Scandalo NSA: quali sono i rischi che corri e come difenderti

Che ripercussioni ha lo scandalo NSA sulla nostra privacy? Dopo le rivelazioni di Snowden, questa domanda inquieta i nostri pensieri.

Il Grande Fratello ti sta guardando

La NSA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, avrebbe i mezzi necessari per decifrare tutti i dati che circolano in rete: le nostre operazioni bancarie, le e-mail, i documenti e così via. Questo organismo governativo può leggere di tutto, almeno secondo le rivelazioni di Edward Snowden, l’ex informatico della CIA che qualche mese fa ha messo in subbuglio il governo degli Stati Uniti con le sue dichiarazioni alla stampa.

Come riesce la NSA a superare tutti i sistemi di sicurezza? Non disponiamo di dettagli tecnici, anche se, secondo Snowden, la NSA avrebbe interferito nello sviluppo degli standard di codifica che usiamo quotidianamente, costringendo le grandi aziende a indebolire la crittografia da loro usata o a fornire dei dati e a installare dei backdoor nei protocolli di sicurezza più famosi.

Forse queste informazioni ti avranno fatto venire la pelle d’oca. Cerchiamo però di approfondire i fatti e capire qual è il vero rischio.

Questi sono i protocolli che, secondo Snowden, la NSA può superare senza difficoltà (fonte)

Le tecnologie a rischio sono quelle che consentono di navigare e chattare in tutta sicurezza: il protocollo HTTPS (il lucchetto che compare sui siti sicuri), il sistema TLS/SSL usato da vari programmi di chat e di posta elettronica, come Skype o Outlook, e i tunnel VPN a cui si appoggiano HotSpot Shield e altre società.

Tuttavia, solo poche settimane fa Snowden dichiarava che è possibile usare dei sistemi di codifica sicuri. Lo stesso Bruce Schneier, una figura di spicco nel mondo della crittografia, ha detto che la matematica che sta dietro ai codici è potente e che nessun computer, nemmeno uno quantistico, potrebbe forzare una chiave come quella che usiamo per navigare su Facebook.

È molto probabile che tu non sia un bersaglio

Qualunque sia il sistema di intercettazioni orchestrato dalla NSA, la possibilità che tu sia un loro obietivo è piuttosto bassa. Secondo le ultime notizie, questo organismo cerca di ottimizzare i propri sforzi, riducendo gli ascolti.

Secondo me, se non hai niente da nascondere, non dovresti preoccuparti, soprattutto se vivi al di fuori degli Stati Uniti. Sebbene le intercettazioni della NSA siano globali e riguardino tutti i tipi di dispositivi, non è chiaro quale sia loro portata.

Non sei indifeso (con le applicazioni giuste)

Non sappiamo esattamente come fa la NSA ad aggirare i sistemi di codifica dei browser e dei cellulari. Una cosa però è certa: non possono forzare delle chiavi di codifica potenti. Possono solo aggirarle con uno stratagemma.

Nel nostro articolo 10 consigli per proteggere la tua privacy e diventare (quasi) invisibile online, ti abbiamo illustrato una serie di utility che, se ben impiegate, possono migliorare la tua privacy e la tua sicurezza senza dover rinunciare a nulla. Ti facciamo un piccolo riepilogo nel caso dovessi essertelo perso:

Navigazione sicura

Tor, la rete per navigare in modo anonimo, è stato oggetto di attacchi, ma garantisce comunque un buon grado di anonimato.

Esistono browser più sicuri di quelli che normalmente usi. Epic Browser, ad esempio, funziona solo in modalità incognita e dispone di un proxy per la connessione anonima.

E-mail e messaggistica

Per le e-mail, GnuPG o PGP sono delle soluzioni molto valide. Altre opzioni? HushMail o CounterMail.

Esistono applicazioni per i cellulari che consentono di chattare in totale riservatezza, attraverso la distruzione dei messaggi, la loro codifica o entrambi.

Antivirus e sistema operativo

Un antivirus in grado di rilevare i rootkit potrebbe essere utile. Come spiegato qui da Schneier, il fatto che gli sviluppatori di antivirus di diversi paesi (Stati Uniti, Russia, Cina) stiano competendo tra loro, potrebbe portarli a non voler collaborare con la NSA.

In generale, le applicazioni open source dovrebbero essere più sicure di quelle commerciali a causa della revisione pubblica del codice, anche se questo non è del tutto chiaro.

Per i più paranoici, la distribuzione Linux Tails è l’opzione più sicura. Tails forza tutto il traffico affinché passi attraverso la rete Tor.

Mantieni un profilo basso

Spedire una lista della spesa codificata, oltre ad essere inutile, è un modo per attirare l’attenzione di chi ascolta.

Secondo le informazioni rivelate da Snowden, la NSA può conservare i dati cifrati più a lungo proprio proprio a causa del potenziale rischio. La logica è semplice: “Se usa la crittografia, ha qualcosa da nascondere”.

L’uso della crittografia nelle comunicazioni deve essere limitato a quei messaggi che puoi inviare solo per via elettronica e che richiedono protezione. Nella maggior parte dei casi non sarà necessario usarla per il semplice fatto che nessuno sta ascoltando.

Un po’ di contesto: la NSA e Ed Snowden

Che cosa è la NSA?

L’Agenzia per la Sicurezza Nazionale è stata creata negli Stati Uniti nel 1952. Il suo ruolo ufficiale è quello di monitorare, decodificare, tradurre e analizzare tutti i tipi di informazione e i dati rilevanti per i servizi di spionaggio e controspionaggio, così come proteggere le comunicazioni e i sistemi informatici del governo degli Stati Uniti.

