempo fa era una funzione più associata agli account Google Workspace; ora, invece, l’accesso sembra allargarsi anche oltre il confine tradizionale delle sole sottoscrizioni Google Workspace.

Il vero ostacolo sono i limiti mensili

Il nodo, alla fine, è tutto nel numero di esecuzioni disponibili ogni mese. Gli utenti con Expanded Access possono arrivare a 2.000 esecuzioni mensili, ma i piani Google Workspace Business Standard si fermano a 400, mentre i piani Google Workspace Business Starter precipitano addirittura a 100.

Basta guardare questi numeri per capire il problema. Se un Flow viene impostato per elaborare automaticamente ogni nuova email, un account con molto traffico può consumare il plafond in pochissimo tempo. E quando il limite viene raggiunto, l’automazione in pratica si ferma, togliendo parecchio valore al servizio proprio a chi avrebbe più bisogno di ridurre il lavoro manuale.

Non c’è solo Gmail: l’obiettivo è sfidare Zapier

Anche se adesso l’attenzione si concentra soprattutto su Gmail, Google Workspace Studio non si ferma alla posta elettronica. Google lo presenta come uno strumento che attraversa tutto il pacchetto Google Workspace: per esempio, può creare riepiloghi quotidiani di notizie e recapitarli in Google Chat, oppure spostare informazioni da un’app all’altra senza alcun intervento umano.

Il paragone con Zapier e Make viene quasi da sé, ma Google Workspace Studio sembra spingersi un po’ più in là per chi lavora già dentro l’ecosistema Google. Il suo vantaggio sta nella semplicità e nell’integrazione nativa. Il rovescio della medaglia è un altro: se ti servono flussi complessi tra sistemi diversi, Google Workspace Studio resta meno flessibile di piattaforme più articolate come Microsoft Power Automate.

C’è anche un’altra limitazione, e non è piccola: al momento Google Workspace Studio può preparare bozze di email, ma non inviarle in automatico. Per una funzione che vuole ritagliarsi spazio soprattutto dentro Gmail, questa assenza si sente. E taglia fuori parecchi scenari davvero utili, dal follow-up automatico fino alle risposte operative su larga scala.

PlayStation 6 resta al 2027: per gli insider il rinvio non trova conferme

PlayStation 6: per Kepler_L2 il piano resta il 2027

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Secondo quanto riportato dall’insider hardware Kepler_L2 sui forum, NeoGAF compreso, le voci circolate nelle ultime ore su un possibile rinvio di PlayStation 6 oltre il 2027 non avrebbero trovato riscontri: PS6, che Sony non ha ancora presentato ufficialmente, resterebbe prevista per il 2027.

Se ne discute da anni, ma la finestra d’uscita, a quanto pare, potrebbe essere rimasta la stessa.

Sony, a oggi, non ha ancora annunciato ufficialmente PS6.

Eppure, almeno stando alle fonti considerate più solide quando si parla di hardware, il quadro continua a essere piuttosto leggibile: l’obiettivo resterebbe il 2027.

Una finestra che, tra l’altro, si incastrerebbe bene nel classico ciclo generazionale di PlayStation, visto che PlayStation 5 è arrivata nei negozi nel 2020.

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PlayStation 6 resta prevista per il 2027, secondo Kepler_L2

A riaccendere la discussione è stata una nuova ondata di rumor, secondo cui Sony avrebbe potuto spostare PS6 al 2028 o perfino al 2029.

A far nascere questi dubbi sono state alcune interpretazioni dell’ultimo report annuale di Embracer Group, dove si parlava di pressioni sui costi dell’hardware e soprattutto sull’approvvigionamento di DRAM, messo sotto tensione dalla domanda crescente di altri settori tecnologici.

Kepler_L2, però, queste letture le ha respinte in modo piuttosto netto.

Sui forum, NeoGAF incluso, avrebbe liquidato i report sul presunto rinvio con un secco “Nope”, aggiungendo anche che il 2027 resta ancora “il piano”.

Non è una conferma ufficiale da parte di Sony, ovviamente, ma nel circuito dei rumor quel messaggio è stato letto come un ridimensionamento piuttosto chiaro delle preoccupazioni emerse nelle ultime ore.

