Android Halo: Google svela il nuovo indicatore nella barra di stato

Google oggi ha aggiunto qualche dettaglio in più su Android Halo, la funzione in arrivo su Android che, nelle intenzioni dell’azienda, darà agli agenti digitali come Gemini uno spazio dedicato nella barra di stato da cui mostrare avanzamento, richieste di chiarimento e risultati finali.

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Non c’entra con una finestra flottante, né con il solito continuo passaggio da un’app all’altra: per Google, Halo serve a farti vedere in modo chiaro e costante che cosa sta facendo un assistente come Gemini.

In concreto, si presenta come un indicatore persistente ma discreto, pensato per rendere più trasparenti le attività automatizzate sul telefono.

Per Google questo è un pezzo di una strategia più ampia: spostare Android da piattaforma centrata solo sulle app a sistema capace di coordinare attività tra servizi diversi.

Halo, sempre nelle intenzioni di Google, sarà il punto di contatto principale fra te e l’agente digitale quando le operazioni diventano più complesse.

Anziché chiudere tutto dentro una chat o un’app dedicata, Android userà la barra di stato per mostrarti avanzamento, richieste di chiarimento e risultati finali in tempo reale, ha spiegato Google. C’è anche la funzione di aggiornamenti rapidi mostrata dall’azienda, che ti permette di seguire un’attività in più passaggi senza interrompere quello che stai facendo.

L’esempio scelto da Google chiarisce bene l’idea: durante un’operazione articolata, Gemini potrà segnalare che sta cercando informazioni, chiederti conferma su un dettaglio e poi restituire l’esito direttamente da lì.

L’obiettivo, a sentire Google, è offrirti un’esperienza più leggibile e meno invasiva rispetto alle interazioni attuali con gli assistenti.

Non sarà però una funzione riservata solo a Gemini.

Google ha spiegato che Android Halo è pensato anche per agenti di terze parti. È un segnale non da poco, perché lascia intuire che potrebbe diventare una funzione nativa di Android e non restare un’esclusiva dell’ecosistema Google. La scelta segue la direzione presa dalla piattaforma: permettere a diversi assistenti di automatizzare flussi di lavoro fra più app, riducendo una parte dei passaggi manuali che oggi sei ancora costretto a fare.

Sul fronte della sicurezza, il presidente di Android Sameer Samat ha spiegato che Android Halo funzionerà dentro un ambiente containerizzato.

In pratica, ha detto Samat, l’agente opererà insieme a un’app specifica dentro una sorta di finestra virtuale, senza poter accedere liberamente ad altre parti del sistema che non sono coinvolte nell’azione richiesta. È una limitazione accettabile, se in cambio porta un po’ più di privacy, soprattutto se Google vuole convincerti ad affidare a un software attività sempre più delicate.

Per rendere possibile questo modello, Google ha spiegato che sta preparando anche nuovi strumenti per gli sviluppatori.

Fra questi c’è AppFunctions API, che secondo Google permetterà alle app di esporre funzioni specifiche agli agenti digitali. Per le applicazioni che non offriranno un’integrazione diretta, inoltre, Google ha spiegato che sta mettendo a punto anche un framework per l’automazione dell’interfaccia.

Google non ha ancora annunciato una data precisa, ma Halo è atteso entro la fine dell’anno e potrebbe debuttare con Android 17.

Per molti osservatori è una mossa strategica: definire a livello di sistema uno standard visibile per le attività automatizzate potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo importante. Resta però il nodo della fiducia. Anche con protezioni dedicate e un ambiente isolato, convincerti a delegare compiti sensibili a un agente software richiederà chiarezza, controlli semplici e limiti facili da capire. È su questo equilibrio che Halo si giocherà gran parte del suo successo.

Android 17 alza la sicurezza: solo 20 tentativi per il PIN

Con Android 17 Google cambia parecchio le regole sulla schermata di blocco. Dai dettagli emersi sul nuovo sistema operativo, poi ripresi dall’esperto Android Mishaal Rahman, il numero massimo di tentativi sbagliati per inserire il PIN scende a 20 in totale. È uno dei ritocchi alla sicurezza più decisi degli ultimi anni: nelle versioni precedenti di Android si poteva arrivare a circa 1.800 errori distribuiti nell’arco di cinque anni. Tradotto, se qualcuno continua a provare codici a caso, il telefono reagisce in modo molto più duro rispetto a prima. La novità punta soprattutto a mettere in difficoltà ladri e persone malintenzionate che cercano di indovinare il PIN su un dispositivo rubato o sottratto.

Android 17 rende molto più difficile forzare il PIN

Il punto centrale è facile da capire: meno tentativi a disposizione, e attese più lunghe già dai primi errori. Stando alle informazioni rilanciate da Mishaal Rahman, con Android 17 si possono fare solo 6 tentativi nel primo minuto, 7 entro 6 minuti, 8 entro 25 minuti e 12 nell’arco di 24 ore. Nelle versioni precedenti di Android, al contrario, si poteva arrivare fino a 10 tentativi già nel primo minuto.

Questo cambia davvero le cose per gli attacchi a forza bruta, cioè quelli in cui si provano uno dopo l’altro tanti codici possibili finché non salta fuori quello corretto.