Chi è Edward Snowden?

Edward Joseph Snowden è uno specialista in sicurezza informatica che ha lavorato per la NSA e che ha avuto accesso a documenti top secret. Nei primi mesi del 2013 ha contattato diversi giornalisti con l’intenzione di rivelare informazioni relative al progetto di intercettazioni su scala mondiale PRISM. Attualmente latitante, è visto sia come un eroe sia come un traditore.

Hai altre domande? Spara!

Proprio come te, anche noi vogliamo arrivare al nocciolo della questione, ma pensiamo anche che non sia necessario farsi prendere dal panico. Questo articolo verrà aggiornato non appena riceviamo più notizie e continueremo a informarti ogni settimana.

Per ora, se hai altre domande, scrivile nei commenti e cercheremo di rispondere con le informazioni di cui disponiamo o proveremo a contattare degli esperti di sicurezza informatica che possono aiutarci risolvere ai tuoi dubbi.

[Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti di Softonic ES]

Come postare un’immagine GIF su Facebook

Ci sono cose che solo un’animazione GIF può esprimere. Purtroppo Facebook non consente di default di pubblicare questo tipo di file, ma per fortuna c’è Giphy che lo rende possibile.

Di seguito ti spiego come postare una GIF sul tuo muro.

1. Cerca su Giphy la GIF da pubblicare

Giphy è un motore di ricerca di animazioni GIF. Per usarlo, basta inserire alcune parole chiave nella barra di ricerca e premere Invio.

2. Fai click sul pulsante di Facebook

Hai trovato il file GIF? Perfetto. Adesso fai click sul bottone di Facebook che trovi sotto l’animazione.

3. Personalizza il post

Quando fai click, si apre la classica finestra di Facebook dove è possibile impostare la visibilità del post e aggiungere un tuo commento.

4. Condividi e divertiti

Un click sul pulsante Condividi di Facebook e il gioco è fatto: il file GIF verrà pubblicato sul tuo muro. L’animazione, tuttavia, non comparirà subito.

Dato che Facebook non permette di pubblicare immagini GIF, Giphy le avvolge in un Flash player simile a YouTube: quando fai click sull’immagine, il video viene riprodotto.

Cosa ne pensi di questo piccolo trucco? Faccelo sapere con un commento!

Se vuoi sapere qualcosa di più sui file GIF, leggi questo articolo:

[Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti su Softonic ES]

    Candy Crush Saga: tutti i segreti del suo successo

    Candy Crush Saga è il gioco dell’anno. Le scoppiettanti caramelle hanno conquistato lo smartphone di tutti riuscendo a combinare alcuni elementi dello storico Bejeweled con altri totalmente originali.

    Un casual game tra i più amati dai nostri utenti. E per la felicità degli addicted abbiamo parlato con Tommy Palm di King.com, la creatrice di Candy Crush Saga per domandarle tutti i segreti del suo gioco, il passaggio dal web allo smartphone e il futuro della sua compagnia.

    Social game: dalla web allo smartphone

    Candy Crush Saga è un gioco dal gameplay eccezionale e con una grafica super. Impossibile non paragonarlo a Bejeweled: proprio come nel rinomato puzzle game delle gemme infatti anche in Candy Crush Saga bisogna unire tra di loro delle file di tre o più caramelle dello stesso colore. Inoltre, una partita a Candy Crush Saga richiede solo qualche minuto rendendolo un gioco adatto ai viaggi in metro o in bus. Ma com’è nata l’idea del gioco? Tutte le nostre domande le abbiamo rivolte a Tommy. Ecco cosa ci ha risposto.

    Quando è nata Candy Crush Saga? L’idea originaria era quella di creare l’app per smartphone?

    Il gioco originale di Candy Crush è stato creato per la nostra pagina web King.com e lo abbiamo lanciato nel 2011. Era una versione semplificata dell’attuale Candy Crush Saga: c’era solo un livello e mancavano tutte le componenti sociali di oggi. Dando un’occhiata alle statistiche ci siamo subito resi conto del potenziale che aveva il gioco e così abbiamo deciso di crearne una versione per cellulari visto che la meccanica di gioco era perfetta per i dispositivi mobili.

    E così è nato Candy Crush Saga nel novembre del 2012. Solo un mese dopo, Candy Crush Saga aveva ricevuto più di 10 milioni di download per iOS e Android.

    Un gioco… delizioso!

    In Candy Crush Saga tutto è così dolce e colorato, dalla grafica alla musica e persino i suoi protagonisti Tiffy e Mr.Toffe che ti terranno compagnia durante tutto il gioco. Tutto tanto carino e sdolcinato da sembrare un giochino adatto ai più piccoli. Ma chi sono i veri appassionati di Candy Crush Saga?

    A King.com analizzate spesso il potenziale del mercato di Candy Crush Saga. Ci puoi dire chi è il giocatore tipo dell’app?

    Una delle ragioni della popolarità di Candy Crush Saga è che riesce a catturare l’attenzione di un pubblico molto ampio. Nessuno è escluso: tutta la famiglia può giocarci e grazie alla componente sociale possono sfidarsi tra di loro. Nonostante queste bisogna dire che le donne tra i 25 e i 55 anni sono quelle che ci danno più soddisfazione, forse perchè il mercato è carente di giochi per questo target di persone.

    King.com ha una grande varietà di giochi sul sito. Avete pensato di adattarne qualcun altro per gli smartphone?