Perché i rumor sul rinvio erano sembrati credibili

L’ipotesi di uno slittamento, in ogni caso, non era inventata dal nulla.

Secondo alcuni analisti, Sony potrebbe davvero scegliere di allungare la vita commerciale di PlayStation 5, soprattutto se l’aumento dei costi dei componenti dovesse rendere meno conveniente l’arrivo di un nuovo hardware nel breve periodo.

Tra i nomi citati nelle discussioni ci sono anche David Gibson di MST Financial e report come quelli di SandStoneInsights, che hanno descritto uno scenario più prudente.

Il ragionamento, in fondo, è lineare: se i costi di produzione continuano a salire e la disponibilità di memoria resta sotto pressione, spostare più avanti il debutto di una nuova console potrebbe diventare una scelta sensata sul piano economico.

Resta però un punto: il 2027 continua a sembrare la finestra più coerente con la storia recente del marchio.

Sony ha spesso mantenuto cicli di circa sette anni tra una generazione e l’altra, e andare troppo oltre vorrebbe dire rivedere anche roadmap produttive e accordi industriali che, secondo molti osservatori, sarebbero già stati impostati.

Anche altri leaker ritengono poco probabile uno slittamento

Kepler_L2 non è l’unico a sostenere questa lettura.

Anche il canale Moore’s Law is Dead ha indicato più volte il 2027 come finestra probabile per il debutto di PlayStation 6, facendo notare che eventuali accordi produttivi con AMD e TSMC renderebbero un rinvio pesante poco conveniente anche sul piano economico.

Nel frattempo continuano a circolare indiscrezioni su una strategia hardware più ampia prevista proprio per il 2027.

Tra queste c’è il presunto handheld PlayStation conosciuto con il nome in codice “Canis”, che secondo alcune fughe di notizie potrebbe affiancare PlayStation 6 al lancio.

C’è poi chi legge il recente supporto a una modalità di risparmio energetico su PlayStation 5 come un possibile indizio in vista di future compatibilità.

Sul fronte della concorrenza, il 2027 potrebbe anche essere un anno parecchio affollato.

Anche la prossima Xbox, spesso indicata nei rumor con il nome in codice “Project Helix”, viene data in arrivo nello stesso periodo.

Se fosse davvero così, la prossima guerra tra console potrebbe partire in contemporanea su entrambe le piattaforme.

Per adesso il quadro resta questo: i dubbi non sono spariti del tutto, ma le fonti più vicine al mondo hardware continuano a indicare il 2027 come la finestra più credibile per PlayStation 6.

Per ora si tratta ancora di indiscrezioni non confermate.

Bisognerà aspettare per capire se PlayStation 6 arriverà davvero nel 2027.

Pokémon Legends: Z-A, Stagione 13 al via il 25 giugno: fuori Leggendari e Misteriosi dalle ranked

Pokémon Legends: Z-A, la Stagione 13 delle ranked chiude a Leggendari e Misteriosi

La Stagione 13 delle ranked di Pokémon Legends: Z-A parte il 25 giugno 2026 e, a meno di cambi all’ultimo, resterà attiva fino al 16 luglio 2026. La novità del nuovo regolamento si capisce subito: dalle battaglie classificate spariscono tutti i Pokémon Leggendari e Misteriosi. Per chi arriva dalla Stagione 12, il cambio è netto, perché nel formato precedente si potevano schierare fino a due Pokémon ristretti per squadra.

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La finestra competitiva, insomma, sarà piuttosto corta. Ma ha tutto per lasciare traccia nel meta.

Nel multiplayer online di Pokémon Legends: Z-A, le ranked sono uno dei pilastri dell’endgame. Si entra, si fanno partite rapide, si prova a migliorare la propria posizione e a scalare dalla Rank Z fino alla Rank A. Per questo basta poco, a livello di regolamento, per rimescolare in fretta team, strategie e priorità nella costruzione delle squadre.

La novità centrale di questa season sta tutta nel bando totale di Leggendari e Misteriosi. Nella Stagione 12 succedeva l’opposto: ogni team poteva portare fino a due Pokémon ristretti, e quella scelta aveva spinto il formato verso composizioni molto più esplosive, spesso occupate da creature con un livello di potenza fuori scala.

