Windows 11 26H2 è ufficiale: Microsoft punta su stabilità e installazione rapida

Microsoft ha confermato che Windows 11 26H2 sarà il prossimo grande aggiornamento annuale di Windows 11, con uscita prevista per l’autunno 2026. Se il calendario resterà quello indicato finora, il passaggio a Windows 11 26H2 potrebbe rivelarsi molto più veloce e meno pesante del solito per chi usa già Windows 11 24H2 o 25H2.

Il punto non sta tanto in una valanga di funzioni nuove. Sta soprattutto nel modo in cui Windows 11 26H2 verrà distribuito. Per molti utenti, e ancora di più per le aziende, questo potrebbe tradursi in un’installazione con meno interruzioni e una gestione molto più semplice.

Windows 11 26H2: cosa cambia davvero

Sui PC che sono già passati a Windows 11 24H2 o 25H2, Microsoft dovrebbe distribuire Windows 11 26H2 tramite un piccolo enablement package, cioè un pacchetto di attivazione che sblocca funzioni già presenti nei normali aggiornamenti cumulativi mensili, almeno stando a quanto spiegato dalla stessa Microsoft. In pratica, se hai già una di queste versioni, non dovresti dover affrontare una reinstallazione completa del sistema operativo, e i tempi di distribuzione dovrebbero ridursi parecchio.

È una scelta che va in una direzione precisa: rendere l’aggiornamento meno invasivo, più prevedibile e più facile da amministrare, soprattutto nei contesti aziendali. Più che una release pensata per stupire, Windows 11 26H2 ha l’aria di essere un update molto concreto, costruito per dare continuità e stabilità.

Supporto rinnovato e nessun nuovo requisito hardware

C’è poi il tema del supporto. Installando Windows 11 26H2, i dispositivi ripartiranno con una nuova finestra di assistenza, seguendo il ciclo di vita indicato da Microsoft: 24 mesi per le edizioni Home e Pro, 36 mesi per Enterprise ed Education.

Qui arriva anche una notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a parecchi utenti: Microsoft non sta introducendo nuovi requisiti hardware per chi esegue già una versione supportata di Windows 11. Tradotto, se oggi il tuo PC è già in regola con Windows 11 24H2 o Windows 11 25H2, non dovresti trovarti davanti a nuovi paletti tecnici per passare a Windows 11 26H2.

26H1 non è il successore principale

C’è però un dettaglio che va chiarito. Windows 11 26H1 esiste, ma non è il normale passaggio intermedio verso Windows 11 26H2. Parliamo di una release separata, pensata soprattutto per i nuovi PC con chip di ultima generazione, inclusi i sistemi ARM più recenti, almeno da quanto emerso nelle versioni di anteprima distribuite da Microsoft.

Per la maggior parte degli utenti, e anche per chi deve gestire parchi macchine in azienda, l’aggiornamento annuale da seguire davvero resta quindi Windows 11 26H2.

Le funzioni viste in anteprima, ma senza certezze

Nelle build Insider collegate a Windows 11 26H2 sono già comparsi alcuni possibili ritocchi: un menu Start ridimensionabile, miglioramenti a Esplora file, una finestra Esegui rivista, strumenti di accessibilità come Screen Tint e Voice Isolation, oltre a piccoli affinamenti per barra delle applicazioni e ricerca. Screen Tint, in particolare, punta a migliorare l’accessibilità visiva, mentre Voice Isolation dovrebbe rendere l’audio più pulito e più chiaro.

Per ora, però, non c’è alcuna certezza che tutte queste novità arrivino davvero nella versione finale. Microsoft testa spesso funzioni nelle build preliminari e poi sceglie di non portarle nel rilascio pubblico.

Perché le aziende guardano con favore a questo update

Tra i professionisti IT, l’approccio basato sull’enablement package è stato accolto in modo piuttosto positivo. Un aggiornamento “noioso”, nel senso buono, spesso è proprio quello che serve a un’organizzazione: meno rischi, meno tempi morti, validazione più semplice.