Con PIN semplici, o con le combinazioni più usate, quella finestra era un rischio vero. Col nuovo limite di 20 errori complessivi, portare avanti una strategia del genere diventa molto meno plausibile.

Arrivati a 20 inserimenti sbagliati, il dispositivo passa a una modalità di blocco totale.

Per chi usa il telefono ogni giorno, in pratica cambia pochissimo. Per chi invece mette le mani su un dispositivo che non è suo, la barriera si alza eccome.

Cosa significa per gli utenti normali

La parte positiva è che Google ha provato a evitare punizioni inutili nei casi più banali, per esempio quando stai solo cercando di ricordarti il codice giusto.

Da quanto emerso sulla funzione, se viene digitato più volte lo stesso PIN errato, il sistema non lo tratta come una lunga serie di errori distinti. Non è un dettaglio secondario: così si riduce il rischio di bruciarsi i tentativi solo per confusione, esitazione o un semplice vuoto di memoria.

È stata ritoccata anche l’esperienza di blocco.

Sempre in base ai dettagli trapelati su Android 17, i messaggi ora indicano il tempo di attesa rimasto in minuti, non più con quei lunghi countdown in secondi, e chi dovesse arrivare a un blocco permanente vedrà comparire direttamente dalla schermata di blocco una scorciatoia per il recupero.

Parte di un più ampio rafforzamento della sicurezza in Android 17

Questa stretta sui tentativi di sblocco non arriva isolata.

Stando alle informazioni circolate su Android 17, nel sistema ci sono anche una funzione “Segna come smarrito” più completa dentro Find Hub di Google, un sistema di rilevamento delle minacce in tempo reale sul dispositivo, controlli parentali più forti e nuovi permessi per l’accesso alla rete locale.

Interessante, in particolare, il rilevamento delle minacce in tempo reale, che consente di rinforzare la protezione direttamente sul telefono.

Le prime reazioni del settore, almeno per come sono state riportate nei dettagli rilanciati da Mishaal Rahman, vanno in gran parte nella stessa direzione: giudizio positivo.

I dettagli della funzione sono stati ripresi soprattutto dall’esperto Android Mishaal Rahman, e l’idea che prevale è abbastanza chiara: si tratta di un passo avanti serio sul fronte della sicurezza, in linea con le difese migliori contro gli attacchi brute force già viste altrove.

Le somiglianze con queste protezioni si notano, ma Android 17 sembra andare anche oltre, soprattutto con un tetto complessivo così basso.

Per chi usa Android, il messaggio è semplice: se hai già scelto un PIN solido, Android 17 ti coprirà meglio; se invece il tuo PIN è troppo facile da intuire, questo aggiornamento abbassa comunque di molto le probabilità che qualcuno riesca a indovinarlo.

PlayStation Store su PS3 e PS Vita: stop agli acquisti dal 2026, chiusura definitiva nel 2027

PlayStation Store su PS3 e PS Vita: chiusura definitiva entro luglio 2027

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Stando a quanto comunicato da Sony, il PlayStation Store su PS3 e PS Vita arriverà alla chiusura definitiva tra agosto 2026 e luglio 2027. Per chi usa ancora PS3 o Vita, il senso del messaggio è semplice: il tempo per comprare sta finendo. I download dei contenuti già acquistati, invece, resteranno disponibili ancora per un po’, almeno secondo quanto dice l’azienda.

La chiusura non avverrà in un solo momento, ma seguirà un calendario diviso per aree geografiche.

Le prime interruzioni partiranno già ad agosto 2026 in Messico, Honduras e Nicaragua. Poi toccherà, nel corso del 2026, ad altre zone dell’America Latina e del Medio Oriente, seguendo il piano diffuso da Sony. La data finale, quella valida a livello globale, è luglio 2027.

Quando chiude il PlayStation Store su PS3 e PS Vita

Sony ha previsto una chiusura a tappe.

Per ora il calendario più chiaro riguarda alcuni mercati dell’America Latina e del Medio Oriente. Su altre regioni, soprattutto Europa e Asia, le indicazioni restano più vaghe. Il punto fermo però c’è: luglio 2027. È quella la scadenza indicata da Sony per lo spegnimento definitivo degli store digitali su PS3 e PS Vita in tutto il mondo.

Dopo quella data non si potranno più acquistare nuovi giochi, DLC o altri contenuti direttamente da PlayStation 3 e PS Vita.

Sony aggiunge che tutto ciò che è già legato al tuo account resterà scaricabile, almeno nel prossimo futuro. Per chi negli anni si è costruito una libreria digitale non è un dettaglio da poco, anche se questo non significa avere una garanzia per sempre.

Perché Sony sta chiudendo gli store più datati

La spiegazione fornita da Sony è questa: PlayStation 3 e PS Vita non riescono più a sostenere in modo adeguato i sistemi moderni di e-commerce e di gestione dei pagamenti.

Tradotto: tenere in piedi infrastrutture così vecchie diventa ogni anno più complicato e più costoso, soprattutto mentre l’azienda sposta risorse e investimenti su hardware più recente, come PlayStation 5.

È la stessa direzione che si vede da tempo in buona parte del settore: meno supporto per i sistemi ormai datati, più attenzione ai servizi digitali del presente e alle piattaforme su cui le aziende stanno puntando adesso.

Un ritorno al piano del 2021, questa volta senza retromarcia

La notizia, in realtà, suona già sentita.