    Sì, crediamo che i giochi multipiattaforma come Candy Crush Saga che si possono giocare su più dispositivi allo stesso tempo siano il futuro. Gli smartphone sono una piattaforma chiave per noi e per il nostro lavoro, e presto potremmo annunciare qualcosa di nuovo! Attenzione però che non si tratterà di una versione portable, non ci piace usare questa parola perché pensiamo che ciò non dia la giusta importanza alle nuove piattaforme. A noi piace riprogettare il titolo per assicurarci che funzioni bene anche sulle nuove piattaforme.

    Il web come piattaforma per i giochi sta vivendo un gran momento. Che cosa differenzia King.com dalla concorrenza?

    King.com è attiva da quasi 10 anni. Non siamo proprio gli ultimi arrivati nel settore dei giochi nel web. Nonostante questo continuiamo a lavorare con passione per creare dei social casual game adatti a tutte le piattaforme.

    Grazie mille per le tue risposte Tommy. E ora a giocare!

    [Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti su Softonic ES]

    La storia di WinRAR: vent’anni di compressione (1993-2013)

    In occasione del lancio di WinRAR 5.0, passiamo in rassegna i vent’anni di storia di questo grande software di compressione dei file, un classico dal 1993.

    RAR nasce nel cuore dell’ex Unione Sovietica

    Era l’anno 1986. Nella fredda città di Čeljabinsk, a 1400 km da Mosca, un ragazzo di quattordici anni, Eugene Roshal, riesce a montare un computer Radio-86K seguendo le istruzioni fornite dalla rivista di elettronica Радио e avvalendosi dell’aiuto di suo fratello maggiore.

    Quel ragazzo, da sempre interessato agli algoritmi di compressione, ha creato nel 1993 il famosissimo formato RAR, un acronimo di Roshal ARchiver, ovvero l’archiviatore di Roshal.

    FidoNet, il trampolino verso il successo

    Gli anni novanta sono stati il periodo d’oro dei programmi di compressione. Un hard disk da 500 MB costava circa 750 dollari (più o meno 1200 dollari al giorno d’oggi) e le connessioni dati via modem erano molto costose. Per questo, qualsiasi utility che consentisse di ridurre lo spazio occupato da un file era essenziale.

    Screenshot di un classico BBS. Nei primi anni novanta, il Web era così

    La persona chiave nella diffusione di RAR è stato Ron Dwight, un nordamericano che viveva in Finlandia e che coordinava FidoNet, la più grande rete di bacheche di annunci elettronici (BBS) del momento. Grazie a Dwight, RAR è uscito dall’URSS e si esteso in tutto il mondo, soprattutto con la versione 1.3 che ha avuto un grande impatto commerciale.

    Ron Dwight, coordinatore di FidoNet negli anni novanta e promotore di RAR

    In internet, i primi riferimenti al RAR risalgono al 1994. In un messaggio pubblicato il 15 maggio nel newsgroup “comp.compression”, lo spazio virtuale dedicato alla compressione dei dati, Roger Burton-West ha annunciato l’upload del repository SimTel rar1_402.exe, un “compressore di file che viene dalla Russia, più potente di ARJ o PKZip”. La versione 1.402, pubblicata nel marzo del 1994, era già in grado di creare file RAR autoestraibili e multivolume.

    RAR 1.54 in esecuzione su Windows 95

    Un po’ più tardi, nel giugno del 1994, RAR raggiunge la maturità con la versione 1.5, che ha attraversato diversi aggiornamenti fino ad arrivare al release 1.55, lanciato il 16 agosto 1995. Una delle beta di questa versione poteva essere già eseguita con interfaccia grafica su Windows 3.1. Il 6 settembre del 1996, esce il release 2.0, il primo con il nome ufficiale di WinRAR.

    Con WinRAR 3.0 è arrivato il formato RAR4

    Nel maggio 2002 è arrivata la rivoluzionaria versione 3.0, che ha introdotto l’algoritmo RAR 2.9 (o RAR4). Tra le altre cose , il formato RAR4 ha introdotto la crittografia AES a 128 bit, le estensioni di volumi (.r01, .r02 e così via) e il supporto per i file più grandi di 9 GB, compatibili con il file system NTFS di XP. L’interfaccia era molto simile a quello che già conosciamo: una barra del menù con bottoni grandi e due pannelli.

    Due aggiornamenti importanti sono stati WinRAR 3.60, che ha aggiunto il supporto multithreading e che ha migliorato le prestazioni di compressione, e WinRAR 3.90 completamente compatibile con Windows 7 da 32 e 64 bit.

    Nel 2010, WinRAR ha lanciato la versione 4, che presentava pochi cambiamenti, in quanto continuava a usare l’algoritmo di compressione RAR4, ma che aveva aumentato la velocità di decompressione del 30%. Sfortunatamente, non era più compatibile con Windows 98 e NT .

    20 anni dopo: WinRAR 5.0

    La vera rivoluzione arriva con WinRAR 5.0, che lancia il nuovo algoritmo RAR5. Questo nuovo formato non è compatibile con le versioni precedenti, ma ha caratteristiche molto interessanti, come la crittografia a 256 bit e una maggiore facilità quando si tratta di recuperare i file danneggiati.

    Scarica ora WinRAR 5.0!

    [Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti su Softonic ES]

    Google Chrome, il re dei browser, festeggia il suo 5º compleanno: cosa gli riserva il futuro?

    Il 2 settembre 2008 Google lanciava Chrome. Oggi il browser più usato al mondo, compie 5 anni. Rivediamo insieme la sua storia.

    Un esordio che ci ha lasciato senza parole (2008)

    Quando Google ha lanciato Chrome, il panorama della navigazione era desolante: Internet Explorer 7, pubblicato due anni prima, era il browser più utilizzato, con una quota di mercato del 67%. Firefox 3 invece, spinto dalla morte definitiva di Netscape, cercava di farsi strada, ma il suo stile era ancora molto tradizionale.