Non sorprende quindi che Microsoft stia già spingendo test e verifiche attraverso il Windows Insider Program for Business. Se l’obiettivo è rendere Windows 11 più prevedibile senza stravolgere l’esperienza d’uso, Windows 11 26H2 potrebbe diventare una delle release più apprezzate proprio per questo motivo: fa meno rumore.

Steam Next Fest estivo: 6 demo da non perdere subito

Steam sta ospitando in questi giorni lo Steam Next Fest estivo, il suo appuntamento fisso che torna ogni pochi mesi. È quel periodo in cui ci si butta dentro una quantità assurda di demo, come se il tempo non finisse mai, tra giochi fatti con l’IA, progetti dalla qualità molto altalenante e titoli splendidi che rischiano di sparire in mezzo al frastuono. Ed è esattamente per questo che siamo qui: abbiamo raccolto una selezione di giochi di cui si sta parlando parecchio, insieme ad altri che potrebbero scivolare via quasi inosservati, così puoi provarli e infilarli subito nella tua lista dei desideri.

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E viene proprio da dirlo in questi termini, perché a ogni edizione la sensazione è sempre più soffocante. Le demo sono molte di più di quelle che una persona normale riuscirebbe anche solo a sfiorare, e orientarsi sta diventando un’impresa. Soprattutto adesso, con sempre più giochi fatti con l’IA e un numero crescente di progetti dalla qualità, mettiamola così, parecchio incerta.

Questo però non significa affatto che i bei giochi manchino. Anzi.

Di roba eccezionale ce n’è in abbondanza. Il punto è riuscire a stanarla.

Perché se il Next Fest ha davvero una funzione, alla fine è sempre la stessa: far piangere il tuo portafoglio tra qualche mese.

Virtue and a Sledgehammer

Deconstructeam ci ha già lasciato in mano giochi brillanti e, con Selkie Harbour, anche uno dei titoli più originali e sottovalutati dell’anno scorso: Many Nights a Whisper. Ora Deconstructeam torna alla carica, e stavolta l’espressione calza alla perfezione, con Virtue and a Sledgehammer, un gioco che ha un solo obiettivo: ridurre in macerie il nostro paese natale a colpi di martello**.

Un paese invaso dai robot. Robot che custodiscono i ricordi dei nostri vicini. Vicini che sono IA. E in mezzo a tutto questo c’è nostra sorella.

Viscerale, duro, capace di spezzarti qualcosa dentro, Virtue and a Sledgehammer ha una demo davvero notevole e lascia pensare a qualcosa di grosso. Provala.

over the hill

Mettersi al volante di un fuoristrada e sparire tra sterrati e sentieri è una sensazione meravigliosa, ma lo diventa ancora di più quando lungo la strada non stai devastando tutto quello che ti circonda. Dev’essere stato più o meno questo il ragionamento di Funselektor Labs Inc., che se n’è uscita con over the hill, una specie di SnowRunner in chiave cozy, verricello incluso, dove il senso è proprio quello: guidare in uno splendido mondo aperto, recuperare oggetti, scattare foto, affrontare sfide e incontrare amici con cui fare tutte queste cose**.

E magari, già che sei lì, provare pure a non finire impantanato tra paludi, fiumi, salite improponibili e burroni. Più facile da dire che da fare.

Catechesis

Gli autori di Yuppie Psycho tornano con Catechesis, il progetto più ambizioso che abbiano mai affrontato. E c’è anche un altro dettaglio: Catechesis è un gioco su cui lavorano da parecchio tempo.

Nei panni di un chierichetto che vedrà la propria fede incrinarsi dopo essere stato posseduto da un demone, Catechesis, questo action stealth punta con decisione sulla narrazione e, se ti servisse un’ulteriore spinta, ha una pixel art spettacolare che da sola vale già lo sguardo**.

Se c’è un gioco che ha tutto per esplodere quando uscirà, è questo.

Ascenders: Beyond the Peak

Per quanto Darkest Dungeon fosse stato popolarissimo al lancio, non si può dire che abbia davvero generato una scuola nel mondo dei roguelike. Almeno finora.