Tra i due regolamenti la distanza, quindi, è tutt’altro che piccola. Se prima il formato premiava squadre capaci di imporsi subito con minacce ad altissimo impatto, la Stagione 13 di Pokémon Legends: Z-A sembra andare da un’altra parte: più equilibrio, più peso alle sinergie, allo speed control, alla gestione del campo. Molto meno spazio, invece, alla semplice forza dei nomi più ingombranti del Pokédex.

Una parte della community ha accolto bene questa scelta, e non è difficile capirne il motivo. Tra i giocatori più presenti nelle ranked di Pokémon Legends: Z-A c’è chi legge il nuovo ruleset come un ritorno a un ambiente meno caotico, dopo una stagione in cui tanti team ruotavano quasi interamente attorno ai Leggendari.

Per dire come andrà davvero il meta è presto. Però la direzione è chiara: con Leggendari e Misteriosi esclusi, l’attenzione finirà sui migliori Pokémon non leggendari oggi disponibili.

Questo può aprire spazio a pick rimaste fin qui nell’ombra dei soliti dominatori del formato, e può anche premiare un team building più creativo, con matchup meno leggibili in partenza. Allo stesso tempo, l’uscita di scena dei grandi protagonisti del competitivo potrebbe riscrivere da cima a fondo le gerarchie tra attaccanti, supporti e setter più affidabili.

Oltre al cambio di formato, la Stagione 13 di Pokémon Legends: Z-A porterà anche nuove ricompense promozionali. Tra gli oggetti ottenibili ci saranno diverse Mega Pietre, comprese Blazikenite, Swampertite e Sceptilite.

Per chi vuole sia salire di rank sia accumulare strumenti utili per allargare il proprio arsenale competitivo, questa nuova stagione ha già l’aria di essere una delle più interessanti degli ultimi mesi.

Puoi seguire Laura Ceridono su X (ex Twitter): @LauraCeridono.

YouTube rinnova l’app mobile a livello globale: prime critiche alla usabilità

YouTube cambia l’app mobile in tutto il mondo, ma la community storce il naso

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In questi giorni YouTube ha iniziato a distribuire a livello globale una nuova interfaccia per la sua app mobile. Il colpo d’occhio è più pulito, e anche la disposizione dei comandi principali è stata rivista. La direzione, da parte di Google, sembra abbastanza chiara: rendere più semplice l’uso da smartphone, che ormai resta uno dei modi principali con cui le persone guardano video sulla piattaforma.

Il problema, almeno per una fetta della community, è che questa pulizia grafica sembra avere un prezzo. Dando un’occhiata alle reazioni comparse fin qui tra forum, social e commenti online, il clima è tutt’altro che compatto: i pareri sono divisi e, in parecchi casi, apertamente negativi.

Se usi spesso i comandi principali, te ne accorgi subito.

Pulsanti come Mi piace, Non mi piace e Condividi saltano meno all’occhio rispetto a prima, e anche i contatori legati all’engagement si vedono meno. Pure alcune funzioni secondarie, ma usatissime, come Salva, Download e Segnala, sono state spostate nel classico menu a tre puntini.

La logica dietro questa scelta, tutto sommato, si capisce. Meno elementi a schermo, più spazio lasciato al video. YouTube sta chiaramente inseguendo un’esperienza mobile più ordinata e meno affollata, dentro una linea di design che premia il minimalismo e mette il contenuto al centro.

Sulla carta ha senso: su smartphone ogni pixel pesa, e un’interfaccia più leggera può anche far sembrare la visione più immersiva.

È qui che si concentra la parte più forte delle critiche. Molti utenti fanno notare che con questo redesign alcune azioni quotidiane sono meno immediate, perché per arrivare a comandi usati di continuo ora serve qualche passaggio in più.

Dubbi simili sono arrivati anche da alcuni esperti di UX/UI. Spostare elementi che per anni sono rimasti sempre nello stesso posto manda in tilt quella memoria d’uso costruita col tempo e costringe le persone a cercare funzioni che prima avevano già sotto gli occhi.

