Google Drive contro Quickoffice: quando usare l’uno e quando l’altro in Android e iOS

Quickoffice è la suite per ufficio di Google per Android e iOS. Finora modificavamo tutto in Google Drive (ex Google Docs), ma l’uscita di Quickoffice ha generato confusione. Quando conviene usare uno invece dell’altro?

Drive e Quickoffice si assomigliano molto, forse troppo. Il cambio da Google Docs a Google Drive stava a significare che lo storage online era per Drive la funzione essenziale, più importante della capacità di modificare documenti.

L’arrivo di Quickoffice rafforza questa sensazione: Google Drive è l’hard disk, e Google Quickoffice è la suite per la modifica dei documenti. A differenza di quello che avviene nel PC, in Android e iOS il dualismo è molto evidente.

Quando usare Drive? E quando Quickoffice?

Modificare documenti di Microsoft Office: Quickoffice

Quando apri un documento di Microsoft Office in Google Drive puoi solo visualizzarlo, e per giunta in un formato poco fedele all’originale. Con QuickOffice, invece, puoi modificare documenti DOCX, PPTX y XLSX, nonché i classici DOC, PPT e XLS. Questo è l’aspetto più interessante di Quickoffice rispetto a Drive quando si tratta di modificare documenti.

Consultare documenti sullo smartphone: Drive

Per la rapidità e la semplicità, risulta più comodo consultare i documenti in Google Drive. Se devi modificarli, invece, la cosa è chiaramente diversa. Però Drive è perfetto quando si tratta di visualizzare qualsiasi tipo di file compatibile (e sono molti). Mentre Quickoffice vince come editor, Drive trionfa come visualizzatore di file.

Quando vuoi creare una presentazione: Quickoffice

La versione standard di Drive consente di creare presentazioni, al contrario della versione per smartphone. Quickoffice, dal canto suo, contiene Quickpoint, una geniale applicazione per prentazioni di diapositive. Il suo funzionamento è molto simile a quello di un Powerpoint con funzioni di base. E in Drive potrai visualizzare il risultato quando vuoi.

Quando devi scansionare un documento: Drive

Drive ha una caratteristica molto interessante e poco conosciuta: la scansione di documenti attraverso la videocamera del telefono o del tablet. È una maniera molto veloce di creare file PDF partendo da foto di libri o documenti quando non si ha uno scanner da PC a disposizione.

Inserire tabelle o opzioni di formattazione avanzata: Quickoffice

La quantità di cose che Drive non consente di fare su smartphone o tablet è considerevole. È qui che Quickoffice entra in azione: la possibilità di inserire tabelle o immagini in Quickword o aggiungere formule complesse in Quicksheet fa sì che la suite Quickoffice risulti la migliore opzione per la modifica di documenti in profondità.

Archiviare online qualsiasi tipo di file: Drive

Google Drive è il tuo hard disk on the cloud. Quando hai bisogno di archiviare un file nel tuo spazio di storage, che sia un documento o un altro tipo di file, Drive diventa la scelta più logica. La sua integrazione con il sistema operativo (meglio in Android che in iOS) facilita molto il compito di condividere file o fare semplicemente il backup.

Aggiungere note a un file PDF: Quickoffice

Grazie a QuickPDF puoi aggiungere note nei file PDF di Acrobat. Basta premere il tasto Note (la matita) e scegliere l’opzione desiderata: puoi sottolineare e cancellare il testo, aggiungere delle figure (rettangoli, ovali, frecce) o note adesive. Niente di tutto ciò esiste ancora in Drive.

Collaborare nella modifica di un documento: Drive

Drive non è solo un servizio di storage online, ma anche una spazio di lavoro condiviso. Quando apri un documento con Drive dallo smartphone o tablet, puoi visualizzare altri utenti mentre leggono o modificano il documento, e puoi partecipare alle conversazioni. Questo in Quickoffice non si può fare, almeno per adesso.

Drive per condividere, Quickoffice per modificare

Questa è la conclusione cui sono arrivato dopo aver confrontato le funzioni di entrambe le app. Mentre Drive si è specializzato come spazio di consultazione, storage e lavoro condiviso, Quickoffice va a riempire un buco essenziale, quello di un editor per documenti complessi, siano essi fogli di calcolo o presentazioni.