Ascenders: Beyond the Peak è, in sostanza, Darkest Dungeon portato dentro un gioco di arrampicata. Scegli una squadra di alpinisti, scala cime minacciose piene di segreti oscuri, fai in modo che né gli elementi né gli altri scalatori, che potrebbero aver ormai perso il senno, prendano il sopravvento su di te, e vai avanti gestendo con attenzione ogni risorsa**.

Spietato come la montagna, soddisfacente come i roguelike migliori.

Prelude Dark Pain

Se ami gli RPG tattici nella scia di Final Fantasy Tactics e Tactics Ogre, puoi smettere subito di cercare e lanciarti senza pensarci troppo su Prelude Dark Pain.

Con una direzione artistica straordinaria , musiche splendide e una difficoltà rifinita come si deve, Prelude Dark Pain guarda ai classici ma si porta addosso un’identità modernissima**.

Che tu venga dagli strategici o dagli RPG in generale, sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire uno dei giochi più promettenti in arrivo nel terzo trimestre di quest’anno.

Penguin Colony

Ne Le montagne della follia di H.P. Lovecraft c’erano un sacco di pinguini. E dev’essere stata proprio questa cosa ad accendere una lampadina in ORIGAME DIGITAL, gli autori dell’eccellente e sottovalutatissimo UMURANGI GENERATION: ma tutta questa storia, i pinguini, come l’avranno vissuta?

O almeno è questa l’impressione che restituisce Penguin Colony, un videogioco che sembra l’adattamento de Le montagne della follia con al centro una colonia di pinguini, controllata come se fossero personaggi di Death Stranding ma intrappolata in un mondo che ricorda Shadow of the Colossus**.

Ancora non ti abbiamo convinto a provarlo? Allora forse non si è capito bene quanto sia incredibile, sulla carta e non solo, quello che stiamo dicendo.

Doom, è morto Bobby Prince: firmò la colonna sonora originale

Robert Caskin “Bobby” Prince III è morto a 81 anni. La notizia è stata confermata oggi dalla famiglia. Per la storia dei videogiochi è stato un compositore decisivo, uno di quei nomi che restano attaccati ai primi anni di id Software. Sua la musica di classici come Doom, Doom II, Wolfenstein 3D, Rise of the Triad e Duke Nukem 3D.

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L’uomo che ha lasciato il segno nella musica dei videogiochi

Nel corso della carriera il suo lavoro è stato riconosciuto più volte, sia dentro l’industria sia fuori, con numerosi premi. Il più importante, con ogni probabilità, è arrivato proprio quest’anno: la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ha inserito la colonna sonora di Doom nel suo programma di conservazione, quello che raccoglie le registrazioni ritenute essenziali per raccontare il patrimonio sonoro del Paese. È un riconoscimento che garantisce al suo lavoro un posto anche per le generazioni future e che, nel caso dei videogiochi, la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ha assegnato soltanto per la terza volta.

Sui social, come si può immaginare, molti colleghi hanno voluto ricordarlo con messaggi di omaggio. John Romero, designer di Doom e Wolfenstein 3D, ha scritto che «ha lasciato un segno profondo nei videogiochi e nella mia vita». George Broussard, cofondatore di 3D Realms e Apogee, ha detto invece che «aveva un talento creativo fuori dal comune, e un’intera generazione di primi videogiocatori è cresciuta con la sua musica». Parole che danno bene la misura della stima che Bobby Prince si era guadagnato tra i suoi pari.

La morte di Bobby Prince riporta in mente anche un’altra cosa: per quanto il videogioco resti un medium relativamente giovane, i suoi protagonisti più importanti, quelli che ne hanno gettato le fondamenta, stanno ormai arrivando a un’età avanzata.

Nei prossimi dieci o vent’anni notizie come questa saranno per forza di cose sempre più frequenti. Non siamo davvero abituati a pensarci, eppure dovremo iniziare a farci i conti: anche i videogiochi stanno invecchiando, insieme agli autori che li hanno resi grandi.

watchOS 27 lascia fuori cinque Apple Watch: c’è anche il primo Ultra

watchOS 27: cinque Apple Watch si fermano qui

Con watchOS 27, almeno stando a quanto indicato da Apple, l’aggiornamento si potrà installare solo su Apple Watch Series 9 e modelli successivi, Apple Watch Ultra 2 e successivi e Apple Watch SE 3.