Poi c’è la questione della chiarezza. Ridurre, o togliere del tutto, le etichette testuali per lasciare spazio alle sole icone può alleggerire l’interfaccia, sì, ma può anche renderla meno leggibile al primo sguardo, soprattutto per chi non ha grande familiarità con l’app di YouTube.

Il risultato, insomma, può apparire più attuale, senza per questo diventare più efficiente.

E il cambiamento non tocca solo chi guarda i video. Se like, condivisioni e altri indicatori diventano meno visibili, può cambiare anche il modo in cui il pubblico li nota e li usa. E questa cosa, di riflesso, potrebbe avere conseguenze anche sulle performance dei creator.

Nel frattempo YouTube ha ritoccato anche i prezzi degli abbonamenti ai canali in alcuni mercati, per adeguarli alle variazioni dei tassi di cambio internazionali. Una modifica che riguarda i creator iscritti al Programma partner di YouTube.

Il restyling dell’app mobile arriva dentro una fase di test più ampia che coinvolge l’intera interfaccia di YouTube. Negli ultimi mesi, per esempio, la piattaforma ha sperimentato modifiche al player sul web e su smart TV, il font “YouTube Sans Condensed” e perfino un possibile spostamento della scheda Iscrizioni in una barra superiore navigabile con uno swipe.

Il rollout della nuova app è globale e, stando ai feedback online arrivati da vari Paesi, le reazioni negative si sono viste un po’ ovunque: dalla Germania al Giappone, passando per il Brasile. A questo punto resta da capire se YouTube deciderà di mettere mano al design con qualche correzione già nelle prossime settimane.

Per ora, però, il messaggio che arriva dagli utenti è piuttosto netto: un’app più ordinata non diventa automaticamente un’app migliore.

StarCraft 2, Blizzard ritocca la patch PTR: resta l’avvio a 8 worker

Blizzard ha pubblicato il 18 giugno un nuovo aggiornamento del Public Test Realm (PTR) di StarCraft 2 e, leggendo le note ufficiali, si capisce subito che il nodo più discusso della maxi-patch non è cambiato: i worker iniziali restano 8, senza ritorno ai 12. Questo follow-up sistema alcune criticità emerse nei test, soprattutto per Zerg e Protoss, ma lascia intatta la modifica che più di tutte ha acceso la community di StarCraft 2.

Ed è lì che continua a concentrarsi la contestazione di una parte consistente di giocatori, creator e veterani della scena competitiva. La richiesta, in fondo, non è mai cambiata: riportare l’inizio delle partite allo standard dei 12 worker introdotto con StarCraft 2: Legacy of the Void nel 2015.

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Patch 5.0.16 di StarCraft 2: perché l’avvio a 8 worker divide così tanto

La patch PTR 5.0.16, arrivata a fine maggio 2026 stando alla pubblicazione di Blizzard, è stata presentata come l’aggiornamento più pesante di StarCraft 2 degli ultimi anni. L’idea dichiarata è allungare early game e mid-game, lasciare più spazio alla varietà strategica e togliere un po’ quella sensazione di partite già sparate al massimo dai primissimi secondi.

L’intenzione, detta in modo semplice, è questa: rallentare l’economia iniziale per dare più peso alle scelte di apertura. Poi si entra in partita, e lì la questione si complica. Il passaggio da 12 a 8 worker ha diviso la player base in modo netto.

Per qualcuno è un’occasione vera per smuovere un meta studiato ormai nei minimi dettagli e rendere meno “scriptati” i primi minuti. Per altri è solo un freno artificiale, un modo per allungare i tempi senza aggiungere davvero profondità.

L’update del 18 giugno fa vedere che Blizzard almeno una parte dei feedback l’ha recepita, intervenendo su diversi squilibri saltati fuori nei test. Sul tema centrale, però, la linea non cambia: per il momento non sembra esserci alcuna intenzione di tornare indietro.

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Cosa cambia davvero nelle partite

Se giochi a StarCraft 2, la differenza si sente subito. Tornare a un inizio più lento non è un dettaglio da note patch: cambia il ritmo della partita fin dalle prime azioni.