Nel 2021 Sony aveva già provato a chiudere gli store di PS3 e PS Vita, salvo poi tornare sui propri passi dopo la reazione molto negativa dei giocatori. Allora la società decise di mantenere temporaneamente aperti i due negozi digitali. Il nuovo annuncio, però, viene presentato come definitivo.

Ed è qui che il tema si fa più delicato, soprattutto se si guarda alla conservazione dei videogiochi.

Con la chiusura non sarà più possibile acquistare molti titoli disponibili solo in digitale, mai usciti in edizione fisica e mai arrivati su piattaforme più recenti tramite porting. Per una parte del catalogo PS3 e PS Vita, quindi, la possibilità di comprarli legalmente per chi non li possiede già rischia di sparire del tutto.

Cosa significa per il futuro del formato digitale

Questa decisione si inserisce dentro un cambiamento più ampio, che riguarda sia la strategia PlayStation sia il mercato nel suo complesso.

Sony ha anche fatto sapere di voler interrompere la produzione di dischi fisici per le nuove uscite a partire da gennaio 2028. Il segnale è abbastanza chiaro: la spinta verso la distribuzione digitale si fa sempre più netta.

Per i giocatori, però, il caso di PS3 e PS Vita mostra anche il lato meno tranquillo di questo passaggio. Quando uno store chiude, l’accesso ai contenuti resta legato in tutto e per tutto alle scelte del produttore.

E se non arriva un piano di preservazione più chiaro e più visibile, una parte della storia del medium rischia semplicemente di diventare molto più difficile da recuperare.

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Hide My Email di Apple: emerge un bug che può rivelare l’indirizzo reale

Hide My Email di Apple: una falla potrebbe far emergere l’indirizzo email reale

Nelle ultime ore ha iniziato a circolare un’ipotesi piuttosto delicata: una vulnerabilità in Hide My Email, la funzione di Apple inclusa in iCloud+ che serve a nascondere l’indirizzo email vero dietro alias casuali, potrebbe essere stata sfruttata per risalire proprio all’email reale associata a quegli alias.

Le ricostruzioni apparse online, riprese anche dal ricercatore di sicurezza Tyler Murphy, sostengono che questa falla permetta a un attaccante di individuare l’indirizzo effettivo collegato a un alias generato da Apple.

Apple, per ora, non ha rilasciato commenti pubblici sulla vicenda.

Murphy afferma però di aver segnalato il problema ad Apple già nel giugno 2025. E dice anche che, a più di un anno di distanza, il bug non sarebbe ancora stato corretto, pur essendo stato apparentemente riconosciuto dall’azienda e poi indicato come risolto.

Bug di Hide My Email su iCloud+: cosa sappiamo

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Hide My Email è una funzione inclusa in iCloud+ che genera indirizzi casuali da usare al posto della tua casella principale. Il meccanismo è semplice: ridurre spam, tracciamento e raccolta di dati da parte di siti, app e newsletter, lasciando comunque all’utente il controllo, visto che i messaggi vengono inoltrati alla sua email reale.

In teoria, è un compromesso minimo per ottenere un po’ più di privacy. Il problema segnalato da Tyler Murphy mette però in dubbio proprio questo punto. Se un sito, o anche un malintenzionato, riuscisse a risalire all’indirizzo vero nascosto dietro un alias, salterebbe il vantaggio più importante del servizio: tenere separata la tua identità digitale dagli account creati online.

Per il momento i dettagli tecnici dell’exploit non sono stati diffusi. Murphy ha spiegato che la scelta è voluta, per evitare abusi su larga scala finché la falla resterà senza patch.

Perché il rischio è serio per gli utenti

L’impatto potenziale non è affatto secondario. Secondo dati del 2023 citati da Tyler Murphy, circa il 55% degli utenti di Mail su iOS aveva attivato Hide My Email. Questo basta a far capire quanto la funzione sia già presente nell’ecosistema Apple.

Per chi la usa, il rischio non si ferma a qualche messaggio indesiderato in più. Se viene esposto un indirizzo che credevi nascosto, diventano più facili lo spam mirato, la profilazione e i collegamenti tra servizi diversi. Tyler Murphy ha aggiunto che i siti pubblici usati per cercare informazioni sulle persone possono collegare un’email ad altri dati personali, aumentando i rischi per categorie più esposte, come giornalisti, attivisti o persone che cercano di tenere separati lavoro e vita privata.

Quindi no, non è solo una seccatura.

In certi casi può trasformarsi in un problema concreto di sicurezza personale.

Nuovi alias, domini dedicati e limiti dell’anonimato

Nel frattempo, sempre secondo quanto riportato da Tyler Murphy, Apple starebbe spostando i nuovi alias di Hide My Email dal dominio standard “@icloud.com” a quello dedicato “@private.icloud.com”. Sulla carta, il cambiamento rende più esplicita la funzione di questi indirizzi. I critici, però, fanno notare anche l’altro lato della questione: alias più riconoscibili per i siti potrebbero diventare anche alias più facili da bloccare o da trattare in modo diverso.

C’è poi un limite che spesso viene capito male: Hide My Email protegge la privacy nei confronti di siti e mittenti, ma non garantisce anonimato assoluto. In altri casi, riportati pubblicamente e richiamati da Tyler Murphy, Apple ha fornito informazioni relative agli utenti in risposta a richieste legali arrivate dalle autorità.