Tradotto: cinque modelli restano tagliati fuori e si fermeranno alla versione attuale. Parliamo di Apple Watch Series 6, Series 7, Series 8, Apple Watch SE di seconda generazione e Apple Watch Ultra di prima generazione.

La decisione sta già facendo discutere, e non poco, anche perché coinvolge dispositivi che, tutto sommato, non sono affatto così vecchi.

Il caso che sta raccogliendo più critiche è soprattutto quello del primo Apple Watch Ultra, presentato all’epoca come il modello più premium di tutta la gamma.

watchOS 27: quali Apple Watch non riceveranno più il supporto

Secondo Apple, il nuovo aggiornamento sarà disponibile solo per i modelli basati sulla piattaforma hardware più recente.

Se hai un Apple Watch Series 9 o successivo, un Apple Watch Ultra 2 o successivo oppure un Apple Watch SE 3, potrai installare watchOS 27.

Tutti gli altri modelli citati sopra, invece, resteranno fuori.

Per la linea Apple Watch è un taglio che pesa.

Per molti osservatori si tratta di uno dei ridimensionamenti di compatibilità più netti mai visti finora su questo prodotto. Fino a oggi, infatti, Apple aveva mantenuto per i suoi smartwatch un supporto software piuttosto lungo.

Perché Apple ha escluso questi modelli

La ragione principale indicata da Apple riguarda i requisiti di elaborazione delle nuove funzioni di watchOS 27.

L’azienda lega questa svolta soprattutto alle versioni più evolute di Siri e al nuovo gesto single tap, spiegando che queste esperienze rendono al meglio su Apple Watch Series 9 o successivi, Apple Watch Ultra 2 o successivi e Apple Watch SE 3.

Poi c’è anche un altro aspetto, che riguarda l’architettura interna dei modelli meno recenti.

Secondo diversi analisti, l’assenza di un motore neurale dedicato su alcuni Apple Watch precedenti può frenare l’esecuzione delle novità introdotte con il nuovo software.

Cosa cambia per chi ha un modello escluso

La cattiva notizia è semplice: questi orologi non avranno accesso alle nuove funzioni di watchOS 27.

Quella meno pesante è che non smetteranno di essere utili da un giorno all’altro. I modelli esclusi dovrebbero continuare a ricevere aggiornamenti di sicurezza e restare compatibili con gli iPhone aggiornati all’ultima versione di iOS.

Per molti utenti, quindi, l’effetto nell’uso quotidiano potrebbe essere meno duro di quanto sembri a prima vista, almeno nel breve periodo.

Le novità principali di watchOS 27

Tra le novità più interessanti di watchOS 27 ci sono una griglia dinamica per le app, il nuovo gesto single tap accanto al già noto double tap, miglioramenti a Workout Buddy, un’interfaccia ancora più rifinita in stile liquid glass, suggerimenti più intelligenti nello Smart Stack, il monitoraggio del ciclo con un’attenzione particolare a menopausa e perimenopausa e una precisione maggiore nel tracciamento del tapis roulant.

Curiosa e interessante anche la funzione single tap, che amplia i controlli gestuali e si affianca al double tap già familiare per molti utenti.

Sono aggiunte che aiutano a capire perché Apple voglia spostare il baricentro dell’esperienza sui modelli più potenti. Per ora, però, la reazione del pubblico resta piuttosto fredda.

Le critiche più pesanti si concentrano soprattutto sul primo Apple Watch Ultra.

Per molti utenti è difficile mandare giù l’idea che un dispositivo di fascia alta perda così presto l’accesso al principale aggiornamento software dell’anno.

Se stai pensando di comprare un nuovo Apple Watch, il messaggio ormai è abbastanza chiaro: da questo momento in poi, la soglia minima per restare al passo con le novità di watchOS si è spostata parecchio più avanti.