Lo scouting nelle battute iniziali costa di più, perché ogni worker sottratto all’economia pesa parecchio di più. Anche build order e timing si spostano in maniera evidente: espansioni, tech e prime pressioni arrivano in finestre diverse rispetto a quelle a cui i giocatori si erano abituati nell’ultimo decennio.

Ed è proprio il ritmo uno dei punti su cui si discute di più.

C’è chi teme che questo nuovo avvio favorisca aperture più difensive e partite più chiuse, con tre basi ben assestate prima di arrivare ai grandi scontri. Chi difende la modifica la vede al contrario: quel margine extra potrebbe rendere il mid-game più leggibile, più tecnico e meno schiacciato dagli all-in o da automatismi che, a questo punto, molti conoscono a memoria.

Zerg e Protoss al centro delle discussioni

Le preoccupazioni, poi, non toccano tutte le razze allo stesso modo. Una parte dei giocatori Zerg pensa che l’avvio a 8 worker penalizzi soprattutto le prime difese e alcuni timing chiave legati a economia e produzione.

Dal lato Protoss, invece, buona parte del dibattito si è spostata anche sulle modifiche a Warpgate, che per alcuni rappresentano un altro freno alle opzioni di aggressione nei primi minuti.

L’ultimo update PTR prova proprio a limare questi aspetti, ma senza toccare la filosofia di fondo della patch, almeno stando alle modifiche pubblicate da Blizzard. E qui resta la vera incognita: capire se questo aggiornamento riuscirà davvero a migliorare il meta nel lungo periodo oppure se finirà per allontanare una parte della community più affezionata.

Per ora StarCraft 2 si trova in una fase rara per un RTS così maturo: tanto testing, opinioni ovunque e pochissime certezze. L’impatto finale su ladder, tornei, viewership e solidità della scena esportiva è ancora tutto da misurare.

Una cosa, però, è già chiara: finché Blizzard non riaprirà davvero il discorso sul ritorno ai 12 worker, sarà difficile vedere questo dibattito spegnersi.

Resident Evil 5 Remake: per Capcom non sarebbe tra le priorità

Secondo l’insider Dusk Golem, Resident Evil 5 Remake non sarebbe tra le priorità immediate di Capcom, anche se da parte dell’azienda, almeno finora, non è arrivata alcuna conferma ufficiale.

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Se ne discute da anni, ma dentro Capcom non ci sarebbe una spinta particolare a far partire il progetto nel breve termine. L’attenzione, almeno per adesso, sarebbe puntata su altri capitoli della serie, sempre stando a quanto sostiene Dusk Golem.

Una cosa va detta subito: al momento Capcom non ha annunciato nulla.

Tutto quello che gira intorno a un possibile remake di Resident Evil 5, quindi, nasce da rumor, soprattutto da quanto riportato da Dusk Golem, e dalle aspettative dei fan. Non da comunicazioni pubbliche della casa giapponese.

Resident Evil 5 Remake, a quanto pare, non è tra le urgenze di Capcom

Se le informazioni condivise da Dusk Golem dovessero essere corrette, Capcom avrebbe in mente un percorso diverso per i remake di Resident Evil.

Più che saltare subito a Resident Evil 5, la società preferirebbe tornare prima su episodi più datati, quelli che la community chiede da parecchio tempo.

Tra i titoli di cui si parla di più c’è Resident Evil: Code Veronica, considerato da anni uno dei ritorni più desiderati dell’intera saga e indicato dalle indiscrezioni come possibile uscita nel 2027.

A questo si sommano anche le voci su un possibile Resident Evil Zero già in fase di lavorazione, anche in questo caso senza conferme e sempre sul fronte delle indiscrezioni.

Con uno scenario del genere, Resident Evil 5 finirebbe per forza più indietro nella lista, nonostante il suo enorme peso commerciale e il ruolo che ha avuto nella storia del franchise.

E una certa prudenza, a ben vedere, avrebbe anche senso sul piano creativo.

Dopo l’accoglienza molto positiva riservata ai remake di Resident Evil 2, Resident Evil 3 e soprattutto Resident Evil 4, Capcom sembra intenzionata a scegliere con attenzione quali capitoli riportare in vita e in quale ordine. Senza dare l’idea di trasformare ogni successo del passato in un passaggio automatico.