Finché questa vulnerabilità non verrà corretta, Hide My Email resta comunque uno strumento utile per ridurre l’esposizione. Non è, però, una barriera infallibile. E per una funzione che si regge tutta sulla fiducia, aspettare più di un anno per una patch resta un segnale difficile da far finta di non vedere: quanto è accettabile che una promessa di privacy così centrale rimanga esposta così a lungo?

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PlayStation: dal 2028 addio ai dischi fisici per i nuovi giochi Sony

PlayStation: Sony dirà addio ai dischi fisici dal 2028

Da gennaio 2028 Sony fermerà la produzione dei dischi fisici per tutti i nuovi giochi PlayStation e porterà la piattaforma verso una distribuzione interamente digitale. Le prossime uscite per PlayStation 5 passeranno quindi dal download, chiudendo di fatto un capitolo storico per PlayStation.

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La mossa segue un mercato che, nei fatti, si è già spostato in massa sul digitale.

Per Sony il download è più pratico e rende di più. Però lascia sul tavolo una questione che pesa sempre di più: cosa vuol dire davvero possedere un gioco comprato online?

PlayStation solo digitale dal 2028: cosa cambia davvero

Il dato centrale è questo: da gennaio 2028 Sony smetterà di produrre dischi fisici per tutti i nuovi titoli PlayStation.

Non vuol dire che le confezioni spariranno da un giorno all’altro dai negozi, ma è molto probabile che le versioni in vendita sugli scaffali diventino semplici copie fisiche con codice digitale, cioè scatole con dentro un download code al posto del disco.

Per chi gioca su console, sarebbe un cambio netto.

Per anni il formato fisico ha voluto dire collezione, rivendita, installazione offline. Con il nuovo modello, tutto passerebbe dall’account, dal PlayStation Store, dalla tenuta dei server.

Perché Sony sta spingendo sul digitale

I numeri, qui, spiegano parecchio.

Nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2025, stando ai dati finanziari diffusi da Sony, l’85% delle vendite di giochi completi su PlayStation 4 e PlayStation 5 è arrivato dal digitale. Il mercato, di fatto, si è già mosso. Sony sta solo mettendo nero su bianco una tendenza che ormai domina.

Poi c’è il lato economico, che conta eccome.

Tagliare stampa dei dischi, packaging, logistica e distribuzione fisica può alzare i margini su ogni copia venduta. Per un gruppo come Sony, il passaggio al digitale non riguarda solo le abitudini dei giocatori. Riguarda anche i costi, la filiera, l’efficienza.

GTA 6 e i primi segnali dell’industria

Un altro segnale arriva dalle terze parti.

Secondo diverse fonti, Grand Theft Auto 6 di Rockstar Games potrebbe diventare uno dei primi casi davvero simbolici di questa transizione: la sua edizione “fisica”, infatti, potrebbe contenere soltanto un codice di download, senza alcun disco all’interno.

Se la cosa venisse confermata al lancio, il messaggio sarebbe difficile da ignorare: anche i blockbuster più attesi stanno preparando il passaggio a un mercato senza supporti ottici.

Per ora restano indiscrezioni, niente di ufficiale. Bisogna aspettare per capire se Grand Theft Auto 6 uscirà davvero in una confezione senza disco.

I timori dei consumatori: proprietà, usato e preservazione

Il problema, in fondo, è già noto.

Negli ultimi anni Sony è finita nel mirino dopo la rimozione di film e serie TV acquistati in digitale dagli utenti, in seguito alla scadenza di accordi di licenza. L’episodio ha rafforzato un dubbio che molti avevano già: spesso il digitale non coincide con una proprietà piena, ma con un accesso concesso finché certe condizioni restano in piedi.

Nel mercato dei videogiochi, la questione è ancora più delicata.

Senza copie fisiche, conservare i giochi nel lungo periodo può diventare più complicato, soprattutto se uno store chiude o se un titolo viene ritirato. C’è poi il mercato dell’usato, che per molti resta ancora un modo fondamentale per spendere meno.

Restano anche dubbi molto pratici su diverse aree del mondo dove le infrastrutture internet sono meno solide, come in alcune zone dell’America Latina, del Sud-est asiatico e dell’Africa. E poi ci sono gli utenti che hanno bisogno di installazioni offline o di soluzioni di accessibilità specifiche.

Il futuro di PlayStation ormai va in una direzione chiara, quella del digitale. La vera domanda, adesso, è quanto questo futuro saprà essere davvero inclusivo.

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The Odyssey arriva su Roblox con un gioco ufficiale 18+: è già polemica

Universal Pictures ha appena portato su Roblox The Odyssey: Defy the Gods, una nuova esperienza free-to-play nata come tie-in ufficiale di The Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan che arriverà nelle sale nel 2026. È già disponibile.

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C’è però un dettaglio che salta subito agli occhi: il gioco è accessibile solo agli utenti dai 18 anni in su.

Si tratta di un tie-in pensato per accompagnare con larghissimo anticipo l’uscita di The Odyssey, uno dei film più attesi del 2026, e per iniziare a costruirgli attorno un immaginario ben prima del debutto al cinema.

Anche qui il punto che fa discutere è lo stesso: l’accesso è riservato ai maggiorenni.