Construction Simulator 3 ora è gratis su Android: riscattalo entro il 25 giugno 2026

Construction Simulator 3 ora è gratis su Android: riscattalo entro il 25 giugno 2026

Epic Games Scarica

Fino al 25 giugno 2026 puoi scaricare gratis Construction Simulator 3 su Android. Il gioco rientra in una nuova promozione dell’Epic Games Store e, visto che di norma lì costa 4,99 euro, stavolta puoi prenderlo senza spendere nulla e tenerlo in libreria in modo permanente.

Occhio solo alla data: l’offerta scade proprio il 25 giugno 2026. Se riscatti Construction Simulator 3 entro quel giorno, il gioco resta tuo per sempre, senza abbonamenti e senza spese extra più avanti.

Come scaricare gratis Construction Simulator 3 su Android

Per ottenere Construction Simulator 3 devi passare dall’Epic Games Store per Android, non dal Google Play Store. In pratica bisogna installare lo store mobile di Epic Games su smartphone o tablet, entrare con un account Epic Games e poi riscattare Construction Simulator 3 dalla pagina della promozione.

Se fai tutto prima della scadenza, Construction Simulator 3 viene collegato in modo definitivo al tuo account. Il sistema è molto simile a quello che Epic Games usa da anni su PC, anche se su mobile la sensazione è che Epic Games stia spingendo ancora di più su questo fronte.

Fa parte di un piano più ampio: Epic Games vuole far crescere il suo store su Android e provare a ritagliarsi spazio in un mercato che oggi è nelle mani di Google Play e dell’App Store di Apple.

L’obiettivo, in fondo, è piuttosto semplice: attirare nuovi utenti con giochi premium gratis, convincerti a installare l’app e, magari, fartici tornare anche in seguito per altri acquisti.

Cosa offre Construction Simulator 3

Se hai un debole per i gestionali e per i simulatori, Construction Simulator 3 ha parecchio materiale. Stando alla descrizione ufficiale, il gioco include più di 50 veicoli da cantiere con licenza ufficiale, oltre 70 contratti da completare e una mappa open world ispirata ad ambientazioni europee.

Il parco mezzi è uno dei punti più interessanti. Nella scheda del gioco compaiono marchi reali come Caterpillar, Liebherr e CASE. Per chi segue questo tipo di produzioni non è un dettaglio da poco, perché rende tutto più credibile e più vicino al mondo vero delle macchine operatrici.

C’è anche una funzione dedicata alla pianificazione dei cantieri che, sempre secondo la descrizione del gioco, ti permette di far crescere la tua impresa edile affrontando lavori via via più complessi. Il senso del gioco, d’altronde, è proprio questo: non fermarsi alla guida dei mezzi, ma arrivare a gestire incarichi sempre più articolati.

Perché Epic continua a regalare giochi su mobile

Su Android, Epic Games sta usando le promozioni come leva principale per farsi spazio.

Per ora, però, i dati pubblici sono ancora pochi e non permettono di capire con precisione quanto queste campagne stiano davvero spostando l’ago della bilancia in termini di download e utenti attivi dello store mobile di Epic Games. Detto questo, la risposta dei giocatori sembra buona, soprattutto quando vengono offerti titoli premium gratis.

Dietro al gioco c’è astragon Entertainment, publisher specializzato nei simulatori e noto anche per serie come Bus Simulator e Farming Simulator. Astragon Entertainment fa parte del gruppo everplay e ha chiuso il 2024 con ricavi pari a circa 52,5 milioni di euro, in crescita del 22% su base annua, secondo i risultati diffusi dal gruppo everplay. Un numero che conferma il buon momento del settore e fa pensare che ci sia spazio per altre iniziative promozionali.

Se volevi provare Construction Simulator 3, è difficile immaginare un’occasione migliore: ti basta riscattare Construction Simulator 3 entro il 25 giugno 2026 per portarti a casa gratis un gioco che normalmente si paga.

Stuntman: Hollywood omaggerà Fast & Furious: tributo allo stunt più folle

Stuntman: Hollywood, nel nuovo gioco di Saber ci sarà anche un omaggio a Fast & Furious

Stuntman: Hollywood, il nuovo titolo di Saber Interactive presentato allo State of Play di Sony del giugno 2026, avrà anche un omaggio a Fast & Furious. Non un riferimento generico, ma una sequenza costruita a partire da uno dei momenti più fuori di testa di tutta la saga. Lo ha raccontato Tim Willits di Saber Interactive in un’intervista concessa a PCGamesN: la sua passione per il franchise finirà dentro al gioco, trasformata in un tributo a una delle scene d’azione più note della serie.