Scarica Google Drive e Google Quickoffice adesso:

[Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti per Softonic ES]

Password: un male necessario, ma non per sempre

Nella nostra vita, le password sono uno strumento importante e indispensabile, purtroppo però non sono così forti come dovrebbero essere. Esistono delle alternative? Sì, ma non sono ancora riuscite a prendere piede.

In una civiltà come la nostra, che si basa sulla proprietà, sulla privacy e sulla riservatezza, l’identificazione è un principio di sicurezza di base. La chiave con la quale apri la tua macchina, il PIN della carta di credito e così via, sono anch’esse meccanismi di riconoscimento. La nostra vita è piena di chiavi e di oggetti che certificano la nostra identità e ciò che ci appartiene. Tutto ciò non è né un bene né un male, è semplicemente il modo in cui vanno le cose.

Password: un’eredità del passato

In informatica, il problema dell’identificazione e dell’appartenenza ad un gruppo virtuale è subentrato con l’apparizione dei primi sistemi multiutente, ovvero grandi macchine a cui decine di persone potevano collegarsi allo stesso tempo e condividere le risorse informatiche. Senza una password, un utente avrebbe potuto farsi passare per un altro e avere accesso a dati che non gli appartenevano, una cosa impensabile in un ambiente accademico, professionale o militare.

L’invenzione delle password informatiche viene attribuita a Fernando Corbato (fonte)

Le password moderne si devono ai sistemi informatici di molti anni fa, che ammettevano quasi esclusivamente del testo digitato da una tastiera: la parola di accesso poteva essere solo una serie di caratteri più o meno lunga (ma non troppo, perché le risorse disponibili erano molto limitate). L’ascesa dei grandi sistemi UNIX ha fatto il resto: le tecnologie universitarie su cui è stato costruito internet, nei primi anni novanta, adottarono da subito l’uso delle password.

Password: economiche, ma problematiche

Le chiavi di accesso sono un sistema di identificazione molto conveniente e facile da applicare a qualsiasi sistema informatico, in quanto il metodo di scrittura tramite tastiera è usato praticamente ovunque: da un lato, i computer senza una tastiera sono pochi; dall’altro, i sistemi operativi sono in grado di memorizzare e manipolare stringhe di testo come quelle usate per le password. La tecnologia alla base è solo semplice, affidabile e conosciuta da tutti.

John the Ripper può provare migliaia di chiavi al secondo (fonte)

Ma la password di testo è anche una misura di protezione fragile. Gran parte della sua debolezza non dipende dai sistemi che la gestiscono, bensì dagli esseri umani: il nostro cervello ha difficoltà a ricordare lunghe stringhe di lettere e numeri. Di conseguenza, tendiamo a generare delle parole di accesso facili da ricordare: “pippo”, “123456” o “lamiacasettabella”. Dov’è il problema? Essendo così brevi, indovinarle o ottenerle attraverso dei programmi speciali è molto semplice. Se poi queste parole, che danno accesso ad account personali come quelli di Facebook o Twitter, vengono usate per identificarsi in più servizi, il disastro è servito su un piatto d’argento!

I numerosi tentativi per sensibilizzare gli utenti

I moltissimi tentativi di sensibilizzazione non sono serviti a molto: continuiamo a scrivere password deboli, anche quando lo stesso sistema ce lo sconsiglia. Quando poi un sito o un’applicazione ci obbligano a seguire degli standard di lunghezza e varietà, finiamo per usare la stessa parola d’ordine “sicura” che impieghiamo in altri siti. Questa imprudenza permette a un hacker di ottenere l’accesso a vari account in un solo colpo. Tutto ciò perché diamo più importanza alla comodità piuttosto che alla sicurezza.

Il sito How Secure is My Password ti dice quanti anni ci vogliono per indovinarla

Gli esperti di sicurezza e gli psicologi consigliano di usare delle regole mnemotecniche (tecniche per facilitare la memoria) che consistono nell’uso di varianti di una stessa chiave sicura o nell’abbinare ogni carattere a una parola, alle frase di una canzone o a un poema. Un altro modo per evitare problemi è quello di usare un gestore di password come Dashlane che, oltre a ricordare al posto tuo le chiavi di accesso, può generare istantaneamente delle password forti e associarle ai tuoi account.