La scelta è coerente con un film dal taglio più adulto, ma ha già acceso il dibattito perché Roblox, storicamente, continua a essere percepita come una piattaforma legata soprattutto a un pubblico molto giovane.

The Odyssey: Defy the Gods su Roblox, cosa offre il tie-in ufficiale

A detta di Universal Pictures, The Odyssey: Defy the Gods porta i giocatori dentro un’avventura marina ispirata all’epica di Omero.

L’idea è chiara: usare un’impostazione survival fatta di traversate, pericoli in mare e prove legate agli dèi per accompagnare la promozione del film.

C’è anche una componente di navigazione interessante, che mette al centro non solo l’ambientazione mitologica ma pure il tema della sopravvivenza durante il viaggio.

Non sembra il classico contenuto promozionale usa e getta. Qui Universal Pictures prova a far diventare il marketing del film una vera esperienza giocabile.

Il lancio, da questo punto di vista, conferma quanto lo studio voglia muoversi con largo anticipo e investire parecchio sulla promozione del film ben prima dell’uscita in sala.

The Odyssey è il primo lungometraggio di Christopher Nolan dopo Oppenheimer e porta al cinema uno dei testi più celebri della letteratura occidentale. Secondo Universal Pictures, l’uscita è fissata per il 17 luglio 2026.

A dare ulteriore peso al progetto c’è anche il cast annunciato da Universal Pictures, con nomi come Matt Damon, Tom Holland e Zendaya.

Anche questo dice molto sulle dimensioni dell’operazione e su quanto Universal Pictures consideri già adesso questo film una priorità.

Perché Roblox è diventato un canale chiave per il marketing dei film

La scelta di Roblox si capisce soprattutto guardando i numeri.

Secondo Roblox, nel 2025 la piattaforma ha superato i 100 milioni di utenti attivi al giorno, e la fascia che cresce più in fretta è quella tra i 17 e i 24 anni.

Sempre secondo Roblox, gli utenti passano in media circa 2,4 ore al giorno al suo interno.

Per Hollywood, un livello di attenzione del genere è sempre più difficile da lasciare sul tavolo, soprattutto in una fase in cui raggiungere il pubblico fuori dai social tradizionali, e prima ancora che arrivi in sala, conta parecchio.

Negli ultimi anni gli studios hanno intensificato le collaborazioni con piattaforme come Roblox e Fortnite per promuovere film e serie TV.

Le somiglianze con alcune campagne viste su Fortnite ci sono, ed è facile notarle, ma Roblox sembra spingersi un po’ oltre per frequenza d’uso e tempo passato dagli utenti sulla piattaforma.

Universal Pictures, poi, non parte certo da zero: aveva già sperimentato esperienze dedicate a titoli come How to Train Your Dragon e Beetlejuice Beetlejuice.

Vista così, The Odyssey è semplicemente un altro passo dentro una strategia ormai ben definita: andare a cercare il pubblico dove passa davvero il suo tempo, non soltanto al cinema o sui social.

Le critiche: un’esperienza 18+ su una piattaforma popolare tra i minori

Il punto più delicato del lancio sta qui.

Anche se The Odyssey: Defy the Gods è protetto da un limite d’età, Roblox resta una piattaforma frequentata in massa da minori.

Per questo l’arrivo di un tie-in collegato a un film pensato per un pubblico adulto ha riaperto discussioni su moderazione, verifica dell’età, efficacia dei controlli parentali e, più in generale, sulla reale capacità della piattaforma di tenere separati gli spazi per adulti da quelli destinati ai più giovani.

La reazione online, almeno per adesso, è mista.

Da una parte c’è curiosità per l’idea di vedere il cinema “serio” di Christopher Nolan entrare nell’universo Roblox. Dall’altra non mancano ironie e critiche, soprattutto sulla compatibilità tra il marchio del regista e una piattaforma che molti continuano ad associare prima di tutto a un pubblico adolescente.

Una cosa, comunque, emerge con chiarezza dal messaggio di Universal Pictures: Roblox non viene più trattato come un semplice extra promozionale.

Sta diventando un pezzo sempre più importante delle campagne blockbuster.

ARC Raiders: Denuvo Anti-Cheat ora è attivo per tutti

ARC Raiders: Denuvo Anti-Cheat ora è attivo per tutti

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Embark Studios ha finito di attivare Denuvo Anti-Cheat per tutti i giocatori di ARC Raiders. Il rollout era partito in modo graduale, inizialmente su un gruppo limitato di utenti, ma adesso il software è stato esteso all’intera community. Per lo studio, è una risposta diretta ai problemi di cheating ed exploit che hanno continuato a colpire il gioco, compresi i glitch di duplicazione che hanno creato problemi sia al bilanciamento del gameplay sia all’economia interna. Embark Studios ha anche detto che più avanti arriverà un aggiornamento più ampio sulle misure pensate per tutelare il fair play.

ARC Raiders, Denuvo Anti-Cheat ora è attivo per tutti

Stando a quanto comunicato da Embark Studios, il rollout è terminato e va visto come un pezzo di una strategia più larga con cui il team vuole limitare il cheating. Se giochi ad ARC Raiders, in pratica, l’anti-cheat ora è attivo per tutti, non soltanto per quella prima fascia ristretta di utenti coinvolta nella distribuzione iniziale.

