Il Rockstar Games Workers Union, appoggiato dal sindacato britannico Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB), ha avuto nelle ultime ore il suo primo incontro formale con il management di Rockstar Games, lo studio che sta lavorando a Grand Theft Auto 6 (GTA 6). Per i lavoratori coinvolti, stando a quanto riferito dall’IWGB, non è un passaggio qualsiasi: è il vero avvio di un confronto ufficiale che, più avanti, potrebbe portare al riconoscimento del sindacato dentro l’azienda.
Dopo il faccia a faccia, il Rockstar Games Workers Union ha parlato di “un passo nella giusta direzione” e ha detto di aver ottenuto una tabella di marcia per far avanzare in tempi rapidi i negoziati. Sul tavolo non c’è soltanto l’idea di avere un dialogo più stabile con Rockstar Games, ma anche la possibilità di aprire una trattativa formale su stipendi e condizioni di lavoro.
Rockstar Games, primo incontro con il sindacato nello studio di GTA 6
Il punto centrale, per il Rockstar Games Workers Union, è arrivare a un riconoscimento volontario da parte di Rockstar Games. Se l’azienda desse il via libera, il sindacato avrebbe una base legale per trattare a nome dei suoi iscritti su questioni decisive come paga, orari e tutele sul posto di lavoro.
Le richieste messe in cima alla lista sono chiare: stop al crunch e agli straordinari non pagati, più trasparenza sugli stipendi, lavoro flessibile e garanzie contro i licenziamenti. Sono questioni che orbitano attorno a Rockstar Games da anni e, più in generale, accompagnano da tempo la discussione sulle condizioni di lavoro nell’industria dei videogiochi.
Il nodo del crunch e il peso del passato
La campagna sindacale, del resto, non spunta dal nulla. Da tempo Rockstar Games viene associata a critiche sulle sue pratiche lavorative, anche per via di vecchie testimonianze che raccontavano settimane da 80 ore e pressioni forti a lavorare di sera e nei weekend durante le fasi più pesanti dello sviluppo.
Quel passato continua a farsi sentire nel rapporto tra dipendenti e azienda, soprattutto ora che l’attenzione pubblica sulle condizioni di lavoro dietro le grandi produzioni AAA è cresciuta. Da qui la lettura del sindacato: l’apertura di un tavolo formale è un primo segnale concreto. Siamo ancora all’inizio, questo sì.
Licenziamenti, tensioni e prossime mosse
A rendere il clima ancora più teso hanno contribuito anche, secondo l’IWGB, i licenziamenti di oltre 30 dipendenti avvenuti nell’ottobre 2025. L’IWGB ha parlato apertamente di “union busting”, quindi di un tentativo di frenare l’organizzazione sindacale. Rockstar Games, invece, sostiene che quei provvedimenti siano stati presi perché le persone coinvolte avrebbero condiviso pubblicamente informazioni riservate.
Il prossimo passaggio delle trattative riguarda la definizione della cosiddetta bargaining unit, cioè il gruppo esatto di lavoratori che il sindacato finirebbe per rappresentare. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma non lo è affatto: è da lì che passerà la forma concreta dell’eventuale riconoscimento.
Se la strada del riconoscimento volontario non dovesse portare a nulla, il sindacato avrebbe comunque un’altra opzione: chiedere il riconoscimento legale attraverso il Central Arbitration Committee del Regno Unito.
Un segnale per tutta l’industria dei videogiochi
Il Rockstar Games Workers Union sostiene di essere oggi il più grande sindacato presente in uno studio di videogiochi in Europa. La sua iniziativa arriva mentre il settore continua a fare i conti con licenziamenti, ristrutturazioni e un’attenzione sempre più forte ai diritti dei lavoratori.
Nel Regno Unito, intanto, l’organizzazione sindacale nel gaming sta prendendo quota. Fra i precedenti più significativi c’è anche l’accordo di riconoscimento ottenuto dall’IWGB con lo studio ZA/UM nel 2025. Ecco perché quello che accadrà dentro Rockstar Games può pesare molto più di quanto sembri, e molto oltre GTA 6. Se segui il gioco da vicino, questa è una storia da non perdere di vista.
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