Le alternative esistono già, ma non prendono piede

Non ci è voluto molto a scoprire i problemi relativi alle password e in poco tempo sono comparsi dei sistemi di identificazione alternativi. Oggi esistono vari metodi che vengono utilizzati come sostituti o complementi delle chiavi d’accesso. Si dividono in quattro grandi categorie: qualcosa che sai, qualcosa che hai (token), qualcosa che sei (biometria) e qualcosa che fai.

Chiavi che conosci (qualcosa che sai)

Le password sono un tipo di chiave cognitiva: sono qualcosa che conosciamo a memoria. Ma la memoria non si limita solo alle parole. Di fatto, possiamo ricordare i volti, i motivi geometrici, le immagini e gli eventi di vita con uguale o maggiore facilità, dal momento che sono più importanti per il nostro cervello. Associandole ai ricordi e alle emozioni, queste chiavi si ricordano quasi senza sforzo.

In Windows 8 puoi creare una password di immagine facilmente

I modelli di sicurezza di Android e le password di immagini di Windows 8 sono due esempi di chiavi cognitive più facili da ricordare, rispetto alle password tradizionali, e più robuste contro i tentativi di furto. Invece, le domande personali classiche (“Come si chiama il tuo cane?”) sono forti soltanto nel caso in cui la risposta non è ovvia o troppo frequente.

Chiavi che possiedi (qualcosa che hai)

La chiave di casa o la carta di credito sono un tipo di password fisica che porti sempre con te. Il vantaggio di questo sistema di identificazione è che non c’è bisogno di ricordare la chiave d’accesso, dal momento che quella che hai è abbastanza complessa da mantenere al sicuro le tue proprietà, siano queste dei dati o degli oggetti.

In informatica, le chiavi fisiche sono state usate tradizionalmente come sistema di protezione anticopia (i dongle USB per le utility costose), ma ora, grazie ai telefoni cellulari, vengono usate per integrare la sicurezza nella cosidetta “verifica in due passaggi” cioè, l’utilizzo congiunto di una password tradizionale e di un codice inviato al telefono.

Chiavi biometriche (qualcosa che sei)

Il tuo corpo è unico: le impronte digitali, gli occhi, la voce e il viso appartengono solo a te e nessuno può togliertele con la stessa facilità con cui si ruba una password. Ciò che ti rende riconoscibile per gli altri, può esserlo anche per qualsiasi computer adeguatamente attrezzato con dei sensori biometrici. Android, con il riconoscimento facciale, e iOS 7, con la lettura delle impronte digitali, sono due esempi di questo sistema.

Sulla carta, i sistemi di identificazione biometrica sembrano avere tutto quello che serve per sostituire le password: non devi ricordare nulla, non possono essere rubati, generano delle chiavi complesse… In pratica, però, questi sistemi hanno notevoli svantaggi: a maggiore precisione, meno possibilità di simulazione, ma anche meno affidabililità nella scansione.

Codici di condotta (qualcosa che fai)

Il luogo dove ti trovi, cosa stai facendo o la tua reputazione sono dei frammenti di informazione che possono servire per integrare i sistemi di identificazione tradizionali. Molti di questi meccanismi sono automatici: per esempio, una pagina può impedire l’accesso se rileva che si sta facendo da un luogo insolito o da un indirizzo che gode di scarsa reputazione.

La popolarità di questo tipo di identificazione, tuttavia, è ancora bassa, forse a causa del limitato controllo che l’utente può esercitare su di essa. Si tratta di uno svantaggio psicologico: se non abbiamo con noi una chiave, sentiamo che la sicurezza è inferiore.

Massima sicurezza? Combinare diversi tipi di chiave

Nessun sistema offre sicurezza completa da solo. Il modo migliore per aumentarla è usando più di un fattore di identificazione. In questo modo la protezione è molto più forte, poiché il successo di un attacco comprometterebbe solo una parte.