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Non sarà, comunque, una copia identica della scena originale. Willits ha parlato di quello che per lui è lo “stunt più assurdo” mai visto in Fast & Furious, spiegando però che non verrà ricreato alla lettera. L’idea è prenderlo, rimaneggiarlo e trasformarlo in una versione “super cool” che abbia senso dentro il gameplay di Stuntman: Hollywood.

Per ora Saber Interactive non ha ancora detto ufficialmente quale scena vedremo nel gioco. Tra stampa specializzata e primi commenti, però, c’è già un indiziato piuttosto ovvio: il famosissimo salto tra i grattacieli di Abu Dhabi in Furious 7.

In quella sequenza la Lykan HyperSport sfondava letteralmente una torre dopo l’altra, regalando alla saga uno dei suoi momenti più improbabili. E proprio per questo, uno dei più ricordati.

Il richiamo a Fast & Furious si vede già adesso, ma Stuntman: Hollywood sembra voler spingere quel tipo di spettacolo ancora più in là. Del resto si incastra benissimo con l’idea su cui la serie ha sempre costruito tutto.

Stuntman, fin dall’inizio, gira attorno alla vita da stuntman su un set cinematografico: il giocatore deve seguire istruzioni precise, infilare i marker giusti ed eseguire manovre spettacolari nel momento esatto. Anche questo nuovo capitolo manterrà quella struttura, con controlli arcade facili da leggere all’inizio, ma pensati per chiedere parecchia precisione quando si passa all’azione.

Stuntman: Hollywood segna anche il ritorno della serie dopo quasi vent’anni di silenzio. L’annuncio è arrivato durante lo State of Play del giugno 2026, ma al momento non c’è ancora una data precisa, né una finestra di lancio definita. Le piattaforme confermate finora sono PlayStation 5, Xbox Series X|S e PC.

La novità più visibile, rispetto ai capitoli originali, è la collaborazione con Universal Products & Experiences.

I primi Stuntman si appoggiavano a produzioni inventate. Questo nuovo episodio, invece, andrà su ambientazioni e suggestioni legate a proprietà riconoscibilissime. Oltre a Fast & Furious, Saber Interactive ha già fatto i nomi di Back to the Future, Knight Rider e Miami Vice. Il messaggio è abbastanza chiaro: l’obiettivo sembra essere quello di trasformare il gioco in una specie di grande luna park dedicato agli inseguimenti e agli stunt più celebri del cinema e della TV.

Dalle prime prove hands-on mostrate al Summer Game Fest 2026, le impressioni raccolte sono state per lo più buone. A colpire, nei commenti iniziali, è stato soprattutto l’uso di licenze così famose; in più, diversi osservatori hanno fatto notare un livello di difficoltà più accessibile rispetto ai vecchi Stuntman, ancora ricordati da molti per un’impostazione piuttosto severa.

Intanto anche il marketing ha già iniziato a fare l’occhiolino ai fan di Fast & Furious. Nei materiali promozionali sono apparse auto riconoscibilissime al primo sguardo, come la Toyota Supra del 1994 e la Nissan Skyline GT-R R34, due modelli che ormai, per molti, coincidono quasi con la saga stessa.

Se riuscirà davvero a trasformare gli stunt più improbabili di Hollywood in sfide spettacolari ma anche divertenti da giocare, il ritorno di Stuntman potrebbe essere una delle sorprese più curiose e interessanti del prossimo anno.

Onimusha: Way of the Sword, spunta il 4 settembre 2026: possibile uscita anticipata

Onimusha: Way of the Sword potrebbe arrivare il 4 settembre 2026: lo lascia pensare una scheda prodotto aggiornata da un retailer canadese. Per Capcom, però, la data ufficiale resta ancora il 25 settembre 2026.

