Tesla ha mostrato oggi un altro pezzo del progetto robotaxi: il Cybercab porta a bordo Starlink V5, la rete satellitare di SpaceX, integrata direttamente nel veicolo. I nodi veri, però, restano tutti lì. Tesla ha confermato l’integrazione, ma non ha pubblicato specifiche tecniche, non ha dato una data di lancio e non ha spiegato se l’hardware visto finora sia quello definitivo destinato alla produzione oppure soltanto un’anticipazione del prototipo.
L’annuncio è arrivato con la dicitura “Starlink V5 directly integrated”, insieme a immagini diffuse da Tesla in cui si nota un’antenna sul tetto, visibile anche durante un’esposizione Tesla a San Jose.
La novità incuriosisce, questo sì, ma per ora resta più evocativa che tangibile. Di dettagli tecnici non ce ne sono, una timeline manca, e non è ancora chiaro se il componente mostrato finora finirà davvero sul modello di serie oppure no.
Starlink sul Cybercab: cosa sappiamo davvero
L’unico punto solido, al momento, è l’integrazione di una parabola Starlink V5 nel veicolo. Non è un particolare da poco, perché, stando alle specifiche di Starlink, la quinta generazione dell’antenna è più piccola e più leggera della V4, con consumi stimati tra 35 e 50 watt, circa la metà rispetto al modello precedente. Numeri che la rendono molto più adatta a un’auto elettrica.
Resta comunque un dubbio tecnico pesante. Starlink ha anche fatto sapere che la V5 non è pensata per l’uso in movimento. Se le cose stanno davvero così, allora bisognerà capire in che modo Tesla voglia gestire prestazioni e affidabilità su un robotaxi che, per definizione, dovrebbe stare in servizio.
La guida autonoma non dipende dalla connessione satellitare
Il punto da tenere fermo è un altro: il Cybercab non ha bisogno di Starlink per guidare in sicurezza.
La connessione satellitare non c’entra con il cuore del sistema di guida autonoma. L’impostazione di Tesla si basa sull’elaborazione locale, svolta dal computer di bordo del veicolo, senza appoggiarsi a una connessione internet continua per prendere decisioni di guida.
Anche Ashok Elluswamy, che guida il team Autopilot di Tesla, ha spiegato più volte che il sistema deve sapersela cavare da solo. Tradotto: la connettività satellitare non è il centro operativo della guida del robotaxi.
A cosa potrebbe servire allora
È più facile pensare che Starlink serva a coprire funzioni di contorno, ma comunque utili: aggiornamenti di navigazione, coordinamento della flotta, telemetria, eventuale assistenza remota, aggiornamenti software over-the-air e servizi per i passeggeri.
C’è poi il capitolo intrattenimento, che potrebbe includere anche streaming video in 4K, un aspetto su cui Elon Musk ha già insistito.
Nel breve periodo, però, il bisogno concreto non si vede così bene. Oggi il servizio robotaxi di Tesla è confinato ad aree urbane selezionate e georecintate, dove in genere la copertura cellulare è già buona. Per questo parecchi osservatori fanno fatica a individuare un problema quotidiano che Starlink sarebbe in grado di risolvere subito.
Ridondanza oggi, scalabilità domani
Resta il fatto che una connessione satellitare può aggiungere ridondanza. Se un Cybercab dovesse perdere il segnale cellulare, Starlink potrebbe continuare a garantire il monitoraggio della flotta, dare supporto alle operazioni da remoto o offrire un canale di backup nelle zone con copertura più debole. È un vantaggio che sembra avere più senso guardando avanti, quando il servizio uscirà dai centri urbani più prevedibili e si allargherà altrove.
Poi c’è anche una lettura più industriale della mossa.
L’integrazione potrebbe rafforzare le sinergie tra Tesla e SpaceX, aprendo potenzialmente a nuovi ricavi ricorrenti attraverso abbonamenti o servizi dati per la flotta. Per ora, però, il messaggio resta soprattutto questo: Starlink sul Cybercab c’è, ma il perché e il come, quelli, Tesla deve ancora spiegarli fino in fondo.
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