    Quote di mercato dei browser nel luglio 2008 (fonte)

    La versione beta di Chrome ha sconvolto tutti noi con un approccio radicalmente diverso: una sola barra (“l’omnibox” che tutti hanno copiato), la modalità di navigazione privata (in incognito) e un disegno incredibilmente elegante. Mancavano ancora molte cose, come le estensioni e i temi, ma sapevamo che sarebbero arrivati presto.

    Google Chrome è stato lanciato con un fumetto divertente per spiegare le novità

    Ma soprattutto, Chrome ha impressionato sin dal principio per le sue prestazioni. Il suo motore JavaScript, V8, ha mostrato da subito di essere il più veloce. Il task manager di Chrome ci ha fatto pensare all’alba di un nuovo sistema operativo e non ci stavamo sbagliando: nel 2009, Google ha annunciato Chrome OS.

    La strada verso la maturità (2009-2011)

    Ma la vita di Chrome non è stata tutta rose e fiori. Dopo l’uscita del nuovo browser, Microsoft ha risposto subito con Internet Explorer 8, mentre Firefox iniziava a lavorare a pieno ritmo sulla versione 4. Un anno dopo il lancio, Chrome 3, con il supporto per i temi e 300 estensioni sperimentali, aveva ottenuto una quota di mercato del 3,7%. È stata però la versione 5, lanciata il 25 maggio 2010, a segnare la sua maturità come browser: finalmente abbiamo visto delle versioni stabili per Mac e Linux e l’applicazione aveva già diverse migliaia di estensioni e un motore web che superava tutti i test. Le sincronizzazione delle opzioni e i bookmark sono stati la ciliegina sulla torta. Da lì è iniziata la rivoluzione: il team di sviluppo di Chrome ha deciso di schiacciare l’acceleratore e di lanciare una nuova versione stabile ogni sei settimane. Questo cambiamento ha influenzato anche gli altri browser che, per mantenere il ritmo, hanno iniziato a pubblicare nuove versioni in un lasso di tempo sempre minore.

    Grafico degli aggiornamenti di Chrome. Poi i tempi si sono accorciati (fonte)

    Chrome raggiunge la leadership (2011-2013)

    Alla fine del 2010, in concomitanza con l’ottava versione di Chrome, Google ha aperto il suo shop, il Chrome Web Store chrome.google.com/webstore/category/apps, con oltre 11.000 estensioni e applicazioni web. È stato l’inizio di una serie di novità (l’accelerazione grafica, il WebGL e una nuova icona) che culmina il 15 giugno 2011 con il lancio di Chrome OS.

    Schermata di Chromium OS (fonte)

    Chrome era contemporaneamente un browser e un sistema operativo, ma non era ancora disponibile per i cellulari. Per terminare la sua incredibile scalata, il 26 giugno 2012, Google ha lanciato la versione stabile di Chrome per Android, mentre pubblicava Chrome 20 per il desktop. Due settimane più tardi, il 9 luglio, Android 4.1 “Jelly Bean” prendeva vita portando con sé Chrome invece del browser standard.

    In quel momento, proprio mentre stava per raggiungere il suo quarto anno di vita, Chrome è diventato il browser numero uno. I numeri erano impressionanti: 750 milioni di applicazioni installate dal Web Store, una quota di mercato superiore a quella di Internet Explorer (32%) e delle performance insuperabili durante il caricamento delle web apps. Da allora si è visto poco movimento. Le versioni rilasciate nel 2013 hanno aggiunto poco in termini di funzioni. I cambiamenti che Google sta facendo sono tutti “sotto il cofano”: maggiori performance, una sicurezza a prova di hacker e un nuovo motore Web, Blink, sviluppato con Opera, con cui adesso condivide anche le estensioni.

    Cosa vedremo nei prossimi cinque anni?

    Cinque anni, trenta versioni, 43% di quota di mercato. Non è stata nemmeno una guerra: Chrome ha superato gli altri browser e se li è lasciati alle spalle senza batter ciglio. Chrome, pezzo essenziale per la crescita delle applicazioni web e del cloud computing, ha cambiato il panorama dell’informatica come pochi prima di lui. Vedremo una versione 60 nel 2018? Non credo. La cosa più probabile è che Chrome si chiamerà semplicemente Google, un sistema-browser che ci seguirà ovunque e che sarà in tutti i dispositivi..

    [Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti su Softonic ES]

    Cosa c’è di nuovo in YouTube per Android e iOS

    YouTube ha lanciato una nuova versione per Android (5.0) e iOS (2.0) che cambia radicalmente il modo di usare questa famosissima applicazione. Di seguito ti spiego quali sono i cambiamenti.


    brightcove.createExperiences();

    Funzione Picture in Picture (PIP)

    La novità più impressionante è il picture in picture (PIP): questa modalità consente di ridurre il riquadro del video che stai guardando per cercarne uno nuovo, senza interrompere la riproduzione. È come la TV!

    Il PIP cambia radicalmente il modo di usare YouTube: non sarà più necessario interrompere un video per trovarne un altro, bensì si può mantenere la riproduzione in sottofondo durante la navigazione tra i canali e le liste. È anche utile per confrontare i filmati.

    YouTube ordina il proprio aspetto con delle schede

    Nella nuova versione di YouTube, il cambiamento più notevole è visivo: i video sono presentati con delle schede simili a quelle di Google+, che visualizzano tutte le informazioni necessarie in un modo molto più ordinato.

    Compatibilità con Chromecast

    La nuova versione di YouTube assomiglia sempre di più a una TV dentro al telefono e non lascia da parte nemmeno gli apparecchi tradizionali. Con Chromecast puoi inviare un video direttamente al televisore e riprodurlo immediatamente.