L’autenticazione multifattore presenta però alcuni problemi di impiego, ancora difficili da superare a breve termine. Solo le grandi aziende di software e i siti  più famosi possono permettersi di realizzare dei sistemi simili, specialmente se si tratta dell’uso di sensori biometrici o di chiavi fisiche. Inoltre, per gli utenti è più facile avere a che fare con un solo sistema, almeno per ora.

Tuttavia, la popolarità dei sistemi di verifica in due passi impiegati da Google , Facebook e Twitter, così come il recente impulso dato alla biometria da Apple, sono dei segnali molto promettenti per superare la password come unico sistema di riconoscimento informatico. Forse in futuro saremo testimoni di un’esplosione dell’identificazione multifattore. Sarebbe qualcosa di davvero buono per tutti.

Pensi che continueremo a usare le password per sempre?

[Adattamento di un articolo originale di Fabrizio Ferri-Benedetti per Softonic ES]

Facebook Graph Search: la ricerca ora include i commenti e gli status

Graph Search diventa un po’ più intelligente oggi. Il motore di ricerca di Facebook ora comprende anche gli aggiornamenti di stato e i commenti. In precedenza, Graph Search poteva cercare solo tra le informazioni personali, i Like e le foto. La nuova funzione, disponibile al momento solo per un ristretto gruppo di utenti di lingua inglese, include invece anche i contenuti testuali.


Questo significa che sarà possibile ricercare tutti i post relativi ad un determinato argomento, anche se non è stato utilizzato un hashtag. Digitando, ad esempio, “Beatles” troveremo tutto quello che è stato pubblicato sul quartetto di Liverpool.

Naturalmente, a meno che non si tratti di contenuti pubblicati dai nostri amici, saranno mostrati solo i commenti e gli status condivisi pubblicamente.

La ricerca sarà attiva anche sui check-in, e sulla data e luogo di post e foto.

Facebook spera con questa mossa di togliere la supremazia a Twitter sulle ricerche in tempo reale su un argomento. Ce la farà?

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Il “Like” di Facebook? Un modo per esercitare la libertà di parola

GTA Online: download disponibile da oggi

GTA 5 Online potrà essere scaricato a partire dalle 13 di oggi (ora italiana). Per i più impazienti, è necessario precisare che, come comunicato da Rockstar, la patch sarà disponibile a partire da quell’orario, ma questo non vuol dire necessariamente che alle 13 in punto sarà pronta. Il rollout inizierà probabilmente prima negli Stati Uniti. Sicuramente, per i tanti fan di Grand Theft Auto V ansiosi di provare la modalità multigiocatore, oggi è una giornata importante.

gta online

GTA Online è gratis e sarà scaricabile attraverso un piccolo aggiornamento che verrà rilasciato su PlayStation Network e Xbox LIVE. Dopo il download, nel menu di gioco di GTA 5 comparirà l’accesso diretto al multiplayer. Potrai anche accedere a GTA Online attraverso la ruota dei personaggi, utilizzando il quarto slot, che è dedicato proprio al multiplayer.

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BitTorrent annuncia Chat Alpha, la chat che pensa alla privacy

Solo quest’anno, più di 6 milioni di persone sono state colpite da furti di dati. Il diritto di essere i proprietari delle proprie conversazioni non è un dato di fatto. Dovrebbe esserlo“.

BitTorrent ha annunciato che sta lavorando alla realizzazione di BitTorrent Chat, un client di messaggistica istantanea sicuro. “Il nostro obiettivo è assicurare che i tuoi messaggi rimangano tuoi: privati, sicuri, liberi”.  La chat di BitTorrent non salverà i messaggi su alcun server, e questo dovrebbe garantire la privacy delle conversazioni.

bittorrent-chat

Pochissime per il momento le informazioni su quello che sarà il client di chat di BitTorrent. Si può presumere che verrà rilasciato inizialmente come servizio desktop per poi successivamente estendersi ai dispositivi mobili.

Ancora in fase pre-Alpha, ci si può registrare alla sezione labs.bittorrent.com del sito per sperimentare in anteprima BitTorrent Chat.

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Arriva BitTorrent Sync. Condividi file con il protocollo P2P

[Via: BitTorrent Blog]