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Onimusha: Way of the Sword potrebbe quindi uscire prima del previsto. Da quanto compare nella scheda prodotto aggiornata dal rivenditore canadese, la data di lancio potrebbe essere stata spostata dal 25 settembre 2026, annunciato finora da Capcom, al 4 settembre 2026.

A innescare le voci è stata proprio la pagina del gioco pubblicata dal negozio, dove sarebbe apparsa questa nuova data. Per adesso, però, siamo ancora dalle parti del rumor: Capcom non ha comunicato nessun cambiamento e tutto il materiale ufficiale, compreso quello diffuso in Giappone, continua a riportare il 25 settembre 2026.

E la cosa, vista dal lato commerciale, non sarebbe nemmeno così strana. La seconda metà di settembre 2026 si sta affollando parecchio, e rimanere ancorati al 25 settembre vorrebbe dire finire quasi addosso ad altri titoli attesissimi.

Basta guardare il calendario. Control Resonant e Silent Hill: Townfall risultano entrambi previsti per il 24 settembre. Portare Onimusha: Way of the Sword al 4 settembre darebbe quindi al gioco quasi tre settimane di respiro in più, con una finestra di mercato meno intasata e più spazio sia sugli store digitali sia sul fronte della copertura mediatica.

Per molti osservatori del settore, una scelta del genere non avrebbe nulla di sorprendente. Negli ultimi mesi diversi publisher hanno già ritoccato i propri programmi pur di evitare scontri diretti, soprattutto in vista di un autunno che si sta già delineando come molto affollato e parecchio competitivo.

Resta però il nodo principale: al momento conferme non ce ne sono. Finché Capcom non metterà mano ai propri canali ufficiali, l’unica data da considerare valida resta il 25 settembre 2026.

Può darsi, insomma, che sia soltanto un errore del rivenditore. Oppure un placeholder cambiato troppo presto. O ancora, un aggiustamento interno non ancora chiuso in via definitiva. In casi come questo le schede dei retailer a volte anticipano annunci veri, ma non sempre fotografano quella che sarà la versione finale dei piani.

L’attenzione intorno al gioco, del resto, è alta anche per un altro motivo: Onimusha: Way of the Sword segna il ritorno della serie con il primo capitolo principale inedito dopo più di 18 anni. Per Capcom è un rilancio di peso, costruito attorno a un action RPG basato sui combattimenti con la spada e ambientato nel primo periodo Edo.

Il protagonista di Onimusha: Way of the Sword è Miyamoto Musashi, con un volto modellato su quello dell’iconico Toshiro Mifune. Un dettaglio piccolo solo in apparenza, perché fin dai primi materiali ha dato personalità al progetto e lo ha reso subito riconoscibile nel panorama action.

Il 3 giugno 2026 Capcom ha pubblicato anche una demo giocabile, e il gioco è tornato immediatamente al centro delle discussioni. Una parte dei fan ha accolto con entusiasmo l’idea di poterci mettere le mani prima del previsto; altri, invece, vedono un possibile anticipo con più diffidenza e temono che possa essere letto come il segnale di uno sviluppo tirato fino all’ultimo, soprattutto dopo i commenti contrastanti sulla difficoltà della demo.

Sullo sfondo c’è poi un quadro più ampio. Il calendario delle uscite del 2026 continua a essere influenzato dalle mosse dei grandi publisher e dall’attesa per Grand Theft Auto 6, che sta spingendo molte aziende a riposizionare i propri lanci pur di evitare sovrapposizioni scomode.

Per ora, quindi, siamo ancora nel campo delle indiscrezioni non confermate. Bisognerà aspettare per capire se Onimusha: Way of the Sword verrà davvero anticipato al 4 settembre 2026 oppure se Capcom lascerà tutto com’è, confermando il 25 settembre.

Se stai aspettando il ritorno della serie, al momento l’unico riferimento davvero solido è quello ufficiale. Ma se Capcom decidesse di anticipare l’uscita, sarebbe una mossa facile da leggere.