    Ricerca delle Playlist

    Le versioni 5.0 (Android) e 2.0 (iOS) consentono inoltre di cercare le playlist, cosa che nelle versioni precedenti non poteva essere fatta. Immagina cosa significa questo cambiamento per l’ascolto della musica su YouTube.

    Pareggio con la versione web?

    Di solito non guardavo i video sul mio cellulare per un semplice motivo: l’applicazione ufficiale di YouTube era scomoda da usare. La nuova versione invece è molto meglio.
    Finalmente si inizia a vedere il valore aggiunto del software rispetto al sito. Funzioni come il PIP sono uniche e aumentano la qualità dell’applicazione.

    Scarica YouTube per Android e iOS

    [Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti su Softonic ES]

    I 5 migliori file manager per Android

    Come orientarsi e scegliere il gestore di file più adatto ai nostri bisogni? Abbiamo selezionato per te le cinque migliori applicazioni per la gestione dei file su Android.

    Uno dei vantaggi di Android consiste in una grande libertà nella gestione dei file. Tuttavia, chi possiede un Android sa che il file manager installato sul dispositivo non è sempre dei migliori e, se lo smartphone non è dei più recenti, questa applicazione non esiste proprio.

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    Se hai altri dubbi, curiosità o problemi col tuo smartphone…

    Leggi la nostra guida completa per cellulari Android

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    Su Softonic si possono trovare vari tipi di esplora risorse e di file manager, ma  per non farti perdere tempo, abbiamo scelto solo i cinque migliori, con caratteristiche e punti di forza diversi.

    Ora non ti resta che scegliere il tuo!

    File Expert

    Se hai bisogno di un file manager con opzioni avanzate, questo è il programma che fa per te. Il principale punto di forza di File Expert è la connettività: puoi accedere ai file del tuo PC attraverso una connessione WiFi e caricarli anche via FTP.

    EStrongs File Explorer

    Nonostante la grafica poco curata, l’EStrongs File Explorer ha tutto ciò che un buon file manager dovrebbe avere. Oltre alle funzioni di base come aprire, copiare o spostare, EStrongs File Manager consente di sincronizzare i tuoi account con i servizi di archiviazione web più popolari: Dropbox, Google Drive, SkyDrive, e altri.

    OI File Manager

    OI File Manager fa praticamente tutto ciò che l’Esplora risorse di Windows fa sul PC: copiare, rinominare, spostare, cancellare e persino inviare i file dal tuo servizio di posta elettronica preferito. Le icone chiare e la buona usabilità lo rendono un’ottima alternativa per il tuo Android.

    Astro File Manager

    L’Astro File Manager è uno dei gestori di file più veterani sul mercato. Se cerchi un’applicazione stabile, anche sui cellulari più vecchi, questa è una buona opzione che ti permetterà di gestire tutti i file presenti sul tuo smartphone. Il suo principale punto di forza sta nel backup che crea copie di sicurezza e ripristino per tutti i programmi installati sul tuo Android.

    AndroZip File Manager

    Uno dei file manager classici e più popolari della nostra lista. L’AndroZip File Manager ha la reputazione di essere un’applicazione completa che dispone di funzioni extra per creare backup e comprimere e decomprimere i file. Se di solito lavori con file ZIP, RAR, GZIP, TAR, BZIP2 e altri, questa è l’applicazione che cerchi.

    Cellulare perso o rubato? Ritrovalo con Android Device Manager

    Da oggi rintracciare il tuo dispositivo Android è possibile grazie all’Android Device Manager di Google, una funzione che ti permette di localizzare il tuo smartphone in caso di perdita o furto. Di seguito ti spieghiamo come configurarlo e usarlo. È facile e veloce.

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    Se hai altri dubbi, curiosità o problemi col tuo smartphone…

    Leggi la nostra guida completa per cellulari Android

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    Gestione dispositivi: che cos’è e a cosa serve

    L’Android Device Manager è un sito che ti consente di localizzare sulla mappa i tuoi dispositivi Android, sia smartphone sia tablet. Una volta rilevato potrai:

    • Far suonare il telefono (anche se è in modalità silenziosa!)
    • Cancellare da remoto tutti i dati in esso contenuti

    Chi può usare questa funzione

    Il Device Manager funziona su qualsiasi dispositivo Android 2.2 o superiore. Non c’è bisogno di installare alcuna applicazione né di aggiornare il sistema operativo.

    Per usarlo dovrai accedere al tuo account Google e registrare il tuo dispositivo. Se usi già Google Play, puoi usufruire da subito di questa funzione.

    Come usare Android Device manager

    Puoi iniziare a usarlo in questo stesso istante. Segui questi semplici passi e tutto andrà liscio come l’olio:

    1. Accedi con le tue credenziali

    Vai sul sito Android.com/devicemanager e accedi con il tuo account Google.

    2. Scegli il tuo dispositivo

    Se hai più di un dispositivo Android, selezionalo facendo click sulla freccia a destra del nome che compare per impostazione predefinita.

    3. Attendi finché il tuo dispositivo viene localizzato

    A seconda della posizione, Google può metterci un po’ di tempo per individuare il tuo cellulare, soprattutto se si trova in una zona transitata o con poco segnale.

    Una volta localizzato, potrai vedere la sua ultima posizione come un punto blu sulla mappa, con l’indicazione della posizione. Per aggiornare la cartina, fai click sull’icona con le frecce circolari.

    4. Fai suonare il cellulare o cancella i dati in esso contenuti

    Se il dispositivo si trova vicino alla tua posizione attuale, il Device Manager può farlo suonare a tutto volume per cinque minuti, anche se è in modalità silenziosa o vibrazione.

