Eric Trump e i robot armati: fa discutere il contratto del Pentagono da 24 milioni

Foundation Future Industries: Eric Trump investe nella società di robotica con un contratto del Pentagono

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Secondo ricostruzioni giornalistiche e ipotesi circolate online nelle ultime ore, Foundation Future Industries, società di robotica umanoide che guarda al mercato della difesa, potrebbe trasformarsi in un nuovo caso di possibile conflitto d’interesse per Eric Trump. Il figlio del presidente Donald Trump figura come investitore e chief strategy advisor dell’azienda che, stando alle stesse ricostruzioni, avrebbe già ottenuto un contratto del Pentagono da 24 milioni di dollari per sistemi da usare sul campo di battaglia. Finora non sono emerse prove dirette di irregolarità, ma sul piano politico il dossier resta delicatissimo.

E qualche elemento spinge comunque a guardare la vicenda con attenzione: l’azienda non fa nulla per nascondere le proprie ambizioni e il CEO di Foundation Future Industries, Krishna Pathak, ha detto pubblicamente di voler dotare i robot di capacità letali.

Il progetto, quindi, finisce dentro il terreno più controverso di tutti: quello dei sistemi d’arma autonomi letali, da anni al centro di scontri diplomatici e campagne internazionali.

Foundation Future Industries, Eric Trump e il contratto del Pentagono

Partiamo dal nodo più immediato: il possibile conflitto d’interesse.

La presenza di Eric Trump in una società che incassa fondi dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti solleva domande difficili da ignorare, soprattutto perché suo padre Donald Trump siede alla Casa Bianca. Anche se non ci sono prove dirette di irregolarità, basta il semplice intreccio tra potere politico e interessi privati nel settore della difesa per far scattare l’allarme tra osservatori ed esperti di etica pubblica.

E non è un caso spuntato dal nulla.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, fondi d’investimento legati a Donald Trump Jr. ed Eric Trump avrebbero sostenuto aziende della difesa e della tecnologia militare che, in seguito, hanno ottenuto almeno 3,2 miliardi di dollari in contratti federali, con altri 3,1 miliardi in opzioni future. Un quadro del genere alimenta il sospetto che stia prendendo forma una rete di interessi sempre più vicina al business della sicurezza nazionale.

Il punto più controverso: robot umanoidi con capacità letali

Qui si arriva al punto che pesa di più, e riguarda direttamente le dichiarazioni del CEO di Foundation Future Industries.

Nel momento in cui l’azienda parla apertamente di armare robot umanoidi, la discussione smette di stare soltanto dentro i confini dell’innovazione o della difesa. La domanda diventa subito un’altra, molto più scomoda: chi decide davvero di uccidere?

Per chi critica questi sistemi, il rischio è chiaro. Si finisce per spostare decisioni di vita o di morte sulle macchine, aprendo un vuoto di responsabilità nel momento in cui qualcosa va storto.

Se un sistema colpisce il bersaglio sbagliato o porta a un’uccisione illegittima, capire chi debba risponderne diventa estremamente complicato. A questo si sommano i timori per gli errori di identificazione, le distorsioni nei criteri di targeting e la perdita di un controllo umano che resti davvero significativo. Il Comitato internazionale della Croce Rossa chiede da tempo regole vincolanti proprio su questo punto.

Una corsa globale alle armi autonome, ma cresce la pressione per fermarla

Allargando il quadro, il caso riflette una tendenza molto più ampia.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, Stati Uniti, Cina e Russia stanno accelerando sulle armi autonome, mentre la guerra in Ucraina è diventata un laboratorio reale per droni e sistemi sempre più autonomi nelle operazioni.

Sul piano internazionale, intanto, cresce anche la pressione per mettere dei limiti.

Secondo le Nazioni Unite, più di 120 Paesi sostengono un nuovo trattato sulle armi autonome letali, e il segretario generale dell’ONU le ha definite moralmente inaccettabili. Sempre secondo le Nazioni Unite, nel dicembre 2024 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione sul tema, anche se le grandi potenze militari, fra cui Stati Uniti e Russia, continuano a opporsi a un vero divieto.

Chi sostiene queste tecnologie replica che sistemi del genere potrebbero aumentare la precisione e ridurre il rischio per i soldati.

Rimangono però problemi molto concreti: vulnerabilità alle intrusioni informatiche, segnali ingannevoli, errori sul campo e comportamenti imprevedibili in scenari caotici.

Ed è qui che il caso Foundation Future Industries smette di essere solo una storia che riguarda Eric Trump e diventa qualcosa di più grande.

La domanda, alla fine, è etica prima ancora che politica: quanto sei disposto a lasciare alle macchine nelle guerre del futuro?

Segui @LauraCeridono su Twitter.

Author: Mark Conrad Pinton

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