Perché il remake resta comunque un’ipotesi credibile

Anche se oggi non sarebbe in cima alla lista, l’idea di un remake di Resident Evil 5 continua a sembrare tutt’altro che campata in aria sul lungo periodo.

Lo stesso Dusk Golem ritiene che, prima o poi, la pressione dei fan finirà per spingere Capcom a prendere il progetto in considerazione seriamente.

Il motivo, in fondo, è semplice: i remake di Resident Evil continuano a muovere numeri enormi.

Se segui la serie da tempo, basta guardare le cifre.

Secondo i dati di vendita diffusi da Capcom, la saga ha superato nel complesso i 201 milioni di copie vendute, ha totalizzato 23 milioni di unità tra marzo 2025 e marzo 2026, e Resident Evil Requiem ha raggiunto quota 6,9 milioni di copie.

Anche Resident Evil 4 Remake, del resto, si è confermato uno dei successi più importanti di questi ultimi anni.

E poi c’è un altro dettaglio che pesa parecchio: Resident Evil 5 originale resta ancora oggi uno degli episodi più venduti di tutta la serie.

Se la si guarda da un punto di vista puramente commerciale, viene difficile immaginare che Capcom scelga di lasciare per sempre nel cassetto un titolo con un potenziale simile.

I punti più delicati: storia, rappresentazione e co-op

Il nodo, però, è che rifare oggi Resident Evil 5 non significherebbe soltanto ritoccare la grafica o aggiornare il gameplay.

Il capitolo uscito nel 2009 si porta dietro questioni culturali e narrative molto più sensibili rispetto a quelle affrontate da altri remake pubblicati negli ultimi anni.

All’epoca Resident Evil 5 finì al centro delle critiche per l’immaginario che metteva in scena: un protagonista bianco come Chris Redfield impegnato a combattere persone infette nere in un’ambientazione africana immaginaria.

Le accuse di stereotipi razziali e i richiami a una visione colonialista non mancarono.

Per questo un eventuale remake dovrebbe rimettere mano con grande attenzione al tono, al contesto e al modo in cui viene costruita la rappresentazione, così da non riproporre gli stessi problemi.

Poi c’è l’altro tema grosso. La cooperativa.

Per molti fan, Resident Evil 5 è prima di tutto questo.

La struttura co-op è una parte decisiva della sua identità, l’elemento che lo ha distinto dagli altri capitoli e che ancora oggi lo rende così presente nei ricordi di chi lo ha giocato.

Se Capcom deciderà davvero di tornare su questo episodio, conservare e migliorare quella esperienza sarà con ogni probabilità una delle richieste più forti da parte della community.

Insomma, Resident Evil 5 Remake non sembra qualcosa di imminente.

Però, tra il successo storico del gioco, i numeri impressionanti fatti registrare dalla serie secondo i dati condivisi da Capcom e una domanda del pubblico che non si è mai davvero spenta, l’idea dà più l’impressione di essere stata rimandata che accantonata sul serio.

Per ora, comunque, siamo ancora nel territorio dei rumor non confermati riportati da Dusk Golem.

Non resta che aspettare e vedere se Resident Evil 5 sarà davvero uno dei prossimi remake targati Capcom.

Laura Ceridono è su X (Twitter): @LauraCeridono

Genshin Impact, Luna VIII arriva il 1° luglio: ultima patch prima della Versione 7.0

HoYoverse ha annunciato che Luna VIII di Genshin Impact, intitolata “Song of the Welkin Moon: Scherzo – Sunny Summer Fontinalia”, arriverà il 1° luglio. La patch viene presentata come l’ultimo grande passaggio prima della Versione 7.0 e, stando a quanto mostrato e a quanto trapelato finora, dovrebbe portare un evento estivo a Fontaine, una nuova area esplorabile e anche il debutto di Sandrone.

Se giochi a Genshin Impact o semplicemente lo segui da vicino, questa è una di quelle patch da tenere d’occhio. Dentro non ci sono solo contenuti stagionali: c’è anche quello che sembra l’ultimo vero snodo prima della attesissima Versione 7.0.