    Se hai attivato la cancellazione da remoto nelle opzioni di Google (vai su Impostazioni Google > Gestione dispositivi Android e attiva l’opzione Consenti ripristino dati di fabbrica da remoto), potrai eliminare tutti i dati memorizzati sul dispositivo: foto, contatti, email, applicazioni e così via.

    5. Rivolgiti alle forze dell’ordine

    Non fare l’eroe! Se pensi che il tuo dispositivo Android possa essere caduto nelle mani sbagliate, fai una denuncia alle autorità competenti.

    Hai dei problemi con il Device Manager?

    Per essere localizzato, il tuo dispositivo ha bisogno di un collegamento WiFi e, per assicurare una precisione maggiore, sarebbe consigliabile attivare il GPS.

    La Gestione dispositivi non funziona se:

    • Il telefono o il tablet è spento o senza campo
    • Il dispositivo non ha accesso a una rete WiFi
    • Il cellulare o il tablet è stato ripristinato ai dati di fabbrica

    Per essere sicuro di poter localizzare il tuo dispositivo, devi attivare due opzioni:

    1. Entra in Posizione e protezione> Amministrazione dispositivo e attiva l’opzione Gestione dispositivi Android.
    2. Vai alle Impostazioni Google > Gestione dispositivi Android e attiva le due opzioni Localizza questo dispositivo da remoto e Consenti ripristino dati di fabbrica da remoto.

    Se hai bisogno di un’alternativa…

    Ci sono altre applicazioni che possono aiutarti a rintracciare il tuo smartphone, ma vanno configurate prima:

    Prey un antifurto molto completo

    Cerberus il migliore per Android

    McAfee WaveSecure, per proteggere i tuoi dati in caso di furto

    Norton Anti-Theft, l’antifurto di Symantec

    Scopri come creare un antifurto casalingo con le app e il tuo telefono Android.

    [Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti di Softonic ES]

    10 consigli per proteggere la tua privacy e diventare (quasi) invisibile online

    Cosa devi aggiungere alla tua vita informatica per aumentare la sicurezza dei tuoi dati? Ecco 10 semplici consigli e tante applicazioni che forse non conosci ancora.

    Tutto quello che diffondi su internet può essere intercettato, ascoltato o rubato: le email inviate, i file condivisi, le foto caricate. Da chi? Non si sa. Non importa. Può essere un governo, un hacker, qualcuno che passa dalla tua rete o un vicino ficcanaso. È facile e non richiede strumenti costosi.

    Ma tranquillo, non sei del tutto indifeso. Ci sono programmi che, se usati bene, possono proteggere la tua privacy senza dover rinunciare alla comodità di Internet. Già ne abbiamo visti alcuni in questo articolo. Eccone tanti altri.

    1. Rendi sicura la tua connessione

    Nessuna connessione garantisce la privacy e l’anonimato totali, ma si può ottenere una buona protezione combinando l’uso di servizi di navigazione anonima con dei tunnel criptati.

    Tor è una utility, disponibile per molti sistemi operativi, che redirige il traffico attraverso una serie di nodi, permettendoti di navigare in maniera anonima. Il pacchetto installabile lo rende molto facile da usare e da configurare.

    Questa immagine illustra il percorso dei tuoi dati quando si utilizza Tor

    Tuttavia, Tor non assicura che il traffico sia invisibile. Per questo è necessario cifrare la connessione facendola passare attraverso un tunnel. Ciò è possibile con le cosiddette VPN. Le più famose sono HotSpot Shield e UltraSurf.

    Tor può essere usato in combinazione con una VPN e, sebbene l’attivazione di entrambi i sistemi comporti una perdita di velocità, l’anonimato e la privacy sono assicurati. In questo modo teoricamente si potrebbero anche aprire siti vietati nel tuo paese. Attento a dove navighi!

    2. Scegli un browser fidato

    Il navigatore è forse il programma su cui passi la maggior parte del tempo. Deve essere solido, avere una vasta selezione di plugin di sicurezza e, soprattutto, deve essere di tipo open source.

    Il mio preferito è Tor Browser, un adattamento di Mozilla Firefox che viene preconfigurato per l’uso del servizio di navigazione anonima Tor. Un’altra opzione è SRWare Iron, una versione sicura di Chrome che non invia i dati a Google. Il fatto che siano versioni portable aggiunge un ulteriore livello di sicurezza.

    Ghostery individua tutti i tipi di cookie traccianti presenti su qualsiasi sito da te visitato

    Per rendere più sicuro il browser, è necessario installare dei componenti aggiuntivi come Ghostery o DoNotTrack. Ricorda che la maggior parte di questi componenti aiutano a renderti anonimo, ma non codificano il traffico. Per questo è necessario utilizzare la crittografia, come si vedrà in seguito.

    3. Non solo Google: usa un motore di ricerca più discreto

    Ogni navigazione inizia quasi sempre con una ricerca, che generalmente dice molto di te. Per aumentare la privacy servono dei motori di ricerca sicuri.

    Dopo lo scandalo di PRISM, il motore di ricerca indipendente DuckDuckGo è diventato una delle migliori alternative a Google: i risultati hanno una qualità simile, ma DDG non memorizza le ricerche, impedendo così che tu possa essere associato a esse.

    Se desideri continuare a utilizzare Google, un’opzione sicura è GoogleSharing, un componente aggiuntivo del browser che redirige tutte le tue ricerche attraverso un server anonimo, impedendo così a Google di associarti alla ricerca effettuata. E senza arrivare a questi estremi potresti limitarti a cancellare e disabilitare la cronologia web di Google.