StarCraft 2, Blizzard ritocca la patch PTR: resta l’avvio a 8 worker

Blizzard ha pubblicato il 18 giugno un nuovo aggiornamento del Public Test Realm (PTR) di StarCraft 2 e, leggendo le note ufficiali, si capisce subito che il nodo più discusso della maxi-patch non è cambiato: i worker iniziali restano 8, senza ritorno ai 12. Questo follow-up sistema alcune criticità emerse nei test, soprattutto per Zerg e Protoss, ma lascia intatta la modifica che più di tutte ha acceso la community di StarCraft 2.

Ed è lì che continua a concentrarsi la contestazione di una parte consistente di giocatori, creator e veterani della scena competitiva. La richiesta, in fondo, non è mai cambiata: riportare l’inizio delle partite allo standard dei 12 worker introdotto con StarCraft 2: Legacy of the Void nel 2015.

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Patch 5.0.16 di StarCraft 2: perché l’avvio a 8 worker divide così tanto

La patch PTR 5.0.16, arrivata a fine maggio 2026 stando alla pubblicazione di Blizzard, è stata presentata come l’aggiornamento più pesante di StarCraft 2 degli ultimi anni. L’idea dichiarata è allungare early game e mid-game, lasciare più spazio alla varietà strategica e togliere un po’ quella sensazione di partite già sparate al massimo dai primissimi secondi.

L’intenzione, detta in modo semplice, è questa: rallentare l’economia iniziale per dare più peso alle scelte di apertura. Poi si entra in partita, e lì la questione si complica. Il passaggio da 12 a 8 worker ha diviso la player base in modo netto.

Per qualcuno è un’occasione vera per smuovere un meta studiato ormai nei minimi dettagli e rendere meno “scriptati” i primi minuti. Per altri è solo un freno artificiale, un modo per allungare i tempi senza aggiungere davvero profondità.

L’update del 18 giugno fa vedere che Blizzard almeno una parte dei feedback l’ha recepita, intervenendo su diversi squilibri saltati fuori nei test. Sul tema centrale, però, la linea non cambia: per il momento non sembra esserci alcuna intenzione di tornare indietro.

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Cosa cambia davvero nelle partite

Se giochi a StarCraft 2, la differenza si sente subito. Tornare a un inizio più lento non è un dettaglio da note patch: cambia il ritmo della partita fin dalle prime azioni.

Lo scouting nelle battute iniziali costa di più, perché ogni worker sottratto all’economia pesa parecchio di più. Anche build order e timing si spostano in maniera evidente: espansioni, tech e prime pressioni arrivano in finestre diverse rispetto a quelle a cui i giocatori si erano abituati nell’ultimo decennio.

Ed è proprio il ritmo uno dei punti su cui si discute di più.

C’è chi teme che questo nuovo avvio favorisca aperture più difensive e partite più chiuse, con tre basi ben assestate prima di arrivare ai grandi scontri. Chi difende la modifica la vede al contrario: quel margine extra potrebbe rendere il mid-game più leggibile, più tecnico e meno schiacciato dagli all-in o da automatismi che, a questo punto, molti conoscono a memoria.

Zerg e Protoss al centro delle discussioni

Le preoccupazioni, poi, non toccano tutte le razze allo stesso modo. Una parte dei giocatori Zerg pensa che l’avvio a 8 worker penalizzi soprattutto le prime difese e alcuni timing chiave legati a economia e produzione.

Dal lato Protoss, invece, buona parte del dibattito si è spostata anche sulle modifiche a Warpgate, che per alcuni rappresentano un altro freno alle opzioni di aggressione nei primi minuti.

L’ultimo update PTR prova proprio a limare questi aspetti, ma senza toccare la filosofia di fondo della patch, almeno stando alle modifiche pubblicate da Blizzard. E qui resta la vera incognita: capire se questo aggiornamento riuscirà davvero a migliorare il meta nel lungo periodo oppure se finirà per allontanare una parte della community più affezionata.

Per ora StarCraft 2 si trova in una fase rara per un RTS così maturo: tanto testing, opinioni ovunque e pochissime certezze. L’impatto finale su ladder, tornei, viewership e solidità della scena esportiva è ancora tutto da misurare.

Una cosa, però, è già chiara: finché Blizzard non riaprirà davvero il discorso sul ritorno ai 12 worker, sarà difficile vedere questo dibattito spegnersi.