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Al centro dell’attenzione c’è soprattutto Sandrone, il settimo degli Undici Araldi dei Fatui. Secondo le indiscrezioni circolate sulla patch, dovrebbe debuttare come nuovo personaggio giocabile Cryo a 5 stelle.

Eventi estivi, skin nuove, una zona tutta da esplorare. Luna VIII, almeno sulla carta, sembra costruita apposta per tenere alta l’attenzione della community mentre tutti guardano già al prossimo grande cambio di scenario.

Genshin Impact Luna VIII: data di uscita e contenuti principali

Il cuore dell’aggiornamento dovrebbe essere un evento estivo ambientato a Fontaine, con toni più leggeri e quasi vacanzieri rispetto agli ultimi archi narrativi.

Dentro questo evento, sempre secondo le indiscrezioni su Luna VIII, dovrebbero trovare spazio anche nuove skin per Citlali e Charlotte. Per chi segue il roster più recente, sono facilmente tra i contenuti cosmetici più attesi.

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La novità che incuriosisce di più, però, sembra essere una nuova mappa esplorabile legata alla luna.

Le informazioni trapelate sulla patch parlano di un’area collegata a una world quest piuttosto importante, nella quale dovrebbe comparire anche Columbina, altro nome pesante tra gli Araldi dei Fatui.

Se queste voci venissero confermate, sarebbe una delle aggiunte più rilevanti sul piano della lore in questa fase di passaggio.

Sandrone e il possibile debutto del sistema Stellar

Luna VIII potrebbe farsi sentire parecchio anche sul fronte del gameplay.

Oltre all’introduzione di Sandrone come nuova 5 stelle Cryo, la patch dovrebbe cominciare a mostrare, almeno secondo i leak, il nuovo sistema di reazioni Stellar, pensato per allargare ancora le possibilità nella costruzione dei team.

C’è poi la reazione Stellar-Conduct che, stando alle indiscrezioni, nascerebbe dall’interazione Cryo-Electro e sarebbe legata proprio a Sandrone.

Per i theorycrafter è un dettaglio che potrebbe pesare tantissimo. Se questo sistema dovesse rivelarsi davvero incisivo, potrebbe spostare priorità, cambiare rotazioni e ridefinire il valore di diversi personaggi nel meta endgame.

I timori, però, non mancano.

Una parte della community teme che tutte queste novità finiscano per favorire soprattutto le unità più recenti, riaprendo così il solito dibattito sul power creep.

Dall’altra parte, diverse indiscrezioni parlano anche di possibili buff per vecchi personaggi Cryo ed Electro. Se andasse così, potrebbe essere il modo per rimettere un po’ in equilibrio la situazione.

Per ora, comunque, siamo ancora nel territorio delle indiscrezioni non confermate.

Bisogna solo aspettare e vedere se Sandrone sarà davvero il volto di questo nuovo sistema, e se i buff di cui si parla riusciranno davvero a rimettere in sesto il meta.

Un ponte verso la Versione 7.0 e Snezhnaya

Il motivo per cui Luna VIII viene osservata così da vicino è abbastanza chiaro: se la finestra d’uscita prevista sarà confermata, sarà l’ultima patch prima della Versione 7.0, quella che dovrebbe introdurre finalmente Snezhnaya, una delle regioni più importanti e misteriose di tutto il mondo di Teyvat.

Vista così, l’arrivo di Sandrone, il coinvolgimento di Columbina e questi nuovi esperimenti sul fronte delle reazioni non sembrano affatto dettagli messi lì a caso.

HoYoverse sta preparando il terreno per una fase narrativa e di gameplay che punta più in alto.

E in fondo i numeri aiutano a capire perché ogni patch di transizione venga trattata come un momento chiave. Genshin Impact resta uno dei giganti del live service: secondo le stime di mercato circolate a metà 2025, ha superato i 300 milioni di account registrati e ha generato oltre 10 miliardi di dollari di spesa complessiva da parte dei giocatori, anche se il fatturato mobile da acquisti in-app è sceso a circa 710 milioni di dollari nel 2024.

Basta questo per capire perché, a questo punto, ogni aggiornamento di passaggio venga seguito come un appuntamento importante.

Per altri aggiornamenti, puoi seguire Laura Ceridono su X: @LauraCeridono.