    4. Proteggi le tue email

    Un account di posta elettronica contiene una grande quantità di informazioni personali e lo scambio di email può dire molto, a volte troppo, su di noi. Devi quindi proteggerlo.

    Se usi Gmail, SecureGmail è un componente aggiuntivo open source che codifica le tue comunicazioni. Per avere una marcia in più, dovresti usare PGP o GPG, che è attualmente il sistema di codifica delle comunicazioni più diffuso e sicuro. Per comodità, utilizza componenti aggiuntivi come MailEnvelope e SafeGmail.

    Un’email criptata con SecureGmail

    Vuoi ancora più sicurezza? Crea un account su HushMail o CounterMail, dei servizi di posta elettronica sicuri e con crittografia integrata. L’alternativa è quella di utilizzare degli account temporanei, “usa e getta”, come Mailinator o Guerrilla Mail.

    5. Opta per un’app di messaggistica affidabile

    Non puoi rinunciare a WhatsApp? Allora è bene che tu sappia che non è un’applicazione del tutto sicura: fino a poco tempo fa il suo traffico non era criptato e, inoltre, il programma memorizza i messaggi sul tuo cellulare.

    Se l’idea di utilizzare un’applicazione poco sicura ti dà fastidio, non ti preoccupare, ci sono delle valide alternative. Per gli smartphone, i due programmi più interessanti sono Wickr (iOS) e Gryphn (Android), che consentono di cifrare i messaggi con un algoritmo molto potente. E a breve arriverà Heiml.is, un’applicazione che promette di rivoluzionare il panorama della messaggistica.

    Sul tuo PC, invece, ti suggerisco di utilizzare Cryptocat, un componente aggiuntivo di Firefox che consente di chattare in tutta tranquillità grazie a una forte crittografia. È disponibile in 32 lingue e molti giornalisti lo usano per le loro comunicazioni riservate. Usato insieme a Tor, Cryptocat fornisce la crittografia e l’anonimato necessari per le tue chiacchierate in chat.

    6. Condividere file in tutta tranquillità

    Prima o poi ti capiterà di dover condividere dei file di grandi dimensioni. Se si tratta di informazioni riservate, usare certi servizi potrebbe essere rischioso, soprattutto se i loro server si trovano in paesi le cui leggi garantiscono poca privacy.

    BitTorrent Sync, il cui funzionamento è spiegato qui, è un sistema di condivisione di file e cartelle facile e sicuro che usa un ingegnoso sistema di chiavi segrete e una crittografia a 256 bit.

    BitTorrent Sync è senza dubbio un ottimo sostituto di Dropbox, ma il mare è pieno di pesci: Bitcasa e Mega usano la crittografia per archiviare i file sui loro server, garantendo così che l’utente sia l’unico a conoscerne il contenuto.

    7. Un luogo protetto per testi e immagini

    Forse hai bisogno di incollare del testo o di condividere delle foto in modo pubblico o anonimo.

    Il leader indiscusso della condivisione di testi è PasteBin, una specie di piattaforma cloud di appunti in cui le persone condividono tutti i tipi di documenti con un buon livello di privacy. Qualcosa di più sicuro? CryptoBin, che codifica il testo utilizzando una chiave.

    Per le immagini, i servizi come PostImage o Imgur consentono di caricare i file in forma anonima. Imgur è molto chiaro: se la foto che carichi non è condivisa pubblicamente, non verrà vista da nessuno. Ovviamente, la riservatezza dei link generati quando si carica un’immagine dipende solo da te.

    8. Pulisci i file che diffondi: elimina i metadati

    Tutti i documenti da te prodotti contengono dei metadati: informazioni che possono rendere la tua privacy vulnerabile ed esporre la tua identità al pubblico.

    Pulirli non è difficile e delle utility come Doc Scrubber o MetaStripper possono aiutarti. In generale, non condividere mai un file o una foto in rete senza aver prima eliminato i loro metadati.

    Per quanto sicuro possa essere il canale di comunicazione, le coordinate GPS di una foto o il tuo nome su un DOC possono rovinare i tuoi tentativi di passare inosservato.

    Esistono strumenti in grado di raccogliere in pochi secondi i metadati da una grande quantità di documenti. Con delle utility così, vorrai senz’altro curare al massimo la pulizia dei documenti che condividi!

    9. Depura i profili sociali (o concediti un alter ego)

    La tua reputazione online è molto importante e una delle regole d’oro per mantenerla il più possibile immacolata è quella di rimuovere le tue tracce dai social network.

    L’applicazione Simplewash ti aiuta a cancellare la tua attività passata sui social network. Safe Sheperd, invece, fa una diagnosi dettagliata della tua presenza online.

    Un’altra soluzione è quella di mantenere i tuoi profili ufficiali da una parte e creare dei profili alternativi dall’altra: delle identità inventate che utilizzi per confondere o per partecipare alla vita pubblica su internet. Molte persone utilizzano questo metodo per la loro visibilità in rete, ma attenzione: deve essere un’identità credibile.

    10. Blinda i tuoi dati sull’hard disk o nel Cloud

    Puoi usare tutto il cloud storage che vuoi, ma ricordati che la maggior parte delle informazioni personali vengono memorizzate sul disco rigido del tuo computer.

    Per mantenere le tue informazioni personali al sicuro da occhi indiscreti, come quelli di un ladro che ha rubato il tuo portatile o un intruso che vuole frugare tra i tuoi dati, la soluzione migliore è cifrare il disco rigido o almeno una parte di esso. PGP può farlo, ma una soluzione gratuita e altrettanto potente è TrueCrypt, che codifica le unità virtuali in un attimo.