Lo studio ha aggiunto che condividerà altri dettagli sul lavoro legato al fair play “quando sarà pronto”. Una formula abbastanza vaga, sì, ma che fa pensare all’arrivo di altre misure oltre a quelle già messe in campo con l’anti-cheat.

C’è anche un chiarimento che Embark ha voluto fare subito: qui non si parla di Denuvo DRM. ARC Raiders installa Denuvo Anti-Cheat, quindi non la tecnologia antipirateria che negli anni ha attirato molte critiche da parte degli utenti PC.

Embark Studios ha detto anche di tenere sotto osservazione l’eventuale impatto sulle prestazioni, tema sempre delicato quando entra in gioco un software anti-cheat a livello kernel.

Perché Embark è intervenuta contro cheater ed exploit

L’arrivo dell’anti-cheat non è certo casuale. ARC Raiders si è trovato più volte a fare i conti con episodi di cheating e con vari exploit, inclusi i bug di duplicazione già citati, che hanno inciso in modo diretto sia sull’esperienza online sia sul valore degli oggetti in-game.

E non c’è stato solo questo.

Oltre al software anti-cheat, Embark Studios era già intervenuta con patch, verifiche sugli abusi e provvedimenti disciplinari.

In passato lo studio aveva parlato anche di avvisi e sospensioni rivolti agli utenti coinvolti negli exploit più pesanti.

Per questo il rollout di Denuvo Anti-Cheat va letto come un’aggiunta, non come una risposta unica e definitiva. Embark Studios sta cercando di mettere insieme interventi tecnici, controlli e sanzioni per arginare un problema che negli ultimi mesi si è fatto sentire parecchio sulla qualità delle partite.

Denuvo Anti-Cheat divide la community di ARC Raiders

Come succede spesso con gli anti-cheat a livello kernel, la community si è spaccata.

Secondo Denuvo, il software resta attivo solo mentre il gioco è in esecuzione e non dovrebbe provocare cali di prestazioni. Una parte dei giocatori, però, continua a sollevare dubbi su sicurezza, privacy e possibili effetti su fluidità e stuttering.

Dall’altra parte ci sono utenti che dicono di aver visto meno giocatori sospetti e sperano che il nuovo sistema riesca davvero a rendere le partite più pulite. Altri, invece, restano diffidenti già solo per il nome Denuvo: c’è chi sostiene che i cheater non siano affatto spariti e chi, più semplicemente, non si fida comunque del software.

Per ora manca soprattutto una cosa, dati pubblici concreti. Al di là delle dichiarazioni di Embark Studios e delle impressioni raccolte nella community, non ci sono ancora numeri o prove misurabili che mostrino quanto Denuvo Anti-Cheat abbia davvero ridotto il cheating in ARC Raiders. È probabile che il prossimo aggiornamento promesso sul fair play serva proprio a fare un po’ più di chiarezza.

OD di Kojima sarebbe ancora al sicuro: un’eccezione nel reset di Xbox

Secondo diverse fonti riprese oggi online, OD, il progetto horror di Kojima Productions annunciato insieme a Xbox, continuerebbe ad avere il sostegno di Microsoft anche mentre il gruppo sta valutando chiusure, cessioni e ridimensionamenti che, stando agli stessi report, potrebbero toccare almeno cinque studi legati all’universo Xbox.

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Per questo, il futuro del gioco potrebbe essere meno fragile di quanto si pensasse.

Non ci sono conferme ufficiali, né da Microsoft né da Kojima Productions. Però il quadro che emerge dai report va in una direzione abbastanza netta: OD verrebbe considerato troppo importante per finire tra i sacrifici della fase di “reset” che, secondo le indiscrezioni, sta investendo la divisione gaming di Microsoft.

Perché OD resterebbe una priorità per Xbox

Il punto centrale sarebbe il valore strategico del progetto.

OD non è trattato come un gioco qualunque: porta il nome di Hideo Kojima, coinvolge il regista Jordan Peele ed è stato presentato fin dall’inizio come un’esperienza atipica, lontana dai binari più prevedibili.

Ed è proprio questo insieme di fattori che lo renderebbe un titolo di prestigio, utile a dare peso all’immagine di Xbox in un momento in cui la piattaforma ha bisogno di esclusive riconoscibili, di quelle che fanno parlare e restano impresse.

Secondo gli analisti richiamati nei report, OD potrebbe avere anche un altro ruolo: fare da vetrina tecnologica per l’infrastruttura cloud di Microsoft.

Anche questo aiuterebbe a tenere il progetto ben saldo dentro l’ecosistema Xbox.

Di fatto, mentre alcuni giochi Microsoft stanno trovando spazio anche su piattaforme concorrenti, OD rientrerebbe in quel gruppo di titoli considerati abbastanza rilevanti da restare legati in modo più stretto al marchio Xbox.

Xbox sta attraversando una ristrutturazione pesante

Il contesto, però, resta tutt’altro che tranquillo.

La divisione gaming di Microsoft è nel pieno di una riorganizzazione molto ampia, spinta soprattutto dalla necessità di tagliare i costi.

Fra il 2024 e il 2025 l’azienda ha già effettuato migliaia di licenziamenti nel settore gaming e, stando alle indiscrezioni riportate dalle stesse fonti, potrebbero arrivarne altri.