    Se invece memorizzi i tuoi file su Box, Dropbox o altri servizi cloud, allora potresti provare BoxCryptor, che raggruppa e codifica i file sul disco prima di sincronizzarli con il server remoto. Come nel caso di TrueCrypt, se perdi la password non avrai modo di recuperare i tuoi file.

    Un ultimo avvertimento

    Le applicazioni che abbiamo elencato sopra possono aiutarti a proteggere in modo più efficace la tua privacy e la tua identità in rete, ma non sostituiscono il buon senso né ti rendono impune. Ciò che fai in internet rimane comunque una tua responsabilità. Ricorda, inoltre, che non sono infallibili, soprattutto se usati senza alcuna esperienza precedente.

    Bravo, adesso sei (quasi) invisibile su Internet! Ma non dimenticare di controllare le impostazioni della privacy su Facebook e di proteggere il tuo iPhone.

    [Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti di Softonic ES]

    La moda degli sticker in chat: meglio delle emoticon?

    Negli ultimi mesi le nostre chat sono state invase da un nuovo strumento di comunicazione: i coloratissimi adesivi introdotti inizialmente dal programma di chat LINE, ma già annunciati dai pacchetti di animoticon del defunto Windows Live Messenger. Dopo aver conquistato giapponesi e sudamericani, gli sticker, hanno fatto breccia nei cuori di noi europei, per essere stati adottati anche da popolarissimi programmi come Facebook Messenger e Viber, e ultimamente anche da Path. Facebook li ha da poco introdotti anche nella chat della sua versione web.

    Tu che preferisci? Una emoticon di WhatsApp o uno sticker di LINE? Di certo, entrambi hanno vantaggi e svantaggi. Qui in redazione abbiamo opinioni contrastanti, c’è chi preferisce le une e chi gli altri. In questo articolo, leggerai i pareri di Fabrizio Ferri-Benedetti, della redazione spagnola di Softonic, e di Merijn de Boer, della redazione olandese: Fabrizio difende gli emoticon e Merijn gli adesivi.

    Buona lettura e…. alla fine, lasciaci la tua opinione! Sticker o smiley?

    Vecchia scuola contro nuova moda

    Fabrizio: Le emoticon sono semplici e dirette. Al contrario degli adesivi, che sono carini e variopinti, sì, però anche molto specifici in quanto a stile e situazioni rappresentate. Se vuoi comunicare bene, usando tutta la gamma di espressioni ed emozioni, devi scaricare, o persino acquistare, intere ingombranti collezioni.

    Merijn: Uso gli smiley da anni ormai e a volte sento che non riescono ad esprimere adeguatamente le mie emozioni. Molte sono carine e amichevoli, però a volte ho bisogno di poter comunicare qualcosa in più con immediatezza, senza essere costretto ad aggiungere testo. Gli sticker riescono a riempire questa lacuna, aggiungendo quel qualcosa in più che le emoticon non hanno.

    Semplicità contro teatralità

    Fabrizio: A me piace che le emoticon trasmettano emozioni semplici e facili da interpretare. Posso immaginare tuttavia che usare sticker per esprimere concetti complessi possa essere una forma di evitare discussioni. Sono come bombe fumogene: vuoi distrarre il tuo interlocutore e distoglierlo da una conversazione dai risvolti pericolosi o assurdi? Lancia un adesivo e scappa!

    Merijn: Io invece adoro sorprendere con espressioni drammatiche! Per esempio, ogni tanto mi capita di provare app medriocri, e certi adesivi di LINE sono perfetti per comunicare frustrazione. Perché usare un’emoticon e scrivere “Argh! Questo antispyware non è altro che un virus!”, quando posso inviare un’intera vignetta trasformando i miei pensieri in un fumetto?

    Piccolo contro grande

    Fabrizio: Gli sticker sono troppo grandi! Il mio telefono ha uno schermo grande da quattro pollici, ma devo lo stesso fare scrolling costantemente quando uno dei miei amici spara una raffica di adesivi! Così come la netiquette consiglia per le emoticon, gli sticker andrebbero dosati con parsimonia.

    Merijn: Ma è proprio grazie alle grandi dimensioni che gli sticker permettono di esprimere molto di più che uno smile! Una volta usavo le emoticon per interagire in situazioni dove avrei fatto meglio a rispondere con il silenzio. Adesso uso solo gli adesivi: e benvenuti in un mondo dove il testo non è più indispensabile se non hai voglia di digitare nulla. Una sola faccina azzeccata vale molto più di mille parole!

    Tanti contatti contro pochi adesivi

    Fabrizio: C’è un altro vantaggio a non amare gli sticker: il ventaglio di app tra cui scegliere diventa molto più ampio. E questo mi dà più possibilità di comunicare con gli amici. Per me è più importante avere tanti contatti con cui chattare piuttosto che adesivi da mandargli. E se un giorno anche WhatsApp si deciderà ad aggiungere gli sticker per adeguarsi alla concorrenza… vuol dire che ci farò l’abitudine, pazienza!

    Merijn: Questo è vero, gli adesivi per ora sono una rarità. Però è proprio questo che li rende speciali! Tra WhatsApp e LINE ho a disposizione tantissime opzioni: gli sticker drammatici di LINE mi fanno impazzire, però adoro anche il gatto con la moto di Facebook Messenger (N.d.T: e quelli di Snoopy e Linus di Path, li hai visti?)! Detto questo, spero che gli adesivi arrivino presto anche su WhatsApp, ora che hanno fatto anche il loro ingresso anche nella versione web di Facebook. Sapere che a volte posso fare a meno di scrivere mi dà una grande sensazione di libertà!

    E tu cosa preferisci? Emoticon o adesivi?