A pesare ci sarebbero anche i dati finanziari.

Nel terzo trimestre dell’anno fiscale 2026, chiuso il 31 marzo 2026, i ricavi gaming di Xbox sarebbero scesi del 6,6% su base annua, mentre l’hardware avrebbe fatto segnare un calo del 33%, almeno secondo i numeri riportati dalle indiscrezioni circolate in rete.

E non è tutto. Una nota interna, sempre secondo questi report, avrebbe parlato anche di una contrazione di quasi 500 milioni di dollari nei ricavi annuali del gaming nell’arco di cinque anni, con margini di profitto attorno al 3%.

Un’eccezione nel mezzo dei tagli

Il fatto che OD continui a ricevere supporto contrasterebbe con altre mosse recenti attribuite a Microsoft.

Fra queste, sempre secondo le indiscrezioni citate dai report, ci sarebbe anche la fine dell’accordo di publishing tra Microsoft e IO Interactive per Project Fantasy, segnale di un approccio oggi molto più selettivo verso partnership e progetti esterni.

Anche per questo il caso di OD finisce sotto i riflettori.

Rappresenterebbe una delle rare eccezioni in una fase in cui Xbox sembra intenzionata a concentrare risorse su iniziative dal forte peso simbolico e commerciale.

C’è poi un dettaglio che rende questa partnership ancora più significativa.

In passato Hideo Kojima aveva raccontato che il concept di OD era stato respinto da diverse aziende perché giudicato troppo “folle”.

Il fatto che Xbox abbia scelto di sostenerlo fin dall’inizio aiuta a capire perché il progetto venga ancora visto come qualcosa di speciale.

Per ora, comunque, restiamo nel campo delle indiscrezioni non confermate.

Conviene aspettare prima di dare tutto per certo: solo più avanti si capirà se OD resterà davvero uno dei pochi punti fermi nel turbolento riassetto di Xbox.

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Total War: Warhammer 3, Update 9.0 in arrivo: con Archaon diventi la crisi finale

Total War: Warhammer 3: l’Update 9.0 cambia endgame e obiettivi

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Con l’Update 9.0 di Total War: Warhammer 3, Creative Assembly introdurrà al lancio un nuovo sistema di endgame chiamato End Times, pensato per dare alle fasi finali della campagna meno ripetizione e molto più spettacolo.

La parte che salta più all’occhio riguarda Archaon: se giocherai con lui, da quanto mostrato da Creative Assembly, potrai scegliere di diventare tu la crisi finale.

Quindi non ci si limiterà più a respingere un evento globale. La campagna potrà trasformarsi in una vera guerra per distruggere il mondo.

Total War: Warhammer 3 Update 9.0 cambia endgame e obiettivi

Per Creative Assembly, le crisi finali attuali sono troppo strette nei loro confini, perché si reggono soprattutto sulla comparsa di eserciti extra.

Con End Times il taglio sarà diverso: il nuovo sistema, nelle intenzioni dello studio, punta su scenari più narrativi e su meccaniche specifiche, capaci di cambiare davvero il mondo di gioco.

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Al lancio della revisione, sempre stando a quanto comunicato da Creative Assembly, ci saranno tre scenari principali: una versione potenziata della Vermintide, un endgame dedicato a Nagash e un’invasione guidata da Archaon.

Il punto è proprio questo: non si parlerà più soltanto di affrontare un numero maggiore di nemici, ma di reagire a minacce che riscrivono priorità, territorio e ritmo dell’intera campagna.

Nel caso dell’endgame legato ad Archaon, la posta in gioco sarà ancora più alta.

A quanto spiegato dallo studio, il personaggio sarà quasi imbattibile finché i suoi luogotenenti non verranno eliminati, potrà devastare intere province fino a renderle inabitabili e avrà anche la possibilità di confederare qualsiasi fazione del Caos.

Una svolta del genere può dare molto più peso alla mappa strategica e al modo in cui gestisci l’espansione.

Potrai diventare la crisi finale con Archaon

La possibilità di diventare la crisi finale è una delle aggiunte più curiose, e anche più forti, di tutto l’aggiornamento.

Se controllerai Archaon, come ha spiegato Creative Assembly, potrai seguire un percorso alternativo in cui l’obiettivo della campagna non sarà più la solita vittoria convenzionale, ma la distruzione del mondo conosciuto.

C’è poi un altro aspetto interessante: questa funzione ribalta del tutto il senso del late game. Non dovrai solo sopravvivere alla crisi, potrai essere la crisi.

Per chi conosce già a memoria la struttura classica delle campagne di Immortal Empires, è il tipo di idea che aggiunge varietà e dà un motivo concreto per ricominciare.

Nuove condizioni di vittoria per ogni Legendary Lord

L’Update 9.0 non si fermerà al finale di campagna.

Creative Assembly sostituirà anche molti degli obiettivi generici con condizioni di vittoria più aderenti al lore di ogni Legendary Lord.

L’esempio portato dallo studio è Thorgrim, che dovrà confederare gli altri Nani, vendicare rancori specifici e costruire alcuni monumenti chiave.

L’obiettivo è chiaro: fare in modo che ogni campagna abbia più carattere e assomigli meno a una checklist uguale per tutti.

Gli sviluppatori hanno quindi deciso di legare molto più da vicino progressione e identità del personaggio, così da dare a ogni partita un traguardo più riconoscibile e più coerente con l’universo narrativo di Warhammer.

Rework dei Vampire Counts e futuro del DLC Lords of the End Times

Anche i Vampire Counts riceveranno una revisione pesante, la più significativa, a detta di Creative Assembly, per una fazione rimasta quasi immutata da circa dieci anni.

Raise Dead, sempre secondo lo studio, aumenterà in base alle perdite subite nelle battaglie, mentre i vampiri diventeranno unità e personaggi più forti, ma anche più difficili da ottenere: serviranno tane dedicate e un investimento di risorse più alto.

Tutto questo si collega al DLC Lords of the End Times, che sta diventando sempre più centrale nel futuro del gioco.

Nagash sarà uno dei nomi di punta del pacchetto, mentre i Glottkin sono già stati annunciati e Neferata, stando a quanto confermato da Creative Assembly, è attualmente in sviluppo.

Le prime reazioni della community, intanto, sono state per lo più positive.

Tra eventi finali più dinamici, province devastabili e obiettivi personalizzati, molti giocatori vedono nell’Update 9.0 un passo concreto per portare finalmente il late game di Warhammer 3 all’altezza delle sue premesse.

Segui su Twitter @LauraCeridono.

Reddit limita old.reddit.com: presto servirà il login

Reddit: old.reddit.com richiederà il login

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Nelle prossime settimane Reddit chiederà il login per entrare su old.reddit.com, come ha comunicato la stessa azienda. Chi ha già un account potrà continuare a scegliere l’interfaccia classica. Chi invece passa dal sito senza registrarsi, presto si troverà davanti uno stop.

Reddit precisa che il cambiamento riguarda solo la versione storica del sito. La navigazione normale su reddit.com per gli utenti non registrati resterà disponibile, almeno per il momento, stando a quanto dice la società. Il punto conta, perché indica che old Reddit non viene cancellato subito: l’accesso, però, verrà ristretto in modo molto specifico.

Perché Reddit richiederà il login su old.reddit.com

Secondo Reddit, l’accesso anonimo a old.reddit.com è diventato un canale importante per lo scraping abusivo e per il traffico automatizzato. La società aggiunge che la vecchia interfaccia non ha le stesse protezioni né la stessa infrastruttura di sicurezza del sito principale, e proprio per questo difenderla da bot e raccolta massiva di dati è più complicato.

La piattaforma la presenta quindi come una scelta tecnica, legata alla sicurezza, non come un addio immediato alla versione classica. Resta un fatto, però: il cambiamento tocca uno dei modi più semplici e leggeri per leggere Reddit senza passare da un account e dal relativo tracciamento. Un prezzo piccolo in cambio di un po’ più di privacy? Per molti utenti, a quanto pare, no.

Cosa cambia davvero per gli utenti

La novità ha confini abbastanza chiari: secondo quanto comunicato da Reddit, il login sarà richiesto solo su old.reddit.com. Reddit.com continuerà a funzionare anche per chi visita il sito senza autenticarsi, mentre chi è già registrato potrà ancora passare all’interfaccia old Reddit.

Però, se la vecchia versione ti serve perché è più leggera, più semplice o più accessibile, questa modifica si farà sentire. L’accesso occasionale, il controllo rapido dei thread, la navigazione più discreta: tutto diventerà meno immediato. E si capisce perché gran parte della community l’abbia presa male.

Un altro passo verso il Reddit più nuovo

La decisione rientra in una linea più ampia con cui Reddit sta restringendo l’accesso alla piattaforma e ai suoi dati. Negli ultimi mesi l’azienda ha introdotto controlli più rigidi, arrivando prima alla Responsible Builder Policy di Reddit, a fine 2025, e poi alla chiusura dell’accesso pubblico diretto alle API decisa da Reddit per sviluppatori, ricercatori e moderatori.

La direzione sembra abbastanza evidente. Reddit vuole spostare utenti e traffico verso interfacce più moderne, più facili da controllare e anche più facili da monetizzare. Si era già visto nell’aprile 2026, quando Reddit ha rimosso r/all dal sito principale e dall’app, lasciandolo su old Reddit solo per gli utenti loggati. Lo stesso vale per l’arrivo di funzioni come la traduzione automatica, riservate alle interfacce più recenti.

Il futuro di old Reddit resta incerto

Reddit dice di non voler spegnere subito old.reddit.com, ma aggiunge anche di non poter garantire che resterà online per sempre. Una formula del genere rassicura poco gli utenti più affezionati, e non è difficile capire perché: molti leggono questa stretta come l’ennesimo passo verso un’esperienza più chiusa, più carica di pubblicità e meno user-friendly.

Ci sono anche dubbi sulle motivazioni ufficiali. Una parte della community pensa che il problema dello scraping non sia mai stato quantificato con trasparenza e sospetta che l’obiettivo reale sia un altro, cioè ridurre ancora gli spazi più tradizionali di Reddit.

Poi c’è tutto il resto. Che impatto avrà sui moderatori? Cosa cambierà per gli utenti che preferiscono old Reddit per ragioni di accessibilità o perché hanno connessioni più lente? E, più avanti, che ne sarà dell’accesso all’archivio storico della piattaforma se un giorno l’interfaccia classica dovesse davvero sparire?